Vescovi traditori che mirano solo al potere e a compiacere il re

La battaglia contro Dio, il Signore nostro Gesù Cristo e la Sua Sposa, la vera Chiesa, si è scatenata. Le lobby vincono, guadagnano terreno, mirano al potere assoluto nella Chiesa manipolando la Sacra Scrittura e il Magistero stesso della Chiesa. Oggi è la volta di un vescovo che non credevamo capace di tradire così sfacciatamente la Sposa di Cristo, l’insegnamento della Chiesa, parliamo di mons. Massimo Camisasca i cui fatti sono stati ben descritti e riportati da Riccardo Cascioli che invitiamo a leggere per capire cosa stanno facendo.

Eventi gravissimi, fatti molto gravi denunciati per altro, in molti articoli anche dai Padri dell’Isola di Patmos, che da anni mettono in guardia da queste lobby. Editoriale di fuoco quanto segue, perché non si può più tacere e siamo dentro la Novena allo Spirito Santo, quello vero, non quello schizofrenico che ora ascolta il Padre e il Figlio, e un’altro giorno diventa servo del peccato e delle derive degli uomini!

Una volta si diceva che l’anzianità portava saggezza, ma a quanto pare oggi porta demenza senile, invecchiamento precoce del sacro timor di Dio – se mai l’abbiano avuto prima – sostituito da una strafottenza senza precedenti, arricchita da una scomparsa dei sensori dei freni inibitori! Capaci persino di contraddirsi, senza batter ciglio, senza scomporsi, senza più vergogna. Riporta infatti Cascioli che la deriva di Camisasca scandalizza ulteriormente dal momento che è proprio l’avversario di Cristo a fargli pubblicità:

  • “Il motivo della sorpresa è tutto nelle parole che il consigliere comunale del PD, Dario De Lucia, ha affidato alla sua pagina Facebook, ricordando in modo colorito la parabola di Camisasca: da critico delle teorie gender, sostenitore delle Sentinelle in Piedi e dell’apostolato dell’associazione Courage (che propone per le persone con tendenze omosessuali percorsi coerenti con la dottrina della Chiesa) a celebrante di una veglia contro l’omofobia nonché censore di quelle associazioni che intendono proporre preghiere di riparazione.”

Omofobia di che? Un termine che non esiste, inventato da questa cultura dell’ignoranza e della depravazione mentre, un vescovo serio, dovrebbe fare veglie di suppliche e preghiere contro la Cristianofobia!! Se in molti editoriali abbiamo parlato dell’ignavia, del silenzio dei prelati contro la deriva culturale cristiana, contro il silenzio dottrinale, eccoci smentiti ma per motivi opposti.

18160433_105689779972502_7352785033507110912_nSi parla a sproposito, si parla contro la Legge naturale che è LEGGE DIVINA, arrivando ad affermare, spudoratamente, che DIO HA SBAGLIATO, leggete qui se l’avete dimenticato, quando ha creato un uomo che sente di voler diventare donna, e che “l’omosessuale” lo ha “voluto Dio”!

BARBARI E BESTEMMIATORI!!! Convertitevi prima che sia troppo tardi. Dio NON sbaglia mai!!! Dio ha creato l’Uomo – MASCHIO E FEMMINA – perché fossero complementari con la Grazia distribuita gratuitamente da Gesù che ha pagato con la Sua vita questa gratuità! Dio non ha creato il male, il peccato, la perversione, le patologie, le lobby, che sono le conseguenze del PECCATO ORIGINALE che avete dimenticato! Dio non ha creato le CATEGORIE, non ha generato l’omosessualità.

Ecco cosa insegnava già a suoi tempi, contro la superbia di chi difendeva l’omosessualità, il grande Dottore della Chiesa san Pier Damiani nel suo Liber Gomorrhianus, presentato alle stampe dal professore Roberto de Mattei, dice:

  • “E poichè discutendo a lungo, abbiamo dimostrato senza dubbio come il Signore stesso rifiuti i sacrifici degli impuri (sta parlando dei sodomiti) e li proibisca esplicitamente, di cosa ci meravigliamo noi peccatori, se gli impuri non danno ascolto al nostro richiamo? Se il cuore di pietra di questi mascalzoni non dà peso al comando della stessa voce di Dio, che c’è di strano se non dà retta a noi, che siamo solo polvere? Ragion per cui, chi disprezza i reverendi concili dei santi Padri, chi non si cura dei precetti degli apostoli e dei loro successori, chi non ha paura di trascurare le norme del diritto canonico, chi sottovaluta il potere della stessa autorità di Dio, bisogna almeno che pensi molto bene al giorno in cui sarà chiamato in giudizio: può star certo che quanto più gravemente pecca (e non si converte), tanto più duramente sarà giudicato (fino a meritare l’inferno eterno..)”

