19 maggio a Roma: Marcia per la Vita

Condividiamo l’iniziativa, il programma e l’intervista a Virginia Coda Nunziante, la presidente della Marcia per la vita, dal sito di Corrispondenza Romana, qui.

Riguardo al programma e alla Marcia, qui nel sito ufficiale troverete tutto il necessario per partecipare. Per chi proprio non può partecipare fisicamente, si unisca con un bel Rosario, con la Preghiera….


«A Roma marceremo per la vita contro l’aborto e L’eugenetica». Intervista a Virginia Coda Nunziante apparsa su La Verità

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Virginia Coda Nunziante è la presidente della Marcia per la vita, il grande evento «pro life» che il prossimo 19 maggio animerà le strade di Roma. L’appuntamento è per le 14.30 in piazza della Repubblica, nella Capitale, e saranno in molti a presentarsi. Anche perché questa edizione della marcia è particolarmente importante. «I temi centrali di quest’anno sono tre.

Tanto per cominciare, sono passati quarant’anni dall’entrata in vigore della legge 194, con il suo bagaglio di quasi 6 milioni di bambini abortiti. Questo è il primo tema forte, vogliamo far aprire gli occhi ai cittadini su questa tragedia».

Proprio in vista della marcia, l’associazione Citizengo ha affisso alcuni manifesti contro l’aborto per le strade di Roma. E subito sono partiti gli appelli al sindaco Virginia Raggi per rimuoverli, come accaduto qualche mese fa.

«Sì, è già accaduto una volta. Anche in questo caso si sono scatenati subito i gruppi femministi, ed è probabile che il sindaco farà togliere anche questi manifesti. Sono cose che fanno riflettere sulla libertà di espressione che abbiamo oggi. Numeri alla mano, quel che sostiene Citizengo (ovvero che l’aborto è la principale causa di femminicidio nel mondo, ndr), è la pura verità. Ma viene negata la possibilità di far conoscere questa verità all’opinione pubblica. È la dittatura del pensiero unico. La marcia, però, non possono impedirci di farla, così manifesteremo nella pubblica piazza la nostra protesta, per mostrare a tutti fatti e numeri reali».

Sono passati 40 anni dall’entrata in vigore della 194. Nei mesi scorsi varie associazioni di sinistra e pure ex ministri come Livia Turco hanno protestato. sostenendo che in numerosi casi italiani il «diritto all’aborto» non sia garantito, poiché ci sono troppi obiettori e la pillola abortiva non è abbastanza diffusa.

«Io penso che di obiettori dovrebbero essercene ancora di più. Resta però inaccettabile che Regioni come il Lazio facciano dei bandi per assumere negli ospedali pubblici medici non obiettori. È una evidente discriminazione. In ogni caso, purtroppo, in Italia si può andare ad abortire più o meno ovunque. Campagne come quelle che ha citato sono un pretesto per diffondere ulteriormente la pillola abortiva, che infatti è stata liberalizzata. Le vendite della pillola del giorno dopo e quelle della pillola dei 5 giorni dopo sono quadruplicate. Si tratta di un dramma anche peggiore dell’aborto chirurgico, perché con la pillola la donna è totalmente sola».

In ogni caso, gli obiettori sono tantissimi. E gli aborti sono in calo, nel nostro Paese, specie nelle giovani generazioni. Segno che forse qualcosa sta cambiando rispetto al passato.

«Si, è vero. Mi è capitato di parlare di persona con medici e infermiere che hanno lavorato in reparti in cui si praticano aborti. Dicono cose che fanno molto riflettere. Il dover uccidere ogni giorno dei bambini cambia il tuo approccio, il tuo carattere, fa nascere crisi di coscienza. Sono gli stessi medici a rendersi conto che non è possibile farlo per un lungo periodo».

Sempre a proposito di aborto, il 25 maggio ci sarà il referendum in Irlanda.

«I nostri amici pro life irlandesi sono tutti al lavoro per far si che non succeda nel loro Paese ciò che è successo qui 40 anni fa. Noi abbiamo visto che drammi si sono prodotti, loro stanno facendo di tutto per scongiurarli».

È curioso il fatto che celebrità che si dicono cattoliche, come Bono degli U2, si siano schierati a favore dell’aborto.

«Guardi, nel mondo cattolico oggi c’è una grandissima ipocrisia. Queste personalità si piegano al politicamente corretto, a quello che i mass media ci propongono come unico modo per “lasciare libertà alla donna” eccetera. Ormai tutto questo è entrato anche nella mentalità cattolica. Noi ci scontriamo sovente con queste idee, ed è proprio questa ipocrisia di alcuni cattolici che vogliamo denunciare. L’aborto è, in qualsiasi caso, l’uccisione di un bambino innocente».

Qual è il secondo tema che intendete affrontare durante la marcia?

«L’eugenetica. Viviamo in un’epoca in cui questa è praticata in maniera chiara. Noi denunciamo l’eliminazione dei bambini Down. Denunciamo l’eliminazione dei ragazzi con malformazioni. Avremo molte testimonianze in proposito».

Quando parla di eugenetica è difficile non pensare a casi come quello di Alfie Evans.

«Esatto. Siamo di fronte a uno Stato che si arroga il diritto di decidere se una vita è degna di essere vissuta oppure no. Questa è una logica da totalitarismo, dello Stato che pretende che i figli siano sua proprietà. Prima parlavo di eugenetica prima della nascita, ma è evidente che c’è anche dopo, nel momento in cui lo Stato può decidere che la vita di un bambino è ‘futile’, come è stato detto nel caso di Alfie. Vogliamo evitare che in Italia si arrivi a situazioni di questo genere, vogliamo riaffermare il diritto alla vita contro le imposizioni da Stati totalitari».

Il terzo tema affrontato dalla marcia quale sarà?

«Il fine vita. Avremo una bella testimonianza della madre di un ragazzo francese che si chiama Vincent Lambert. Da dieci anni è in stato vegetativo, i medici vogliono togliergli alimentazione e idratazione. I genitori hanno vinto un primo processo e ora hanno impedito che ciò avvenisse».

Anche questo è un tema caldo, visto che da poco è stato approvato il testamento biologico.

«Le legge sulle Dat prepara l’eutanasia a tutti gli effetti. Vogliamo dire no fin da subito a leggi che permettono l’eutanasia».

In questi giorni, dopo la decisione del sindaco di Torino, Chiara Appendino, di registrare all’anagrafe i figli di coppie gay, si è tornato a discutere pure di utero in affitto.

«É la più grande schiavitù di questo secolo. La vita umana diventa frutto di un desiderio personale che deve essere subito realizzato. In questo modo, il figlio diventa un oggetto. Senza considerare, poi, lo sfruttamento della donna, il cui corpo viene utilizzato e quasi distrutto per soddisfare desideri molto egoistici. È una forma di sfruttamento ipocrita e subdola». (La Verità, 16 maggio 2018)

 

Vescovi traditori che mirano solo al potere e a compiacere il re

La battaglia contro Dio, il Signore nostro Gesù Cristo e la Sua Sposa, la vera Chiesa, si è scatenata. Le lobby vincono, guadagnano terreno, mirano al potere assoluto nella Chiesa manipolando la Sacra Scrittura e il Magistero stesso della Chiesa. Oggi è la volta di un vescovo che non credevamo capace di tradire così sfacciatamente la Sposa di Cristo, l’insegnamento della Chiesa, parliamo di mons. Massimo Camisasca i cui fatti sono stati ben descritti e riportati da Riccardo Cascioli che invitiamo a leggere per capire cosa stanno facendo.

Eventi gravissimi, fatti molto gravi denunciati per altro, in molti articoli anche dai Padri dell’Isola di Patmos, che da anni mettono in guardia da queste lobby. Editoriale di fuoco quanto segue, perché non si può più tacere e siamo dentro la Novena allo Spirito Santo, quello vero, non quello schizofrenico che ora ascolta il Padre e il Figlio, e un’altro giorno diventa servo del peccato e delle derive degli uomini!

Una volta si diceva che l’anzianità portava saggezza, ma a quanto pare oggi porta demenza senile, invecchiamento precoce del sacro timor di Dio – se mai l’abbiano avuto prima – sostituito da una strafottenza senza precedenti, arricchita da una scomparsa dei sensori dei freni inibitori! Capaci persino di contraddirsi, senza batter ciglio, senza scomporsi, senza più vergogna. Riporta infatti Cascioli che la deriva di Camisasca scandalizza ulteriormente dal momento che è proprio l’avversario di Cristo a fargli pubblicità:

  • “Il motivo della sorpresa è tutto nelle parole che il consigliere comunale del PD, Dario De Lucia, ha affidato alla sua pagina Facebook, ricordando in modo colorito la parabola di Camisasca: da critico delle teorie gender, sostenitore delle Sentinelle in Piedi e dell’apostolato dell’associazione Courage (che propone per le persone con tendenze omosessuali percorsi coerenti con la dottrina della Chiesa) a celebrante di una veglia contro l’omofobia nonché censore di quelle associazioni che intendono proporre preghiere di riparazione.”

Omofobia di che? Un termine che non esiste, inventato da questa cultura dell’ignoranza e della depravazione mentre, un vescovo serio, dovrebbe fare veglie di suppliche e preghiere contro la Cristianofobia!! Se in molti editoriali abbiamo parlato dell’ignavia, del silenzio dei prelati contro la deriva culturale cristiana, contro il silenzio dottrinale, eccoci smentiti ma per motivi opposti.

18160433_105689779972502_7352785033507110912_nSi parla a sproposito, si parla contro la Legge naturale che è LEGGE DIVINA, arrivando ad affermare, spudoratamente, che DIO HA SBAGLIATO, leggete qui se l’avete dimenticato, quando ha creato un uomo che sente di voler diventare donna, e che “l’omosessuale” lo ha “voluto Dio”!

BARBARI E BESTEMMIATORI!!! Convertitevi prima che sia troppo tardi. Dio NON sbaglia mai!!! Dio ha creato l’Uomo – MASCHIO E FEMMINA – perché fossero complementari con la Grazia distribuita gratuitamente da Gesù che ha pagato con la Sua vita questa gratuità! Dio non ha creato il male, il peccato, la perversione, le patologie, le lobby, che sono le conseguenze del PECCATO ORIGINALE che avete dimenticato! Dio non ha creato le CATEGORIE, non ha generato l’omosessualità.

