Insidia di Satana al Papa, non al papato

Cari Amici, ci sono casi, molti casi, in cui il detto del “mal comune mezzo gaudio“, non ci spinge affatto ad alcun gaudio, ad alcuna letizia, specialmente quando dobbiamo fare una “analisi critica ma rispettosa ed attenta” di questo Pontificato, di questo magistero…

Oggi siamo dolorosamente contenti di poter condividere l’articolo del teologo domenicano Padre Giovanni Cavalcoli, vedi qui dall’Isola di Patmos, nel quale sottolinea molti aspetti e…. punti critici, da noi più volte esaminati nei nostri piccoli ed umili editoriali. Il dolore c’è tutto, perché conferma le tante analisi portate avanti da noi con dovizia di prove, ma anche “contenti” non per il banale “che vi avevamo detto?”, NO! ma perché anche noi, ognuno di noi, ha bisogno di capire di “non esser soli” a comprendere la drammaticità di questo Pontificato. La promessa del Cristo del “non prevarranno”, infatti, riguarda la Sua Chiesa, il ruolo e l’esercizio petrino, e non i singoli Pontefici i quali necessitano, come ognuno di noi, di conversione, resistenza all’eresia, martirio personale.

Gesù ha certamente “pregato” per Pietro, una preghiera che è costante in ogni tempo e per tutti i successori di Pietro, garantendo in questo senso l’incrollabilità, l’infallibilità DELLA FEDE dottrinale professata da Pietro PER LA CHIESA, che gli prevalse la scelta ad essere il Vicario di Cristo in terra. E’ questa Chiesa e questa Fede dottrinale ad essere infallibile, non i singoli pontificati!

Quante volte – vedi qui – vi abbiamo parlato dell’eresia del gesuita Karl Rahner? Padre Cavalcoli è abbastanza esperto in materia e faremo bene ad apprendere, dai suoi molti interventi in materia e sull’argomento, per capire la dinamicità di una apostasia strisciante, interna alla Chiesa, che oggi si vede trionfare non perché un papa “proclama l’eresia”, ma perché c’è un papa che non sta facendo nulla per frenarne la supponenza superba nella nuova pastorale… anzi, spesse volte – coi suoi silenzi laddove dovrebbe parlare – sembra affermarsi il detto che chi tace acconsente.

Vi lasciamo con la prima parte delle riflessioni di Padre Cavalcoli, buona riflessione.


 

Che cosa sta accadendo al Sommo Pontefice Francesco? Mai come oggi Satana aveva insidiato il Papato

Se una persona che stimiamo e amiamo comincia a dar segni di infedeltà nei confronti di quei valori per i quali la stimiamo e la amiamo, ovviamente non possiamo non preoccuparci, domandarci da cosa può dipendere questa decadenza e cosa possiamo fare per rimediarvi. Sentimenti simili proviamo noi cattolici nei confronti del Santo Padre, che con un certo crescendo, dà segni preoccupanti di non compiere il proprio dovere di Sommo Pastore della Chiesa.

Comportamento e idee di Papa Francescooggi piacciono a grandi folle, pastori e teologi attaccati a questo mondo e ad un cattolicesimo sedicente progressista, ma in realtà modernista, nonché ad ambienti non cattolici.

Non che il Papa insegni l’eresia, ma tuttavia egli cammina sul ciglio del burrone. Ma che cosa gli è successo? La risposta è semplice: si è lasciato prendere dal gusto del potere. Tutto il mondo, quindi, sembra dover dipendere dalla sua parola e dalla sua volontà. I suoi fans vorrebbero convincerlo che non c’è dogma, non c’è sacramento, non c’è tradizione, non c’è legge morale, non c’è istituzione della Chiesa e dello Stato, che egli non possa cambiare a sua volontà, ritenendosi sempre sotto l’influsso dello Spirito Santo.