Ma come fanno questi vescovi a diventare così ciechi di punto in bianco? Alcuni come Lorefice vengono già da una formazione culturale corrotta e perversa altri, come Camisasca, si adeguano, preferiscono stare dalla parte dei vincitori, delle lobby, dei poteri forti, il tutto non lo inventiamo noi, ma lo spiegava già san Paolo:

  • Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. (…) per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità.”(2Tess.2,1-12)

A causa della loro superbia è Dio stesso che pone sul loro cuore un velo “di inganno” ma sia chiaro, la colpa NON è di Dio, ma a causa della loro superbia. Per capire la Verità bisogna stare e restare inginocchio a supplicare Dio di salvarci e di aiutare l’uomo a salvarsi, non di compiacerlo nelle sue aberrazioni! Questa è la Parola di Dio che non viene più letta nelle chiese, o viene manipolata fino ad affermare che Sodoma non venne affatto distrutta e che “sodomia” non è il peccato contro natura, leggete qui se lo avete dimenticato. Questa la GIUSTIZIA DI DIO che si è cancellata dalla nuova pastorale! Leggiamo cosa affermava ancora san Pier Damiani nel testo sopra citato:

  • E’ chiaro che, se è possibile giustificare questo tipo di perdizione (la sodomia), chi più andrebbe perdonato di quell’eremita che peccò senza rendersene conto, che cadde per l’inesperienza dell’ingenuità, per la quale aveva ritenuto quell’operazione un semplice adempimento naturale?”

San Pier Damiani sta parlando del fatto di un eremita che peccò gravemente di sodomia, ingenuamente, ritenendo fosse lecito soddisfare un istinto del tutto naturale, ma non venne giustificato da Dio che lo condannò. Un angelo apparve al padre del deserto, che piangeva per la morte dell’eremita, ignaro della sua sorte, spiegandogli il motivo: “Non essere angosciato: costui (l’eremita)  anche se fece molte cose buone, ha macchiato tutto con quel vizio che l’Apostolo chiama impurità.(Rm.1,24)” e per questo venne condannato all’inferno.

E cosa fanno questi vescovi stolti ed ebbri di potere? Fanno la stessa cosa, giustificano il peccato, con la scusa di amare il peccatore. Ma il modo in cui Gesù amò il peccatore, noi peccatori, è del tutto diverso, o forse ch’Egli istituiva veglie di preghiere per difendere IL PECCATO E LA PERVERSIONE degli uomini?

_0030 bergoglio e la maschera 4Mons. Camisasca è giunto persino a falsificare i Documenti della Chiesa. Lo spiega bene Cascioli, leggetelo. Arrivare ad affermare che Ratzinger appoggerebbe e sosterrebbe queste iniziative non solo è diabolico e perverso, ma si ignora bellamente il famoso Angelus dell’Anno giubilare Duemila quando, a Roma, si tenne il  primo gay-pride e Giovanni Paolo II non potè accettarlo, ecco le sue parole:

  • “Un accenno ritengo, poi, doveroso fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi.
  • A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l’affronto recato al Grande Giubileo dell’Anno Duemila e per l’offesa ai valori cristiani di una Città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo.
  • La Chiesa non può tacere la verità, perché verrebbe meno alla fedeltà verso Dio Creatore e non aiuterebbe a discernere ciò che è bene da ciò che è male.” (Angelus 9.7.2000)

Che cosa è accaduto da allora? Che da una palese condanna a queste manifestazioni sodomite, siamo giunti alle VEGLIE DI PREGHIERA AFFINCHE’ AVVENGANO!!!

Folli! Bestemmiatori! Vescovi traditori!! Vergognatevi! Convertitevi prima che sia troppo tardi!

Infine, Camisasca dimentica, o peggio manipola, la famosa Lettera ai Vescovi voluta da Giovanni Paolo II e firmata dall’allora cardinale Ratzinger, proprio sul come affrontare la delicata questione. La Lettera, del 1986, parla già profeticamente di CURA, NON DI APPROVAZIONE di questo status che non esiste!

Perdonateci la lunga citazione che segue da questa Lettera, ma che è fondamentale per capire il TRADIMENTO di questa neo-chiesa e di questi vescovi, e con queste parole ufficiali concludiamo e chiediamo a tutti di PREGARE INCESSANTEMENTE per questi vescovi, affinchè si ravvedano e Dio tolga dal loro cuore il velo della superbia che li sta accecando.

  • Tuttavia oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all’interno della Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti omosessuali. Quelli che, all’interno della comunità di fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa. Ora questi gruppi esterni sono mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo. Essi manifestano, anche se non in modo del tutto cosciente, un’ideologia materialistica, che nega la natura trascendente della persona umana, così come la vocazione soprannaturale di ogni individuo.
  • I ministri della Chiesa devono far in modo che le persone omosessuali affidate alle loro cure non siano fuorviate da queste opinioni, così profondamente opposte all’insegnamento della Chiesa. Tuttavia il rischio è grande e ci sono molti che cercano di creare confusione nei riguardi della posizione della Chiesa e di sfruttare questa confusione per i loro scopi.
  1. Anche all’interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l’insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l’egida del Cattolicesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale. Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione.
  • È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. Il fine di tale azione è conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui l’omosessualità è almeno una realtà perfettamente innocua, se non totalmente buona. Benché la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in considerazione le proporzioni del rischio, che vi è implicato.
  • La Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto mantiene ferma la sua chiara posizione al riguardo, che non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento.”

