Una Madre di famiglia espone a papa Francesco l’altra faccia della medaglia

Sui due campanili che fiancheggiano la grande cupola della Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino, san Giovanni Bosco fece collocare due angeli. Uno regge un’insegna su cui è scritto una data: 1571, la data di Lepanto, la grande vittoria di Maria Ausiliatrice, la vittoria di Maria Regina del santo Rosario. L’altro pure porta un’insegna, ma la data della nuova vittoria di Maria Ausiliatrice non è ancora scritta; la attendiamo, ma quella data è certa.”

Abbiamo ricevuto questa email che condividiamo e facciamo nostra senza aggiungervi altro, di nostro sono stati aggiunti solo i link e qualche grassetto.

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Il Castello conquistato (oppure solo occupato?)

Per comprendere attentamente l’interessante Racconto che ci ha inviato il sig. Claudio Gazzoli, è bene presentarlo non a parole nostre, ma attraverso due interventi magisteriali dell’allora cardinale Ratzinger…. e su questo filo conduttore, leggere il resto. Grazie.

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Il peggiore clericalismo è quando si abusa del proprio stato imponendo la menzogna.

Cari Amici, ci è giunta questa email che vogliamo condividere con tutti voi. E’ firmata e, l’Autrice (alla quale giungano  i nostri Auspici di Buon Onomastico), si raccomanda che la sua testimonianza non venga strumentalizzata e perciò facciamo nostro il suo Appello.

Il primo: che questi sentimenti espressi nei confronti del sacerdote in questione, non sono assolutamente di rabbia o rancore, ma solo di dispiacere. Altrettanto dicasi per papa Francesco.

Il secondo: è un invito a quanti leggeranno (e chiunque volesse lasciare dei commenti su questa pagina in relazione a questa vicenda) a non lasciarsi travolgere da un’indignazione sterile verso i sacerdoti che traballano – ricordando che anche Pietro rinnegò Cristo per paura ma poi se ne pentì – e che la miglior maniera per combattere questi errori consiste nel pregare senza sosta il Signore Onnipotente, affinché raddrizzi i sentieri di chi sbaglia come fece con Saulo, il quale poi divenne l’Apostolo delle genti. E’ vero che Dio rispetta il libero arbitrio di ciascuno ma, ci confida Valentina, sono sicura che una preghiera costante possa predisporre molti cuori – distratti, superficiali o induriti – ad ascoltare la Sua Voce con maggior attenzione. Invito tutti (e anche noi stessi) a compiere questo sforzo.

A fine lettura consigliamo di leggere anche l’incoraggiamento del cardinale  Burke, qui riportato e tradotto dal sito chiesaepostconcilio.

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Guai a coloro che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre

“Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro. (…) perché hanno rigettato la legge del Signore degli eserciti..” (Is.5,20-24)

Il 5 gennaio u.s. la stessa Nuova Bussola, vedi qui, aveva affrontato un tema molto delicato, scottante e complesso, riportando quanto segue: In breve la Congregazione articola la seguente riflessione: dato che, nel caso di specie, gli organi riproduttivi sono incapaci di portare a termine la gravidanza, l’asportazione dell’utero è irrilevante dal punto di vista morale perché va a mimare, anticipandola, una situazione oggettiva di infertilità ed evita aborti spontanei. La risposta data dalla Congregazione è, a parer nostro, non condivisibile. La moralità di un atto è data dal fine prossimo ricercato (oggetto dell’atto). E così la medesima azione materiale può essere informata da fini diversi: incidere la cute di una persona al fine di curarla (operazione chirurgica) è fine prossimo buono; incidere la cute di una persona al fine di assassinarla è fine prossimo malvagio.

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Cinque anni di un pontificato avulso

Abbiamo ricevuto questa e-mail di un Sacerdote che è una “Lettera aperta” al piccolo gregge, ma anche alla Gerarchia Cattolica. Dopo aver dato voce ad una laica, leggete qui: Da Roma un grido di dolore, condividiamo la dolorosa esperienza di questo ministro di Dio della Chiesa Cattolica il quale, giustamente, non si arrende di fronte a certe prepotenze e non accetta certe imposizioni spiegando, in termini davvero coraggiosi e pacati, vicende amare che ci coinvolgono tutti. Grassetti e link, sono nostri.

…che anche dal vostro sito, emergano anime pronte a pregare e a sacrificarsi per il Pontefice, per la Chiesa, per i peccatori, per noi poveri preti, morsi dalla stretta di una frenesia social-popolare che sta diventando davvero la dittatura contro la ragione, dittatura di un pensiero mondano unico che si sta imponendo contro Dio. Pregare per questo popolo che pur amando giustamente il papa, rifiuta però la verità perché per loro è più comodo sentirsi giustificati di continuare a vivere in stato di peccato.”

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Da Roma un grido di dolore…

Nella primavera del 2017 ricevemmo la seguente email indirizzata ad una collaboratrice del nostro sito che, per motivi che comprenderete nel leggerla, decidemmo di non pubblicare immediatamente. Il mittente non è anonimo,  ma dobbiamo pubblicare l’email in anonimato, almeno per ora, il perché lo capirete. Attualmente, questa persona, non opera più laddove è stato indicato nel testo, anche per questo motivo abbiamo deciso di renderla pubblica oggi.

Inoltre, l’argomento trattato qui: Quella resistenza cattolica che a Bergoglio proprio non piace….  e quella pubblicata oggi dal sito amico: No santo Padre Francesco! La Chiesa non è “il” popolo, ci hanno fatto capire che forse questo è il momento provvidenziale per dare giustizia a chi ha vissuto queste esperienze direttamente e, per chi non per gossip, ma per amore alla verità, vuole sapere davvero come stanno le cose – che se non proprio tutte le cose – almeno in parte.

Eventuali grassetti o link nel testo sono nostri, anche per dimostrare che — di molti riferimenti — noi stessi ne avevamo ampiamente discusso in vari editoriali. Qualche parentesi potrà invece oscurare alcune parti troppo personali, ma nulla sarà tolto al senso originale del testo e delle intenzioni dell’autrice.

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Lettera aperta a P. Ranerio Cantalamessa

Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri questa lettera che un nostro affezionato lettore ha indirizzato a padre Raniero Cantalamessa.

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“Il Natale più triste della mia vita”

Pubblichiamo un’email arrivata in redazione in cui viene raccontato come anche nelle nostre parrocchie il culto del “povero” ha preso il posto dell’adorazione del Divin Bambino.

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C’è posta per… noi!

Da oggi inizia la nostra — e vostra — nuova rubrica: “C’è posta per… noi!”. Periodicamente pubblicheremo le e-mail che arrivano alla nostra redazione.

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