Ecco cosa insegnava già a suoi tempi, contro la superbia di chi difendeva l’omosessualità, il grande Dottore della Chiesa san Pier Damiani nel suo Liber Gomorrhianus, presentato alle stampe dal professore Roberto de Mattei, dice:

  • “E poichè discutendo a lungo, abbiamo dimostrato senza dubbio come il Signore stesso rifiuti i sacrifici degli impuri (sta parlando dei sodomiti) e li proibisca esplicitamente, di cosa ci meravigliamo noi peccatori, se gli impuri non danno ascolto al nostro richiamo? Se il cuore di pietra di questi mascalzoni non dà peso al comando della stessa voce di Dio, che c’è di strano se non dà retta a noi, che siamo solo polvere? Ragion per cui, chi disprezza i reverendi concili dei santi Padri, chi non si cura dei precetti degli apostoli e dei loro successori, chi non ha paura di trascurare le norme del diritto canonico, chi sottovaluta il potere della stessa autorità di Dio, bisogna almeno che pensi molto bene al giorno in cui sarà chiamato in giudizio: può star certo che quanto più gravemente pecca (e non si converte), tanto più duramente sarà giudicato (fino a meritare l’inferno eterno..)”

Ma come fanno questi vescovi a diventare così ciechi di punto in bianco? Alcuni come Lorefice vengono già da una formazione culturale corrotta e perversa altri, come Camisasca, si adeguano, preferiscono stare dalla parte dei vincitori, delle lobby, dei poteri forti, il tutto non lo inventiamo noi, ma lo spiegava già san Paolo:

  • Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. (…) per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità.”(2Tess.2,1-12)

A causa della loro superbia è Dio stesso che pone sul loro cuore un velo “di inganno” ma sia chiaro, la colpa NON è di Dio, ma a causa della loro superbia. Per capire la Verità bisogna stare e restare inginocchio a supplicare Dio di salvarci e di aiutare l’uomo a salvarsi, non di compiacerlo nelle sue aberrazioni! Questa è la Parola di Dio che non viene più letta nelle chiese, o viene manipolata fino ad affermare che Sodoma non venne affatto distrutta e che “sodomia” non è il peccato contro natura, leggete qui se lo avete dimenticato. Questa la GIUSTIZIA DI DIO che si è cancellata dalla nuova pastorale! Leggiamo cosa affermava ancora san Pier Damiani nel testo sopra citato:

  • E’ chiaro che, se è possibile giustificare questo tipo di perdizione (la sodomia), chi più andrebbe perdonato di quell’eremita che peccò senza rendersene conto, che cadde per l’inesperienza dell’ingenuità, per la quale aveva ritenuto quell’operazione un semplice adempimento naturale?”

San Pier Damiani sta parlando del fatto di un eremita che peccò gravemente di sodomia, ingenuamente, ritenendo fosse lecito soddisfare un istinto del tutto naturale, ma non venne giustificato da Dio che lo condannò. Un angelo apparve al padre del deserto, che piangeva per la morte dell’eremita, ignaro della sua sorte, spiegandogli il motivo: “Non essere angosciato: costui (l’eremita)  anche se fece molte cose buone, ha macchiato tutto con quel vizio che l’Apostolo chiama impurità.(Rm.1,24)” e per questo venne condannato all’inferno.

E cosa fanno questi vescovi stolti ed ebbri di potere? Fanno la stessa cosa, giustificano il peccato, con la scusa di amare il peccatore. Ma il modo in cui Gesù amò il peccatore, noi peccatori, è del tutto diverso, o forse ch’Egli istituiva veglie di preghiere per difendere IL PECCATO E LA PERVERSIONE degli uomini?

_0030 bergoglio e la maschera 4Mons. Camisasca è giunto persino a falsificare i Documenti della Chiesa. Lo spiega bene Cascioli, leggetelo. Arrivare ad affermare che Ratzinger appoggerebbe e sosterrebbe queste iniziative non solo è diabolico e perverso, ma si ignora bellamente il famoso Angelus dell’Anno giubilare Duemila quando, a Roma, si tenne il  primo gay-pride e Giovanni Paolo II non potè accettarlo, ecco le sue parole:

  • “Un accenno ritengo, poi, doveroso fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi.
  • A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l’affronto recato al Grande Giubileo dell’Anno Duemila e per l’offesa ai valori cristiani di una Città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo.
  • La Chiesa non può tacere la verità, perché verrebbe meno alla fedeltà verso Dio Creatore e non aiuterebbe a discernere ciò che è bene da ciò che è male.” (Angelus 9.7.2000)

Che cosa è accaduto da allora? Che da una palese condanna a queste manifestazioni sodomite, siamo giunti alle VEGLIE DI PREGHIERA AFFINCHE’ AVVENGANO!!!

Folli! Bestemmiatori! Vescovi traditori!! Vergognatevi! Convertitevi prima che sia troppo tardi!

Infine, Camisasca dimentica, o peggio manipola, la famosa Lettera ai Vescovi voluta da Giovanni Paolo II e firmata dall’allora cardinale Ratzinger, proprio sul come affrontare la delicata questione. La Lettera, del 1986, parla già profeticamente di CURA, NON DI APPROVAZIONE di questo status che non esiste!

Perdonateci la lunga citazione che segue da questa Lettera, ma che è fondamentale per capire il TRADIMENTO di questa neo-chiesa e di questi vescovi, e con queste parole ufficiali concludiamo e chiediamo a tutti di PREGARE INCESSANTEMENTE per questi vescovi, affinchè si ravvedano e Dio tolga dal loro cuore il velo della superbia che li sta accecando.

  • Tuttavia oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all’interno della Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti omosessuali. Quelli che, all’interno della comunità di fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa. Ora questi gruppi esterni sono mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo. Essi manifestano, anche se non in modo del tutto cosciente, un’ideologia materialistica, che nega la natura trascendente della persona umana, così come la vocazione soprannaturale di ogni individuo.
  • I ministri della Chiesa devono far in modo che le persone omosessuali affidate alle loro cure non siano fuorviate da queste opinioni, così profondamente opposte all’insegnamento della Chiesa. Tuttavia il rischio è grande e ci sono molti che cercano di creare confusione nei riguardi della posizione della Chiesa e di sfruttare questa confusione per i loro scopi.
  1. Anche all’interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l’insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l’egida del Cattolicesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale. Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione.
  • È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. Il fine di tale azione è conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui l’omosessualità è almeno una realtà perfettamente innocua, se non totalmente buona. Benché la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in considerazione le proporzioni del rischio, che vi è implicato.
  • La Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto mantiene ferma la sua chiara posizione al riguardo, che non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento.”

AGGIORNAMENTI che invitiamo a leggere qui a firma del dott. Stefano Fontana:

Omofobia, la pretesa di pregare per una imposizione

L’adesione di vescovi alle veglie contro l’omofobia ha qualcosa di incredibile. Sia dal punto di vista dottrinale che pastorale. Il concetto di omofobia è ideologico e come si può fare una veglia contro qualcosa di ideologico? Se guardiamo poi alla realtà intorno a noi, ci chiediamo dove sia tutta questa omofobia contro la quale alcuni vescovi si sentono chiamati a presiedere veglie di preghiera. Oggi, al contrario, ad essere discriminata è l’eterosessualità.

Il concetto di omofobia è ideologico e come si può fare una veglia contro qualcosa di ideologico? L’omofobia è una costruzione concettuale e linguistica tendente a paragonare il cosiddetto “odio” contro gli omosessuali al cosiddetto “odio” contro gli stranieri (xenofobia), oppure a quello contro le altre etnie (razzismo). Il concetto quindi equipara l’essere omosessuale con l’essere straniero o con l’essere di pelle nera o gialla. In questo modo l’omosessualità diventa naturale e qualsiasi critica contro di essa si trasforma in violenza omofoba. Inoltre tende a considerare violenza la stigmatizzazione dei comportamenti omosessuali, l’opposizione a proteggerli e promuoverli per legge, l’idea di ogni giusta discriminazione nei confronti delle persone praticanti l’omosessualità. L’espressione “giusta discriminazione” nasce indirettamente dal magistero della Chiesa secondo cui le persone omosessuali non devono essere sottoposte a “ingiusta discriminazione”, il che fa pensare che esista una giusta discriminazione.

Se guardiamo poi alla realtà intorno a noi, ci chiediamo dove sia tutta questa omofobia contro la quale alcuni vescovi si sentono chiamati a presiedere veglie di preghiera. Oggi, al contrario, ad essere discriminata è l’eterosessualità. Le fiction televisive sono farcite di situazioni omosex, hotel e locali gay-fiendly si moltiplicano, la sessualità sterile è promossa mentre quella fertile viene scoraggiata, moltissimi Stati, tra cui l’Italia, equiparano totalmente le coppie omosessuali e quelle eterosessuali sul piano giuridico, sociale e politico, c’è una dittatura omosessualista che impedisce di dire la propria sulla verità dell’omosessualità e perfino gli ordini professionali – dagli psicologi ai giornalisti –  impongono di parlarne solo in un certo modo, i rapporti internazionali descrivono l’Italia come uno dei Paesi maggiormente aperto ai gay al mondo, le lobby gay rendono la situazione omosessuale qualcosa di profittevole nel lavoro o nella carriera. L’omofobia, oltre ad essere una creazione ideologica come concetto, è anche una invenzione imposta. Perché si deve fare una veglia di preghiera per una invenzione imposta?

All’esistenza di limitati casi di violenza fisica o psicologica contro le persone omosessuali fa riscontro invece una sistematica forma di discriminazione culturale, economica, fiscale perfino, contro la coppia eterosessuale e specialmente contro quella aperta alla vita. Nelle diocesi nessuna veglia per la famiglia o per la vita, ma veglie contro l’omofobia.

Spesso si distingue tra la persona omosessuale, che merita tutto il nostro rispetto, e l’omosessualità come tendenza disordinata e da condannare moralmente, sostenendo che le veglie contro l’omofobia riguardano il primo aspetto e non il secondo. Ciò però non tiene conto che il rispetto per la persona riguarda la sua interiorità e non la sua situazione oggettiva pubblica. Fare una veglia contro l’omofobia confonde i due piani: se la persona merita rispetto quanto alla sua situazione personale di coscienza che a nessuno è dato di giudicare. non merita però rispetto la sua posizione pubblica. E’ la distinzione tra persona omosessuale e gay. La persona che rende pubblica la propria omosessualità, sotto questo aspetto merita di essere stigmatizzata. La stigmatizzazione non riguarda un giudizio sulla coscienza della persona, ma la sua situazione pubblica disordinata. Non si tratta di attribuire alla persona la sua imputabilità e, di conseguenza, colpirla o punirla; si tratta di rifiutare un riconoscimento pubblico all’esercizio della omosessualità da parte della persona omosessuale.

Il pastoralismo oggi intende la condanna della dimensione pubblica delle situazioni disordinate come una mancanza di rispetto per la persona. È quanto avviene anche per i divorziati risposati. Nessuno esprime su di loro un giudizio di imputabilità personale, ma questo non toglie che la loro situazione pubblica sia oggettivamente e materialmente disordinata e quindi da condannare. Il pastoralismo, nell’ansia di fuggire l’accusa di non rispettare le persone dando un giudizio sulla loro coscienza, finisce per negare la possibilità di dare un giudizio morale e religioso sulle situazione oggettive disordinate.