AGGIORNAMENTI che invitiamo a leggere qui a firma del dott. Stefano Fontana:

Omofobia, la pretesa di pregare per una imposizione

L’adesione di vescovi alle veglie contro l’omofobia ha qualcosa di incredibile. Sia dal punto di vista dottrinale che pastorale. Il concetto di omofobia è ideologico e come si può fare una veglia contro qualcosa di ideologico? Se guardiamo poi alla realtà intorno a noi, ci chiediamo dove sia tutta questa omofobia contro la quale alcuni vescovi si sentono chiamati a presiedere veglie di preghiera. Oggi, al contrario, ad essere discriminata è l’eterosessualità.

Il concetto di omofobia è ideologico e come si può fare una veglia contro qualcosa di ideologico? L’omofobia è una costruzione concettuale e linguistica tendente a paragonare il cosiddetto “odio” contro gli omosessuali al cosiddetto “odio” contro gli stranieri (xenofobia), oppure a quello contro le altre etnie (razzismo). Il concetto quindi equipara l’essere omosessuale con l’essere straniero o con l’essere di pelle nera o gialla. In questo modo l’omosessualità diventa naturale e qualsiasi critica contro di essa si trasforma in violenza omofoba. Inoltre tende a considerare violenza la stigmatizzazione dei comportamenti omosessuali, l’opposizione a proteggerli e promuoverli per legge, l’idea di ogni giusta discriminazione nei confronti delle persone praticanti l’omosessualità. L’espressione “giusta discriminazione” nasce indirettamente dal magistero della Chiesa secondo cui le persone omosessuali non devono essere sottoposte a “ingiusta discriminazione”, il che fa pensare che esista una giusta discriminazione.

Se guardiamo poi alla realtà intorno a noi, ci chiediamo dove sia tutta questa omofobia contro la quale alcuni vescovi si sentono chiamati a presiedere veglie di preghiera. Oggi, al contrario, ad essere discriminata è l’eterosessualità. Le fiction televisive sono farcite di situazioni omosex, hotel e locali gay-fiendly si moltiplicano, la sessualità sterile è promossa mentre quella fertile viene scoraggiata, moltissimi Stati, tra cui l’Italia, equiparano totalmente le coppie omosessuali e quelle eterosessuali sul piano giuridico, sociale e politico, c’è una dittatura omosessualista che impedisce di dire la propria sulla verità dell’omosessualità e perfino gli ordini professionali – dagli psicologi ai giornalisti –  impongono di parlarne solo in un certo modo, i rapporti internazionali descrivono l’Italia come uno dei Paesi maggiormente aperto ai gay al mondo, le lobby gay rendono la situazione omosessuale qualcosa di profittevole nel lavoro o nella carriera. L’omofobia, oltre ad essere una creazione ideologica come concetto, è anche una invenzione imposta. Perché si deve fare una veglia di preghiera per una invenzione imposta?

All’esistenza di limitati casi di violenza fisica o psicologica contro le persone omosessuali fa riscontro invece una sistematica forma di discriminazione culturale, economica, fiscale perfino, contro la coppia eterosessuale e specialmente contro quella aperta alla vita. Nelle diocesi nessuna veglia per la famiglia o per la vita, ma veglie contro l’omofobia.

Spesso si distingue tra la persona omosessuale, che merita tutto il nostro rispetto, e l’omosessualità come tendenza disordinata e da condannare moralmente, sostenendo che le veglie contro l’omofobia riguardano il primo aspetto e non il secondo. Ciò però non tiene conto che il rispetto per la persona riguarda la sua interiorità e non la sua situazione oggettiva pubblica. Fare una veglia contro l’omofobia confonde i due piani: se la persona merita rispetto quanto alla sua situazione personale di coscienza che a nessuno è dato di giudicare. non merita però rispetto la sua posizione pubblica. E’ la distinzione tra persona omosessuale e gay. La persona che rende pubblica la propria omosessualità, sotto questo aspetto merita di essere stigmatizzata. La stigmatizzazione non riguarda un giudizio sulla coscienza della persona, ma la sua situazione pubblica disordinata. Non si tratta di attribuire alla persona la sua imputabilità e, di conseguenza, colpirla o punirla; si tratta di rifiutare un riconoscimento pubblico all’esercizio della omosessualità da parte della persona omosessuale.

