“La Profuga”… Madre di Dio, profugo anch’Egli – orate pro nobis…”

“Al ciel, al ciel, al ciel andrò a vederla un dì”, dice uno dei più bei canti mariani della Tradizione. Ma ormai il Cielo non è più la meta, anzi la patria, di molti battezzati. Addirittura si vuole trascinare su questa terra la Madre di Dio, come dice il canto Santo Maria del cammino: “Vieni, Maria, qua giù”. Così l’umile fanciulla di Nazareth tale deve rimanere, per essere sfruttata ad uso e consumo delle ideologie moderniste. Ma quale altra creatura, in Cielo e in terra, ha potuto proclamare: «D’ora in poi tutte le generazione mi chiameranno Beata», se non Colei che è tutta di Dio? La Beata Vergine Maria è del Cielo e dal Cielo viene per portarci in Cielo, come ha detto ai tre pastorali di Fatima. Il minimalismo mariano — purtroppo una delle tante caratteristiche di questo pontificato — è blasfemo. Punto.

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Buon cattolico a chi?

Il nostro editoriale sulle indiscrezioni dell’incontro fra papa Francesco e Joe Biden, i quali essendo entrambi gesuiti di formazione, hanno un concetto non cattolico di chi sia il buon cattolico.

Finalmente c’è stato. Cosa c’è stato? Il tanto atteso incontro fra “i due cattolici più importanti del mondo”. Così infatti sono definiti dai mass-media liberal (cioè radical-chic) Francesco, 266° Romano Pontefice, primo gesuita ad essere eletto al soglio di Pietro, e Joe Biden, 46° presidente degli Stati Uniti d’America, secondo non protestante a ricoprire tale carica dopo John F. Kennedy.

Non si trattava del loro primo incontro, perché Biden era già stato ricevuto qualche volta dal papa regnante durante il suo mandato di vice-presidente nell’amministrazione di Barak Obama.

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La “Chiesa diversa” di papa Francesco. La “peste nera” si diffonde…

È impossibile capire il pontificato di Francesco, nonché il suo progetto di “Chiesa diversa” (parole da egli stesso dette il 9 ottobre e che approfondiremo in quest’articolo), senza comprendere la mentalità dell’uomo e del gesuita Jorge Mario Bergoglio, la cui matrice è intrinsecamente moderna, perciò – purtroppo per lui e per tutti i battezzati – modernista.

Non è da sottovalutare l’affermazione di Benedetto XVI, per l’Anno della Fede 2012-2013 che affermava esattamente il contrario: “I Padri conciliari non potevano e non volevano creare una Chiesa nuova, diversa. Non avevano né il mandato né l’incarico di farlo. Erano Padri del concilio con una voce e un diritto di decisione solo in quanto vescovi, vale a dire in virtù del sacramento e nella Chiesa sacramentale. Per questo non potevano e non volevano creare una fede diversa o una Chiesa nuova o diversa...” (clicca qui per il testo integrale ed originale)