Un caso mai successo nella storia della Chiesa

Ma dov’è il Papa custode, interprete e difensore del deposito della fede, supremo annunciatore del Vangelo, Sommo Sacerdote dispensatore dei sacramenti, zelante padre, giudice e medico delle anime, guida nelle vie della santità verso il regno dei cieli, garante dell’ordine, del diritto, della giustizia, della libertà, del progresso e della pace nella Chiesa, luce delle genti e salvezza del mondo?

Non si può escludere che Papa Francesco sia tentato dal Demonio, maestro di quella superbia che porta all’eresia. Ciò potrebbe spiegare i frequenti richiami del Papa alla lotta contro il Demonio, cosa del tutto inusuale nei Sommi Pontefici, almeno degli ultimi secoli, soprattutto per le istruzioni concrete che il Pontefice impartisce, cosa che fa pensare che egli parli per esperienza diretta. Ciò è particolarmente notevole nell’Esortazione Apostolica Gaudete et exultate [testo QUI].

In realtà è mia convinzione che mai nella storia Satana abbia sferrato contro il papato un attacco così violento e insidioso, e proprio riguardo l’ufficio più importante del Papa, che è la custodia della dottrina della fede. Tale attacco contro Papa Francesco è il culmine di un’azione che Satana ha istigato nella Chiesa a partire dall’immediato post-concilio, col suscitare un rinnovato modernismo, soprattutto nel rahnerismo, sotto pretesto del rinnovamento conciliare.

Lucifero, disegni di Gino De’ Bini

E così il potere delle tenebre ha ingannato l’episcopato, instillando in esso la illusoria convinzione che non fosse più necessario vigilare contro le eresie, e che il tempo delle eresie e della loro relativa condanna fosse cessato grazie al clima di dialogo avviato dal Concilio ed alla messa in opera della raccomandazione di San Giovanni XXIII di cercare ciò che unisce e non ciò che divide. Senonché, tale utile avviso, che serve a creare la pace e la concordia, fu inteso come invito a disinteressarsi delle eresie, dalle quali appunto nascono le divisioni. L’esortazione del Santo Pontefice a non dividere fu intesa come incitamento a non tener conto e quindi a non eliminare ciò che divide.

In tal modo il rinato modernismo, non represso per tempo dai vescovi, in questi cinquant’anni si è accresciuto continuamente, fino a penetrare negli anni Ottanta nelle Facoltà Pontificie e, con Papa Benedetto XVI, nella stessa Santa Sede. In questo periodo di tempo il papato si è visto progressivamente eroso e indebolito nella lotta al modernismo per il mancato appoggio dei vescovi, tra i quali cominciò a penetrare l’astuto rahnerismo, finto sostenitore dell’episcopato, mentre in realtà lo mette contro il Papa e lo asservisce alle voglie del laicato. In tal modo, nonostante il valente Cardinale Josef Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede, critico personalmente di Rahner, questa stessa Congregazione non ebbe mai la forza di condannarlo. Solo San Giovanni Paolo II nel 1993 nell’enciclica Veritatis Splendor [nn. 65-67, testo QUI] riuscì a condannare la sua dottrina morale, ma solo la sua dottrina morale.

(….)

Il Papa non dovrebbe offendersi per le critiche a lui rivolte. Volendo rifarsi, sembra, all’esempio di Cristo, che venne criticato dai farisei, egli con troppa facilità si sente in ciò simile a Cristo considerando senz’altro farisei quelli che lo criticano e giunge quasi a vantarsi di esser criticato. Sì, certo, c’è un certo farisaismo nelle critiche che gli fanno alcuni. Tuttavia, egli dovrebbe saper distinguere le critiche malevole basate su ingiusti pregiudizi nei suoi confronti, da quelle giuste e ragionevoli, delle quali invece dovrebbe tener conto, per non mostrarsi orgoglioso e permaloso.