Il pastoralismo oggi intende la condanna della dimensione pubblica delle situazioni disordinate come una mancanza di rispetto per la persona. È quanto avviene anche per i divorziati risposati. Nessuno esprime su di loro un giudizio di imputabilità personale, ma questo non toglie che la loro situazione pubblica sia oggettivamente e materialmente disordinata e quindi da condannare. Il pastoralismo, nell’ansia di fuggire l’accusa di non rispettare le persone dando un giudizio sulla loro coscienza, finisce per negare la possibilità di dare un giudizio morale e religioso sulle situazione oggettive disordinate.

Le veglie presiedute dai vescovi sono cadute nella Giornata internazionale contro l’omofobia, la biforia e la transfobia indetta da organismi per tutt’altri motivi di quelli addotti dalla Chiesa e, anzi, contro di essi, ma la Chiesa ai adegua, usando lo stesso linguaggio. Il pastoralismo spinge a non tenere più conto di una prassi sempre seguita: se le finalità ultime del progetto sono sbagliate non bisogna partecipare nemmeno se qualche loro aspetto è accettabile. Mille volte la Santa Sede non ha firmato progetti di organizzazioni internazionali, condivisibili per alcuni aspetti, proprio perché altri aspetti e soprattutto le finalità ultime non convincevano moralmente. Ora, invece, si accettano i progetti degli altri, espressi con il linguaggio concettuale degli altri, nelle Giornate indette dagli altri nel loro spirito e si spera di addomesticare tutto ciò con la ciliegina del rispetto della persona.

Il pastoralismo invita a tenere ferma la dottrina e a introdurre cambiamenti pastorali che ne implicano un cambiamento. Il direttore Cascioli due giorni fa ha tirato fuori un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1986 che invitava a fare tutt’altro di quanto stanno facendo i vescovi delle veglie. Va tenuto però conto che per il pastoralismo quello rimane vero, ma oggi la situazione è cambiata e, per esigenze pastorali si può non tenerne conto. E’ così che si può essere contemporaneamente ligi alla dottrina e nello stesso tempo contraddirla.

e si legga ancora:
OMO-BENEDIZIONI, LA CONDANNA DI SCHNEIDER di Marco Tosatti

“Impartire una benedizione a una coppia omosessuale significa benedire il peccato non solo degli atti sessuali fuori del matrimonio, ma quello di atti sessuali fra persone dello stesso sesso, cioè benedire il peccato della sodomia, che è considerato da quasi tutta la storia umana e dall’intera tradizione cristiana come un peccato che grida al cielo”. Così il vescovo Athanasius Schneider

 

Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Santa Maria in Astana, ha risposto ad alcune domande poste da Maike Hickson, di OnePeterFive. Ne abbiamo tradotto alcune, che ci sembravano particolarmente adatte alla situazione della Chiesa nel nostro Paese e in Europa, rimandando i lettori all’originale dell’intervista, molto interessante e profonda. Oltre alla benedizione delle coppie omosessuali, il vescovo parla di intercomunione, e di vescovi che non fanno il loro dovere. E dell’omissione di una correzione da parte del Pontefice.

La prima domanda è relativa alla proposta, suggerita da alcuni vescovi tedeschi, di una qualche forma di benedizione per le coppie omosessuali. Su questo punto mons. Schneider ha risposto:

“Impartire una benedizione a una coppia omosessuale significa benedire il peccato non solo degli atti sessuali fuori del matrimonio, ma quello di atti sessuali fra persone dello stesso sesso, cioè benedire il peccato della sodomia, che è considerato da quasi tutta la storia umana e dall’intera tradizione cristiana come un peccato che grida al cielo (Vedi Catechismo della Chiesa Cattolica. N. 1867). Perché tale peccato grida al cielo? Perché annulla, oltraggia e contraddice direttamente la natura della sessualità umana nella mutua complementarità dei due sessi, così come è stata creata dall’infinita saggezza di Dio. Gli atti omosessuali o le relazioni omosessuali sono direttamente contro la ragione e ogni logica, e contro l’esplicita volontà di Dio. Gli atti omosessuali sono intrinsecamente senza senso che uno può paragonarli, per esempio con la sciocchezza di ostruire il meccanismo di una cintura di sicurezza dell’auto, laddove la connessione “lingua” (maschio) è inserita nella parte “fibbia” (connessione femminile). Ogni persona dotata di senso comune può riconoscere l’assurdità di usare una cintura di sicurezza che abbia solo due lingue o due fibbie. Non funzionerà; e in molti casi provocherà la morte perché la cintura non sarà allacciata. Così anche gli atti omosessuali causano morte spirituale e non poche volte la morte fisica a causa dell’estremo rischio di contagio sessuale. Quando dei sacerdoti promuovono la benedizione delle relazioni omosessuali stanno promuovendo un peccato, che grida al cielo, e promuovono un assurdo logico. Quei sacerdoti stanno commettendo quindi un grave peccato e il loro peccato è anche più grave di quello dei partner omosessuali che loro benedicono, perché stanno stando a quelle persone un incentivo a una vita di peccati continui, e gli espongono di conseguenza al rischio della condanna eterna. Quei sacerdoti certamente sentiranno da Dio – al momento del loro giudizio personale – queste gravi parole: “Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te”. (Ezechiele, 3.18). I sacerdoti che stanno benedicendo le pratiche omosessuali stanno reintroducendo un tipo di prostituzione dei templi pagani. Un tale comportamento clericale è simile all’apostasia e ad essi sono pienamente applicabile queste parole della Sacra Scrittura: “Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo” (Giuda 4).

