Roma-Kiev-Mosca: è il fallimento dell’ecumenismo

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. (Gv.14,27-31)

I cosiddetti “papi conciliari” hanno puntato molto sull’ecumenismo, ottenendo quali risultati? Francesco, in modo particolare, ha voluto che l’ecumenismo e il dialogo inter-religioso fossero due cardini del proprio pontificato. Apprezziamo — e lo ringraziamo — che egli si stia muovendo in prima persona per la veloce conclusione della guerra russo-ucraina, ma non possiamo neppure nascondere che questo conflitto bellico sia anche la prova provata del fallimento dell’ecumenismo politico voluto dallo “spirito” del Vaticano II, che egli ha portato ai massimi livelli. L’omelia del patriarca ortodosso di Mosca, Kirill (protagonista di uno storico incontro con Francesco nel 2016 con un bis atteso per la prossima estate), è ovviamente un endorsement all’invasione dell’Ucraina — che noi cattolici non possiamo accettare perché l’uso della forza deve essere sempre difensivo e mai violento –, ma è incontestabile quando ricorda che la guerra è permessa da Dio per castigare l’umanità per i suoi peccati. Gli interventi di papa Francesco, invece, sono stati molto politici e poco religiosi, inoltre non ha risposto — non ancora, almeno — alla supplica dei vescovi ucraini di consacrare l’Ucraina e la Russia al Cuore Immacolato di Maria. La Santa Sede si trova così in un vicolo cieco, costretta a scegliere tra il dialogo ecumenico con Kirill e la propria credibilità come autorità morale promotrice di pace.

Per questo sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori un articolo di mons. Nicola Bux che ben spiega il fallimento dell’ecumenismo politico di Francesco. Non concordiamo però con mons. Bux la dove sostiene che invece la strategia ecumenica di Giovanni Paolo II potrebbe funzionare, poiché è stata proprio — anzi, anche — questa ad aprire la strada a quella di Francesco o, se non altro, ad essere facilmente interpretato così dal pontificato attuale, il ché vuol dire che non va bene lo stesso. L’Occidente e l’Oriente cristiani torneranno all’unità solo con la conversione della Russia alla cattolicità, ossia alle questioni dottrinali e dogmatiche, come promesso a Fatima, non a forza di compromessi, di politica o di azioni umanitarie... la carità, senza la Veritas infatti, finisce per essere un inganno di Satana… poiché persiste il monito di Gesù Cristo: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.” (Gv.14,27-31)

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Tra Mosca e Kyiv, il Papa ha smarrito la strada?

La crisi russo-ucraina non è recente, anzi, le sue radici sono secolari, esplodendo in modo particolare non negli ultimi due anni, ma da circa un decennio. Infatti, i vescovi dell’Ucraina, in visita ad alimana apostolurum nel 2015, ne parlarono con papa Francesco, il quale promise loro le sue constanti preghiere, ma alla fine, nulla di più. Intendiamoci, la preghiera è tutto, ma non può essere usata come strumento diplomatico per rasserenare i propri interlocutori. Come sappiamo, il papa regnante ha ripristinato l’Ostpolitik, ovvero cercare il compromesso, sempre e comunque, con tutte le controparti politiche e religiose. Francesco, inoltre, non ha mai nascosto la sua speranza di essere il primo papa a visitare la Russia — e la Cina –, quindi si è sempre dimostrato molto accomodante con il patriarca ortodosso di Mosca, Kirill, il quale, invece, è sempre rimasto molto distante verso di lui per vari motivi. A questo proposito suggeriamo ai nostri lettori un ottimo articolo del vaticanista Sandro Magister, in cui ben si dimostra il fallimento dell’Ostpolitik di papa Francesco proponendovi, però, lo stesso titolo ma con un punto di domanda… per agganciarci anche all’intervista fatta da La Verità a mons. Nicola Bux.

