L’agenda di Francesco è stata già scritta negli anni ‘70

Per capire papa Francesco e il suo progetto di “Chiesa diversa” bisogna conoscere non solo la sua storia personale, ma pure quella della rivoluzione della Compagnia di Gesù voluta dal suo mentore e maestro Pedro Arrupe. Il famoso detto: “gesuitizzare la Chiesa.

Non ci sono novità dall’incontro che papa Francesco ha avuto con i confratelli direttori delle riviste gesuite europee, lo scorso 19 maggio, e pubblicato da La Civiltà Cattolica[1].

Foto di gruppo dell’udienza del 19 maggio 2022. A sinistra, accanto a Francesco, si riconoscono Arturo Sosa e Antonio Spadaro.

Egli infatti ancora una volta ha «ribadito la propria epistemologia, ossia la sua concezione della verità, del sapere e dell’agire. Condannando – in verità in modo molto approssimativo – l’idea come astratta se non nasce dal discernimento della realtà, egli ha indicato la propria concezione di verità come qualcosa che nasce da una relazione», ha spiegato il prof. Stefano Fontana[2], «dentro un processo di discernimento, il quale diventa costitutivo dell’emergere della verità, anziché venire orientato da essa. (…) È evidente che una verità intesa in questo senso sarà sempre relativa». È bene perciò denunciare che questa epistemologia, imposta dalla più alta Cattedra della Gerarchia, ha «ripercussioni enormi su tutta la teologia», poiché «la dottrina e la tradizione non possono più costituire dei criteri per il discernimento, perché in questo modo si trasformerebbero in idee astratte», conclude il prof. Fontana.

Abbiamo avuto un ulteriore conferma del suo obiettivo – da Francesco stesso dichiarato[3] –: una “Chiesa diversa”.

Diciamo che, in questa udienza, non ha voluto trattenere il suo risentimento verso i «gruppi di “restauratori”», in particolare verso i vescovi, che, secondo lui, «non avevano mai accettato il Concilio». Pur ribadendo, come già in altre occasioni, il suo pensiero che ci vogliono cento anni affinché un concilio ecumenico si radichi – dunque «abbiamo ancora quarant’anni per farlo attecchire, dunque!» –, pare abbia più fretta di un tempo affinché questo processo non venga più bloccato o frenato – «Il restaurazionismo è arrivato a imbavagliare il Concilio» –. Forse perché gli anni passano e il tempo diminuisce. Chissà.

Comunque i suoi incontri con i confratelli sono molto interessanti perché, oltre che il suo pensiero, fanno conoscere meglio l’uomo Jorge Mario Bergoglio: egli è prima di oltra cosa gesuita, non di spiritualità ignaziana ma di formazione arrupiana.

Il giovane Bergoglio (a sinistra) con Arrupe (a destra) negli anni ’70.

Pedro Arrupe y Gondra (1907-1991) è stato il 28° preposto generale delle Compagnia di Gesù (1965-1983)[4], il secondo basco a ricoprire tale carica dopo il fondatore Sant’Ignazio di Loyola, nonché il vero mentore e maestro di Jorge Mario Bergoglio.

Papa Francesco infatti ha fortissimamente voluto che si aprisse il suo processo di beatificazione[5], ritenendolo il primo “profeta” ad aver capito ed applicato le “riforme” del Vaticano II – il suo spirito –, nella Chiesa cattolica, cominciando proprio dall’ordine di cui era superiore.

In realtà, quella di Arrupe fu una vera e propria rivoluzione che fu contrastata da ben tre papi[6], ovvero Paolo VI – benché in questa udienza Francesco cerchi di minimizzare, essendone un grande ammiratore – Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Mentre, Benedetto XVI se non altro condannò esplicitamente la difesa di quello “spirito del concilio” proprio nel formulare i primi auguri natalizi alla Curia del dicembre 2005.

Pedro Arrupe (a destra) con Henri de Lubac (a centro) e Karl Rahner (a sinistra)

Come dimostra il poderoso dossier sulla caduta dei gesuiti del sito Cooperatores Veritatis[7], Arrupe fu il grande affossatore, non riformatore, della Compagnia, facendone diventare dominante il pensiero neomodernista della nouvelle theologie. Il “papa nero” basco fu l’anello di congiunzione delle due correnti, ovvero tra quella moderata e quella radicale, capeggiate da due confratelli, rispettivamente il francese Henri de Lubac (1896-1991) e il tedesco Karl Rahner (1904-1984)[8].

Come se non fosse sufficiente fu proprio la Compagnia a diffondere nell’America Latina la teologia della liberazione, benché Arrupe fosse un sostenitore della variante argentina, la teologia del popolo[9], come il giovane provinciale di quella regione, il 36enne Jorge Mario Bergoglio.

