La “Chiesa sinodale” di papa Francesco e dei suoi compagni gesuiti

Fin dagli albori del suo pontificato, papa Francesco ha usato molto il termine “sinodalità”. Inizialmente qualcuno, anche presso la Sala Stampa, pensava che si trattasse di un lapsus e che il Papa si riferisse alla “collegialità”. È vero che qualche volta, specialmente quando parla a braccio, si lascia sfuggire qualche parola di troppo, soprattutto con i giornalisti, ma egli sa sempre quello che dice e quello che vuole far capire ai suoi diretti interlocutori, ovvero i vescovi e i sacerdoti. Quando parlava di “sinodalità” si trattava proprio di “sinodalità”. Il progetto ideale di Francesco — spiega il giornalista Andrea Gagliarducci in un articolo in inglese che abbiamo tradotto per i nostri lettori — consisterebbe nel dare al sinodo assembleare (cioè composto dai vescovi e pure dai fedeli) non soltanto una funzione consultiva per il Papa, ma persino di governo. Quindi il sinodo — aggiungiamo noi, ponendoci una doverosa domanda — diventerà uno strumento per stabilire a suon di maggioranza questioni pastorali che, per prassi, cambieranno il Depositum Fidei e la stessa Chiesa cattolica dall’interno?

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Francesco al CorSera: Luci (poche?) e ombre (tante?)

Dal colloquio (informale ma non troppo) che papa Francesco ha avuto con Luciano Fontana e Fiorenza Sarzanini (rispettivamente direttore e vice-direttrice del Corriere della Sera) si rilevano le stesse luci — troppo poche — e ombre — troppe — che caratterizzano il suo pontificato. Le nostre risposte — a questo colloquio — sono accompagnate anche da alcuni link a cui facciamo riferimento lungo il testo.

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Il Papa può essere criticato, ma non calunniato! Ecco l’esempio su due fake-news

Il grande Santo Dottore della Chiesa Roberto Bellarmino afferma che è lecito resistere al Romano Pontefice quando egli sbaglia nell’esercizio delle sue funzioni, ma non è mai permesso calunniarlo oppure oltraggiarlo, pena il castigo divino.

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Papa Francesco all’arcieparchia di Ernakulam-Angamaly: “una paterna esortazione” Versus Deum

«Ricordiamo che, secondo un’antica tradizione, l’Apostolo Tommaso evangelizzò prima la Siria e la Persia (così riferisce già Origene, riportato da Eusebio di Cesarea, Hist. eccl. 3, 1) poi si spinse fino all’India occidentale (cfr Atti di Tommaso 1-2 e 17ss), da dove infine raggiunse anche l’India meridionale. ». (Benedetto XVI, Udienza generale, 27 settembre 2006).

La Chiesa che nasce dall’attività dell’Apostolo S. Tommaso, conosciuta tradizionalmente come la Chiesa dei cristiani di san Tommaso, oggi viene chiamata Chiesa siro-malabarese. Questa Chiesa, insieme alle altre tre, cioè Caldea-cattolica, Assira dell’Oriente e Antica dell’Oriente, condividono la stessa tradizione siro-orientale, erroneamente chiamata “nestoriana” (cfr. Dichiarazione cristologica comune tra la Chiesa cattolica e la Chiesa Assira dell’Oriente, 11 novembre 1994). La chiesa Siro-Malabarese ha sempre mantenuto la vera fede, ricevuta in eredità dall’apostolo Tommaso, e rimane ancora oggi una vigorosa Chiesa orientale che ha sempre riconosciuto l’autorità Petrina di Roma, ricca del Vangelo e della Tradizione e viva nell’impegno della testimonianza della vita cristiana. Questa Chiesa è «coronata come una sposa e colma di ogni grazia e benedizione».  (dal Qurbana).

Da diversi mesi (e anche anni), la posizione del celebrante nella messa è diventata oggetto di disputa nella Chiesa cattolica di rito siro-malabarese, che, con le sue trenta diocesi in India, riunisce quasi cinque milioni di fedeli… La disputa ruota attorno al “rinnovamento liturgico” e, tuttavia questa volta, la Santa Sede interviene per preservare l’aspetto della posizione del celebrante “Versus Deum”, ossia con i fedeli rivolti verso Dio, verso oriente. La questione liturgica è stata ampiamente all’ordine del giorno nella prima sessione del sinodo: pochi giorni prima dell’apertura del sinodo, un sacerdote del seminario di Mary Matha, mons. Varghese Njaliath, si è dichiarato pubblicamente a favore della celebrazione faccia al popolo, nel nome dello “spirito del Concilio Vaticano II”… è evidente che ci si ritrova davanti all’ennesimo abuso di pensiero e parole, a tal punto che – questa volta – la Santa Sede ha deciso di intervenire, a nome del Papa stesso.