Un altro fra i diversi temi toccati nell’intervista riguarda la discussa bozza di sussidio pastorale con cui i vescovi tedeschi propongono, in alcuni casi, di dare la comunione a coniugi protestanti di persone cattoliche, basandosi sul pretesto della grave emergenza spirituale. Ecco l’opinione di mons. Athanasius Schneider:

“Sin dai tempi degli Apostoli (Atti, 2:42) l’integrità della fede (doctrina Apostolorum), la comunione gerarchica (communicatio) e la comunione eucaristica (fractio panis) sono connesse inseparabilmente l’una con l’altra. Ammettendo una persona battezzata alla Santa Comunione , la Chiesa non dovrebbe mai dispensarla dal professare l’integrità della Fede cattolica e apostolica. Non è sufficiente chiederle solamente la fede cattolica nel sacramento dell’Eucarestia (o nel sacramento della Riconciliazione o dell’Unzione degli infermi). Ammettere una persona battezzata alla Santa Comunione, e non esigere da lei come prerequisito indispensabile l’accettazione di tutte le altre verità cattoliche (per esempio i dogmi del carattere gerarchico e visibile della Chiesa, il primato giurisdizionale del Pontefice romano, l’infallibilità del Pontefice romano, dei Concili ecumenici e del Magistero universale e ordinario, i dogmi mariani ecc.) significa una contraddizione alla necessaria unità visibile della Chiesa e alla natura dei Sacramento eucaristico stesso. L’effetto preciso della Comunione eucaristica è proprio la manifestazione della perfetta unione dei membri della Chiesa nel segno sacramentale dell’Eucarestia. Quindi la ricezione stessa della Santa Comunione nella Chiesa cattolica, – anche in casi eccezionali – da parte di un cristiano protestante o di un ortodosso costituisce, in definitiva, una menzogna. Contraddice il segno sacramentale e l’intima realtà sacramentale in quanto essi, i non cattolici ammessi alla Santa Comunione, volontariamente continuano ad aderire visibilmente alle credenze rispettivamente delle loro comunità protestanti o ortodosse…Questo principio contraddice la Tradizione apostolica e la pratica costante della Chiesa cattolica nel corso di duemila anni. Già nel periodo post-apostolico del secondo secolo la Chiesa romana osservava questa regola, testimoniata da San Giustino: “Questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri” (Apol. I 66). Il problema creato recentemente dalla Conferenza dei vescovi tedeschi è, per essere onesti, solo la logica conseguenza delle concessioni problematiche formulate dal canone 844 del Codice di Diritto Canonico”.

L’intervistatrice ricorda che per la comunione in mano si iniziò a livello regionale, per giungere poi a un’applicazione perla Chiesa  universale. Schneider: “Secondo la logica della fragilità umana, il dinamismo della pressione ideologica, e l’effetto di contaminazione dei cattivi esempi, casi eccezionali di comunione data ai protestanti avranno, nel corso del tempo, una larga applicazione, che sarà poi molto difficile da fermare”.

Secondo mons. Schneider, “quando c’è il pericolo reale che in una Chiesa particolare l’integrità della fede cattolica e la corrispondente pratica sacramentale siano danneggiate, il Pontefice romano deve esercitare il suo proprio dovere e correggere questi difetti così da proteggere il semplice fedele da una deviazione dell’integrità della fede cattolica e apostolica. Quando dei vescovi agiscono in modo contrario al loro dovere, che afferma che devono ‘promuovere e salvaguardare l’unità della fede e la disciplina comune all’intera Chiesa’ il romano Pontefice deve intervenire a causa del suo compito di essere ‘il maestro di tutti i fedeli’, e anche ‘il supremo insegnante della Chiesa universale’. Quando durante una navigazione alcuni degli officiali cominciano a fare dei buchi nel fianco della nave, il capitano non può dire: ‘Non interferisco, perché voglio seguire il principio della decentralizzazione’. Ogni persone di buon senso considererà un comportamento del genere irresponsabile e assurdo, perché avrà conseguenze fatali. Se questo è vero per la vita fisica, quanto più è vero per la vita sovrannaturale delle anime! Quando, comunque, vescovi locali fanno il loro lavoro bene, promuovendo e conservando la fede, la disciplina e la liturgia della Chiesa, il Papa non dovrebbe in nessun modo limitare le loro iniziative. In questo caso, ci sarebbe una sana decentralizzazione”.