Le veglie presiedute dai vescovi sono cadute nella Giornata internazionale contro l’omofobia, la biforia e la transfobia indetta da organismi per tutt’altri motivi di quelli addotti dalla Chiesa e, anzi, contro di essi, ma la Chiesa ai adegua, usando lo stesso linguaggio. Il pastoralismo spinge a non tenere più conto di una prassi sempre seguita: se le finalità ultime del progetto sono sbagliate non bisogna partecipare nemmeno se qualche loro aspetto è accettabile. Mille volte la Santa Sede non ha firmato progetti di organizzazioni internazionali, condivisibili per alcuni aspetti, proprio perché altri aspetti e soprattutto le finalità ultime non convincevano moralmente. Ora, invece, si accettano i progetti degli altri, espressi con il linguaggio concettuale degli altri, nelle Giornate indette dagli altri nel loro spirito e si spera di addomesticare tutto ciò con la ciliegina del rispetto della persona.

Il pastoralismo invita a tenere ferma la dottrina e a introdurre cambiamenti pastorali che ne implicano un cambiamento. Il direttore Cascioli due giorni fa ha tirato fuori un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1986 che invitava a fare tutt’altro di quanto stanno facendo i vescovi delle veglie. Va tenuto però conto che per il pastoralismo quello rimane vero, ma oggi la situazione è cambiata e, per esigenze pastorali si può non tenerne conto. E’ così che si può essere contemporaneamente ligi alla dottrina e nello stesso tempo contraddirla.

e si legga ancora:
OMO-BENEDIZIONI, LA CONDANNA DI SCHNEIDER di Marco Tosatti

“Impartire una benedizione a una coppia omosessuale significa benedire il peccato non solo degli atti sessuali fuori del matrimonio, ma quello di atti sessuali fra persone dello stesso sesso, cioè benedire il peccato della sodomia, che è considerato da quasi tutta la storia umana e dall’intera tradizione cristiana come un peccato che grida al cielo”. Così il vescovo Athanasius Schneider

 

Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Santa Maria in Astana, ha risposto ad alcune domande poste da Maike Hickson, di OnePeterFive. Ne abbiamo tradotto alcune, che ci sembravano particolarmente adatte alla situazione della Chiesa nel nostro Paese e in Europa, rimandando i lettori all’originale dell’intervista, molto interessante e profonda. Oltre alla benedizione delle coppie omosessuali, il vescovo parla di intercomunione, e di vescovi che non fanno il loro dovere. E dell’omissione di una correzione da parte del Pontefice.

La prima domanda è relativa alla proposta, suggerita da alcuni vescovi tedeschi, di una qualche forma di benedizione per le coppie omosessuali. Su questo punto mons. Schneider ha risposto:

“Impartire una benedizione a una coppia omosessuale significa benedire il peccato non solo degli atti sessuali fuori del matrimonio, ma quello di atti sessuali fra persone dello stesso sesso, cioè benedire il peccato della sodomia, che è considerato da quasi tutta la storia umana e dall’intera tradizione cristiana come un peccato che grida al cielo (Vedi Catechismo della Chiesa Cattolica. N. 1867). Perché tale peccato grida al cielo? Perché annulla, oltraggia e contraddice direttamente la natura della sessualità umana nella mutua complementarità dei due sessi, così come è stata creata dall’infinita saggezza di Dio. Gli atti omosessuali o le relazioni omosessuali sono direttamente contro la ragione e ogni logica, e contro l’esplicita volontà di Dio. Gli atti omosessuali sono intrinsecamente senza senso che uno può paragonarli, per esempio con la sciocchezza di ostruire il meccanismo di una cintura di sicurezza dell’auto, laddove la connessione “lingua” (maschio) è inserita nella parte “fibbia” (connessione femminile). Ogni persona dotata di senso comune può riconoscere l’assurdità di usare una cintura di sicurezza che abbia solo due lingue o due fibbie. Non funzionerà; e in molti casi provocherà la morte perché la cintura non sarà allacciata. Così anche gli atti omosessuali causano morte spirituale e non poche volte la morte fisica a causa dell’estremo rischio di contagio sessuale. Quando dei sacerdoti promuovono la benedizione delle relazioni omosessuali stanno promuovendo un peccato, che grida al cielo, e promuovono un assurdo logico. Quei sacerdoti stanno commettendo quindi un grave peccato e il loro peccato è anche più grave di quello dei partner omosessuali che loro benedicono, perché stanno stando a quelle persone un incentivo a una vita di peccati continui, e gli espongono di conseguenza al rischio della condanna eterna. Quei sacerdoti certamente sentiranno da Dio – al momento del loro giudizio personale – queste gravi parole: “Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te”. (Ezechiele, 3.18). I sacerdoti che stanno benedicendo le pratiche omosessuali stanno reintroducendo un tipo di prostituzione dei templi pagani. Un tale comportamento clericale è simile all’apostasia e ad essi sono pienamente applicabile queste parole della Sacra Scrittura: “Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 4).

Un altro fra i diversi temi toccati nell’intervista riguarda la discussa bozza di sussidio pastorale con cui i vescovi tedeschi propongono, in alcuni casi, di dare la comunione a coniugi protestanti di persone cattoliche, basandosi sul pretesto della grave emergenza spirituale. Ecco l’opinione di mons. Athanasius Schneider:

“Sin dai tempi degli Apostoli (Atti, 2:42) l’integrità della fede (doctrina Apostolorum), la comunione gerarchica (communicatio) e la comunione eucaristica (fractio panis) sono connesse inseparabilmente l’una con l’altra. Ammettendo una persona battezzata alla Santa Comunione , la Chiesa non dovrebbe mai dispensarla dal professare l’integrità della Fede cattolica e apostolica. Non è sufficiente chiederle solamente la fede cattolica nel sacramento dell’Eucarestia (o nel sacramento della Riconciliazione o dell’Unzione degli infermi). Ammettere una persona battezzata alla Santa Comunione, e non esigere da lei come prerequisito indispensabile l’accettazione di tutte le altre verità cattoliche (per esempio i dogmi del carattere gerarchico e visibile della Chiesa, il primato giurisdizionale del Pontefice romano, l’infallibilità del Pontefice romano, dei Concili ecumenici e del Magistero universale e ordinario, i dogmi mariani ecc.) significa una contraddizione alla necessaria unità visibile della Chiesa e alla natura dei Sacramento eucaristico stesso. L’effetto preciso della Comunione eucaristica è proprio la manifestazione della perfetta unione dei membri della Chiesa nel segno sacramentale dell’Eucarestia. Quindi la ricezione stessa della Santa Comunione nella Chiesa cattolica, – anche in casi eccezionali – da parte di un cristiano protestante o di un ortodosso costituisce, in definitiva, una menzogna. Contraddice il segno sacramentale e l’intima realtà sacramentale in quanto essi, i non cattolici ammessi alla Santa Comunione, volontariamente continuano ad aderire visibilmente alle credenze rispettivamente delle loro comunità protestanti o ortodosse…Questo principio contraddice la Tradizione apostolica e la pratica costante della Chiesa cattolica nel corso di duemila anni. Già nel periodo post-apostolico del secondo secolo la Chiesa romana osservava questa regola, testimoniata da San Giustino: “Questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri” (Apol. I 66). Il problema creato recentemente dalla Conferenza dei vescovi tedeschi è, per essere onesti, solo la logica conseguenza delle concessioni problematiche formulate dal canone 844 del Codice di Diritto Canonico”.

L’intervistatrice ricorda che per la comunione in mano si iniziò a livello regionale, per giungere poi a un’applicazione perla Chiesa  universale. Schneider: “Secondo la logica della fragilità umana, il dinamismo della pressione ideologica, e l’effetto di contaminazione dei cattivi esempi, casi eccezionali di comunione data ai protestanti avranno, nel corso del tempo, una larga applicazione, che sarà poi molto difficile da fermare”.

Secondo mons. Schneider, “quando c’è il pericolo reale che in una Chiesa particolare l’integrità della fede cattolica e la corrispondente pratica sacramentale siano danneggiate, il Pontefice romano deve esercitare il suo proprio dovere e correggere questi difetti così da proteggere il semplice fedele da una deviazione dell’integrità della fede cattolica e apostolica. Quando dei vescovi agiscono in modo contrario al loro dovere, che afferma che devono ‘promuovere e salvaguardare l’unità della fede e la disciplina comune all’intera Chiesa’ il romano Pontefice deve intervenire a causa del suo compito di essere ‘il maestro di tutti i fedeli’, e anche ‘il supremo insegnante della Chiesa universale’. Quando durante una navigazione alcuni degli officiali cominciano a fare dei buchi nel fianco della nave, il capitano non può dire: ‘Non interferisco, perché voglio seguire il principio della decentralizzazione’. Ogni persone di buon senso considererà un comportamento del genere irresponsabile e assurdo, perché avrà conseguenze fatali. Se questo è vero per la vita fisica, quanto più è vero per la vita sovrannaturale delle anime! Quando, comunque, vescovi locali fanno il loro lavoro bene, promuovendo e conservando la fede, la disciplina e la liturgia della Chiesa, il Papa non dovrebbe in nessun modo limitare le loro iniziative. In questo caso, ci sarebbe una sana decentralizzazione”.

 


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MULLER: QUEI VESCOVI SENZA CORAGGIO

di Costanza Miriano

Forse se non avete ancora aperto i giornali potete non saperlo, ma a breve ve lo diranno in tutte le salse, oggi è l’IDAHOT, acronimo delle parole inglesi che servono per dire che è la giornata internazionale contro l’omofobia e tutta quella miriade di sigle per indicare la stessa cosa. Il fuffaday. Già, perché l’omofobia non esiste – non esiste nessuna fobia, nessuna patologia. Esistono invece posizioni culturali che possono legittimamente non essere condivise, ma che hanno un ampio fondamento scientifico e una lunga storia e serie motivazioni, di chi ritiene che l’attrazione verso lo stesso sesso non sia una variante della sessualità umana. Ma siccome nessuno può imporre a nessun altro cosa pensare, l’argomento dovrebbe essere chiuso qui, senza bisogno di giornate mondiali.

Però anche l’IDAHOT a qualcosa serve: è un’ottima occasione per parlare di un libro che esce fra una settimana esatta (ma è già disponibile in ebook), un grande libro di Daniel C. Mattson che si chiama Perché non mi definisco gay, Come mi sono riappropriato della mia realtà sessuale e ho trovato la pace, edito in Italia da Cantagalli con la prefazione del Cardinal Robert Sarah e presentato a Roma e Milano in varie date che trovate qui https://www.nonmidefiniscogay.blog/wp/

E’ innanzitutto una storia, appassionante e intima, di un uomo che ha il coraggio di mettersi davvero a nudo, senza risparmiare particolari, e di questo gli siamo davvero grati. E’ un grande servizio a chi vive storie simili alla sua, e intuisco il sacrificio che deve essere costato. E’ la storia di un bambino che si sente inferiore agli altri, a disagio, ma che non è sfiorato dall’idea di essere omosessuale, o di avere rapporti con degli uomini:

“La ragione più grande per cui rifiuto di definirmi gay è semplice: penso che non sia oggettivamente vero. Focalizzarsi sui sentimenti porta le persone lontano dalla loro realtà di figli di Dio nati maschi e femmine. Dobbiamo imparare a distinguere la nostra identità dalla nostra attrazione sessuale, dal nostro comportamento. Non è quello che “sentiamo” che deve regolare la nostra vita, altrimenti passeremmo col semaforo rosso solo perché, appunto, ce lo “sentiamo”. Esiste una oggettiva verità che ci protegge, fatta per il nostro bene”.

