L’agenda di Francesco è stata già scritta negli anni ‘70

Per capire papa Francesco e il suo progetto di “Chiesa diversa” bisogna conoscere non solo la sua storia personale, ma pure quella della rivoluzione della Compagnia di Gesù voluta dal suo mentore e maestro Pedro Arrupe. Il famoso detto: “gesuitizzare la Chiesa.

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Francesco ai vescovi italiani: perché non sono venuto a Firenze

Dal sito Silere non possum apprendiamo che papa Francesco, rispondendo ad una domanda, ha spiegato ai vescovi italiani, ricevuti in udienza lo scorso 23 maggio, perché non ha partecipato all’incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo del 27 febbraio. Scopriamo così che, come del resto era presumibile, che il motivo ufficiale — problemi di salute, per quanto reali, — era solamente una scusa. Francesco ha ammesso di non aver voluto essere presente perché non voleva incontrare alcune personalità — facendo nomi e cognomi — che, secondo lui, sono «implicate nell’industria delle armi». Sappiamo che il papa regnante vuole che i suoi incontri — soprattutto quelli con i vescovi — non vengano resi pubblici e che le sue parole rimangano private, perciò quando trapela qualcosa di così grave, significa che egli lascia che vengano mandati messaggi a chi deve capire…

Non a caso, lo stesso sito, riporta che il Papa ha di nuovo rimproverato severamente i vescovi italiani (istituendo nientemeno che una Commissione di controllo sui Vescovi per verificare la “piena applicazione” della riforma da lui pretesa) perché non hanno applicato pienamente la riforma dei processi di nullità matrimoniale — definita, non a torto, da qualcuno “divorzio cattolico mascherato” — che egli stesso volle nel 2015. Questa notizia, non nuova in verità, prosegue da anni come una sorta di “braccio di ferro” tra il Papa che si dimostra, così, sprezzante del Diritto Canonico stesso e i Vescovi, la maggioranza dei quali, non vuole affatto abusare del proprio potere per delegittimare, annullare dei matrimoni cattolici, diversamente ancora validi. Si legga anche qui: L’Eucaristia è un dono non un diritto! Anche qui sul: un matrimonio al volo!

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La “Chiesa sinodale” di papa Francesco e dei suoi compagni gesuiti

Fin dagli albori del suo pontificato, papa Francesco ha usato molto il termine “sinodalità”. Inizialmente qualcuno, anche presso la Sala Stampa, pensava che si trattasse di un lapsus e che il Papa si riferisse alla “collegialità”. È vero che qualche volta, specialmente quando parla a braccio, si lascia sfuggire qualche parola di troppo, soprattutto con i giornalisti, ma egli sa sempre quello che dice e quello che vuole far capire ai suoi diretti interlocutori, ovvero i vescovi e i sacerdoti. Quando parlava di “sinodalità” si trattava proprio di “sinodalità”. Il progetto ideale di Francesco — spiega il giornalista Andrea Gagliarducci in un articolo in inglese che abbiamo tradotto per i nostri lettori — consisterebbe nel dare al sinodo assembleare (cioè composto dai vescovi e pure dai fedeli) non soltanto una funzione consultiva per il Papa, ma persino di governo. Quindi il sinodo — aggiungiamo noi, ponendoci una doverosa domanda — diventerà uno strumento per stabilire a suon di maggioranza questioni pastorali che, per prassi, cambieranno il Depositum Fidei e la stessa Chiesa cattolica dall’interno?

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Francesco al CorSera: Luci (poche?) e ombre (tante?)

Dal colloquio (informale ma non troppo) che papa Francesco ha avuto con Luciano Fontana e Fiorenza Sarzanini (rispettivamente direttore e vice-direttrice del Corriere della Sera) si rilevano le stesse luci — troppo poche — e ombre — troppe — che caratterizzano il suo pontificato. Le nostre risposte — a questo colloquio — sono accompagnate anche da alcuni link a cui facciamo riferimento lungo il testo.

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Nessun Papa può abusare del diritto liturgico

Il 12 marzo Francesco si è recato presso la chiesa gesuita del Gesù a Roma per una messa in occasione del 400° anniversario della canonizzazione di sant’Ignazio di Loyola e di san Francesco Saverio. Non indossava paramenti liturgici e quindi non dava alcuna indicazione che stesse concelebrando o presiedendo. Invece, ha concelebrato, stendendo la mano e pronunciando le parole di consacrazione, senza indossare i paramenti della Messa (camice, stola e casula). Questa pratica è severamente vietata. Il Papa è l’autorità suprema, nella Chiesa, e come tale è chiamato a rispettare per primo le leggi della Chiesa.

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C’era una volta la missionionarietà della Chiesa. Il cambio di paradigma dei gesuiti è completo

Il cambio di paradigma — ovvero mettere l’antropocentrismo pastoralista al posto del cristocentrismo ecclesiologico — e di conseguenza mettere da parte la dottrina, è caratteristico di questo pontificato. Ne abbiamo un’altra ennesima triste prova con la Costituzione appena uscita Praedicate Evangeliumvedi qui – sulla riforma della Curia romana, con cui Francesco espone, pure, il suo pensiero su come dev’essere la Chiesa cattolica. Ma questo è un processo non suo, bensì è cominciato negli anni ’60 del secolo scorso, quando i neomodernisti usarono il Concilio Vaticano II per ingannare la Gerarchia e cambiare la Chiesa dall’interno, come afferma essere il progetto Modernista descritto dal Buonaiuti – vedi qui“Riformare Roma con Roma”. La Compagnia di Gesù guidata dal basco Pedro Arrupe, in modo particolare, decise di applicare e diffondere questi cambiamenti rivoluzionari il più velocemente possibile, riuscendo a trovare una perfetta sintesi tra i suoi periti di punta al Vaticano II, il tedesco Karl Rahner e il francese Henri de Lubac. Pedro Arrupe è stato il vero mentore di Jorge Mario Bergoglio.