(…)

Tutti i membri della Chiesa terrena, il Papa incluso, finché vivono quaggiù, per quanto santificati nella Chiesa, corrono sempre il rischio di perdersi. Essi, per santificarsi, devono essere in comunione con la Chiesa, compreso il Papa, perché essa è santa e sorgente della santità, animata dallo Spirito Santo. Il Papa fruisce di quella santità della Chiesa che egli stesso amministra nei sacramenti per mandato di Cristo. E il piccolo esercito dei laici profetici, che salverà la Chiesa, dovrà anch’esso ovviamente alimentarsi ai sacramenti, nella amministrazione dei quali il sommo sacerdote è il Papa.

Comunione con la Chiesa dunque vuol dire comunione col Papa, anche se questi può essere in peccato mortale e come tale interiormente fuori della Chiesa. Eppure il Papa, anche in queste deprecabili condizioni, resta sempre come Capo della Chiesa, principio della comunione ecclesiale, almeno giuridica.

Lucifero, disegni di Gino De’ Bini

Sbagliano pertanto quelli che parlano di un Papa ”scismatico”. Si vede che non sanno che cos’è uno scisma. Esso è sì il separarsi dalla Chiesa, ma con ciò stesso dal Papa. Ora, il Papa evidentemente non si può separare da se stesso, né può scomunicare se stesso. Il Papa è l’unico cattolico che non può essere scomunicato. Qui però si tratta di un fatto giuridico di foro esterno. Ciò non impedisce che un Papa sia fuori della Chiesa in foro interno, in quanto in stato di peccato mortale. Se la Chiesa è santa, chi non è santo non può appartenere alla Chiesa nell’anima, ma semmai solo col corpo. O semmai per un mero fatto giuridico-funzionale. Può continuare a fare il Papa, ma certo non lo farà come deve.

Preghiamo per il Papa: qui il testo integrale ed originale.

 

Zampino di Rahner sulla dottrina… infernale

Cari Amici, come avevamo spiegato qui: Bergoglio rigetta un “Dio” che punisce, vi lasciamo ora ad una profonda analisi del professore Stefano Fontana sul medesimo argomento, che ci conduce anche all’articolo appena trattato qui: “Lo sbaglio di papa Francesco nel concetto della Confessione”, e questo accade quando si vuole stravolgere la dottrina e il concetto stesso DI PECCATO. Buona informazione!


Lo zampino del solito Rahner sull’inferno

Nel pensiero di Rahner, il tema del peccato e dell’inferno sono così trasportati dal terreno metafisico a quello esistenziale. Nell’esistenza, a cui l’uomo si riduce come essere essenzialmente storico, è impossibile giungere a conclusioni definitive e certe sulla responsabilità personale.

Le polemiche sorte dopo le fantasiose (secondo l’ufficio stampa della Santa Sede) rivelazioni di Eugenio Scalfari del suo colloquio con Papa Francesco, hanno riportato l’attenzione di molti sull’inferno. Sappiamo bene che la Scrittura ne parla e il Catechismo non lascia dubbi in merito. Però i dubbi continuano ad emergere qua e là e non solo quelli suggeriti da Scalfari ma anche quelli sostenuti dai teologi. A cominciare anche da Karl Rahner, forse il massimo teologo cattolico contemporaneo, almeno per l’influenza esercitata in vita e, ora, tramite i numerosissimi suoi discepoli, molti dei quali ai vertici della Chiesa.

Rahner dedica alla colpa e quindi anche all’inferno, il terzo capitolo della sua opera sistematica principale “Corso fondamentale sulla fede. Introduzione al concetto di cristianesimo”, edito per la prima volta a Friburgo in Brisgovia nel 1976, quando l’autore aveva già 72 anni. Qui egli dice che il no a Dio, in cui consiste propriamente il peccato mortale che prelude alla realtà dell’inferno, non si può spiegare, si deve lasciare sussistere come mistero. La dottrina della Chiesa, secondo lui, non dice in quale caso il no a Dio è diventato realtà, «neanche dice se in pochi o in molti». Non è possibile sapere quando siamo in peccato mortale e, quindi, l’inferno potrebbe essere affollato oppure no, e potrebbe essere anche vuoto. L’Inferno è una illustrazione plastica – una specie di “mito” – della perdizione e «non sappiamo mai con un’ultima sicurezza se siamo realmente peccatori». Sappiamo che possiamo esserlo, che quella del peccato è una minaccia permanente, ma non abbiamo mai conoscenza definitiva di esso e, quindi, tantomeno della reale portata dell’inferno. Peccato e inferno sono una possibilità e non una realtà.

