“Un cattivo papa non è un falso papa”

Il nostro ultimo editoriale del 2021 ha suscitato diverse reazioni, alcune ponderate, altre sconsiderate. Le accuse principali che ci sono giunte è quello di aver, come si suol dire, cambiato “bandiera”, ovvero essere diventati bergogliosi, anziché rimanere papisti. Eppure questo sito, da quando è stato aperto, non ha fatto nessuno sconto a questo pontificato, neppure recentemente. Criticare, infatti, non significa delegittimare (come invece qualcuno sta facendo con infondate congetture sull’invalidità della rinuncia di Benedetto XV). Proponiamo, dunque, all’attenzione di tutti i nostri lettori un ottimo articolo di un sacerdote e teologo argentino, che usa lo pseudonimo di León de Nemea, in cui viene spiegato magistralmente il fatto che “un cattivo papa non è un falso papa“. Papa Francesco potrà pure essere il peggior papa della storia della Chiesa, ma non è il primo “cattivo papa” che Dio tollera per castigare l’umanità.

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L’inganno di una pace senza Cristo

Siamo nel Tempo di Natale, quello in cui la Chiesa canta insieme agli Angeli: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà». Eppure da quando la Chiesa, anzi gli uomini che la governano in terra, hanno deciso di non occuparsi più di glorificare Dio e della salvezza delle anime, ma di difendere la dignità dell’uomo e propagare la fratellanza universale, non c’è più pace in questo mondo, al di là di quanti conflitti armati ci siano. La gran parte dei messaggi pontifici per le Giornate mondiali della pace (1° gennaio) invocano una pace che non ci potrà mai essere, perché senza la “buona volontà” di rendere gloria a Dio, diffondendo la regalità sociale di Cristo, gli uomini non saranno mai veramente fratelli. Non fa eccezione l’ultimo messaggio per la Giornata mondiale della pace di quest’anno di papa Francesco, in cui si vuole parlare a tutti, predicando una pace fondata sui bisogni (veri o presunti) dell’umanità, rendendo, suo malgrado, opzionale il Santo Vangelo.

Consigliamo i seguenti editoriali passati, ma sempre attuali:

Proponiamo, ora, ai nostri lettori un’ottima analisi del prof. Stefano Fontana.

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L’ecclesiologia politica di papa Francesco

Ormai abbiamo imparato a conoscere papa Francesco, dunque sappiamo che per conoscere veramente quale sia il suo pensiero dobbiamo leggere e rileggere attentamente le conferenze stampa durante i voli di ritorno dai suoi viaggi pastorali. Proponiamo ai nostri lettori l’analisi su quella del 6 dicembre eseguita magistralmente dal sito ufficiale del Distretto italiano della FSSPX. Noi non avremmo potuto fare di meglio.

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L’a-teologia del popolo amata da papa Francesco

La variante argentina della teologia della liberazione è la teologia del popolo. La teologia del popolo prende la fondamentale “opzione preferenziale per i poveri” dalla teologia della liberazione, ma differisce da essa non concentrandosi sulla lotta di classe ma sulle nozioni di “popolo” e “anti-popolo”. La teologia del popolo sostiene che, sulla base della globalizzazione e dell’approfondimento dei processi di esclusione, l’opzione preferenziale per i poveri deve essere espressa come “opzione preferenziale per gli esclusi”. Fra i principali esponenti della teologia del popolo spicca il gesuita Juan Carlos Scannone (1931-2019), che fu insegnante di filosofia e di teologia del giovane Jorge Mario Bergoglio. Conoscere la teologia del popolo è fondamentale per capire papa Francesco, perciò proponiamo ai nostri lettori un interessante articolo del prof. Stefano Fontana sull’argomento.

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Il Traditionis custodes è sbagliato. Lettera di un teologo domenicano a papa Francesco

Pubblichiamo la lettera che il padre Wojciech Gołaski, teologo domenicano, ha scritto a papa Francesco. Si tratta di una critica lucida e corretta del motu proprio Traditionis Custodes.

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W il Papa-Re. Pio IX? No, Francesco!

Sottopponiamo ai nostri lettori quest’articolo del vaticanista Sandro Magister, in cui si evidenzia «l’assolutismo monocratico con cui Francesco governa l’orbe cattolico», riducendo «in macerie l’architettura giuridica della Chiesa».

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Le parole “volanti” di papa Francesco

Il nostro editoriale sulle tristi e contradditorie dichiarazioni rilasciate da papa Francesco nella conferenza stampa sul volo di ritorno dalla Slovacchia.

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Amal, l’ideologia immigrazionista intronizzata in Vaticano

Sabato 11 settembre (sic!) una marionetta è stata accolta con tutti gli onori da papa Francesco nel Cortile di San Damaso, in occasione della Giornata del migrante e del rifugiato. La marionetta in questione, detta Amal, non è una falsa divinità pagana, però è il simbolo dei profughi in cerca di una nuova patria. In pratica il Papa continua a propagare l’ideologia — e ideologia viene anche da idolo — immigrazionista nel cuore della Cristianità. Proponiamo ai nostri lettori l’ottima analisi di MIC del blog Roma Perenne che — tralasciando la questione degli assembramenti — coglie in pieno la gravità del fatto.

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Un papa per tutti, tranne che per i cattolici…

Eccoci tornati dopo la pausa estiva. Ci sarebbe tanto da scrivere, molti ci hanno chiesto di commentare le esternazioni di papa Francesco fatte alla radio spagnola Radio Cope, così abbiamo cominciato una bozza, ma che è stata interrotta perché, nel frattempo, siamo rimasti pienamente concordi nella lettura di un articolo dell’ottimo prof. Corrado Gnerre, pubblicato ne Il Cammino dei Tre Sentieri. In quest’articolo il prof. Gnerre non si occupa dell’ultima intervista del Papa, ma proprio del cuore del problema di questo pontificato. Abbiamo deciso di proporlo ai nostri lettori, affinché si possa meglio capire che la drammatica crisi che sta vivendo il mondo cattolico — come più volte abbiamo sostenuto — non comincia il 13 marzo del 2013 e non finirà con questo papa. Finché non si deciderà di curare la causa e non i sintomi (è stato questo l’errore di Benedetto XVI), la “pandemia rivoluzionaria” cominciata con Lutero non giungerà al termine.

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Nessun Papa è al di sopra della Tradizione

Sono passate poco più di due settimane della promulgazione del motu proprio Traditionis custodes con cui papa Francesco ha abolito il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Dopo aver dato ampio spazio alla triste vicenda, abbiamo deciso di lasciar passare un po’ di tempo prima di tornare sull’argomento, affinché gli animi si potessero calmare. Molte autorevoli personalità hanno commentato quest’ennesima dispotica decisione del papa regnante, da tutti i punti di vista, da quello canonico a quello teologico, passando naturalmente da quello liturgico. Abbiamo deciso di sottoporre all’attenzione dei nostri lettori un ottimo articolo di Martin Mosebach (autore della famosa opera L’eresia dell’informe. La liturgia romana e il suo nemico, 2009), in una nostra traduzione, pubblicato su First Things il 30 luglio (col titolo originale Mass and memory). Il grande scrittore tedesco contemporaneo ci ricorda che nessun papa, per quanto governi in modo tirannico e arbitrario e persino animato dall’ermeneutica della rottura, potrà mai abolire o cancellare la Tradizione della Chiesa, di cui il rito romano fa parte fin dai tempi degli apostoli.

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