Papa Francesco comanda, ma non mette ordine. Dove vuole portare questa Chiesa?

Francesco, bisogna ammetterlo, è un “papa politico” e come tale governa la Chiesa cattolica. Questo non significa che non abbia una sua idea di Chiesa e non abbia l’intenzione di compierla, al contrario. Di cosa si tratta? Della “nuova Chiesa” descritta dal confratello Karl Rahner e fatta propria dalla nuova Compagnia del suo mentore, Pedro Arrupe.

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Il Papa e San Vincenzo di Lerins: citazione esatta, ma incompleta

Francesco, durante il suo pontificato, ha citato diverse volte la famosa frase di San Vicenzo di Lerins sul progresso della conoscenza della Dottrina cristiana. La citazione del Papa è corretta, ma incompleta, quindi può essere usata fuori contesto. Questo lo rileva in un suo articolo il teologo americano Thomas G. Guarino, esperto del pensiero e delle opere di San Vincenzo di Lerins. Lo sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori perché riteniamo che sia utile per comprendere che non si può estrapolare una frase del Santo, non tenendo conto di tutto il suo insegnamento, solo per avvallare le proprie scelte magisteriali. Naturalmente questo non è un problema solo di questo pontificato. Quella frase di San Vincenzo di Lerins è usata da moltissimi progressisti e modernisti, ovviamente per giustificare la “svolta pastorale” dello spirito del Vaticano II. Gli insegnamenti dei Santi invece (come del resto tutti i testi) vanno presi nella loro totalità, perché essi dimostrano, con le loro vite, che il messaggio evangelico va vissuto interamente, senza farne nessuna modifica, senza alcun compromesso con la dottrina… magari spacciandola per “sviluppo dottrinale”! Un conto, infatti, è trovare “nuovi modi” con i quali impartire la sana dottrina alle nuove generazioni che si succedono, altra cosa è adattare la Sacra Scrittura, la Dottrina, alle mode del momento.

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Cari gesuiti: ignaziani sì, arrupiani no!

Il 31 luglio la Chiesa cattolica ricorda Sant’Ignazio di Loyola, sacerdote e fondatore della Compagnia di Gesù, l’Ordine a cui appartiene dal 1958 papa Francesco. I gesuiti hanno un grandissimo attaccamento alla loro Compagnia. Ma sono rimasti fedeli al loro Sanctus Pater noster, cioè la Fondatore?

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Francesco e Eugenio Scalfari, quando un papa gesuita e un “pontefice” ateo s’incontrano…

Appena ci è giunta la notizia della morte di Eugenio Scalfari, abbiamo sperato — e pregato — che, prima di chiudere definitivamente gli occhi, non abbia seguito la raccomandazione dell’amico papa Francesco di non convertirsi e che abbia chiesto perdono a Dio dei suoi peccati.

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Papa Francesco sbaraglia la diplomazia, agisce in prima persona e deserta Firenze…

Nonostante la gonalgia che lo ha costretto ad annullare il viaggio a Firenze e a non poter partecipare alle celebrazioni del Mercoledì delle Cenere, papa Francesco, molto preoccupato per la situazione in Ucraina, ha voluto recarsi personalmente dall’ambasciatore russo presso la Santa Sede. Così è stata data la notizia principale del 25 febbraio, ma noi ci “vediamo” molto di più… e perdonateci se aggiorniamo ad oggi, 28 febbraio, questa notizia per molti sottovalutata. Papa Francesco non ha annullato Firenze per la gonalgia, ma perché era già trapelato che, quell’incontro, non gli era affatto piaciuto. Bergoglio, come abbiamo spesso dimostrato in molti nostri editoriali e cronache, ha un modo tutto suo di lavorare e chi non conosce le tattiche gesuitiche (siano essi tradizionali quanto moderniste), non può comprendere, nell’immediato, certe sue gesta.