Nel pensiero di Rahner, il tema del peccato e dell’inferno sono così trasportati dal terreno metafisico a quello esistenziale. Nell’esistenza, a cui l’uomo si riduce come essere essenzialmente storico, è impossibile giungere a conclusioni definitive e certe sulla responsabilità personale. Le scienze umane – compresa la psicanalisi – smontano il male e lo riconducono a cause molteplici, contraddittorie, inspiegabili o addirittura assurde. Esse indagano i sottofondi della volontà e della responsabilità umane e smontano l’idea di un “io” fino in fondo padrone di se stesso. Sicché l’uomo «non possiede mai una sicurezza assoluta circa la qualità oggettivale e quindi morale delle sue azioni». Non può possederla perché in esse c’è il contenuto materiale dell’azione ma la motivazione di coscienza è indefinibile e irraggiungibile, così frantumata nella complessità esistenziale dell’io. Né ci possono essere, in questa prospettiva, azioni che “gridano vendetta al cospetto di Dio”, che per il contenuto materiale intrinsecamente malvagio e non ordinabile a Dio non sono mai da fare (gli intrinsece mala di cui parla la Veritatis splendor). Nella realtà esistenziale dell’uomo l’azione in sé e l’azione per noi non sono mai separabili. Lo sarebbero se l’uomo fosse al di sopra della sua esistenza e la potesse valutare dall’alto e dal di fuori, ma egli ne è coinvolto. Ciò vale per tutti gli aspetti della fede: anche il Cristo in sé e il Cristo per me sono inseparabili. Per questo tutto è (anche) interpretazione.

I confini tra il peccato e la virtù sono così labili e fumosi. Le cose si confondono, e può capitare che sotto il crimine non ci sia nulla, in quanto fenomeno di una situazione pre-personale subita, non voluta, frutto di contingenze storiche o di debolezze, «mentre dietro la facciata di una rispettabilità borghese può nascondersi un no a Dio».

La concezione del peccato si fa allora fluida e indefinibile perché viene abbandonata la visione metafisica della persona, della coscienza che emerge comunque sempre dai condizionamenti esistenziali, dell’anima e del suo rapporto ontologico con la legge morale naturale e con la grazia di Dio.

Lo stesso passaggio si nota nella visione rahneriana del peccato originale. Questo esprime, secondo lui, la situazione esistenziale dell’uomo il quale si trova sempre dentro situazioni co-plasmate da altri, anche con azioni cattive. Il male ci precede e quando noi operiamo non lo facciamo mai da soli e in modo isolato, ma ci misuriamo con una realtà co-plasmata dagli altri nel male. Quando acquistiamo una semplice banana (come esemplificato dallo stesso Rahner nell’opera sopra ricordata) ci rapportiamo ad una realtà di colpa che ha co-plasmato quella banana. Questa è la realtà esistenziale del peccato originale che poi il racconto biblico ha espresso immaginificamente nel racconto dell’albero, del serpente, della mela e della donna. Non c’è solo il male che compio io, c’è anche una oggettivazione del male frutto della colpa altrui e di tutti. Ciò inquina irrimediabilmente ogni singola decisione ed azione dell’uomo: «Il peccato originale in senso cristiano non significa che l’originaria azione personale della libertà del primo  o dei primi uomini trapassi su di noi come una nostra colpa morale». Il peccato originale rappresenta in questo suo modo la situazione esistenziale dell’uomo e il linguaggio della Genesi va visto come «retroconclusione eziologica dell’esperienza esistenziale», vale a dire che prima l’uomo ha fatto l’esperienza esistenziale della co-plasmazione nel male di tutto ciò che egli fa e poi ha indicato plasticamente la causa di ciò nel racconto dell’Eden.

