Papa Francesco sbaraglia la diplomazia, agisce in prima persona e deserta Firenze…

Nonostante la gonalgia che lo ha costretto ad annullare il viaggio a Firenze e a non poter partecipare alle celebrazioni del Mercoledì delle Cenere, papa Francesco, molto preoccupato per la situazione in Ucraina, ha voluto recarsi personalmente dall’ambasciatore russo presso la Santa Sede. Così è stata data la notizia principale del 25 febbraio, ma noi ci “vediamo” molto di più… e perdonateci se aggiorniamo ad oggi, 28 febbraio, questa notizia per molti sottovalutata. Papa Francesco non ha annullato Firenze per la gonalgia, ma perché era già trapelato che, quell’incontro, non gli era affatto piaciuto. Bergoglio, come abbiamo spesso dimostrato in molti nostri editoriali e cronache, ha un modo tutto suo di lavorare e chi non conosce le tattiche gesuitiche (siano essi tradizionali quanto moderniste), non può comprendere, nell’immediato, certe sue gesta.

Possiamo ben dire, andando oltre le fonti “ufficiali”, che un Pontefice che decide di fare “irruzione” in una ambasciata accreditata presso la Santa Sede, non è un episodio da nulla. Lui è il “capo” e non solo poteva farlo, ma ha fatto bene nel farlo. Inoltre ha fatto bene a non ricordare l’incontro ideologico di Firenze all’Angelus del 27 febbraio. Nemmeno una parola… e di questo non possiamo che essere grati per quanto, i mezzi ufficiali, hanno taciuto sui fatti. Segue ora lo spezzone di una fonte “ufficiale”, dalla quale si evince l’imbarazzo dovuto al gesto di papa Francesco che, a quanto pare, non deve essere molto piaciuto alle varie “diplomazie” inutili e perdi-tempo…

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Delitto e premio. Francesco promuove vescovo il teologo che “arruolò” l’anti-Ratzinger

Il sacerdote torinese don Roberto Repole è il nuovo arcivescovo-metropolita di Torino. Papa Francesco lo conosce bene: è il teologo che curò la collana delle Libreria Editrice Vaticana “La teologia di papa Francesco” che Benedetto XVI rifiutò di recensire nel 2018.

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Un diritto al perdono?

Video-catechesi di P. Serafino M. Lanzetta.

Chi ci separerà dall’amore di Cristo?, si chiede San Paolo ai Romani (8,35). “Niente e nessuno” risponde, ma mai minimamente pensando che in ciò fosse da annoverare anche il peccato, come invece fa Papa Francesco. Questi ha detto che siccome il legame con Cristo e con la Comunione dei Santi è esistenziale è perciò nella nostra stessa natura: è indistruttibile. Da ciò ne fa conseguire che né vi può essere una separazione visibile dal Corpo mistico di Cristo, come avviene con l’eresia, ad es., né dalla Comunione dei Santi in cielo con il peccato mortale. Non esiste allora l’inferno? I carnefici siederanno a mensa nel Regno di Dio con le loro vittime? Tutto ciò si sposa con un’altra affermazione di Francesco in una recente intervista televisiva, secondo cui l’uomo ha il “diritto al perdono” e questo diritto nasce dalla natura di Dio. In realtà non esiste un diritto, perché in tal modo non esisterebbe neppure il perdono. La libertà prevede anche la possibilità di essere allontanati per sempre da Dio, di rifiutare il perdono. La Redenzione non è automatica.

Il Francesco “fazioso”

L’intervista di papa Francesco a Che tempo che fa? Oltre all’inopportunità di un qualsiasi Romano Pontefice a partecipare alle trasmissione televisive (non dimentichiamo che la prima intervista rilasciata da un Pontefice risale a Leone XIII a Le Figarò…), soprattutto se faziose di nome e di fatto, è necessario aggiungere qualcosa sulle parole dette dall’attuale papa regnante nel “salotto” di Fabio Fazio, o meglio, sugli argomenti che non ha voluto affrontare.

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Il matrimonio di Maria e Giuseppe e l’abbaglio di Amoris laetitia

La festa dello sposalizio di Maria e Giuseppe è una celebrazione di antica data. Fu proposta già al Concilio di Costanza del 1416, sviluppata poi dai Francescani. Era supremamente conveniente che Maria fosse sposata con il castissimo San Giuseppe. Per diverse ragioni. Accanto a quelle enucleate da San Girolamo, tra cui, dimostrare la discendenza davidica del Figlio di Dio e nascondere al diavolo il parto verginale del Figlio di Dio, ne possiamo scorgere un’altra. Il matrimonio verginale di Maria e Giuseppe prelude al matrimonio del Verbo con l’umanità e con la Chiesa, così da preparare l’insegnamento di Gesù relativo al Regno di Dio, per il quale si diventa anche eunuchi. Il fine è diventare un solo spirito con Cristo. Invece l’Amoris laetitia prova a capovolgere questo paradigma evangelico e a far assurgere l’unione fisica a fine esclusivo delle nozze.