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Papa Francesco sbaraglia la diplomazia, agisce in prima persona e deserta Firenze…

Nonostante la gonalgia che lo ha costretto ad annullare il viaggio a Firenze e a non poter partecipare alle celebrazioni del Mercoledì delle Cenere, papa Francesco, molto preoccupato per la situazione in Ucraina, ha voluto recarsi personalmente dall’ambasciatore russo presso la Santa Sede. Così è stata data la notizia principale del 25 febbraio, ma noi ci “vediamo” molto di più… e perdonateci se aggiorniamo ad oggi, 28 febbraio, questa notizia per molti sottovalutata. Papa Francesco non ha annullato Firenze per la gonalgia, ma perché era già trapelato che, quell’incontro, non gli era affatto piaciuto. Bergoglio, come abbiamo spesso dimostrato in molti nostri editoriali e cronache, ha un modo tutto suo di lavorare e chi non conosce le tattiche gesuitiche (siano essi tradizionali quanto moderniste), non può comprendere, nell’immediato, certe sue gesta.

Possiamo ben dire, andando oltre le fonti “ufficiali”, che un Pontefice che decide di fare “irruzione” in una ambasciata accreditata presso la Santa Sede, non è un episodio da nulla. Lui è il “capo” e non solo poteva farlo, ma ha fatto bene nel farlo. Inoltre ha fatto bene a non ricordare l’incontro ideologico di Firenze all’Angelus del 27 febbraio. Nemmeno una parola… e di questo non possiamo che essere grati per quanto, i mezzi ufficiali, hanno taciuto sui fatti. Segue ora lo spezzone di una fonte “ufficiale”, dalla quale si evince l’imbarazzo dovuto al gesto di papa Francesco che, a quanto pare, non deve essere molto piaciuto alle varie “diplomazie” inutili e perdi-tempo…

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Delitto e premio. Francesco promuove vescovo il teologo che “arruolò” l’anti-Ratzinger

Il sacerdote torinese don Roberto Repole è il nuovo arcivescovo-metropolita di Torino. Papa Francesco lo conosce bene: è il teologo che curò la collana delle Libreria Editrice Vaticana “La teologia di papa Francesco” che Benedetto XVI rifiutò di recensire nel 2018.

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Un diritto al perdono?

Video-catechesi di P. Serafino M. Lanzetta.

Chi ci separerà dall’amore di Cristo?, si chiede San Paolo ai Romani (8,35). “Niente e nessuno” risponde, ma mai minimamente pensando che in ciò fosse da annoverare anche il peccato, come invece fa Papa Francesco. Questi ha detto che siccome il legame con Cristo e con la Comunione dei Santi è esistenziale è perciò nella nostra stessa natura: è indistruttibile. Da ciò ne fa conseguire che né vi può essere una separazione visibile dal Corpo mistico di Cristo, come avviene con l’eresia, ad es., né dalla Comunione dei Santi in cielo con il peccato mortale. Non esiste allora l’inferno? I carnefici siederanno a mensa nel Regno di Dio con le loro vittime? Tutto ciò si sposa con un’altra affermazione di Francesco in una recente intervista televisiva, secondo cui l’uomo ha il “diritto al perdono” e questo diritto nasce dalla natura di Dio. In realtà non esiste un diritto, perché in tal modo non esisterebbe neppure il perdono. La libertà prevede anche la possibilità di essere allontanati per sempre da Dio, di rifiutare il perdono. La Redenzione non è automatica.

Il Francesco “fazioso”

L’intervista di papa Francesco a Che tempo che fa? Oltre all’inopportunità di un qualsiasi Romano Pontefice a partecipare alle trasmissione televisive (non dimentichiamo che la prima intervista rilasciata da un Pontefice risale a Leone XIII a Le Figarò…), soprattutto se faziose di nome e di fatto, è necessario aggiungere qualcosa sulle parole dette dall’attuale papa regnante nel “salotto” di Fabio Fazio, o meglio, sugli argomenti che non ha voluto affrontare.

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Alla Rai ci andrà il Papa o Bergoglio? Cosa non si farebbe per rilanciare il marketing…

MARKETING è: il complesso delle tecniche intese a porre merci e servizi a disposizione del consumatore e dell’utente in un dato mercato nel tempo, luogo e modo più adatti, ai costi più bassi per il consumatore e nello stesso tempo remunerativi per l’impresa

La domanda che abbiamo postato nel titolo è fondamentale per comprendere l’inopportunità di questa “strategia” papale atta a rilanciare, sul mercato mediatico, l’immagine di un pontificato sempre più in declino, giunto ai suoi minimi storici. Inopportuno anche perchè, andare alla Rai dopo lo scandaloso esordio del Festival della canzone italiana a Sanremo, pone il serio dubbio a quanto Bergoglio dirà: parlerà da Pontefice o parlerà da Bergoglio?

