In Myanmar papa Francesco “consacra” la religione laica

Cari Lettori, di proposito non commenteremo il viaggio di papa Francesco in Myanmar per due semplici ragioni: la prima è che non ci riguarda per il semplice fatto che gli annunci dati in precedenza a questa visita, miravano già ad una visita “LAICA” non un viaggio “apostolico” anche se il papa incontrerà pure la comunità cattolica. La seconda ragione è che già i primi discorsi sono chiarissimi su questa RELIGIONE LAICA di papa Francesco, intesa come una sorta di “religione mondiale” e per tanto, in quanto cattolici, la cosa non ci riguarda. Affronteremo poi degli editoriali ma più avanti. Ora per la cronaca ci affideremo agli esperti vaticanisti.

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Un teologo scrive a papa Francesco: c’è caos nella Chiesa, e lei ne è una causa

Padre Thomas G. Weinandy è teologo tra i più noti e stimati e vive a Washington nel Collegio dei Cappuccini, l’ordine francescano al quale appartiene. Lo scorso mese di maggio, mentre si trovava a Roma per una sessione della commissione, sentì sbocciare in sé l’idea di scrivere a Francesco una lettera aperta. Pregò a lungo, anche sulla tomba di Pietro. Chiese a Gesù di aiutarlo a decidere se scrivere o no la lettera e di dargli a tal fine un segno… E il segno arrivò il giorno dopo, identico a quello che lui stesso aveva invocato nella preghiera. Confortato dal Cielo, padre Weinandy scrisse dunque la lettera. A metà estate la fece arrivare a papa Francesco. E oggi, festa di Tutti i Santi, la rende pubblica, negli Stati Uniti sul portale di informazione religiosa Crux e a Roma, in quattro lingue, su Settimo Cielo.

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Il mito del “pueblo”. Francesco svela chi glielo ha raccontato

Quella di essersi affidato per sei mesi a una psicoanalista ebrea non è l’unica rivelazione inedita fatta da papa Francesco al suo intervistatore Dominique Wolton, nel libro uscito in Francia ai primi di settembre. A metà del primo capitolo Jorge Mario Bergoglio fa anche per la prima volta il nome dell’antropologo che gli ha ispirato la sua concezione di “popolo”.

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Un papa “a bassa intensità”, come i tempi comandano

Da buon gesuita moderno, Bergoglio asseconda d’istinto i segni dei tempi. Non prova nemmeno ad arginare la crescente diversificazione interna alla Chiesa. Anzi, la incoraggia.

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L’uomo che doveva essere eletto papa

L’operazione che ha prodotto il “fenomeno Francesco” nasce da molto lontano, addirittura dal 2002: ha saggiato il terreno nel conclave del 2005 ed è andata in porto in quello del 2013.

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Rivisitazioni. Dodici anni fa Bergoglio non aveva i dubbi di oggi

A nessuno dei dubia papa Francesco ha finora dato risposta. Ma se tornasse indietro nel tempo, a quando era il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, le risposte le darebbe. Sicure e rassicuranti. Nell’ottobre del 2004 si tenne a Buenos Aires, in occasione dell’inaugurazione della Cátedra Juan Pablo II presso la Pontificia Universidad Católica Argentina, un congresso teologico internazionale di approfondimento proprio della Veritatis splendor.

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Le nomine dei vescovi nell’era di Francesco

Le nomine dei vescovi sono il principale strumento con cui papa Francesco rimodella la gerarchia della Chiesa. Alcune nomine gli stanno talmente a cuore che non esita a saltare tutti i passaggi procedurali e fare lui tutto da solo.

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“La barca di Pietro è senza timone”. Ventitré studiosi di cinque continenti rilanciano l’appello dei quattro cardinali al papa

Sandro Magister riceve e pubblica.

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