  • Questo “rinnovamento liturgico” non è di oggi. Già nel 2003 così scriveva Giovanni Paolo II alla Chiesa in Siria:
  • “La liturgia della Chiesa Siro-Malabarese, da secoli parte della ricca e varia cultura indiana, è l’espressione più viva dell’identità dei vostri popoli. La celebrazione del mistero eucaristico col rito Siro-Malabarese ha svolto un ruolo vitale nel forgiare l’esperienza della fede in India (cfr Ecclesia in Asia, n. 27). Il riunirvi attorno all’altare nella “pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose” (Ef 1, 23) non solo vi definisce come popolo eucaristico, ma è anche una fonte di riconciliazione che aiuta a superare gli ostacoli che possono impedire il cammino verso l’unità delle menti e dei fini. Come principali custodi della liturgia, siete chiamati sempre a essere vigili affinché si evitino sperimentazioni ingiustificate da parte di singoli sacerdoti che violano l’integrità stessa della liturgia e possono arrecare anche grave danno ai fedeli (cfr Ecclesia de Eucharistia, n. 10). Vi incoraggio nei vostri sforzi volti a rinnovare il vostro “patrimonio rituale” alla luce dei documenti conciliari, prestando particolare attenzione all’Orientalium Ecclesiarum e nel contesto del Codice di Diritto Canonico delle Chiese Orientali e della mia Lettera Apostolica Orientale lumen. Sono certo che con prudenza, pazienza e una adeguata catechesi questo processo di rinnovamento recherà frutti abbondanti. I molti risultati positivi già ottenuti dai vostri sforzi rendono questo compito meno scoraggiante e, in effetti, saranno una fonte di forza futura. Vi incoraggio a proseguire questo lavoro fondamentale di modo che la liturgia non venga solo studiata, ma anche celebrata in tutta la sua integrità e bellezza.” (qui il testo)

…ma qualcosa sta andando storto…. fino alla: “clamorosa protesta con cui un gruppo di laici a Ernakulam ha dato alle fiamme due manichini con i volti del cardinale Alencherry e del prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, il cardinale Leonardo Sandri, che lo scorso 11 marzo aveva già espresso la stessa indicazione ora messa nero su bianco anche dal papa….”

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Papa Francesco visita Benedetto per i 95 anni

Nel mentre formuliamo i nostri più fraterni Auguri per un fruttuoso Santo Triduo e una Santa Pasqua, ci uniamo anche con tutta la Chiesa per gli Auguri di un Buon Genetliaco a Benedetto XVI che Sabato Santo, 16 aprile, compirà 95 anni.

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Il clero di Ozieri, in Sardegna, scrive a Papa Francesco: “Ora non possiamo più tacere”

Riguardo lo scandalo finanziaro che ha portato a processo, in Vaticano, il cardinale Angelo Becciu, anche parte della diocesi sarda di Ozieri ne è rimasta coinvolta pesantemente. Dopo alcuni mesi di dibattito processuale, il presbiterio diocesano ha deciso di esternare il proprio “non ci sto” scrivendo direttamente alla Santa Sede, in difesa sia del vescovo, mons. Corrado Melis, che del cardinale Angelo Becciu. Con il testo integrale della lettera, per riflettere su questa notizia, vi salutiamo e vi auguriamo di passare cristianamente la Settimana Santa. Noi torneremo dopo la Santa Pasqua di Nostro Signore.

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Uniti a Papa Francesco, Consacriamoci, ecco il testo integrale ed ufficiale del 25 marzo

Cari amici, come suggerisce la Sacra Scrittura, c’è un tempo per ogni cosa… Mancando pochi giorni alla Solennità dell’Annunciazione durante la quale sarà fatta la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria menzionando la Russia e l’Ucraina, vogliamo unirci a tutta la santa Madre Chiesa insieme ai nostri Pastori, in Preghiera e silenzio… … diremo proprio che ci siamo, lasciamo le polemiche a chi non vuol capire, quanto alle critiche su questioni dottrinali, le riprenderemo… in questa ora cruciale confidiamo in Maria, siamo ad una svolta epocale, Consacriamoci al Cuore Immacolato di Maria e cerchiamo di essere coerenti e fedeli alle promesse… al resto ci penserà LEI!

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Papa Francesco consacrerà la Russia e l’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria

E così arrivo al punto dell’affidamento: i Papi — sia Pio XII, sia Paolo VI, sia Giovanni Paolo II — hanno fatto un grande atto di affidamento alla Madonna e mi sembra, come gesto davanti all’umanità, davanti a Maria stessa, era un gesto molto importante. Io penso che adesso sia importante di interiorizzare questo atto, di lasciarci penetrare, di realizzarlo in noi stessi. In questo senso, sono andato in alcuni grandi santuari mariani nel mondo: Lourdes, Fátima, Częstochowa, Altötting…, sempre con questo senso di concretizzare, di interiorizzare questo atto di affidamento, perché diventi realmente il nostro atto. Penso che l’atto grande, pubblico, sia stato fatto. Forse un giorno sarà necessario ripeterlo, ma al momento mi sembra più importante viverlo, realizzarlo, entrare in questo affidamento, perché sia realmente nostro...” (Benedetto XVI – Intervista «A SUA IMMAGINE. DOMANDE SU GESÙ» Venerdì Santo, 22 aprile 2011qui il testo integrale)

Il 25 marzo Benedetto XVI si unirà a Bergoglio e ai vescovi del mondo nella preghiera per la consacrazione di Russia e Ucraina.

