Cari gesuiti: ignaziani sì, arrupiani no!

Il 31 luglio la Chiesa cattolica ricorda Sant’Ignazio di Loyola, sacerdote e fondatore della Compagnia di Gesù, l’Ordine a cui appartiene dal 1958 papa Francesco. I gesuiti hanno un grandissimo attaccamento alla loro Compagnia. Ma sono rimasti fedeli al loro Sanctus Pater noster, cioè la Fondatore?

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“Desiderio Desideravi”: perché papa Francesco desidera tanto distruggere il rito antico?

RICORDA CHE: “Il Papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge. Al contrario: il ministero del Papa è garanzia dell’obbedienza verso Cristo e verso la Sua Parola. Egli non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo. (..) Il Papa è consapevole di essere, nelle sue grandi decisioni, legato alla grande comunità della fede di tutti i tempi, alle interpretazioni vincolanti cresciute lungo il cammino pellegrinante della Chiesa. Così, il suo potere non sta al di sopra, ma è al servizio della Parola di Dio, e su di lui incombe la responsabilità di far sì che questa Parola continui a rimanere presente nella sua grandezza e a risuonare nella sua purezza, così che non venga fatta a pezzi dai continui cambiamenti delle mode…” (Benedetto XVI – Omelia dalla Cattedra 7.5.2005)

«Il sacro Concilio, obbedendo fedelmente alla tradizione, dichiara che la santa madre Chiesa considera come uguali in diritto e in dignità tutti i riti legittimamente riconosciuti; vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati» (Concilio Vaticano II, Costituzione sulla sacra liturgia 𝘚𝘢𝘤𝘳𝘰𝘴𝘢𝘯c𝘵𝘶𝘮 𝘊𝘰𝘯𝘤𝘪𝘭𝘪𝘶𝘮, § 4)

Proprio oggi nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, mentre Roma è in festa, esce la Lettera Apostolica firmata da Papa Francesco “Desiderio Desideravi” – leggi qui testo ufficiale – “Sulla formazione liturgica del Popolo di Dio“… E’ una Lettera che andrà letta e riletta, ben meditata e pesata attentamente nelle parole usate e, certamente, già a più attente riletture si possono fare alcune considerazioni che emergono.

Partiamo dal titolo della Lettera, quel “Desideravo Desideravi” che proviene dalle parole di Gesù (Lc.22,15) quando ordina ai Discepoli di “preparare” la Cena della Pasqua, la così detta “Ultima Cena” quando istituisce il sacerdozio e l’Eucaristia, dando così vita e forma al nuovo Culto Divino: la Messa, la Liturgia Cattolica. Così, leggendo la Lettera ci viene il dubbio se, il suo contenuto, è davvero il “Desiderio Desideravi” pronunciato dal Cuore del Cristo, o forse non è piuttosto il desiderio di Francesco a voler mettere fine ad ogni discussione sulla preservazione del rito antico?

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C’era una volta la missionionarietà della Chiesa. Il cambio di paradigma dei gesuiti è completo

Il cambio di paradigma — ovvero mettere l’antropocentrismo pastoralista al posto del cristocentrismo ecclesiologico — e di conseguenza mettere da parte la dottrina, è caratteristico di questo pontificato. Ne abbiamo un’altra ennesima triste prova con la Costituzione appena uscita Praedicate Evangeliumvedi qui – sulla riforma della Curia romana, con cui Francesco espone, pure, il suo pensiero su come dev’essere la Chiesa cattolica. Ma questo è un processo non suo, bensì è cominciato negli anni ’60 del secolo scorso, quando i neomodernisti usarono il Concilio Vaticano II per ingannare la Gerarchia e cambiare la Chiesa dall’interno, come afferma essere il progetto Modernista descritto dal Buonaiuti – vedi qui“Riformare Roma con Roma”. La Compagnia di Gesù guidata dal basco Pedro Arrupe, in modo particolare, decise di applicare e diffondere questi cambiamenti rivoluzionari il più velocemente possibile, riuscendo a trovare una perfetta sintesi tra i suoi periti di punta al Vaticano II, il tedesco Karl Rahner e il francese Henri de Lubac. Pedro Arrupe è stato il vero mentore di Jorge Mario Bergoglio.

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Il Francesco “fazioso”

L’intervista di papa Francesco a Che tempo che fa? Oltre all’inopportunità di un qualsiasi Romano Pontefice a partecipare alle trasmissione televisive (non dimentichiamo che la prima intervista rilasciata da un Pontefice risale a Leone XIII a Le Figarò…), soprattutto se faziose di nome e di fatto, è necessario aggiungere qualcosa sulle parole dette dall’attuale papa regnante nel “salotto” di Fabio Fazio, o meglio, sugli argomenti che non ha voluto affrontare.