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Roma-Kiev-Mosca: è il fallimento dell’ecumenismo

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. (Gv.14,27-31)

I cosiddetti “papi conciliari” hanno puntato molto sull’ecumenismo, ottenendo quali risultati? Francesco, in modo particolare, ha voluto che l’ecumenismo e il dialogo inter-religioso fossero due cardini del proprio pontificato. Apprezziamo — e lo ringraziamo — che egli si stia muovendo in prima persona per la veloce conclusione della guerra russo-ucraina, ma non possiamo neppure nascondere che questo conflitto bellico sia anche la prova provata del fallimento dell’ecumenismo politico voluto dallo “spirito” del Vaticano II, che egli ha portato ai massimi livelli. L’omelia del patriarca ortodosso di Mosca, Kirill (protagonista di uno storico incontro con Francesco nel 2016 con un bis atteso per la prossima estate), è ovviamente un endorsement all’invasione dell’Ucraina — che noi cattolici non possiamo accettare perché l’uso della forza deve essere sempre difensivo e mai violento –, ma è incontestabile quando ricorda che la guerra è permessa da Dio per castigare l’umanità per i suoi peccati. Gli interventi di papa Francesco, invece, sono stati molto politici e poco religiosi, inoltre non ha risposto — non ancora, almeno — alla supplica dei vescovi ucraini di consacrare l’Ucraina e la Russia al Cuore Immacolato di Maria. La Santa Sede si trova così in un vicolo cieco, costretta a scegliere tra il dialogo ecumenico con Kirill e la propria credibilità come autorità morale promotrice di pace.

Per questo sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori un articolo di mons. Nicola Bux che ben spiega il fallimento dell’ecumenismo politico di Francesco. Non concordiamo però con mons. Bux la dove sostiene che invece la strategia ecumenica di Giovanni Paolo II potrebbe funzionare, poiché è stata proprio — anzi, anche — questa ad aprire la strada a quella di Francesco o, se non altro, ad essere facilmente interpretato così dal pontificato attuale, il ché vuol dire che non va bene lo stesso. L’Occidente e l’Oriente cristiani torneranno all’unità solo con la conversione della Russia alla cattolicità, ossia alle questioni dottrinali e dogmatiche, come promesso a Fatima, non a forza di compromessi, di politica o di azioni umanitarie... la carità, senza la Veritas infatti, finisce per essere un inganno di Satana… poiché persiste il monito di Gesù Cristo: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.” (Gv.14,27-31)

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Tra Mosca e Kyiv, il Papa ha smarrito la strada?

La crisi russo-ucraina non è recente, anzi, le sue radici sono secolari, esplodendo in modo particolare non negli ultimi due anni, ma da circa un decennio. Infatti, i vescovi dell’Ucraina, in visita ad alimana apostolurum nel 2015, ne parlarono con papa Francesco, il quale promise loro le sue constanti preghiere, ma alla fine, nulla di più. Intendiamoci, la preghiera è tutto, ma non può essere usata come strumento diplomatico per rasserenare i propri interlocutori. Come sappiamo, il papa regnante ha ripristinato l’Ostpolitik, ovvero cercare il compromesso, sempre e comunque, con tutte le controparti politiche e religiose. Francesco, inoltre, non ha mai nascosto la sua speranza di essere il primo papa a visitare la Russia — e la Cina –, quindi si è sempre dimostrato molto accomodante con il patriarca ortodosso di Mosca, Kirill, il quale, invece, è sempre rimasto molto distante verso di lui per vari motivi. A questo proposito suggeriamo ai nostri lettori un ottimo articolo del vaticanista Sandro Magister, in cui ben si dimostra il fallimento dell’Ostpolitik di papa Francesco proponendovi, però, lo stesso titolo ma con un punto di domanda… per agganciarci anche all’intervista fatta da La Verità a mons. Nicola Bux.

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Delitto e premio. Francesco promuove vescovo il teologo che “arruolò” l’anti-Ratzinger

Il sacerdote torinese don Roberto Repole è il nuovo arcivescovo-metropolita di Torino. Papa Francesco lo conosce bene: è il teologo che curò la collana delle Libreria Editrice Vaticana “La teologia di papa Francesco” che Benedetto XVI rifiutò di recensire nel 2018.

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Un diritto al perdono?

Video-catechesi di P. Serafino M. Lanzetta.

Chi ci separerà dall’amore di Cristo?, si chiede San Paolo ai Romani (8,35). “Niente e nessuno” risponde, ma mai minimamente pensando che in ciò fosse da annoverare anche il peccato, come invece fa Papa Francesco. Questi ha detto che siccome il legame con Cristo e con la Comunione dei Santi è esistenziale è perciò nella nostra stessa natura: è indistruttibile. Da ciò ne fa conseguire che né vi può essere una separazione visibile dal Corpo mistico di Cristo, come avviene con l’eresia, ad es., né dalla Comunione dei Santi in cielo con il peccato mortale. Non esiste allora l’inferno? I carnefici siederanno a mensa nel Regno di Dio con le loro vittime? Tutto ciò si sposa con un’altra affermazione di Francesco in una recente intervista televisiva, secondo cui l’uomo ha il “diritto al perdono” e questo diritto nasce dalla natura di Dio. In realtà non esiste un diritto, perché in tal modo non esisterebbe neppure il perdono. La libertà prevede anche la possibilità di essere allontanati per sempre da Dio, di rifiutare il perdono. La Redenzione non è automatica.