Vedere come questa storia si evolve è intrigante come un romanzo, e senza rovinare il gusto di leggere posso dire che il contesto culturale e le forti pressioni hanno avuto un grande peso nella storia di Daniel, e in come le ferite della sua storia personale lo hanno portato a scegliere alcune condotte per “ripararsi”. Proprio per questo segue una sezione del libro di acuta, informatissima e intelligente analisi degli strumenti della propaganda omosessualista, che si gioca innanzitutto sulla scelta delle parole – gay e omofobia sono fra queste. Infine c’è la proposta di fede, attraverso la quale si intuisce come in ogni cammino, anche quelli apparentemente davvero pesanti da percorrere, c’è la possibilità di un’intimità privilegiata con Dio.

Il grande ricatto emotivo delle persone che vivono problemi con la propria sessualità è: se non mi accetti come sono, non mi vuoi bene. Quindi sei omofobo. Il fatto che tutti dobbiamo essere accettati come siamo, però, è una delle grandi balle della contemporaneità, di questa grande palude in cui sembra che l’inconscio debba necessariamente e sempre avere libero sfogo. Per millenni l’uomo ha invece avuto in qualche modo la consapevolezza di dover fare un grande lavoro su di sé, di doversi migliorare: prima dell’anno zero questo si traduceva con l’imperativo dell’eroismo, dell’onore, del superare le colonne di Ercole. Dopo l’anno zero, grazie alla redenzione e alla verità che Cristo è venuto a portare all’uomo tutto ciò si è tradotto con “rinnega te stesso” se vuoi veramente “la gioia piena”. Amare quindi non significa mai dire “tieniti i tuoi problemi” facendo pat pat sulla spalla. Questo non è amore. Amare è accompagnare, ma nel cammino verso la verità di ciascuno, non nel nulla. Amare una persona che prova attrazione verso lo stesso sesso non significa avallare le sue convinzioni, ma stare vicini nell’amicizia e annunciargli – se ce lo chiede – la verità.

Abbiamo chiesto al Cardinal Gerhard  Ludwig Müller, prefetto emerito per la congregazione della dottrina della fede, la massima autorità quanto alla dottrina della Chiesa, qualche parola netta. Il cardinale presenterà il libro di Mattson a Roma il 25, e ci ha ricevuti a casa, fra un viaggio e l’altro.

Costanza Miriano: Vostra Eminenza, partiamo dall’attualità: domani è la giornata mondiale contro l’omofobia. Sappiamo che la parola è stata inventata in America nel 1971, ma sappiamo anche che le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso a volte davvero vivono nella sofferenza. Noi cristiani, chiamati ad amare tutti, come dobbiamo comportarci su questo tema?

Gerhard Ludwig Müller: L’omofobia, semplicemente non esiste, è chiaramente un’invenzione, uno strumento del dominio totalitario sulla mente degli altri. Al movimento omosessualista mancano gli argomenti scientifici, per questo hanno costruito un’ideologia che vuole dominare, cercando di costruire una sua realtà. E’ lo schema marxista, secondo cui non è la realtà a costruire il pensiero, ma il pensiero che costruisce la realtà. Quindi, chi non accetta questa realtà deve essere considerato malato. Come se, tra l’altro, si potesse agire sulla malattia con la polizia o con i tribunali. D’altra parte in Unione Sovietica i cristiani venivano chiusi nei manicomi: sono i mezzi dei regimi totalitari come il nazionalsocialismo e il comunismo. Oggi in Nord Corea la stessa sorte tocca a chi non accetta il pensiero dominante.

CM: Ci sono alcuni vescovi che hanno appoggiato veglie o altre iniziative “cattoliche” contro l’omofobia. Alcuni ne conosco personalmente e sono per quello che posso capire molto aderenti alla dottrina. Perché secondo lei accettano di stare a questo gioco, perché già accettare la parola omofobia significa accogliere una certa visione ideologica?

GLM: Alcuni vescovi oggi non hanno il coraggio di dire la verità e si lasciano intimidire: non capiscono che l’omofobia è un inganno che serve a minacciare la gente. Ma noi cristiani non dobbiamo avere paura delle minacce: nei primi secoli i seguaci di Cristo venivano gettati in carcere, o fatti dilaniare dalle belve. Oggi si dilania la gente con lo psicoterrorismo, approfittando dell’ignoranza. Però da un vescovo, un sacerdote possiamo aspettarci che sia in grado di non andare dietro a queste ideologie. Noi siamo quelli che cercano, con la grazia di Dio, di amare tutte le persone, comprese quelle che provano attrazione verso lo stesso sesso, ma deve essere chiaro che amare non è obbedire alla propaganda genderista.

CM: Il libro di Mattson dedica un ampio capitolo proprio a smontare le parole della propaganda, a cominciare dal titolo: perché non mi definisco gay. Lei sarà presente alla presentazione del volume a Roma, con l’autore. Cosa ne pensa?

GLM: Mattson è un uomo che basa le sue parole sulla sua propria esperienza, e questo vale più di tutte le ideologie. La sua storia mostra anzi come queste ideologie siano forti ed esercitano una oppressione nei confronti di tutti coloro che hanno problemi con la propria sessualità. Si possono avere problemi per diverse cause, ma la realtà è che si è solo o uomo o donna. Esistono due sessi, questa è la realtà. Il resto sono interpretazioni. Papa Francesco viene molto frequentemente citato nella sua intervista rilasciata in aereo, quel famoso “chi sono io per giudicare…?”. Ma il Papa ha detto la stessa cosa che è nel Catechismo: ogni persona merita rispetto perché è a immagine di Dio, e noi non possiamo usare le persone per nessuno scopo. Ma nello stesso momento Francesco ha parlato di lobby gay. Ed è vero, purtroppo. Noi abbiamo avuto alla Congregazione per la dottrina della fede un collaboratore, si può dire pubblicamente perché lui stesso ha fatto con grande rumore outing, dicendo “io sono gay”, ma non ha mai chiesto nessun aiuto né accompagnamento. Mattson invece al contrario afferma “io non voglio definirmi gay” perché sa innanzitutto che gay è una falsa espressione che esprime disprezzo, e poi perché nonostante questo problema di attrazione verso lo stesso sesso, non è l’attrazione che definisce una persona. Una persona è sempre molto più di questo. Noi siamo creature che grazie alla redenzione abbiamo la vocazione alla vita eterna. E chi vive questa attrazione deve vivere in castità, cosa a cui sono chiamati tutti i cristiani che non vivano in un valido e vero matrimonio.

CM: Perché questo tema occupa i primi posti delle agende politiche dell’Occidente? Sembra che sia la priorità di tutti i governi?

GLM: I nostri politici in Europa devono occuparsi di tante persone che sono senza lavoro, della denatalità, delle famiglie, di tanti problemi seri, e invece si preoccupano di trasformare le nostre democrazie in sistemi totalitari. Le ideologie in sé sono violente. Come può un Parlamento stabilire cosa è vero e cosa no? Come può affermare che due più due fa cinque?

CM: Uno dei tanti passaggi interessanti del libro mette in correlazione la diffusione in massa della contraccezione e l’affermarsi della ideologia genderista. Ne approfitto per farle una domanda su un tema che mi sta molto a cuore. Lei sa meglio di me come nella Chiesa ci siano forze avverse alla Humanae Vitae, che ne chiedono una revisione. Che ne pensa? Come spiega questo fenomeno?

GLM: Lo spiego con la mondanizzazione della Chiesa: per alcuni dei pastori la Chiesa è solo materiale per fare politica, per piacere. Per loro il rispetto delle masse vale più del rispetto della Parola di Dio. Sono contro la creazione. Io paragono chi vuol rivedere HV per compiacere le masse con chi ha fatto i compromessi durante i regimi totalitari. Invece i testimoni hanno la responsabilità della verità rivelata. L’Humanae Vitae è stata profetica, tutti i pericoli che prevedeva si sono realizzati e sono entrati nella vita moderna: il nichilismo, il materialismo. Manca il senso superiore dell’esistenza umana e quindi dietro le facciate c’è il vuoto. Invece il vero piacere è ogni parola che viene dalla bocca di Dio, e se noi smettiamo di annunciare dove è il vero piacere, dove è la vera gioia, saremo responsabili dell’infelicità di tanta gente. Se i pastori non vigilano, vincono i lupi. Con i lupi non si possono fare compromessi, magari per salvare qualche pecora. Con l’illusione di non perdere qualcuno, si perde tutto il gregge. Non è questa la logica di Gesù. Lui per non perdere nessuna pecora ha sacrificato se stesso, non le pecore.

CM: I pastori che aprono alla contraccezione di solito lo fanno ribadendo che è, sì, un male, ma che in casi estremi…

GLM: Questa è solo una tecnica per aprire la strada: si fa un ragionamento solo emotivo, basato su situazioni estreme. Anche in situazioni estreme un buon pastore trova una soluzione unica e particolare per preservare l’intrinseca unità tra procreazione e sessualità. Invece il trucco di teologi e vescovi che attaccano la dottrina è di emozionalizzare… Per esempio cominciano a dire che c’è un padre di quattro figli, che ha perso il lavoro, e la moglie è malata… e allora si fa una discussione sull’onda dell’emotività e del caso singolo. Ma questo non è un modo serio di affrontare le questioni.

 

Per Bergoglio Maria era una laica: ma questo è falso!

Usciamo oggi con questo editoriale breve ma incisivo, perché ci hanno scritto in molti per chiarire le parole di Bergoglio all’incontro con i focolarini a Loppiano il 10 maggio scorso, vedi qui testo ufficiale. Lo facciamo aggiornando la raccolta del “florilegio” di papa Francesco, vedi qui.

Queste le parole, la frase, che ci è stato chiesto di chiarire:

  • «E non dimenticatevi che Maria era laica, era una laica. La prima discepola di Gesù, sua madre, era laica. C’è un’ispirazione grande qui.  E un bell’esercizio che possiamo fare, io vi sfido a farlo, è prendere [nel Vangelo] gli episodi della vita di Gesù più conflittuali e vedere – come a Cana, per esempio – come Maria reagisce. Maria prende la parola e interviene. “Ma, padre, [questi episodi] non sono tutti nel Vangelo…”. E tu immagina, immagina che la Madre era lì, che ha visto questo… Come avrebbe reagito Maria a questo? Questa è una vera scuola per andare avanti. Perché lei è la donna della fedeltà, la donna della creatività, la donna del coraggio, della parresia, la donna della pazienza, la donna del sopportare le cose. Guardate sempre questo, questa laica, prima discepola di Gesù, come ha reagito in tutti gli episodi conflittuali della vita del suo figlio. Vi aiuterà tanto….»