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Francesco, il papa latino-americano che sta facendo perdere alla Chiesa l’America Latina

Proponiamo in una nostra traduzione un articolo di Infovaticana che sintetizza un reportage del Wall Street Journal in cui si analizza il drammatico calo dei fedeli cattolici nel continente latino-americano, iniziato dagli anni ’70, drasticamente aumentato durante il pontificato di Francesco, primo papa latino-americano. Aggiungiamo anche un articolo del prof. Julio Loredo, presidente della TFP Italia, esperto della teologia della liberazione e di quella del popolo (la variante argentina di cui fa parte anche il papa regnante), in cui si spiega il motivo principale dell’apostasia dell’America Latina: l’opzione preferenziale per i poveri.

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Il matrimonio di Maria e Giuseppe e l’abbaglio di Amoris laetitia

La festa dello sposalizio di Maria e Giuseppe è una celebrazione di antica data. Fu proposta già al Concilio di Costanza del 1416, sviluppata poi dai Francescani. Era supremamente conveniente che Maria fosse sposata con il castissimo San Giuseppe. Per diverse ragioni. Accanto a quelle enucleate da San Girolamo, tra cui, dimostrare la discendenza davidica del Figlio di Dio e nascondere al diavolo il parto verginale del Figlio di Dio, ne possiamo scorgere un’altra. Il matrimonio verginale di Maria e Giuseppe prelude al matrimonio del Verbo con l’umanità e con la Chiesa, così da preparare l’insegnamento di Gesù relativo al Regno di Dio, per il quale si diventa anche eunuchi. Il fine è diventare un solo spirito con Cristo. Invece l’Amoris laetitia prova a capovolgere questo paradigma evangelico e a far assurgere l’unione fisica a fine esclusivo delle nozze.

Reti unificate: A-Dio Summorum Pontificum “speranza per la Chiesa”

Dal sito Cooperatores-Veritatis, condividiamo:

“Se la violenza è l’uso illegittimo della forza, il Motu proprio di papa Francesco è un atto oggettivamente violento perché prepotente ed abusivo. Sbaglierebbe però chi volesse rispondere alla illegittimità della violenza con forme illegittime di dissenso. L’unica resistenza legittima è quella di chi non ignora il diritto canonico e crede fermamente nella visibilità della Chiesa; di chi non cede al protestantesimo e non pretende di farsi Papa contro il Papa; di chi modera il suo linguaggio e reprime le passioni disordinate che possono spingerlo a gesti inconsulti; di chi non scivola in fantasie apocalittiche e mantiene un fermo equilibrio nella tempesta; di chi, infine, tutto fonda sulla preghiera, nella convinzione che solo Gesù Cristo e nessun altro salverà la sua Chiesa.” (professore Roberto de Mattei – CR 19.7.2021)

Il rito antico speranza per la Chiesa

Il 14 maggio 2011 fu tenuto a Roma il 3° Convegno sul MP di Benedetto XVI “Summorum Pontificum” (SP) vedi qui, il famoso testo pontificio che ripristinava, ragionevolmente, il diritto ad esistere della Messa nella forma antica. Questo Convegno aveva per titolo: “Una speranza per tutta la Chiesa” perché veniva riconosciuta a questa forma straordinaria del Rito Romano, la capacità di essere strumento unitivo. Al Convegno parteciparono e parlarono calibri imponenti come il Prefetto di allora della Congregazione per il Culto Divino cardinale Antonio Cañizares Llovera, il cardinale presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani Kurt Koch e il segretario della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”… Parlarono tutti IN DIFESA del SP, in difesa di Benedetto XVI che lo aveva promulgato, contro le voci contrarie che si erano spinte ben oltre le lecite critiche.

Si legga anche qui: Quando Wojtyla e Ratzinger difesero Ecclesia Dei e la Messa antica

Potete scaricare qui, il testo in comodo pdf

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