Per il cardinale Koch la “riforma” protestante fu cosa positiva

No! Eminenza, noi non siamo d’accordo, e neppure il magistero della Chiesa è d’accordo.

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Infallibile è la Cattedra di Pietro, non la persona Simone

Oggi, 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro, è un rincorrersi di storia, documenti, dogmi e dottrine. Lasciamo volentieri il posto a chi ne capisce più di noi, a chi ha già postato interessanti riflessioni dottrinali: cliccare qui, e cliccare qui, se ne avete il gusto e l’interesse. Oggi desideriamo invece lasciarvi solo alcune frecce, come ci piace chiamarle, magari pensando al mitico Cupido, per riflettere e pregare per il Santo Padre, pregare davvero!

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La Rinuncia di Benedetto XVI e il cardinale Brandmüller

Oggi ci occuperemo di una cronaca papale che sta a cuore a molti. Lo faremo approfondendo, ulteriormente, riprendendo alcuni commenti interessanti scaturiti da una discussione di FB – vedi qui – a riguardo dell’imponente testo redatto dal cardinale Walter Brandmüller riportato da Sandro Magister – vedi qui – il 18 luglio, sulla Rinuncia di Benedetto XVI e l’attuale situazione la quale necessiterebbe – è evidente – di urgenti chiarimenti ufficiali.

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Francesco, il papa che non ama i cattolici

Papa Francesco non pare immune da questa mentalità autodistruttiva che pone i cattolici sempre nel torto e i protestanti, persino i non-cristiani, sempre nel giusto. Le novità così tanto acclamate oggi dai novatores vengono davvero dallo Spirito Santo, oppure non sono altro che i frutti (marci) della loro stramba ecclesiologia?  Davvero la Chiesa “pre-conciliare” era così brutta e cattiva? Assolutamente no, lo conferma, suo malgrado, l’ateista Friedrich Nietzsche il quale la malediceva perché «ha reso sacro l’uomo, persino quello inutile (il malato, ndr) e quello insignificante (il povero, ndr)».

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A questo papa CL non piace. Ma con sei eccezioni

di Sandro Magister

Con i carismatici va a mille, siano o no cattolici. Con i focolarini altrettanto, li ha incitati a proseguire nel solco della fondatrice Chiara Lubich e nel dialogo acumenico e interreligioso. Persino con i neocatecumenali è ora più caloroso che mai: ha messo da parte i rimproveri che ha loro rivolto un anno fa e ne ha benedetto il carisma, specie quello missionario.

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Leonardo Boff, teologo liberazionista, “consulente” del papa…

ANTONIO SOCCI

Il 17 dicembre l’Ansa ha battuto la notizia che papa Bergoglio ha chiesto a Leonardo Boff di inviargli il materiale per preparare la sua prossima enciclica sulle questioni sociali ed ecologiche.

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Bergoglio O.O, papa nullo. E Ratzinger ancora lo è.

Un gran libro fedele e scismatico, dipende dai punti di vista. In uscita.

2013 05 02 - Francisco-Benedicto-4Continua a firmarsi Benedictus XVI, con tanto di P. P. a indicare la potestà papale, cosa che invece Francesco non ha mai fatto fin dal giorno del suo insediamento sulla cattedra petrina. Di bianco si vestiva e di bianco continua a vestirsi, anche se ha smesso la mantelletta e la fascia. Non c’è stato tempo per recuperare una tonaca nera in tutto il Vaticano, è la giustificazione un po’ fiacca che giunge d’oltretevere. Papa era e Papa rimane, benché emerito. S’è tenuto anche lo stemma con le chiavi decussate che qualche zelante cardinale esperto d’araldica aveva tentato di aggiornare, togliendo ogni riferimento al ministero petrino. Ma allora che valore ha la rinuncia annunciata da Joseph Ratzinger, assiso sul tronetto rosso in Sala Clementina, l’11 febbraio d’un anno fa tra la sorpresa dei porporati presenti, alcuni dei quali – non avvezzi al latino – non avevano capito la portata di quanto stava accadendo, “caso unico nei duemila anni di storia della Chiesa”? A chiederselo è lo scrittore cattolico Antonio Socci, in Non è Francesco, corposo libro in uscita per Mondadori ai primi d’ottobre e potente manifesto antibergogliano, scritto – dice l’autore – in obbedienza “al grido della mia coscienza”. Benedetto, scrive Socci, avrebbe rinunciato solo all’esercizio attivo del ministero, mentre quello petrino “è per sempre”. E se una cosa è per sempre, non può essere revocata. È la trasposizione dell’antica regola benedettina del semel abbas semper abbas. È rimasto perfino dentro il recinto di Pietro, non chiudendosi in qualche monastero della Provenza come suggeritogli da più parti. Il Papa emerito non parla, ma “parlano però i suoi gesti, i suoi segni e le sue decisioni”, osserva l’autore, compresi i silenzi: “Sa che ogni sua parola pubblica potrebbe attirare l’attenzione, e qualsiasi cosa dicesse verrebbe letta pro o contro il suo successore”, diceva il segretario e prefetto della Casa pontificia, mons. Georg Gänswein in un’intervista al Messaggero. Dubbi che a un anno e mezzo dal cambio sul Soglio di Pietro non sono stati chiariti, domande rimaste senza risposta. Come quella relativa all’annullamento dello scrutinio che ha visto depositata nell’urna una scheda in più rispetto ai votanti. I cardinali, senza pensarci troppo, decisero di bruciare tutto e di effettuare subito un nuovo scrutinio. Peccato che, ricorda Socci, le norme non lo consentono e quindi l’elezione sia nulla. Mai avvenuta. La costituzione apostolica, dopotutto, prescrive che nessuno, se non il Papa, possa modificare le regole del Conclave. Che prescrivono al massimo quattro votazioni quotidiane, e non cinque come avvenuto. Niente di personale, giura Socci. Anche perché ammette di essere stato uno dei tanti che “hanno accolto Bergoglio a braccia spalancate. Gli comunicai (convintamente) che poteva contare pure sulla preghiera mia e della mia famiglia”. Tutto, in lui, faceva pensare a “una ventata di aria fresca per il Vaticano e per l’intera chiesa”. Però – e qui lo scrittore se la prende con i circoli tradizionalisti che accusano Francesco d’essere il fedele esecutore del Concilio, “sostenere oggi che le dichiarazioni di Bergoglio e Scalfari in fin dei conti sono in continuità con Benedetto XVI, con Giovanni Paolo II e con Paolo VI, ovvero che Bergoglio incarna l’essenza del Vaticano II, è assurdo”. Quella che è in corso, aggiunge l’autore del libro, che si spinge perfino a mettere in dubbio un’elezione papale, non è la realizzazione del Vaticano II, bensì “un abusivo Vaticano III”.

© FOGLIO QUOTIDIANO (23 settembre 2014)