Forse un giorno sarà necessario ripeterlo“, affermava Benedetto XVI – sulla Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, nel 2011, fatta già dai suoi Predecessori – e forse quel giorno è arrivato. Papa Francesco sembra aver accolto, infatti, l’appello accorato dei Vescovi dell’Ucraina la quale, come sappiamo, sta subendo al momento una aggressione armata e il mondo contemporaneo certamente non è capace di comprendere questa richiesta, l’urgenza di Consacrare la Russia e la stessa Ucraina al Cuore Immacolato di Maria. Per la questione di Fatima vedi qui.

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Roma-Kiev-Mosca: è il fallimento dell’ecumenismo

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. (Gv.14,27-31)

I cosiddetti “papi conciliari” hanno puntato molto sull’ecumenismo, ottenendo quali risultati? Francesco, in modo particolare, ha voluto che l’ecumenismo e il dialogo inter-religioso fossero due cardini del proprio pontificato. Apprezziamo — e lo ringraziamo — che egli si stia muovendo in prima persona per la veloce conclusione della guerra russo-ucraina, ma non possiamo neppure nascondere che questo conflitto bellico sia anche la prova provata del fallimento dell’ecumenismo politico voluto dallo “spirito” del Vaticano II, che egli ha portato ai massimi livelli. L’omelia del patriarca ortodosso di Mosca, Kirill (protagonista di uno storico incontro con Francesco nel 2016 con un bis atteso per la prossima estate), è ovviamente un endorsement all’invasione dell’Ucraina — che noi cattolici non possiamo accettare perché l’uso della forza deve essere sempre difensivo e mai violento –, ma è incontestabile quando ricorda che la guerra è permessa da Dio per castigare l’umanità per i suoi peccati. Gli interventi di papa Francesco, invece, sono stati molto politici e poco religiosi, inoltre non ha risposto — non ancora, almeno — alla supplica dei vescovi ucraini di consacrare l’Ucraina e la Russia al Cuore Immacolato di Maria. La Santa Sede si trova così in un vicolo cieco, costretta a scegliere tra il dialogo ecumenico con Kirill e la propria credibilità come autorità morale promotrice di pace.

Per questo sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori un articolo di mons. Nicola Bux che ben spiega il fallimento dell’ecumenismo politico di Francesco. Non concordiamo però con mons. Bux la dove sostiene che invece la strategia ecumenica di Giovanni Paolo II potrebbe funzionare, poiché è stata proprio — anzi, anche — questa ad aprire la strada a quella di Francesco o, se non altro, ad essere facilmente interpretato così dal pontificato attuale, il ché vuol dire che non va bene lo stesso. L’Occidente e l’Oriente cristiani torneranno all’unità solo con la conversione della Russia alla cattolicità, ossia alle questioni dottrinali e dogmatiche, come promesso a Fatima, non a forza di compromessi, di politica o di azioni umanitarie... la carità, senza la Veritas infatti, finisce per essere un inganno di Satana… poiché persiste il monito di Gesù Cristo: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.” (Gv.14,27-31)

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Tra Mosca e Kyiv, il Papa ha smarrito la strada?

La crisi russo-ucraina non è recente, anzi, le sue radici sono secolari, esplodendo in modo particolare non negli ultimi due anni, ma da circa un decennio. Infatti, i vescovi dell’Ucraina, in visita ad alimana apostolurum nel 2015, ne parlarono con papa Francesco, il quale promise loro le sue constanti preghiere, ma alla fine, nulla di più. Intendiamoci, la preghiera è tutto, ma non può essere usata come strumento diplomatico per rasserenare i propri interlocutori. Come sappiamo, il papa regnante ha ripristinato l’Ostpolitik, ovvero cercare il compromesso, sempre e comunque, con tutte le controparti politiche e religiose. Francesco, inoltre, non ha mai nascosto la sua speranza di essere il primo papa a visitare la Russia — e la Cina –, quindi si è sempre dimostrato molto accomodante con il patriarca ortodosso di Mosca, Kirill, il quale, invece, è sempre rimasto molto distante verso di lui per vari motivi. A questo proposito suggeriamo ai nostri lettori un ottimo articolo del vaticanista Sandro Magister, in cui ben si dimostra il fallimento dell’Ostpolitik di papa Francesco proponendovi, però, lo stesso titolo ma con un punto di domanda… per agganciarci anche all’intervista fatta da La Verità a mons. Nicola Bux.

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