Il contesto della frase non deve essere estrapolato perché, Bergoglio, lancia una sfida, provoca, vuole provocare e questo è un bene, provoca ad inoltrarci nei Vangeli nella direzione giusta, ma c’è un problema: la mariologia di Bergoglio, come la sua teologia eucaristica è di matrice PROTESTANTE, sta alla base del Modernismo e di quel progressismo cattolico che si conosce come “mariologia minimalista“. Papa Francesco non sta facendo altro che portare avanti il minimalismo mariologico del gesuita eretico Karl Rahner. Non è un caso se il gesuitismo moderno ha eliminato persino la propria specifica Consacrazione ai Cuori di Gesù e Maria dai loro obblighi spirituali, vedi qui.

E chi sono i minimalisti? Nell’ultimo Concilio ci furono due correnti mariane: i massimalisti, quelli che difendevano la dottrina e il culto mariano dai minimalisti, ecumaniaci-filo-protestanti, coloro che non volevano neppure dare a Maria il titolo di Mater Ecclesiae, quello che poi fece invece Paolo VI; coloro che non amano le profezie soprattutto mariane. Altro materiale di riflessione lo trovate qui.

Di “minimalismo” era intrisa la mariologia di don Tonino Bello, vedi qui, non a caso recentemente ripreso qual modello dallo stesso Bergoglio. Questi “minimalisti”, per difendere l’ecumenismo che non sopporta in campo protestante il Culto ai Santi ed alla Vergine Maria, hanno inventato un nuovo culto mariano: La Madonna LAICA!

Don Tonino Bello inventa una nuova mariologia fondata sull’ecumania, una “Donna LAICA” che, fatta scendere dal “piedistallo del culto mariano e cattolico“, poteva essere accettata da tutti, anche dai non credenti, dai non cattolici, dai protestanti. UNA DONNA LAICA, tanto da arrivare ad immaginarla, come tutte le altre donne: “LA MADONNA IN BIKINI”…

E il Magnificat? Un inno alla liberazione, ecco le sue parole: “Tu che nella casa di Elisabetta pronunciasti il più bel canto della teologia della liberazione, ispiraci l’audacia dei profeti.”

Qualcuno sostiene che queste parole sono contro la TdL. Volendo accogliere per vera questa interpretazione, onde non giudicare le buone intenzioni del prelato, resta palese che in tutto l’insieme del libro mariologico del Bello – purtroppo – c’è il concentrato ad una teologia moderna e nuova quale chiave di lettura come, per esempio: Maria una “donna casalinga come tutte le altre“… Il punto è questo: è vero che Maria era “casalinga” come lo erano le Donne del suo tempo, ma leggiamo il contesto, la motivazione che inoltra il Bello:

  • “…aiutaci a comprendere che il capitolo più fecondo della teologia non è quello che ti pone all’interno della Bibbia e della patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi….Ma è quello che ti colloca all’interno della Casa di Nazareth dove, tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli della Scrittura, hai sperimentato, in tutto lo spessore della tua antieroica femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni“.

E’ il “minimalismo” mariologico. E’ la nuova dottrina mariana di stampo protestante che tende a togliere – dal vero Culto a Maria, a Gesù Eucaristia e poi anche ai Santi – LE PREGHIERE E LA VENERAZIONE DELLA TRADIZIONE CATTOLICA, l’impianto religioso-cattolico, tanto odiato dai protestanti e da un Turoldo che, dal pulpito, ruppe con odio, facendola a pezzi, la Corona del Rosario di Maria.

Il capitolo più fecondo della teologia cattolica è stato – invece – proprio ciò che il Bello toglie: “Maria dentro la Bibbia, nella spiritualità, nella LITURGIA, nei Dogmi…” E’ il solito capovolgimento, il RIBALTAMENTO di tutto, dall’antropologia al Culto stesso di Dio: prima l’uomo, oggi, poi viene Dio! Prima i diritti degli uomini, poi – forse – quelli di Dio. Questa tecnica del RIBALTAMENTO l’abbiamo vista riprodotta in tutto ciò che la Tradizione cattolica aveva di più caro: dalla Messa, la Liturgia, al Culto a Maria, dei Santi, persino dei Defunti, del Purgatorio, letteralmente scomparso dal magistero di questi cinque anni!

E così per Bergoglio, Maria la Madre di Dio, è una LAICA! Ma è corretto? NO! Maria Santissima ERA CONSACRATA A DIO PADRE prima ancora dell’Annunciazione, prima ancora del prodigioso concepimento. Tutta la Mariologia patristica lo attesta e lo afferma! Quando Maria, dopo aver udito le parole dell’Arcangelo nell’Annuncio era “turbata”, non lo era per chissà cosa, ma perché nel suo cuore Ella si era consacrata A DIO. Il Magnificat non è un canto di “liberazione” ma di AFFERMAZIONE DI UN ATTO DI CONSACRAZIONE a Dio.

Minimizzare il Magnificat o la stessa consacrazione che Maria aveva fatto di se stessa a Dio, è scendere a compromessi con le tesi protestanti, con quella laicità che è diventata presto “laicismo”. Per loro infatti, Maria, potrebbe aver avuto anche altri figli – dopo Gesù – che la questione della verginità non li toccherebbe minimamente… Per Bergoglio, per il Bello, per questi filo-protestanti e modernisti, il ragionamento è identico. Basta andare a leggere attentamente tutta la serie di “invocazioni” fatte da Bergoglio alla Madre di Dio in questi cinque anni, per scoprire come siano stati fatti scomparire i grandi Titoli che la Tradizione Le ha sempre attribuito. Noi la ricerca l’abbiamo fatta, fatela anche voi!

Volete la prova schiacciante? Prendete le Litanie Lauretane, quelle che Bergoglio non ama dire… e leggiamo, tra i tanti, il titolo onorifico: “DIMORA CONSACRATA A DIO“…. La Dimora di Dio era talmente santa che nessun mortale, tranne il sommo sacerdote, poteva entrare in essa, come ci racconta la Scrittura. Essa era interamente di Dio, per questo “Dimora inviolabile, inaccessibile“. ABITARE IN LEI è stata la “delizia di Dio Padre, la consolazione di Dio Figlio e la soddisfazione di Dio Spirito Santo”, come insegnano i Padri.

Se poi vogliamo divertirci a fare come gli anagrammi o i puzzle per dire che le parole di Bergoglio non intendono scalfire questo, è del tutto inutile. Sappiamo infatti, per fare un esempio, che anche i Dodici quando furono scelti da Gesù erano tutti LAICI…. è certo che anche Maria stessa, come san Giuseppe erano “laici”… quindi non facciamo questi giochini per difendere ciò che non è difendibile! Bergoglio avanza, prepotentemente, contro la Mariologia della Chiesa Cattolica trasmessa dai Padri della Chiesa, dalla dottrina e dai dogmi, così come sta accadendo per l’Eucaristia perché, gira che ti rigira, sempre lì si va a parare: si minimizza Maria per arrivare a colpire la vera identità di Gesù Cristo.

Gesù vero Dio? Sì certo! Nessuno di questi Modernisti lo nega, peccato però che si procede con il Gesù “Uomo” distaccato dalla Sua divinità, compagno di merende, amico di scampagnate, con la messa trasformata in cena da osteria, con i presbiteri e le chiese trasformate in osterie…. e in pizzerie… così siamo arrivati a dover sentir dire che “nella carne del povero troviamo la carne di Cristo“… con tanto di disprezzo all’Eucaristia; e così si è arrivati all’intercomunione, all’Eucaristia a cani e porci, con tutto il rispetto per certi animali incolpevoli di tante citazioni, visto che ci sono stati prodigi in cui – gli animali – si inginocchiavano davanti all’Eucaristia, e non erano i Clown a fargli piegare le zampe, ma le parole dei Santi.

E così siamo arrivati alla Madonna “laica”, alla Madonna in bikini di don Tonino Bello, alla Madonna in discoteca, alla Madonna “postina” che a Bergoglio non piace perché “parla troppo” (parole sue), a lui piace la “Madonna che tace come nei Vangeli”, come diceva per altro Lutero, peccato però che la Vergine Santa ha parlato eccome anche nei Vangeli e la Chiesa ha già spiegato cosa Ella ha detto. Ma a breve arriveremo a discutere dell’eventualità di una madonna concubina, o divorziata e risposata…. magari anche abortista, esperta di spinelli.. e di omosessualità… che tanto siamo certi che Bergoglio – senza muover ciglio, ma con una fragorosa risata – potrebbe dire: “che volete che ne sappia io? TROVATE UN ACCORDO, CERCATE UNANIMITA’…vedi qui.

_061 nuove predicazioni 2E allora, Amici Cari! Rispondete tranquillamente: “NO! Maria non era una laica come siamo tanti di noi, membra nella Chiesa. Maria è “Dimora consacrata a Dio”, è anche “TEMPIO Santo” che Dio stesso si era preparato (concepita senza peccato originale) per abitarVi dentro sostanzialmente…”. Il concetto di laico non suonerebbe neppure male se non fosse per il fatto che è di Lutero la mania di laicizzare tutto e TUTTI , anche i Santi, lo stesso SACERDOZIO…. lo stesso Cristo, la Messa, i Sacramenti! Il punto non è se “Maria era laica”, ma il messaggio protestante che si vuole cattolicizzare.

Concludiamo con un appello: non dimentichiamo il 21 novembre che è la Presentazione di Maria Bambina al Tempio, qui venne consacrata a Dio dai suoi genitori… La memoria della Presentazione della Beata Vergine Maria ebbe origine nel novembre del 543 a Gerusalemme, con la dedicazione della chiesa di santa Maria Nuova, costruita presso il Tempio. Celebrata in tutto l’Oriente, entrò ufficialmente nella liturgia romana nel 1372. Ricordiamola con le parole di Paolo VI: “Maria, donna di fede, è per tutti «esempio sublime di perfetta consacrazione, nella piena appartenenza e totale dedizione a Dio» (Vita consacrata n.28), mentre non è certo un caso che il teologo gesuita ed eretico K. Rahner (+1984) definiva «del tutto leggendario il racconto che mostra la Vergine al servizio del Tempio»…

E con ciò abbiamo detto quanto era necessario dire.