 


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MULLER: QUEI VESCOVI SENZA CORAGGIO

di Costanza Miriano

Forse se non avete ancora aperto i giornali potete non saperlo, ma a breve ve lo diranno in tutte le salse, oggi è l’IDAHOT, acronimo delle parole inglesi che servono per dire che è la giornata internazionale contro l’omofobia e tutta quella miriade di sigle per indicare la stessa cosa. Il fuffaday. Già, perché l’omofobia non esiste – non esiste nessuna fobia, nessuna patologia. Esistono invece posizioni culturali che possono legittimamente non essere condivise, ma che hanno un ampio fondamento scientifico e una lunga storia e serie motivazioni, di chi ritiene che l’attrazione verso lo stesso sesso non sia una variante della sessualità umana. Ma siccome nessuno può imporre a nessun altro cosa pensare, l’argomento dovrebbe essere chiuso qui, senza bisogno di giornate mondiali.

Però anche l’IDAHOT a qualcosa serve: è un’ottima occasione per parlare di un libro che esce fra una settimana esatta (ma è già disponibile in ebook), un grande libro di Daniel C. Mattson che si chiama Perché non mi definisco gay, Come mi sono riappropriato della mia realtà sessuale e ho trovato la pace, edito in Italia da Cantagalli con la prefazione del Cardinal Robert Sarah e presentato a Roma e Milano in varie date che trovate qui https://www.nonmidefiniscogay.blog/wp/

E’ innanzitutto una storia, appassionante e intima, di un uomo che ha il coraggio di mettersi davvero a nudo, senza risparmiare particolari, e di questo gli siamo davvero grati. E’ un grande servizio a chi vive storie simili alla sua, e intuisco il sacrificio che deve essere costato. E’ la storia di un bambino che si sente inferiore agli altri, a disagio, ma che non è sfiorato dall’idea di essere omosessuale, o di avere rapporti con degli uomini:

“La ragione più grande per cui rifiuto di definirmi gay è semplice: penso che non sia oggettivamente vero. Focalizzarsi sui sentimenti porta le persone lontano dalla loro realtà di figli di Dio nati maschi e femmine. Dobbiamo imparare a distinguere la nostra identità dalla nostra attrazione sessuale, dal nostro comportamento. Non è quello che “sentiamo” che deve regolare la nostra vita, altrimenti passeremmo col semaforo rosso solo perché, appunto, ce lo “sentiamo”. Esiste una oggettiva verità che ci protegge, fatta per il nostro bene”.

Vedere come questa storia si evolve è intrigante come un romanzo, e senza rovinare il gusto di leggere posso dire che il contesto culturale e le forti pressioni hanno avuto un grande peso nella storia di Daniel, e in come le ferite della sua storia personale lo hanno portato a scegliere alcune condotte per “ripararsi”. Proprio per questo segue una sezione del libro di acuta, informatissima e intelligente analisi degli strumenti della propaganda omosessualista, che si gioca innanzitutto sulla scelta delle parole – gay e omofobia sono fra queste. Infine c’è la proposta di fede, attraverso la quale si intuisce come in ogni cammino, anche quelli apparentemente davvero pesanti da percorrere, c’è la possibilità di un’intimità privilegiata con Dio.

Il grande ricatto emotivo delle persone che vivono problemi con la propria sessualità è: se non mi accetti come sono, non mi vuoi bene. Quindi sei omofobo. Il fatto che tutti dobbiamo essere accettati come siamo, però, è una delle grandi balle della contemporaneità, di questa grande palude in cui sembra che l’inconscio debba necessariamente e sempre avere libero sfogo. Per millenni l’uomo ha invece avuto in qualche modo la consapevolezza di dover fare un grande lavoro su di sé, di doversi migliorare: prima dell’anno zero questo si traduceva con l’imperativo dell’eroismo, dell’onore, del superare le colonne di Ercole. Dopo l’anno zero, grazie alla redenzione e alla verità che Cristo è venuto a portare all’uomo tutto ciò si è tradotto con “rinnega te stesso” se vuoi veramente “la gioia piena”. Amare quindi non significa mai dire “tieniti i tuoi problemi” facendo pat pat sulla spalla. Questo non è amore. Amare è accompagnare, ma nel cammino verso la verità di ciascuno, non nel nulla. Amare una persona che prova attrazione verso lo stesso sesso non significa avallare le sue convinzioni, ma stare vicini nell’amicizia e annunciargli – se ce lo chiede – la verità.

Abbiamo chiesto al Cardinal Gerhard  Ludwig Müller, prefetto emerito per la congregazione della dottrina della fede, la massima autorità quanto alla dottrina della Chiesa, qualche parola netta. Il cardinale presenterà il libro di Mattson a Roma il 25, e ci ha ricevuti a casa, fra un viaggio e l’altro.