Possiamo ben dire, andando oltre le fonti “ufficiali”, che un Pontefice che decide di fare “irruzione” in una ambasciata accreditata presso la Santa Sede, non è un episodio da nulla. Lui è il “capo” e non solo poteva farlo, ma ha fatto bene nel farlo. Inoltre ha fatto bene a non ricordare l’incontro ideologico di Firenze all’Angelus del 27 febbraio. Nemmeno una parola… e di questo non possiamo che essere grati per quanto, i mezzi ufficiali, hanno taciuto sui fatti. Segue ora lo spezzone di una fonte “ufficiale”, dalla quale si evince l’imbarazzo dovuto al gesto di papa Francesco che, a quanto pare, non deve essere molto piaciuto alle varie “diplomazie” inutili e perdi-tempo…

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Delitto e premio. Francesco promuove vescovo il teologo che “arruolò” l’anti-Ratzinger

Il sacerdote torinese don Roberto Repole è il nuovo arcivescovo-metropolita di Torino. Papa Francesco lo conosce bene: è il teologo che curò la collana delle Libreria Editrice Vaticana “La teologia di papa Francesco” che Benedetto XVI rifiutò di recensire nel 2018.

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Un diritto al perdono?

Video-catechesi di P. Serafino M. Lanzetta.

Chi ci separerà dall’amore di Cristo?, si chiede San Paolo ai Romani (8,35). “Niente e nessuno” risponde, ma mai minimamente pensando che in ciò fosse da annoverare anche il peccato, come invece fa Papa Francesco. Questi ha detto che siccome il legame con Cristo e con la Comunione dei Santi è esistenziale è perciò nella nostra stessa natura: è indistruttibile. Da ciò ne fa conseguire che né vi può essere una separazione visibile dal Corpo mistico di Cristo, come avviene con l’eresia, ad es., né dalla Comunione dei Santi in cielo con il peccato mortale. Non esiste allora l’inferno? I carnefici siederanno a mensa nel Regno di Dio con le loro vittime? Tutto ciò si sposa con un’altra affermazione di Francesco in una recente intervista televisiva, secondo cui l’uomo ha il “diritto al perdono” e questo diritto nasce dalla natura di Dio. In realtà non esiste un diritto, perché in tal modo non esisterebbe neppure il perdono. La libertà prevede anche la possibilità di essere allontanati per sempre da Dio, di rifiutare il perdono. La Redenzione non è automatica.

Il Francesco “fazioso”

L’intervista di papa Francesco a Che tempo che fa? Oltre all’inopportunità di un qualsiasi Romano Pontefice a partecipare alle trasmissione televisive (non dimentichiamo che la prima intervista rilasciata da un Pontefice risale a Leone XIII a Le Figarò…), soprattutto se faziose di nome e di fatto, è necessario aggiungere qualcosa sulle parole dette dall’attuale papa regnante nel “salotto” di Fabio Fazio, o meglio, sugli argomenti che non ha voluto affrontare.

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Il matrimonio di Maria e Giuseppe e l’abbaglio di Amoris laetitia

La festa dello sposalizio di Maria e Giuseppe è una celebrazione di antica data. Fu proposta già al Concilio di Costanza del 1416, sviluppata poi dai Francescani. Era supremamente conveniente che Maria fosse sposata con il castissimo San Giuseppe. Per diverse ragioni. Accanto a quelle enucleate da San Girolamo, tra cui, dimostrare la discendenza davidica del Figlio di Dio e nascondere al diavolo il parto verginale del Figlio di Dio, ne possiamo scorgere un’altra. Il matrimonio verginale di Maria e Giuseppe prelude al matrimonio del Verbo con l’umanità e con la Chiesa, così da preparare l’insegnamento di Gesù relativo al Regno di Dio, per il quale si diventa anche eunuchi. Il fine è diventare un solo spirito con Cristo. Invece l’Amoris laetitia prova a capovolgere questo paradigma evangelico e a far assurgere l’unione fisica a fine esclusivo delle nozze.

“Un cattivo papa non è un falso papa”

Il nostro ultimo editoriale del 2021 ha suscitato diverse reazioni, alcune ponderate, altre sconsiderate. Le accuse principali che ci sono giunte è quello di aver, come si suol dire, cambiato “bandiera”, ovvero essere diventati bergogliosi, anziché rimanere papisti. Eppure questo sito, da quando è stato aperto, non ha fatto nessuno sconto a questo pontificato, neppure recentemente. Criticare, infatti, non significa delegittimare (come invece qualcuno sta facendo con infondate congetture sull’invalidità della rinuncia di Benedetto XV). Proponiamo, dunque, all’attenzione di tutti i nostri lettori un ottimo articolo di un sacerdote e teologo argentino, che usa lo pseudonimo di León de Nemea, in cui viene spiegato magistralmente il fatto che “un cattivo papa non è un falso papa“. Papa Francesco potrà pure essere il peggior papa della storia della Chiesa, ma non è il primo “cattivo papa” che Dio tollera per castigare l’umanità.

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