«Tempio spirituale della santa gloria di Cristo» (rito bizantino), Maria è il nuovo e vero tempio in cui il Verbo di Dio ha scelto di stabilirsi definitivamente. Lo esprime un testo di Sedulio (sec. V), cantato come antifona al Magnificat: «Santa Madre di Dio, Maria sempre vergine, Tempio del Signore, Santuario dello Spirito, tu sola fra tutte sei piaciuta a Cristo Signore». Tutti i fedeli, consacrati con la Vergine quali pietre preziose del tempio nuovo del Signore, si rivolgono a lei per imparare a fare della propria vita un’oblazione santa e culto gradito al Signore (cf Rm 12,1), e divenire ogni giorno più consapevolmente autentici adoratori del Padre in spirito e verità (Gv 4,23-24). Chiunque si ispira a Maria “la consacrata”, nello spalancare come lei la porta del proprio cuore al Signore, diventa tempio spirituale della santa gloria di Cristo, e scopre che «l’oblazione di sé è la formula stessa della libertà, il suo punto culminante» (Padre Evdokimov).

 

Quale “falsa chiesa” vide la beata Emmerich?

Come si concretizza questa “falsa-chiesa” vista dalla Emmerich? La cartina tornasole è la devastazione DOTTRINALE, la devastazione della Messa e della Santa Eucaristia. La Beata Emmerich:  vede Gesù trarre la VERA CHIESA “sul monte” adombrarla al mondo per proteggerla, lasciando visibilmente esposta LA FALSA CHIESA. Ma la Emmerich ha difficoltà a spiegare il perché e il come, oggi lo comprendiamo meglio. Orbene, quale “chiesa” vide la beata Emmerich tanto da farla soffrire così terribilmente?


Cari Amici, invitandovi a leggere qui che cosa sono queste Visioni della beata suor Caterina Emmerich, vogliamo approfondire con voi ciò che intese con quel “chiesa delle tenebre”, la “falsa chiesa”, termini che nessun santo o beato aveva osato usare, per parlare della Santa Chiesa, Sposa di Cristo.

Ciò che sfugge a molti oggi, e purtroppo anche tra cattolici impegnati, è LA CHIESA DI CRISTO, la Sposa di Cristo che è, in verità, la prima vera vittima di tutto quanto sta accadendo con questa apostasia. Partiamo da un vero ALLARME lanciato da Sandro Magister, vedi qui, che raccoglie gli ultimi gravi eventi ecclesiali, così come li hanno anche ben tracciati i Padri dall’Isola di Patmos, vedi qui, in recenti articoli interessanti come anche questo che sottolinea la dinamica politica e – volutamente ambigua – del Prefetto della CdF, il gesuita “inesistente”, o inconsistente…

Quando si parla di “profezie” vediamo subito una alzata di scudi, specialmente quando queste parlano di una chiesa apostata o di pontefici anomali… Quando nei lavori del concilio Vaticano Primo si discusse e si decise per salvaguardare il primato petrino con il dogma dell’infallibilità papale, si fece subito osservare che questo dogma avrebbe potuto portare problemi in un lontano futuro, ma furono alcuni gesuiti ad affermare che – questo dogma – sarebbe tornato UTILE quando anche loro avrebbero avuto un “loro papa”.

Per chi fosse “digiuno” della escalation del Modernismo insito nel nuovo gesuitismo, è consigliabile che si facciano una idea corretta di tutta una serie di fatti e di eventi che li vedono coinvolti in questa grave apostasia, vedi qui i nostri Dossier. Così come è fondamentale comprendere e conoscere come sia potuto accadere ciò che oggi stiamo vivendo, ossia, come è potuto accadere che la Chiesa di Cristo sia caduta nelle mani dei Modernisti, vedi qui.

Orbene, quale “chiesa” vide la beata Emmerich tanto da farla soffrire così terribilmente?

La Beata Caterina “VIDE” qualcosa che non riusciva neppure lei a comprendere, tanto era “impossibile da credere“, è perciò comprensibile se oggi sono in molti ad avere difficoltà a credere e a capire che – la chiesa che stiamo vedendo – non è la Sposa di Cristo, ma qualcos’altro creato dagli uomini, che avanza come una fitta nebbia portando oscurità tanto che, la Emmerich, la definisce “chiesa DELLE TENEBRE“.

Per comprendere bene dobbiamo tenere a mente la promessa di Cristo Signore su quel “non praevalebunt” il non prevarranno: gli inferi, le tenebre non prevarranno contro LA CHIESA affidata a Pietro (Mt.16,13-20), ma deve essere chiaro che Gesù Signore – come del resto insegnano i Padri – non intendeva riferirsi ad un “singolo papato” quanto, piuttosto, la difesa e la protezione alla Chiesa Sua Sposa, nella sua struttura DOTTRINALE E SACRAMENTALE poggiata sulla professione di Fede di Pietro e tutti i suoi Successori.

Sant’Agostino stesso spiega che, questa pagina del Vangelo, ci rammenta la fragilità stessa della vera Chiesa di Cristo, delle battaglie e delle lotte contro le tenebre e l’apostasia e che essa sarebbe stata così violenta tanto da far sembrare fattibile la CAPITOLAZIONE della Chiesa, ma che ciò non avverrà mai, perché è Cristo che lo ha promesso e che la sostiene. Ciò che invece sarebbe accaduto è lo sviluppo di comunità cristiane ERETICHE, apostate.

Guardando così all’infallibilità papale, vedi anche qui, sembra impossibile capire cosa stia accadendo oggi! Ma spesso si dimentica che la promessa di Gesù, che avrebbe pregato per Pietro, ha una condizione: “che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto …“(Lc.22,31-34). Il “non venire meno della fede” comporta il RAVVEDIMENTO ALLA VERITA’, per questo la Chiesa stessa ha sempre avuto grande prudenza nel trattare la santità dei singoli Pontefici! La fede di cui parla Gesù è chiarissima: NON è ciò che “Pietro pensa o vuole…”, infatti, poco prima di pronunciare la sua promessa sulla Chiesa, Gesù sceglierà Pietro: “perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.”(Mt.16,13-20) infatti, non appena Pietro torna a pensare da solo o per se stesso, tentando di imporsi, ecco la risposta di Gesù, ecco cosa accadde: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini»(Mc.8,27-33; Mt.16,13-23)

La FEDE che Pietro – e tutti i suoi Successori – deve pronunciare, difendere e propagare nel tempo, non viene da “Pietro, da Cefa”, ma dal Padre ed è su questa che Pietro stesso DEVE RAVVEDERSI. Quando ciò non è accaduto abbiamo avuto Pontefici anomali, antipapi, persino spietati e corrotti, ma nessuno ha mai potuto scalfire la Fede della Chiesa, questa Fede sulla quale Cristo ha appoggiato le fondamenta della Chiesa MILITANTE, ma anche la Chiesa Sposa della quale, Egli, è lo Sposo fedele e mai l’abbandonerà.

_0025 Spirito Santo e Francesco 3E allora, di quale chiesa falsa e delle tenebre stiamo parlando?

La stessa beata Emmerich ha grandi difficoltà per descriverla, tanto le sembrava impossibile ciò che vedeva! Tuttavia ci offre delle chiarissime letture chiave che faremo bene a prendere in considerazione(1Tess.5,20).

Noi non crediamo nelle “coincidenze” e prendiamo in seria considerazione quando, nel giro di pochi giorni, in quel triste febbraio 2013, si è parlato di “monte, mi ritiro sul monte…“. Il brano, l’episodio del monte Tabor è raccontato dai vangeli di Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8 e Luca 9,28-36 e sono uno dei punti chiave per capire qualcosa. Nelle sue Visioni la pia suora spiega cosa accadrà ai cattolici in futuro i quali, se veramente amano il Signore, devono conformarsi al Nostro Signore Dio: “Mi apparvero allora anche i persecutori della Chiesa, ed il modo con cui si sarebbero comportati con me e con tutti gli altri veri cattolici, quando mi avessero avuto in loro potere, costringendomi con la tortura a confermare la loro opinione…“. Facciamo osservare il termine usato dalla Emmerick: “a confermare la loro opinione” persino sotto tortura…. e quel “VERI CATTOLICI“, segno evidente che la Emmerich vide i FALSI cattolici, FALSI CRISTIANI quali nemici della vera Chiesa di Cristo!

La Beata Emmerich:  vede Gesù trarre la VERA CHIESA “sul monte” adombrarla al mondo per proteggerla, lasciando visibilmente esposta LA FALSA CHIESA. Ma la Emmerich ha difficoltà a spiegare il perché e il come, oggi lo comprendiamo meglio. La vera Chiesa è protetta DA MARIA SANTISSIMA e tornerà a risplendere nel mondo con il Trionfo del Suo Cuore Immacolato.

La Beata Emmerich fu la prima mistica a descrive, profeticamente, la nascita e lo sviluppo di una “CONTRO-CHIESA” per mezzo della MASSONERIA, vedi qui, e non leggiamo come casuale quanto sta facendo il cardinale Ravasi con la sua carnevalata del Met gala di New York, vedi qui, degno figlio spirituale della Massoneria si legga qui, con l’uso profano di paramenti sacri della liturgia cattolica! Su questa “contro-chiesa” si espresse profeticamente anche il Venerabile Pio XII, leggete qui: “VERRA’ UN GIORNO….” diceva, ed è arrivato, chi rifiuta di crederci è un problema suo proprio, non certo “nostro”!

Dopo avervi fornito molti link attraverso i quali esercitare la propria ragione per comprendere la situazione, e volendo noi essere più brevi, stiliamo ora una specie di elenco per fare il punto della situazione, lasciano poi a voi non tanto le conclusioni, ma del materiale serio sul quale riflettere e convertirsi a Cristo Gesù e restare fedeli alla Vera Chiesa di Cristo, quella “una, santa, cattolica ed apostolicache professiamo nel Credo, vedi qui.

Le Visioni della nostra Beata hanno un traguardo, una meta che raggiungeremo:

1 –  il trionfo del Cuore Immacolato di Maria;

2 – la promessa di nostro Signore: e le porte degli inferi non prevarranno;

3 – il ruolo di san Michele Arcangelo e di tutti i Santi a protezione della vera Chiesa e delle membra buone.

Come si concretizza questa “falsa-chiesa” vista dalla Emmerich? La cartina tornasole è la devastazione DOTTRINALE, la devastazione della Messa e della Santa Eucaristia. Per questo abbiamo citato l’articolo di Sandro Magister, perché è quanto sta accadendo! Laddove Vescovi, preti, parroci, laici, o cardinali o persino Papi rimettessero – come sta accadendo – in discussione la Dottrina sui Sacramenti, è la FALSA CHIESA A PARLARE! Non a caso parliamo anche dei “TEMPI DI MARIA” profetizzati da san Montfort, vedi qui.

La situazione oggi non è facile perché, seguendo proprio le Visioni della Emmerich, la chiave per comprendere come dobbiamo reagire, è proprio LA SOFFERENZA, accettare le persecuzioni, non scagliarsi contro questi “nemici” della vera Chiesa, essere veri discepoli di Gesù Cristo e attendere, con fiducia ma non inermi, il passaggio di questa tempesta! E’ Gesù stesso che spiega due aspetti importanti: la necessità degli scandali, ma guai agli scandalizzatori: “È inevitabile che vengano scandali” (Lc.17,1-6); e la perseveranza nella vera Fede con il comando all’evangelizzazione a “TUTTE le genti”.