Costanza Miriano: Vostra Eminenza, partiamo dall’attualità: domani è la giornata mondiale contro l’omofobia. Sappiamo che la parola è stata inventata in America nel 1971, ma sappiamo anche che le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso a volte davvero vivono nella sofferenza. Noi cristiani, chiamati ad amare tutti, come dobbiamo comportarci su questo tema?

Gerhard Ludwig Müller: L’omofobia, semplicemente non esiste, è chiaramente un’invenzione, uno strumento del dominio totalitario sulla mente degli altri. Al movimento omosessualista mancano gli argomenti scientifici, per questo hanno costruito un’ideologia che vuole dominare, cercando di costruire una sua realtà. E’ lo schema marxista, secondo cui non è la realtà a costruire il pensiero, ma il pensiero che costruisce la realtà. Quindi, chi non accetta questa realtà deve essere considerato malato. Come se, tra l’altro, si potesse agire sulla malattia con la polizia o con i tribunali. D’altra parte in Unione Sovietica i cristiani venivano chiusi nei manicomi: sono i mezzi dei regimi totalitari come il nazionalsocialismo e il comunismo. Oggi in Nord Corea la stessa sorte tocca a chi non accetta il pensiero dominante.

CM: Ci sono alcuni vescovi che hanno appoggiato veglie o altre iniziative “cattoliche” contro l’omofobia. Alcuni ne conosco personalmente e sono per quello che posso capire molto aderenti alla dottrina. Perché secondo lei accettano di stare a questo gioco, perché già accettare la parola omofobia significa accogliere una certa visione ideologica?

GLM: Alcuni vescovi oggi non hanno il coraggio di dire la verità e si lasciano intimidire: non capiscono che l’omofobia è un inganno che serve a minacciare la gente. Ma noi cristiani non dobbiamo avere paura delle minacce: nei primi secoli i seguaci di Cristo venivano gettati in carcere, o fatti dilaniare dalle belve. Oggi si dilania la gente con lo psicoterrorismo, approfittando dell’ignoranza. Però da un vescovo, un sacerdote possiamo aspettarci che sia in grado di non andare dietro a queste ideologie. Noi siamo quelli che cercano, con la grazia di Dio, di amare tutte le persone, comprese quelle che provano attrazione verso lo stesso sesso, ma deve essere chiaro che amare non è obbedire alla propaganda genderista.

CM: Il libro di Mattson dedica un ampio capitolo proprio a smontare le parole della propaganda, a cominciare dal titolo: perché non mi definisco gay. Lei sarà presente alla presentazione del volume a Roma, con l’autore. Cosa ne pensa?

GLM: Mattson è un uomo che basa le sue parole sulla sua propria esperienza, e questo vale più di tutte le ideologie. La sua storia mostra anzi come queste ideologie siano forti ed esercitano una oppressione nei confronti di tutti coloro che hanno problemi con la propria sessualità. Si possono avere problemi per diverse cause, ma la realtà è che si è solo o uomo o donna. Esistono due sessi, questa è la realtà. Il resto sono interpretazioni. Papa Francesco viene molto frequentemente citato nella sua intervista rilasciata in aereo, quel famoso “chi sono io per giudicare…?”. Ma il Papa ha detto la stessa cosa che è nel Catechismo: ogni persona merita rispetto perché è a immagine di Dio, e noi non possiamo usare le persone per nessuno scopo. Ma nello stesso momento Francesco ha parlato di lobby gay. Ed è vero, purtroppo. Noi abbiamo avuto alla Congregazione per la dottrina della fede un collaboratore, si può dire pubblicamente perché lui stesso ha fatto con grande rumore outing, dicendo “io sono gay”, ma non ha mai chiesto nessun aiuto né accompagnamento. Mattson invece al contrario afferma “io non voglio definirmi gay” perché sa innanzitutto che gay è una falsa espressione che esprime disprezzo, e poi perché nonostante questo problema di attrazione verso lo stesso sesso, non è l’attrazione che definisce una persona. Una persona è sempre molto più di questo. Noi siamo creature che grazie alla redenzione abbiamo la vocazione alla vita eterna. E chi vive questa attrazione deve vivere in castità, cosa a cui sono chiamati tutti i cristiani che non vivano in un valido e vero matrimonio.

CM: Perché questo tema occupa i primi posti delle agende politiche dell’Occidente? Sembra che sia la priorità di tutti i governi?

GLM: I nostri politici in Europa devono occuparsi di tante persone che sono senza lavoro, della denatalità, delle famiglie, di tanti problemi seri, e invece si preoccupano di trasformare le nostre democrazie in sistemi totalitari. Le ideologie in sé sono violente. Come può un Parlamento stabilire cosa è vero e cosa no? Come può affermare che due più due fa cinque?

CM: Uno dei tanti passaggi interessanti del libro mette in correlazione la diffusione in massa della contraccezione e l’affermarsi della ideologia genderista. Ne approfitto per farle una domanda su un tema che mi sta molto a cuore. Lei sa meglio di me come nella Chiesa ci siano forze avverse alla Humanae Vitae, che ne chiedono una revisione. Che ne pensa? Come spiega questo fenomeno?