Sono evidenti gli echi di questa concezione in tanti aspetti della predicazione della Chiesa oggi.

 

Il Grande Inquisitore. E se Dostoevskij avesse ragione?

Che cosa succede quando uomini di Chiesa vogliono strappare la Chiesa dalle mani di Cristo per rendere il mondo un posto migliore?

Continua a leggere “Il Grande Inquisitore. E se Dostoevskij avesse ragione?”

Un magistero parallelo si impone su quello perenne

Occorre rifuggire da richiami pseudopastorali che situano le questioni su un piano meramente orizzontale, in cui ciò che conta è soddisfare le richieste soggettive…” (Benedetto XVI – 29 gennaio 2010)

Lo spiegavamo qui: Addio Chiesa magisteriale, avanza la neochiesa ideologica…. ed oggi anche da La Nuova Bussola Quotidiana, Andrea Zambrano, denuncia quel “farsi largo” di un magistero privato di Papa Francesco, vedi qui, oggi espresso – soggettivamente – da una suora carmelitana argentina, la quale afferma che è stato proprio Bergoglio a dirle in confidenza di sdoganare la contraccezione

Voi ci direte che questa suora, Scalfari, Galantino, Spadaro, Viganò e tutta la corte dei miracoli, si sta inventando tutto e che “non è colpa del Papa”, ma di loro che capiscono male… Magari fosse così, noi abbiamo già annunciato che non vediamo l’ora di poter fare un editoriale con tanto di scuse al Papa, e poter dire “abbiamo sbagliato tutto!!” Crediamo nei miracoli, non nelle utopie, e non dogmatizziamo i sogni per poter vincere al Lotto!

Giovanni Paolo II ai suoi tempi denunciò una “apostasia silenziosa, ma strisciante” interna alla Chiesa, Benedetto XVI denunciò una “pseudopastorale” che pretendeva soddisfare le “richieste soggettive”… avevano capito male anche loro, su cosa stava accadendo dentro la Chiesa? Entrambe le denuncie, pensate un po’, sono all’interno di discorsi SULLA FAMIGLIA, sull’etica e sulla morale cattolica, un’altra coincidenza?

Come fa questa suora carmelitana a dimenticare tutto il Magistero precedente della Chiesa Cattolica su queste questioni morali? “IL PAPA MI HA DETTO CHE….” afferma, orbene, se un papa ti dice “vatti ad impiccare”, tu per “obbedienza” lo faresti? E non è certo l’unica a dire questo mantra “il papa ha detto che…” eppure una volta i Papi dicevano: “CRISTO HA DETTO CHE….”

tenorMa cara suorina e tutta la corte dei miracoli, non ci arrivi a ragionare con il santo discernimento che ci sono richieste alle quali bisogna dire “NO, grazie!” ?? Il caso tra Pietro e Paolo in Galati è chiarissimo, san Paolo seppe dire “NO” a Pietro… ma non per questo fu scismatico o antipapista!

Andrea Zambrano si domanda e riflette quanto segue:

Sarà vero? L’avrà detto o no? La confusione regna sovrana. In fondo, basterebbe poco da parte della Santa Sede: un comunicato secco per dire che non è vero o che ciò che emerge negli incontri privati del Papa non è materia di Magistero perché rientra appunto nel privato. Ma forse è proprio questo il punto, la sovrapposizione tra il piano privato e quello pubblico per portare avanti spinte rivoluzionarie in tema di dottrina e di morale utilizzando materia teologica che è già da tempo dibattuta e spinge per essere approvata.”

