L’a-teologia del popolo amata da papa Francesco

La variante argentina della teologia della liberazione è la teologia del popolo. La teologia del popolo prende la fondamentale “opzione preferenziale per i poveri” dalla teologia della liberazione, ma differisce da essa non concentrandosi sulla lotta di classe ma sulle nozioni di “popolo” e “anti-popolo”. La teologia del popolo sostiene che, sulla base della globalizzazione e dell’approfondimento dei processi di esclusione, l’opzione preferenziale per i poveri deve essere espressa come “opzione preferenziale per gli esclusi”. Fra i principali esponenti della teologia del popolo spicca il gesuita Juan Carlos Scannone (1931-2019), che fu insegnante di filosofia e di teologia del giovane Jorge Mario Bergoglio. Conoscere la teologia del popolo è fondamentale per capire papa Francesco, perciò proponiamo ai nostri lettori un interessante articolo del prof. Stefano Fontana sull’argomento.

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Buon cattolico a chi?

Il nostro editoriale sulle indiscrezioni dell’incontro fra papa Francesco e Joe Biden, i quali essendo entrambi gesuiti di formazione, hanno un concetto non cattolico di chi sia il buon cattolico.

Finalmente c’è stato. Cosa c’è stato? Il tanto atteso incontro fra “i due cattolici più importanti del mondo”. Così infatti sono definiti dai mass-media liberal (cioè radical-chic) Francesco, 266° Romano Pontefice, primo gesuita ad essere eletto al soglio di Pietro, e Joe Biden, 46° presidente degli Stati Uniti d’America, secondo non protestante a ricoprire tale carica dopo John F. Kennedy.

Non si trattava del loro primo incontro, perché Biden era già stato ricevuto qualche volta dal papa regnante durante il suo mandato di vice-presidente nell’amministrazione di Barak Obama.

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La “Chiesa diversa” di papa Francesco. La “peste nera” si diffonde…

È impossibile capire il pontificato di Francesco, nonché il suo progetto di “Chiesa diversa” (parole da egli stesso dette il 9 ottobre e che approfondiremo in quest’articolo), senza comprendere la mentalità dell’uomo e del gesuita Jorge Mario Bergoglio, la cui matrice è intrinsecamente moderna, perciò – purtroppo per lui e per tutti i battezzati – modernista.

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Santità, è la libertà o la verità che ci fa paura?

Video-catechesi di P. Serafino Lanzetta sul colloquio avuto da papa Francesco con i confratelli gesuiti della Slovacchia.

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Video. Benedetto XVI e Francesco: continuità?

Interessante video-editoriale di Stefano Fontana, vice-direttore dell’Osservatorio Card Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa.

Le parole “volanti” di papa Francesco

Il nostro editoriale sulle tristi e contradditorie dichiarazioni rilasciate da papa Francesco nella conferenza stampa sul volo di ritorno dalla Slovacchia.

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Amal, l’ideologia immigrazionista intronizzata in Vaticano

Sabato 11 settembre (sic!) una marionetta è stata accolta con tutti gli onori da papa Francesco nel Cortile di San Damaso, in occasione della Giornata del migrante e del rifugiato. La marionetta in questione, detta Amal, non è una falsa divinità pagana, però è il simbolo dei profughi in cerca di una nuova patria. In pratica il Papa continua a propagare l’ideologia — e ideologia viene anche da idolo — immigrazionista nel cuore della Cristianità. Proponiamo ai nostri lettori l’ottima analisi di MIC del blog Roma Perenne che — tralasciando la questione degli assembramenti — coglie in pieno la gravità del fatto.

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Un papa per tutti, tranne che per i cattolici…

Eccoci tornati dopo la pausa estiva. Ci sarebbe tanto da scrivere, molti ci hanno chiesto di commentare le esternazioni di papa Francesco fatte alla radio spagnola Radio Cope, così abbiamo cominciato una bozza, ma che è stata interrotta perché, nel frattempo, siamo rimasti pienamente concordi nella lettura di un articolo dell’ottimo prof. Corrado Gnerre, pubblicato ne Il Cammino dei Tre Sentieri. In quest’articolo il prof. Gnerre non si occupa dell’ultima intervista del Papa, ma proprio del cuore del problema di questo pontificato. Abbiamo deciso di proporlo ai nostri lettori, affinché si possa meglio capire che la drammatica crisi che sta vivendo il mondo cattolico — come più volte abbiamo sostenuto — non comincia il 13 marzo del 2013 e non finirà con questo papa. Finché non si deciderà di curare la causa e non i sintomi (è stato questo l’errore di Benedetto XVI), la “pandemia rivoluzionaria” cominciata con Lutero non giungerà al termine.

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Ci ascolti, Santità: Così non si custodisce la Tradizione, né si difende il (suo) Concilio…

Chissà se Papa Francesco si renderà mai conto che il suo motu proprio Traditionis Custodes è un clamoroso autogoal…

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Nessun Papa è al di sopra della Tradizione

Sono passate poco più di due settimane della promulgazione del motu proprio Traditionis custodes con cui papa Francesco ha abolito il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Dopo aver dato ampio spazio alla triste vicenda, abbiamo deciso di lasciar passare un po’ di tempo prima di tornare sull’argomento, affinché gli animi si potessero calmare. Molte autorevoli personalità hanno commentato quest’ennesima dispotica decisione del papa regnante, da tutti i punti di vista, da quello canonico a quello teologico, passando naturalmente da quello liturgico. Abbiamo deciso di sottoporre all’attenzione dei nostri lettori un ottimo articolo di Martin Mosebach (autore della famosa opera L’eresia dell’informe. La liturgia romana e il suo nemico, 2009), in una nostra traduzione, pubblicato su First Things il 30 luglio (col titolo originale Mass and memory). Il grande scrittore tedesco contemporaneo ci ricorda che nessun papa, per quanto governi in modo tirannico e arbitrario e persino animato dall’ermeneutica della rottura, potrà mai abolire o cancellare la Tradizione della Chiesa, di cui il rito romano fa parte fin dai tempi degli apostoli.

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