Il momento della vittoria definitiva di Arrupe – il commissariamento voluto da Giovanni Paolo II curò i sintomi, non la causa – avvenne, come racconta papa Francesco, alla XXXII congregazione generale della Compagnia di Gesù, quando gli ultimi veri gesuiti rimasti, quelli fedeli al Fondatore, furono “esiliati” in Spagna. La Santa Sede non approvò, a differenza di quanto racconta Francesco in questo incontro con i confratelli, ma non seppe porvi rimedio.

Papa Francesco in preghiera davanti alla tomba di Pedro Arrupe.

A fianco e a sostegno di Pedro Arrupe durante la XXXII congregazione generale (02/12/1974-07/03/1975) vi era in prima fila il giovane provinciale argentino Jorge Mario Bergoglio, il quale, da allora in poi, fece come propria “agenda” di vita i decreti approvati.

I decreti della XXXII congregazione generale della Compagnia parlano di immigrazione, di giustizia sociale, di nuova pastorale familiare, di dialogo con gli atei, di abbattere ogni barriera con le altre religioni, di inculturazione, di cura dell’ambiente, ecc.

Insomma, papa Francesco, più che in avanti, ci ha riportato indietro, ai bui anni ’60-‘70 del XX secolo, quelli della più becera ideologia dello “spirito del Vaticano II”. Il cambio di paradigma è stato seminato allora. Ci voleva un papa gesuita per raccoglierne il frutto marcio.

Ironia della sorte, anzi, della Divina Provvidenza – lo Spirito Santo che non è lo “spirito del Vaticano II” –, ha spinto un papa gesuita per porre il vero rimedio all’apostasia che regna incontrastata nella Chiesa cattolica: la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria. Le tribolazioni per i giusti non mancheranno, ma sappiamo che sarà solo per un tempo, la tempesta che sbatte contro la Barca alla fine sarà sedata, senza capovolgerla, senza distruggerla.

Si legga anche qui: «La scuola dei gesuiti con la bandiera arcobaleno non è più cattolica»

  • La decisione del Vescovo è arrivata, come spiega nel decreto ufficiale pubblicato il 16 giugno sul sito della sua diocesi, «dopo le discussioni degli ultimi mesi nel tentativo di trovare alternative allo sventolare le bandiere di “Black Lives Matter” e del gay pride fuori dalla scuola, incoerenti con l’insegnamento cattolico».
    Al riguardo, il Prelato ha decretato che «alla Nativity School di Worcester è vietato identificarsi come scuola “cattolica” e non può più utilizzare il titolo “cattolica” per descriversi». Mons. McManus ha inoltre vietato la celebrazione di messe, sacramenti e sacramentali «nei locali della Nativity School, né che la Nativity School li sponsorizzi in nessuna chiesa o cappella della diocesi di Worcester».

Prevediamo una veloce rimozione del coraggioso Prelato…

NOTE

[1] Papa Francesco in conversazione con i direttori delle riviste culturali europee dei gesuiti (La Civiltà Cattolica, 18-06-2022)

[2] L’ipoteca sul prossimo pontificato (Stefano Fontana, La Nuova BQ, 19-06-2022)

[3] «Il padre Congar, di santa memoria, ricordava: “Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa” (Vera e falsa riforma nella Chiesa, Milano 1994, 193). E questa è la sfida. Per una “Chiesa diversa”, aperta alla novità che Dio le vuole suggerire, invochiamo con più forza e frequenza lo Spirito e mettiamoci con umiltà in suo ascolto, camminando insieme, come Lui, creatore della comunione e della missione, desidera, cioè con docilità e coraggio» (Papa Francesco, Discorso in occasione dell’inizio del percorso sinodale, 9 ottobre 2021)

[4] Ufficialmente rimase preposto generale fino al 1983, ma nel 1981 fu colpito da ictus cerebrale e papa Giovanni Paolo II decise di commissariare la Compagnia (v. nota 7).

[5] Profeta del Concilio. Arrupe: si apre la fase diocesana per la causa di beatificazione (Filippo Rizzi, Avvenire, 05-02-2019)

[6] Arrupe, il gesuita che non piaceva a tre Papi (Nico Spuntoni, La Nuova BQ, 18-02-2019).

[7] I gesuiti: ascesa e caduta (dossier a puntate di Cooperatores Veritatis).

[8] Rahner, l’eresiarca del XX secolo (dossier di Cooperatores Veritatis).

[9] Dubbi sulla teologia del popolo (Stefano Fontana, La Nuova BQ, 27-08-2019).

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