Ma ATTENTI a non fare di Cristo una immagine a nostro gusto e piacimento, come sta facendo, appunto, la falsa chiesa! Noi abbiamo già la VERA CHIESA che ha parlato e si è espressa in questi duemila anni di storia. Ciò che era “peccato ieri” è peccato anche oggi…. nulla può cambiare della Legge di Dio, dei Suoi Comandamenti, della Sua Legge universale, dei Suoi Sacramenti, in una parola la Dottrina di “ieri” non è stata inventata dalla “chiesa di ieri”, così che, oggi, si sentono di doverla modificare, NO! è falso! Noi NON siamo “protestanti” e sappiamo che è l’uomo che deve adeguarsi – in ogni tempo – alla Parola di Dio, e non il contrario come sta accadendo!

A dirci qualcosa di ulteriormente serio è la Profezia di San Gregorio Magno

In un testo di Padre Emmanuel Andrè, intitolato “La Sainte Eglise”, si parla degli ultimi tempi della Chiesa e, riportando ampi stralci di parole pronunciate dal grande San Gregorio Magno, scrive:

  • La Chiesa sarà come Giobbe sofferente, esposto alle perfide insinuazioni di sua moglie e alle critiche amare dei suoi amici; egli, davanti al quale gli anziani si alzavano e i principi tacevano!
  • La Chiesa – dice più volte il grande Papa – verso la fine del suo pellegrinaggio, sarà privata del suo potere temporale; si cercherà di toglierle ogni punto d’appoggio sulla terra. Ma dice di più e dichiara che essa sarà spogliata dello sfarzo stesso che deriva dai doni soprannaturali.
  • Il potere dei miracoli – dice – sarà ritirato, la grazia delle guarigioni tolta, la profezia sarà scomparsa, il dono di una lunga astinenza sarà diminuito, gli insegnamenti della dottrina taceranno, i prodigi miracolosi cesseranno. Così dicendo non si vuole dire che non ci sarà più nulla di tutto questo; ma tutti questi segni non brilleranno più apertamente e sotto mille forme come nei primi secoli. Sarà anche l’occasione – spiega ancora il Pontefice – di un meraviglioso discernimento. In questo stato umiliato della Chiesa, aumenterà la ricompensa dei buoni, che aderiranno a lei unicamente in vista dei beni celesti; quanto ai malvagi, non vedendo più in lei alcuna attrattiva temporale, non avranno nulla da nascondere, si mostreranno quali sono” (Moralia in Job, libro 35).

E prosegue Padre Emmanuel. “Che parola terribile: taceranno gli insegnamenti della dottrina! San Gregorio proclamava altrove che la Chiesa preferisce morire che tacere. Dunque parlerà ancora, ma il suo insegnamento sarà ostacolato, la sua voce coperta; molti di coloro che dovrebbero gridare sopra i tetti non oseranno farlo per paura degli uomini…” (Padre Emmanuel Andrè, La Sainte Eglise, Clovis, 1997, pag.296)

Quando diciamo “non possiamo fare nulla” non intendiamo capitolare o l’essere inermi, affermiamo che è evidente che questi “scandali” sono oggi necessari per un disegno, un progetto che solo Dio conosce, ma che a noi è stato rivelato dai Profeti, dai Santi della Chiesa, si legga qui anche la Ildegarda, Dottore della Chiesa. Non ci è chiesto di rimanere inermi, ma di reagire come hanno agito i Santi nei loro tempi critici, ci è chiesto di convertirsi e soffrire per la vera Chiesa di Cristo.

Non siamo “noi” ad avere tempo da perdere perché perseguitiamo i nostri nemici, al contrario, sono i nemici della vera Chiesa di Cristo che vivono e si adoperano per distruggerla, ma non ci riusciranno, essi lavorano nella falsa chiesa perseguitando i veri Fedeli della Dottrina della Chiesa; la vera Chiesa sta al sicuro con Maria Santissima e ritornerà a splendere con il  trionfo del Suo Cuore Immacolato, e noi dobbiamo lavorare come stanno facendo alcuni, cliccate qui, pochi è vero, ma ci sono e lavorano.

 

Condividiamo: Vecchio e nuovo modernismo, la crisi nella Chiesa

Condividiamo sia l’iniziativa, sia l’intervista attraverso la quale è lo stesso professore Roberto de Mattei a sottolineare l’importanza del Convegno. Questo genere di studi e di conoscenza è oggi fondamentale, per chi ha davvero a cuore il problema. Dal canto nostro, a seguito proprio dell’iniziativa e dell’intervista, consigliamo anche questa lettura: Come la Chiesa cadde nella mani dei neomodernisti.


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Quei Sacerdoti che “Mio Figlio” non riconosce più come tali

Avete taciuto abbastanza. E’ ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito”(Santa Caterina da Siena al cardinale di Ostia, contro l’apostasia del suo tempo)

Non parliamo di “profezia”, ma di una affermazione profetica già divulgata dalla Vergine Santa – in una confidenza – a Don Stefano Gobbi.

“…Quei sacerdoti che MIO FIGLIO NON RICONOSCE PIÙ COME TALI”

  • “Di giorno in giorno aumentano quelli che si lasciano sedurre dall’errore che conduce all’infedeltà.
  • In nome del progresso alcuni Sacerdoti sono diventati solo ministri del mondo e vivono secondo il mondo.
  • Alla preghiera hanno sostituito un’azione disordinata; alla mortificazione la ricerca continua delle comodità e dei piaceri; alla santità il progressivo cedimento al peccato, specie impuro, che viene sempre più commesso e giustificato.
  • Sono diventati cadaveri ambulanti, sepolcri imbiancati che ancora si chiamano Sacerdoti, ma che mio Figlio Gesù non riconosce più come tali…..
  • E questi sono a volte proprio i più stimati, quelli che riescono a farsi strada, quelli che vengono messi in posti di responsabilità.
  • Quelli che ancora restano fedeli sono in genere i più perseguitati, i più trascurati e talvolta vengono consapevolmente emarginati.
  • Così la tenebra si diffonde e il fumo di Satana cerca di ricoprire ogni cosa: l’apostasia ogni giorno aumenta.
  • Quanto grande è il dolore di voi, figli prediletti, di voi Sacerdoti consacrati al mio Cuore Immacolato!
  • Il vostro dolore dovrà aumentare quanto più si diffonderà la grande apostasia.
  • Questo è il vostro martirio del cuore al quale tutti vi preparo. Sul mio Cuore di Mamma ciascuno offra al Padre la sua interiore immolazione.
  • Accettate fino in fondo questa ora di tenebra. Vivete il martirio della Chiesa tutta, pervasa dalla notte. Restate fedeli e fiduciosi, ora che la infedeltà viene sempre più diffusa ed esaltata.
  • Dite sì al Padre e alla vostra Mamma celeste, che dolcemente vi prepara a vivere senza paura questi terribili momenti che ormai vi attendono…”

Questo identikit che abbiamo appena letto, ci viene tristemente confermato da una recente notizia – tra le tante purtroppo – pubblicata da La Nuova Bussola Quotidiana, ve di qui: «Ok agli atti omosessuali». In Belgio è Chiesa arcobaleno… leggetela voi, perché noi qui, non abbiamo più davvero la pazienza di sopportare sacerdoti del genere! Dio è paziente, noi no! Stiamo attenti al peccato di ignavia!

Anche se dobbiamo imparare quest’arte, questa santa virtù, imparare a capire come si patisce – per davvero – per la Sposa di Cristo e come si ama davvero Gesù, Signore Nostro, c’è davvero un limite a tutto e, questi sacerdoti, questi vescovi, stanno giocando davvero col fuoco, quello dell’inferno!!

Chissà perché ci vengono a mente le parole, altrettanto profetiche del Venerabile Pio XII, vedi qui. Pio XII, infatti, aveva conosciuto personalmente Bruno Cornacchiola, il Veggente convertito da Maria alle Apparizioni alle Tre Fontane, a Roma, la Vergine della Rivelazione – vedi qui –  per la quale, lo stesso san Giovanni Paolo II ebbe ad affermare che si trattava di una Apparizione speciale, che avrebbe accompagnato la Chiesa di Roma nel Terzo Millennio..

E dunque, Pio XII, quando incontrò, appunto, resistenza per un riconoscimento ufficiale dell’Apparizione, disse: “Ma cosa dobbiamo decidere? Non si fa del bene? Non si prega? Non ci sono forse le conversioni? Non viene impartito il catechismo? E allora… lasciamo che la Madonna faccia quello che noi non sappiamo più fare!”

E’ san Paolo che insegna: “Siete voi invece che commettete ingiustizia e rubate, e ciò ai fratelli!  O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri,  né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio…”(1Cor.6,8-10)

Non basta? “Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te…” (Ezech.3,16-21)

Preghiamo per tutti i Sacerdoti, per i Vescovi, per il Papa e portiamo la nostra croce con letizia, certi della vittoria e del trionfo finale.

Corpus Domini: dal cuore della città alla periferia, ma conversioni non arrivano

Stiamo cercando di rispondere a molte e-mail attraverso le quali ci è stato chiesto se è vero che papa Francesco abbia voluto spostare la Processione del Corpus Domini, dal cuore della città alla periferia. Sì, la notizia è confermata e, proponendovi questo breve editoriale, cercheremo così di rispondere un poco a tutti.

La notizia non deve accendere gli animi di fuoco infernale!!! Per chi non lo avesse ancora compreso, infatti, il peggio sembra che debba ancora venire! Quanto alla questione della Processione del Corpus Domini guidata e accompagnata dal Pontefice, scrivemmo nel novembre scorso, qui, alcuni passaggi importanti. Accendiamo, perciò, gli animi di fuoco ardente per l’Eucaristia preoccupandoci di come noi ci stiamo attivando per le Adorazioni, Messe di Riparazione ai tanti sacrilegi, e così via!

Il Bollettino ufficiale porta quanto segue: “Domenica 3 giugno, nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, alle ore 18.00, il Santo Padre Francesco celebrerà la Santa Messa nella piazza antistante la parrocchia di Santa Monica a Ostia. Al termine della Celebrazione Eucaristica si svolgerà la processione con il Santissimo Sacramento, che si concluderà nei pressi della Parrocchia “Nostra Signora di Bonaria”, con la Benedizione eucaristica impartita dal Santo Padre.”

Per chi conosce la storia di Bergoglio sa bene che questo modo di fare non è affatto una “novità”, ma una costante del suo carattere che non ci sogneremo mai di giudicare. Ciò che ci interessa è l’agenda, la cronaca appunto, del Pontefice! Qualcuno ci ha scritto affermando che – tutto sommato – l’iniziativa è buona. Francamente è una “non notizia” dal momento che il Papa può dirigere una Processione dove meglio ritiene opportuno.