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Né romano, né burino…

Con il termine burino, in dialetto romanesco, viene designato il contadino, il campagnolo e, in senso più esteso e moderno, una persona con forma e modi da provinciale. Un’altra accezione, in senso lato, è quella di una persona rozza e volgare, che in dialetto romanesco è però definita soprattutto dal termine “coatto”. Il coatto non deve essere confuso con il “burino”…
Insomma, “secondo un’etimologia spesso attribuitale popolarmente, essa sarebbe da far risalire ad un modo con cui venivano ipoteticamente chiamati i pastori venditori di burro – per l’appunto buro secondo la dizione romanesca – in attività per le strade dell’Urbe, provenienti dalle campagne fuori città e quindi associati col passare del tempo alla figura del rozzo zoticone.
Un’ipotesi alternativa avanzata per l’origine del termine, senz’altro fondata quantomeno sulla scorta di fonti documentali che ne consentirebbero una ricostruzione etimologica meno aleatoria, sarebbe quella che invece la farebbe derivare dal termine bure, ossia al manico dell’aratro, utilizzato nei secoli addietro per indicare sineddoticamente i braccianti della Romagna, regione per svariati secoli facente parte proprio dei dominii dello Stato Pontificio, ingaggiati di frequente come lavoratori stagionali nell’Agro romano. Infatti, lo stesso telaio dell’aratro era chiamato spesso e volentieri burino nell’Italia del passato”.
Dulcis in fundus, ma chi è il vero romano? Ci vuole il bollino di romano doc. Quello spetta a pochi, pochissimi. Per essere un romano doc, si dice, bisogna essere de Roma da sette generazioni, sia da parte di madre che di padre. Sennò nulla da fare. E dunque, non è questo il genere che ci interessa per essere “romano doc”. Il senso è assai più antico di sette generazioni, è qualcosa di più spirituale e per la quale appartenenza non basta neppure il Battesimo per mezzo del quale – rigenerati – siamo membra ROMANE della Chiesa una, santa cattolica, apostolica e romana. Per essere romani doc occorre vedere e amare Roma come l’ha vista e amata Gesù Cristo.

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Don Pagliarani analizza il pontificato di Francesco

In occasione dell’ottavo anniversario dell’elezione di papa Francesco, pubblichiamo un’intervista di Don Davide Pagliarani, superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, in chi viene analizzato attentamente questo pontificato, offrendo molti spunti di riflessione per tutti. Ricordiamo, dal canto nostro che, riguardo al “papa Francesco che si è arreso al mondo” ciò va dato quale responsabilità al Concilio del quale, Bergoglio, è il frutto…. La Gerarchi dell’epoca si arrese al mondo e ciò che sta accadendo oggi sono questi frutti.

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Ecco i miei dubia. Radio Spada intervista Aldo Maria Valli

L’articolo di Aldo Maria Valli intitolato Roma senza Papa ha suscitato diverse reazioni in Italia e nel mondo intero, essendo stato tradotto in varie lingue. Purtroppo però i più si sono fermati al titolo, buttandola sul sedevacantismo, mentre invece l’Autore voleva — come ha precisato — mettere in risalto «quale tipo di Dio ci viene proposto da Bergoglio. A mio modestissimo parere, ci propone un dio sminuito, un dio annacquato, un dio che non è padre ma compagno». Per spiegare meglio il suo pensiero, il dottor Valli ha rilasciato un’intervista a Radio Spada, che proponiamo ai nostri lettori, per far riflettere meglio sul fatto che la crisi nella Chiesa non comincia — né tanto meno finirà — con questo pontificato.

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Da quando i papi ricorrono alle interviste per sensibilizzare l’opinione pubblica?

Francesco usa i mass-media per sondare il popolo cristiano sui cambiamenti che vuole imporre con la prassi.

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Mons. Aguer: Già da cardinale Bergoglio voleva le unioni civili

Il vescovo argentino Aguer racconta alla Bussola un aneddoto che spiega la frase di Papa Francesco «mi sono battuto per questo» nel corso dell’intervista sulle unioni civili per i gay: «Nel 2010 noi vescovi argentini prendemmo una posizione sul matrimonio egualitario voluto dal govenro Kirchner. Bergoglio propose di regolamentare con le unioni civili, ma ci opponemmo e votammo contro la sua proposta». Secondo il vescovo emerto di La Plata è un’opinione radicata nel pensiero di Bergoglio, ma «non può essere magistero e accettarla per papolatria non è sano per un cattolico».

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Mons. Schneider: La “Fratelli tutti” sacrifica il nuovo Adamo per il vecchio

Abbiamo tradotto quest’ottima intervista che S. E. mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan, ha rilasciato al giornale americano The Remnent sull’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco.

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Fratelli tutti. E di nessuno.

Il 3 ottobre ad Assisi papa Francesco firmerà la sua nuova enciclica: Fratelli tutti. Sulla fraternità e l’amicizia sociale. In attesa del testo completo, concentriamoci sul titolo.

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