GLM: Lo spiego con la mondanizzazione della Chiesa: per alcuni dei pastori la Chiesa è solo materiale per fare politica, per piacere. Per loro il rispetto delle masse vale più del rispetto della Parola di Dio. Sono contro la creazione. Io paragono chi vuol rivedere HV per compiacere le masse con chi ha fatto i compromessi durante i regimi totalitari. Invece i testimoni hanno la responsabilità della verità rivelata. L’Humanae Vitae è stata profetica, tutti i pericoli che prevedeva si sono realizzati e sono entrati nella vita moderna: il nichilismo, il materialismo. Manca il senso superiore dell’esistenza umana e quindi dietro le facciate c’è il vuoto. Invece il vero piacere è ogni parola che viene dalla bocca di Dio, e se noi smettiamo di annunciare dove è il vero piacere, dove è la vera gioia, saremo responsabili dell’infelicità di tanta gente. Se i pastori non vigilano, vincono i lupi. Con i lupi non si possono fare compromessi, magari per salvare qualche pecora. Con l’illusione di non perdere qualcuno, si perde tutto il gregge. Non è questa la logica di Gesù. Lui per non perdere nessuna pecora ha sacrificato se stesso, non le pecore.

CM: I pastori che aprono alla contraccezione di solito lo fanno ribadendo che è, sì, un male, ma che in casi estremi…

GLM: Questa è solo una tecnica per aprire la strada: si fa un ragionamento solo emotivo, basato su situazioni estreme. Anche in situazioni estreme un buon pastore trova una soluzione unica e particolare per preservare l’intrinseca unità tra procreazione e sessualità. Invece il trucco di teologi e vescovi che attaccano la dottrina è di emozionalizzare… Per esempio cominciano a dire che c’è un padre di quattro figli, che ha perso il lavoro, e la moglie è malata… e allora si fa una discussione sull’onda dell’emotività e del caso singolo. Ma questo non è un modo serio di affrontare le questioni.

 

Se cardinali e vescovi fossero così solerti… forse, chissà…

Ci hanno segnalato questa immagine scattata durante la Veglia Pasquale, poco prima dei Battesimi ai Catecumeni. Non vogliate fraintendere questo nostro intervento come irriverente, tutti inciampiamo e tutti cadiamo…

Ciò che invece ci ha colpito è l’intervento immediato, attento e davvero commovente, dei due monsignori ai lati di papa Francesco, subito pronti, giustamente, ad evitare il peggio. Era già inciampato il Papa durante una Messa, succede.

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Cari Pastori, non abbandonate Voi stessi alla tentazione di cambiare la Preghiera di Gesù

Abbiamo ricevuto questa “Lettera” da un nostro Lettore che l’ha inviata personalmente, in forma cartacea con raccomandata, alla Santa Sede, alla Congregazione per la Dottrina della Fede e al santo Padre, con la richiesta se potevamo pubblicarla qui. Volentieri la condividiamo, la facciamo nostra e la mettiamo a disposizione di tutti. I grassetti (e qualche link) sono nostri, assenti nel testo originale.


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8×1000: a chi darlo? Lettera aperta ai Vescovi e ai Sacerdoti

Prendiamo spunto dalla accurata analisi, la più equilibrata per noi, dalla tastiera di Rino Cammilleri da La Nuova-Bussola-Quotidiana, clicca qui, per dire la nostra in modo forse anche provocatorio, tuttavia pur sempre una voce “dentro” la Chiesa e che, se permettete cari Vescovi e cari Sacerdoti, diciamo anche un poco dalle tasche nostre perché, se è vero che si tratta di un concordato con lo Stato, questi soldi non escono dal nulla, ma dalle nostre tasse, sempre più esose… delle quali ve ne fregate.

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Le nomine dei vescovi nell’era di Francesco

Le nomine dei vescovi sono il principale strumento con cui papa Francesco rimodella la gerarchia della Chiesa. Alcune nomine gli stanno talmente a cuore che non esita a saltare tutti i passaggi procedurali e fare lui tutto da solo.

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Signori vescovi e cardinali, guai a sfuggire al martirio!

Supplichiamo i signori Vescovi e Cardinali a dare testimonianza di vero martirio, prima di ritrovarci a dover festeggiare “san Lutero, martire della Chiesa — brutta e cattiva — del passato”.

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“Correggere” il Papa? Sì, si può. Lo spiega il padre domenicano Spiazzi

Abbiamo trascritto per voi quest’articolo (ne manca solo un parte) del teologo domenicano P. Raimondo Spiazzi — riportato oggi dal sito Libertà&Persona — riguardo la correzione dei superiori da parte dei sudditi. La Chiesa non solo lo permette, ma in certi casi, addirittura lo raccomanda.

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