Già l’anno scorso c’è chi parlava di “novità storica” (solita esagerazione mediatica) per il fatto che papa Francesco aveva deciso di spostare la Messa con la Processione dal giovedì alla domenica, seguendo il calendario liturgico. Infatti, la Processione relativa al Corpus Domini che il Papa faceva di giovedì, era dovuta più al calendario della diocesi romana che fissava la Solennità al giovedì successivo alla Solennità della Santissima Trinità mentre, il calendario liturgico la teneva per la domenica successiva alla Santissima Trinità. Tuttavia ciò che deve essere considerata non è una motivazione di “calendario” o di problema “liturgico“. Il problema – era ed è – solamente di partecipazione. Insomma, si stanno cercando tutti i vari espedienti per facilitare la maggior affluenza di fedeli!

In poche parole: c’è penuria di gente, penuria di fedeli, c’è poca gente… Dove stanno tutti questi milioni di “bergogliani” strombazzati da “vatican-insipient” e dai vari Media? Papa Francesco sta facendo tutto questo non certo per “noi” e neppure per “Gesù-Ostia-Santa”, ma sta facendo questi cambiamenti per “voi”, e voi dove siete? Se siete “in periferia” muovetevi, andategli incontro!

Ieri al Divino Amore, presso il famoso Santuario romano mariano, forse per la prima volta nella storia di una visita papale (per un Rosario ad aprire il mese di maggio), il numero delle presenze non era mai sceso così in basso! Ma tanto in basso da non richiedere l’uso del nuovo santuario (davvero osceno ed orrendo). Tutto si è svolto dentro alla piccola struttura antica, pochissime persone nella piazza sottostante, la presenza era dovuta più a gruppi di persone che frequentano il Santuario, che ad un vero e proprio pellegrinaggio mariano.

pope-gif-jan-151Più il Papa si sposta nelle “sue periferie”, più non comprende che questo motiva la gente a non andare!! Saremo proprio curiosi di conoscere – e parlare – con questi “consiglieri” del Papa, per spiegare loro i danni che stanno apportando all’intera immagine della Chiesa. Bergoglio continua a trattare Roma come la sua “Buenos Aires”, convinto forse che la Città Eterna è una enorme favelas, e forse non ha neppure torto per molti aspetti, ma non ha ancora compreso bene che questo modo di fare non aiuta la gente – questa gente cittadina – a “correre” per vivere “col suo Vescovo” un momento di intensa religiosità ecclesiale.

Bergoglio vede queste attività esclusivamente da un punto di vista di “devozione popolare”, e qui sta il suo errore, un errore che i suoi “consiglieri” dovrebbero sottolineare… L’Italia, le nostre Città, la stessa Roma, non vive una “religiosità, una devozione popolare“, piuttosto la sua partecipazione o è motivata dalla Fede e dalla TRADIZIONE, o non lo è, e se non lo è, non si muove, non partecipa. Il Papa potrà cambiare tutte le periferie che vorrà, che la gente non lo seguirà, l’apatia aumenterà.

Questo perché, oggi, il problema è L’ATEISMO! Un ateismo che papa Francesco ha deciso di non combattere e di non denunciare, di non toccare e di non attaccare! Al contrario, ha deciso di lasciar fare come se nulla fosse. Ma in questo modo migliaia di persone si sono convinte di stare bene come stanno, di non aver bisogno di alcuna conversione e che la grandezza di questo pontificato risiede proprio in questa libertà!

E c’è anche un altro “problema” per Bergoglio. A lui NON piacciono i “cortei e le processioni” con persone organizzate in gruppi e associazioni! Egli preferisce le periferie per incontrarsi con persone “libere”, magari che hanno “bisogno” di volersi incontrare con “lui, con il Papa” (scusateci, il virgolettato è necessario), per il resto – a lui – non interessa altro che un bellissimo “bagno di folla”, anche di piccole dimensioni, di piccoli numeri, erroneamente tradotto in quel “piccolo gregge” di biblica memoria!

Un bagno di folla come quello che si sta organizzando per il 5 maggio in occasione dei 50 anni del Cammino neocatecumenale! Cosa c’entra, questo, direte voi, non è contraddittorio? C’entra eccome e non è contraddittorio! E’ la tecnica del “dare e avere”, io do una cosa a te e tu poi dai una cosa a me, magari “tutti insieme, appassionatamente“, ma separatamente! Del resto – i responsabili – hanno già comunicato che l’incontro sarà tutta una festa ed una sorpresa perché per loro, l’incontro con i Papi è una “questione affettiva, non dottrinale!!“. Eppure ieri, al Divino Amore, per il Rosario del primo di maggio, dei neocatecumenali, non s’è vista neppure l’ombra, così come non si sono mai visti alla Processione del Corpus Domini da piazza san Giovanni, lungo Via Merulana e a santa Maria Maggiore. E sì che quando vogliono farsi vedere, si vedono eccome!!

Insomma, Bergoglio va avanti a “sorprese” nel tentativo PIU’ DISPERATO di raccogliere consensi, senza parlare mai del peccato mortale, dell’ateismo, della CONVERSIONE…. come a dire: NON MUOVETEVI, VENGO IO INCONTRO A VOI!!! Restate saldi “non nella Fede“, ma nei vostri ideali, nei vostri sogni, nei vostri desideri, tanto Gesù vi vuole bene lo stesso! Tutto il resto è “spazzatura” di una “vecchia chiesa” da cambiare, a cominciare proprio dalle sue più nobili e tradizionali Processioni Sante.

Non più nel “Nome Santo di Dio” e della Santa Chiesa, ma – giustamente in questo caso – NEL NOME DELLE NOVITA’ e al grido di “il Papa lo vuole”. Ciò che “Dio vuole” è secondario, mentre è diventato primario ciò che vuole l’uomo, come lo vuole, quando e dove e abbiamo citato il movimento neocatecumenale per sottolineare come ciò che Kiko Arguelo vuole e voleva, è diventato legge anche della chiesa moderna!

Forse penserete che stiamo esagerando! Magari! E dato che a noi deprime vedere le piazze vuote alla presenza di un Papa con Gesù-Ostia-Santa nella Sua Solennità, contradditeci partecipando in massa, non tanto per stringere la mano a Bergoglio o a rubare un selfie, o per esibire striscioni, ma per andare ad Adorare Gesù nell’Eucaristia, per convertirsi davvero! Dateci prova, con i fatti, che noi stiamo sbagliando!

Infine qualcuno ci ha chiesto: tutto sommato non è meglio? Magari ci sarà più gente, in fondo cosa cambia se il Papa fa una processione dal centro di una città, in una periferia, magari anche più densamente popolata?

Lo abbiamo spiegato all’inizio: il Papa può decidere cosa sia meglio fare, nessun problema, per noi resta una “non notizia“. Il punto è il senso, il significato che si vuol dare all’evento: la festa dell’incontro è del papa che va in periferia a fare selfie e a stringere mani, o la Solennità di Gesù Eucaristia? Non si può rispondere “di entrambi”, perché non sono sullo stesso piano! Se l’evento e la scelta porteranno conversioni, ben venga, diversamente sarà una nuova e immane tragedia di Anime abbandonate alle utopie e di Gesù-Osia-Santa, Sacramento ulteriormente oltraggiato perché, a muovere il tutto, continuerà ad essere L’IDEOLOGIA, la “dea-novità” e non la Fede, non la conversione, non l’abbandono del peccato! E noi saremo contenti di essere smentiti!

Ricorda il cuore della vera “notizia”:

  • “La processione del Giovedì Santo accompagna Gesù nella sua solitudine, verso la “via crucis”. La processione del Corpus Domini, invece, risponde in modo simbolico al mandato del Risorto: vi precedo in Galilea. Andate fino ai confini del mondo, portate il Vangelo al mondo. Certo, l’Eucaristia, per la fede, è un mistero di intimità. Il Signore ha istituito il Sacramento nel Cenacolo, circondato dalla sua nuova famiglia, dai dodici apostoli, prefigurazione ed anticipazione della Chiesa di tutti i tempi. Perciò, nella liturgia della Chiesa antica, la distribuzione della santa comunione era introdotta dalle parole: Sancta sanctis ‘ il dono santo è destinato a coloro che sono resi santi. In questo modo, si rispondeva all’ammonimento rivolto da San Paolo ai Corinzi: “Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice..” (1 Cor 11, 28).
  • Tuttavia, da questa intimità, che è dono personalissimo del Signore, la forza del sacramento dell’Eucaristia va oltre le mura delle nostre Chiese. In questo Sacramento, il Signore è sempre in cammino verso il mondo. Questo aspetto universale della presenza eucaristica appare nella processione della nostra festa. Noi portiamo Cristo, presente nella figura del pane, sulle strade della nostra città. Noi affidiamo queste strade, queste case ‘ la nostra vita quotidiana ‘ alla sua bontà. Le nostre strade siano strade di Gesù! Le nostre case siano case per lui e con lui! La nostra vita di ogni giorno sia penetrata dalla sua presenza. Con questo gesto, mettiamo sotto i suoi occhi le sofferenze degli ammalati, la solitudine di giovani e anziani, le tentazioni, le paure ‘ tutta la nostra vita. La processione vuole essere una grande e pubblica benedizione per questa nostra città: Cristo è, in persona, la benedizione divina per il mondo ‘ il raggio della sua benedizione si estenda su tutti noi!” (Benedetto XVI – Omelia Solennità Corpus Domini, 26.5.2005)

 

Le critiche del prof. Pierantoni alla Gaudete et Exsultate

Il prof. Claudio Pierantoni smaschera la strategia della recente esortazione apostolica Gaudete et Exultate di identificare come aderenti a “gnosticismo” e “pelagianesimo” coloro che criticano le posizioni del papa in rottura con la fede e la dottrina della Chiesa. Ciò secondo lui rappresenta una sorta di “contrattacco” nei confronti di quei cardinali, vescovi, sacerdoti e fedeli che si oppongono all’Amoris Laetitia, che contraddice Gesù Cristo e il Nuovo Testamento, promuovendo la Santa Comunione agli adulteri impenitenti. 

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Alfie è stato ammazzato. Alfie è vivo in Dio e prega per noi.

Il messaggio di mons. Luigi Negri per il piccolo ALFIE EVANS salito al Cielo.

Cristianesimo Cattolico

Alfie è morto, anzi è stato ucciso, non ci siano equivoci. La preghiera che in queste ore sale ancora più intensa e commossa non cancella la verità di un vero e proprio assassinio, iniziato con il distacco del ventilatore. Ma quella del Principe del Mondo è solo una vittoria apparente, Cristo ha già vinto e anche noi saremo associati a questa vittoria se impareremo a dipendere in tutto dal nostro Signore.

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La società che ha condannato a morte Alfie ha vita breve

Nel caso del piccolo Alfie, Il giudizio morale da darsi e il corretto comportamento da assumere erano chiari e privi di incertezze. Perciò è allarmante che non siano stati seguiti. La società che ha condannato a morte Alfie ha vita breve, bisogna continuare a preparare il futuro.

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