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26 marzo 2013: Ho sostenuto per anni che il prossimo Papa sarebbe stato un gesuita

Quanto segue lo abbiamo tratto da un vecchio articolo del 26 marzo 2013, dal sito seven-network e da noi tradotto dall’inglese. L’articolo non c’è più in rete, ma noi lo riteniamo utile (e non necessariamente del tutto condivisibile) per approfondire alcuni passaggi dei quali abbiamo trattato in gran parte nei nostri editoriali. Premesso che non seguiamo le così dette “profezie di Nostradamus”, riteniamo tuttavia utile “non disprezzare tutte le profezie” (cfr.1Tess.5,20), ma di “trattenere ciò che è buono” e che, detto seguendo l’interpretazione dei Padri della Chiesa, non significa ciò che riteniamo buono “noi” nel senso di gradevole o piacevole, convenevole, ma dove il “buono” sta PER VERO, trattenere ciò che c’è di vero…

  • Se poi siamo capaci di trarre qualcosa di buono dagli scrittori pagani, nessuno ce lo impedisce. Diventiamo come saggi banchieri che accumulano monete buone e autentiche e scartano quelle false. Accogliamo i discorsi bellissimi, ma gettiamo ai cani le storie assurde su dèi ridicoli. Infatti dai primi potremo ricavare moltissima forza contro queste…” (san Giovanni Damasceno in La fede ortodossa, PG 94)

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Caro cardinale Sarah: se il suo parlare è “sì, sì e no, no”, non serve giustificarsi

Delle volte il fuoco nel cuore, manda fumo alla testa…” (antico proverbio)

Cari Amici, l’estate è diventata anche il tempo dell”Afa teologica…” come scrivemmo qui, esattamente un anno fa… e prima di chiudere il sito per la pausa estiva, riaprendo i battenti (a Dio piacendo) dopo il 23 agosto, a meno che non vi siano notizie urgenti, non possiamo ignorare alcuni contenuti dell’intervista del cardinale Sarah.

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Quale è il punto di rottura tra Bergoglio e i suoi Predecessori?

Il rischio è di pensare o parlare di Cristo come se egli fosse un individuo umano come siamo noi. Forse un giorno ci capiterà quello che san Girolamo racconta dei cristiani del IV secolo: ad un certo punto si svegliarono e scoprirono di pensare tutti più o meno come pensava Ario… svegliarsi ariani…

Con queste riflessioni ricordiamo a tutti i nostri Lettori che siamo anche noi in procinto di allentare gli editoriali per via del periodo estivo. Gli aggiornamenti andranno a rilento per poi riprendere in modo più costante dopo il 25 agosto. Ne approfittiamo per auspicare a tutti un periodo fruttuoso per sante letture, preghiera e arricchimento dello spirito.

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Francesco fa notizia perché la notizia è Bergoglio e non Gesù il Cristo

Continuando i ragionamenti sviluppati in questo precedente editoriale: Sei anni di colpi di scena: ma nulla da festeggiare, occorre ora procedere facendo un passetto indietro per tentare di capire la situazione attuale. Ci faremo aiutare da un libro non certo “contro” papa Francesco, al contrario, è un libro che ne esalta la teologia (ma non dice quale è); le virtù… la politica (filo sudamericana), fino all’affermazione e riconoscimento di un magistero completamente NUOVO e senza dubbio SCOLLATO e scardinato dalla Tradizione della Chiesa. A dirlo sono i “suoi Amici“, mica noi!

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Sei anni di colpi di scena: nulla da festeggiare!

Sei anni di colpi di scena: ma non si vuole riconoscere che Bergoglio sta gesuitizzando la Chiesa che “non è la sua madre” come ha recentemente affermato…. Così, oggi 8 marzo Festa della Donna, vogliamo invece ONORARE LA NOSTRA SANTA MADRE CHIESA da ogni tentativo di adulterazione, profanazione, prostituzione e falsificazione.

Correva l’anno 1999 quando, durante il sinodo dei vescovi dedicato all’Europa, il cardinale arcivescovo di Milano, il gesuita Carlo Maria Martini (deceduto nel 2012), pronunciò un discorso che fece discutere. Egli fece intendere che la Chiesa aveva bisogno – secondo lui – di convocare un nuovo concilio ecumenico perché vi erano diverse questioni che dovevano essere affrontate urgentemente e che non erano state discusse al Vaticano II.

Quali erano tali questioni? Le elencò lo stesso Martini: la posizione della donna nella Chiesa, la partecipazione dei laici ad alcune responsabilità ministeriali, la sessualità, la disciplina del matrimonio, la prassi penitenziale, i rapporti ecumenici con le Chiese sorelle, il rapporto tra leggi civili e leggi morali. In tema di celibato sacerdotale, per esempio, si segnalava una dichiarazione del cardinale Martini sulla Presse nel marzo 2010: «l’obbligo del celibato per i preti dovrebbe essere ripensato»: e le «domande fondamentali della sessualità devono essere riformulate». Ogni vero cattolico sa che si tratta di falsi problemi, perché la Dottrina della Chiesa ha già dato tali risposte definitivamente. È interessante però rilevare che quest’elenco è l’ordine del giorno del pontificato di papa Francesco.

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Ratzinger disse che la Chiesa non è “democrazia-sinodale”, ma non l’hanno ascoltato

“Siccome la Chiesa non è così come appare nei sogni, si cerca disperatamente di renderla come la si desidererebbe: un luogo in cui si possano esprimere tutte le libertà, uno spazio dove siano abbattuti i nostri limiti, dove si sperimenti quell’utopia che ci dovrà pur essere da qualche parte.” (Ratzinger 1990)

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