“Un cattivo papa non è un falso papa”

Il nostro ultimo editoriale del 2021 ha suscitato diverse reazioni, alcune ponderate, altre sconsiderate. Le accuse principali che ci sono giunte è quello di aver, come si suol dire, cambiato “bandiera”, ovvero essere diventati bergogliosi, anziché rimanere papisti. Eppure questo sito, da quando è stato aperto, non ha fatto nessuno sconto a questo pontificato, neppure recentemente. Criticare, infatti, non significa delegittimare (come invece qualcuno sta facendo con infondate congetture sull’invalidità della rinuncia di Benedetto XV). Proponiamo, dunque, all’attenzione di tutti i nostri lettori un ottimo articolo di un sacerdote e teologo argentino, che usa lo pseudonimo di León de Nemea, in cui viene spiegato magistralmente il fatto che “un cattivo papa non è un falso papa“. Papa Francesco potrà pure essere il peggior papa della storia della Chiesa, ma non è il primo “cattivo papa” che Dio tollera per castigare l’umanità.

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L’inganno di una pace senza Cristo

Siamo nel Tempo di Natale, quello in cui la Chiesa canta insieme agli Angeli: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà». Eppure da quando la Chiesa, anzi gli uomini che la governano in terra, hanno deciso di non occuparsi più di glorificare Dio e della salvezza delle anime, ma di difendere la dignità dell’uomo e propagare la fratellanza universale, non c’è più pace in questo mondo, al di là di quanti conflitti armati ci siano. La gran parte dei messaggi pontifici per le Giornate mondiali della pace (1° gennaio) invocano una pace che non ci potrà mai essere, perché senza la “buona volontà” di rendere gloria a Dio, diffondendo la regalità sociale di Cristo, gli uomini non saranno mai veramente fratelli. Non fa eccezione l’ultimo messaggio per la Giornata mondiale della pace di quest’anno di papa Francesco, in cui si vuole parlare a tutti, predicando una pace fondata sui bisogni (veri o presunti) dell’umanità, rendendo, suo malgrado, opzionale il Santo Vangelo.

Consigliamo i seguenti editoriali passati, ma sempre attuali:

Proponiamo, ora, ai nostri lettori un’ottima analisi del prof. Stefano Fontana.

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L’ecclesiologia politica di papa Francesco

Ormai abbiamo imparato a conoscere papa Francesco, dunque sappiamo che per conoscere veramente quale sia il suo pensiero dobbiamo leggere e rileggere attentamente le conferenze stampa durante i voli di ritorno dai suoi viaggi pastorali. Proponiamo ai nostri lettori l’analisi su quella del 6 dicembre eseguita magistralmente dal sito ufficiale del Distretto italiano della FSSPX. Noi non avremmo potuto fare di meglio.

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L’a-teologia del popolo amata da papa Francesco

La variante argentina della teologia della liberazione è la teologia del popolo. La teologia del popolo prende la fondamentale “opzione preferenziale per i poveri” dalla teologia della liberazione, ma differisce da essa non concentrandosi sulla lotta di classe ma sulle nozioni di “popolo” e “anti-popolo”. La teologia del popolo sostiene che, sulla base della globalizzazione e dell’approfondimento dei processi di esclusione, l’opzione preferenziale per i poveri deve essere espressa come “opzione preferenziale per gli esclusi”. Fra i principali esponenti della teologia del popolo spicca il gesuita Juan Carlos Scannone (1931-2019), che fu insegnante di filosofia e di teologia del giovane Jorge Mario Bergoglio. Conoscere la teologia del popolo è fondamentale per capire papa Francesco, perciò proponiamo ai nostri lettori un interessante articolo del prof. Stefano Fontana sull’argomento.

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Il Traditionis custodes è sbagliato. Lettera di un teologo domenicano a papa Francesco

Pubblichiamo la lettera che il padre Wojciech Gołaski, teologo domenicano, ha scritto a papa Francesco. Si tratta di una critica lucida e corretta del motu proprio Traditionis Custodes.

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