C’era una volta il Papato

Sottoponiamo alla vostra attenzione un’ottima analisi di Tommaso Scandroglio sulle dichiarazioni che papa Francesco ha rilasciato al giornalista Nelson Castro. Ormai col metodo del primato della prassi, si sta snaturalizzando la missione della Chiesa e il ruolo del papato. Duole dirlo, ma se si va avanti così, non solo Francesco, ma qualsiasi papa potrebbe alzarsi una mattina e fare proprio l’errore, con la scusa del prendere atto di qualcosa che esiste di fatto, benché non abbia il minimo fondamento teologico, dottrinale e neppure pastorale. Infatti è stato il suo predecessore, Benedetto XVI, a creare quell’abominio teologico che è il “papato emerito”.

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Per Papa Francesco tutto è negoziabile, fuorché lo “spirito” del Concilio. Però i Media giocano sporco!

Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive...” (Benedetto XVI – Lettera ai Vescovi 10.3.2009)

Sta facendo discutere – e dividere – il Discorso che il santo Padre Francesco ha fatto alla CEI, all’Ufficio Catechistico internazionale del 30.1.2021 – vedi qui il testo integrale. Premettiamo subito che il testo in sé è abbastanza accettabile per noi cattolici, ed è però anche lineare con il suo progetto di “nuova chiesa”. Questa premessa farebbe pensare subito ad un nostro ardire schizofrenico e contraddittorio poiché: se il Discorso è accettabile per noi cattolici, come lo si potrebbe accettare se pensiamo che è anche lineare con il suo progetto di una “nuova chiesa”?

E’ l’ambiguità che non solo procede da ben oltre cinquant’anni, ma è l’ambiguità che da sette anni è diventata parte integrante di questo magistero che si nasconde dietro le parole, i pensieri e l’applicazione (o l’imposizione) di “aprire le porte, aprire i processi senza chiuderli…” in nome non tanto del Concilio (come vedremo) ma dello “spirito” di quel Concilio che, però, fu ripetutamente denunciato da Giovanni Paolo II quanto da Benedetto XVI. La stessa ambiguità procede con il nuovo modo di pensare alla sinodalità della quale però parleremo in altra sede, dal momento che è necessario affrontare questo argomento con il Documento alla mano “Communionis notio“.

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Che senso ha indire due Anni, quando bastava quello al Custode della Divina Famiglia?

Confessiamo che non ci ha sorpresi più di tanto l’indizione di un ulteriore Anno speciale, quale quello dedicato all’Amoris Laetitia dal 19 marzo 2021 (Solennità di san Giuseppe) al giugno 2022… ci ha sorpresi di più l’indizione dell’Anno dedicato a San Giuseppe!! Battute (vere e sincere) a parte, non possiamo trascurare una domanda fondamentale: se San Giuseppe è il Custode della Sacra Famiglia, che senso ha indire un Anno speciale nell’Anno già speciale, specificando che è dedicato ad “Amoris Laetitia”? Che un Papa si autoproclamasse a tal punto da dedicare – in forma così narcisistica – niente meno che un anno speciale ALLE SUE IDEE e al suo programma, non s’era mai visto, non era mai accaduto.

L’indizione di un “Anno speciale” è stato di recente finalizzato (negli ultimi 100 anni in cui ha avuto origine) a sviscerare quanto di più sacro c’è ed è nella santa Chiesa. L’ultimo serio è stato quello indetto da Benedetto XVI per l’Anno Sacerdotale”, vedi qui, finalizzato ad una riforma seria del Clero avendo quale modello il Santo Curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney e per il suo 150° Anniversario del “dies natalis”…. ma MAI e nessun Papa aveva usato un proprio scritto (l’esortazione apostolica in questo caso) per indire un anno speciale! Ripetiamo: che senso ha aprire un Anno dedicato a San Giuseppe e poi un altro ancora, dentro lo stesso, per sacralizzare una esortazione apostolica? Inoltre quello dedicato a San Giuseppe non è stato annunciato come avrebbe meritato, non c’è stata alcuna preparazione, nessuna anticipazione in nessun Angelus mentre, quello di AL non solo a tre mesi dal suo inizio, ma anche con un annuncio dall’Angelus, ed anche con una chiusura più allungata, oltre l’anno. San Giuseppe è Patrono della santa Chiesa Cattolica ma anche CUSTODE della Sacra Famiglia, alla quale andava semmai il riferimento dell’Anno, quale MODELLO per tutte le Famiglie cristiane e non.

Si dice che a pensare male si fa peccato, ma qualche volte ci si azzecca… e allora: ma non sarà che l’Anno a San Giuseppe è stato “consigliato” all’ultimo al Papa la cui intenzione era solo quella di indire l’Anno ad AL lasciando fuori il povero San Giuseppe con la “sua Sacra Famiglia”?? Non cerchiamo risposta, come del resto il Papa non rispose mai ai famosi “Dubia”, ma risponde oggi con questo scherzetto alla memoria del povero cardinale Caffarra… che a noi sembra una vera… bergoglionata!

Al resto lasciamo commentare al professore Stefano Fontana.

Buon Anno a tutti.

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Per capire (l’ecologismo di) Papa Francesco

Jorge Mario Bergoglio entrò nella Compagnia di Gesù nel 1957 e negli anni della formazione subì l’infausto influsso delle teorie moderniste del defunto confratello Teilhard de Chardin.

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Mons. Viganò: L’ermeneutica della continuità non funziona

Mons. Robert Emmet Barron, arcivescovo ausiliario di Los Angeles e fondatore dell’organizzazione Word on Fire, ha sorpreso per i suoi duri attacchi ai “tradizionalisti” per le loro critiche al Concilio Vaticano II. Inoltre con i suoi collaboratori ha redatto un “catechismo del Vaticano II”, pubblicato sul sito di Word on Fire, cercando di far capire sia gli errori dei “tradizionalisti” che dei progressisti. Il direttore del quotidiano The Remnant, Michael J. Matt, ha scritto all’arcivescovo mons. Carlo Maria Viganò per  chiedere la sua opinione riguardo la polemica e quel “catechismo”. Abbiamo tradotto tutto per voi.

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Marco Tosatti: Francesco, un papa che liscia il pelo alla cultura dominante

Sottoponiamo alla vostra attenzione una video-intervista — con la nostra trascrizione — al vaticanista Marco Tosatti su papa Francesco e il suo pontificato.

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Sartori: “Siamo al disastro perché ci siamo illusi di integrare l’Islam”

Per chi ancora, internamente dentro la Chiesa, va affermando l’abominio che “ADORIAMO LO STESSO DIO” – mentre è ben diverso discutere e dialogare sul fatto incontrovertibile che “TUTTI siamo creati da un unico e solo Dio” –  vi lasciamo riflettere su una intervista del politologo Giovanni Sartori.

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La nuova moda di inginocchiarsi all’uomo, ma chi ha dato l’esempio?

Nell’aprile 2019, papa Francesco, incontrando in Vaticano Salva Kiir e Riech Machar,  leader del martoriato Sud Sudan,   e chiedendo loro un impegno reale per la pace, si è prostrato fino ad inginocchiarsi  baciandogli i piedi…. gesto che scandalizzò e spaccò nuovamente il mondo cattolico e mise in imbarazzo persino i bergogliosi stessi che dovettero inventarsi un nuovo concetto di pietà, pur di giustificare l’ingiustificabile.

5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
6 il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
7 ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
8 umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
9 Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
10 perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
11 e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.” (Fil.2,5-11)

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Benedetto XVI lascia il Vaticano… e allora?

La cronaca di questa settimana – incisa non casualmente all’interno delle due Solennità dei Sacratissimi Cuori di Gesù e Maria – ci porta a riflettere su questa “imprevista” uscita di Papa Benedetto XVI da Roma, dal Vaticano, per recarsi in Baviera ad assistere – forse – all’agonia del fratello mons. Georg gravemente malato (per il quale urge ora tutta la nostra preghiera e il nostro affetto) e di tre anni più grande di Benedetto. Gossip vari, illazioni, profetismo si sono scatenati sulla rete… a chi dare ascolto?

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Celibato sacerdotale? Per Bergoglio è il solito “sì, anche no, ma però…”

«Scopri che se un Papa si mostrasse incline ad autorizzare il matrimonio dei sacerdoti, trarrebbe un giudizio terribile; Dio lo colpirebbe con cecità spirituale e sordità; non potrebbe dire altro, né fare né gustare dell’ordine soprannaturale; e inoltre, dopo la sua morte, la sua anima sarebbe gettata nelle profondità dell’inferno, per rimanervi eternamente in preda dei demoni. Sì, anche se il Santo Papa Gregorio avesse stabilito questa legge, non avrebbe mai ottenuto misericordia davanti a Dio, se non l’avesse umilmente ritirata prima di morire». (La Vergine Maria a Santa Brigida in “Rivelazioni”, VII, 10. vedi qui la fonte)

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