Una volta si diceva “mal comune mezzo gaudio”… purtroppo, in tal senso, non abbiamo nulla di cui “gaudere”, piuttosto abbiamo il dovere di comprendere, e far comprendere, che c’è un problema in atto ed è grave. Leggiamo come lo spiegava l’allora cardinale Caffarra:

“Giovanni Paolo II diceva nel 2000 in un’allocuzione alla Rota che “emerge con chiarezza che la non estensione della potestà del Romano Pontefice ai matrimoni rati e consumati, è insegnata dal Magistero della Chiesa come dottrina da tenersi definitivamente anche se essa non è stata dichiarata in forma solenne mediante atto definitorio”. La formula è tecnica, “dottrina da tenersi definitivamente” vuol dire che su questo non è più ammessa la discussione fra i teologi e il dubbio tra i fedeli.” (Intervista al cardinale Caffarra 15 marzo 2014)

“…non è più ammessa la discussione fra i teologi e il dubbio tra i fedeli.” come a dire “Roma locuta causa finita est: Roma ha parlato, la causa è definitivamente chiusa”, ecco perché parliamo di un magistero “PRIVATO-PARALLELO” perché, quello autentico ha parlato e aveva già definito le questioni, chiudendole al dibattito, come del resto così si espresse il Catechismo al n. 1650.

Il Catechismo dice anche altro, denuncia e ammonisce quanto segue:

“Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti.  La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra  svelerà il « mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. (nn.675 – 676 – 677)

Attenzione a quel “pseudo-messianismo”. Il “magistero” è per noi credenti qualcosa di molto più che “parola del Papa”, piuttosto è parola della Chiesa, Sposa di Cristo, è quindi espressa la stessa Parola del Signore quando, appunto, dogmaticamente e dottrinalmente, Essa insegna e ammaestra le genti verso la corretta etica, morale e catechetica comprensione. E’ tutto strettamente correlato ai fatti che stiamo vivendo.

Sottolinea, infatti, Andrea Zambrano: “…ultimamente ciò che esce nel privato di Bergoglio, in un modo o nell’altro, diventa anche di dominio pubblico e viene rielaborato come se si trattasse di una dichiarazione pronunciata in cathedra Petri assistita dall’infallibilità pontificia. Delle due l’una: o c’è un complotto internazionale che vuole far passare il Papa per quello che non è o il Papa in privato fa affermazioni che non sono in conformità con la dottrina. In ogni caso è sempre più necessario spiegare e se il caso chiarire questo pericoloso corto circuito che ha ricadute anche immediate…”

Delle due l’una, non si scappa, lo abbiamo chiarito qui! Come è stato per il “caso” sull’inferno di Scalfari – raccontato da Bergoglio in privato – tutti si son dati da fare a tirare fuori le volte che il Papa ha parlato del “Diavolo”, per dimostrare che Scalfari ha inventato tutto, ebbene, spiega Zambrano:

Adesso qualcuno si prenderà la briga di riportare tutti gli interventi pubblici nel corso dei quali il Papa ha detto no ai contraccettivi, un po’ per placare le ansie, un po’ per normalizzare il tutto, ma nel frattempo lavorerà anche quel magistero parallelo che si nutre di dichiarazioni private o parziali di Bergoglio per sostenere il contrario, in uno scontro all’ultimo sangue dove ad uscire sconfitto è il principio di non contraddizione.

Siamo pienamente d’accordo anche perchè ci vengono a mente le parole di Gesù, il suo severo monito: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.“(Mt.5,37), perché mai avrà fatto un monito così severo? E, in tutta coscienza, possiamo davvero affermare che papa Francesco si stia attenendo a questa richiesta del Cristo di cui è il Vicario, non il successore?

Stiamo perciò attenti: questo tipo di magistero “privato e parallelo”, non ha per noi e per la Chiesa vera alcun valore, specialmente se eretico.

Se volete capirla bene è un po’ come per le “rivelazioni private” nelle Apparizioni…. esse non sono vincolanti e devono essere conformi al Vangelo e al magistero della Chiesa per essere rese valide e credibili, edificanti (vedi il caso di Lourdes quando la Vergine confermò il dogma dell’Immacolata), diversamente non solo vanno lasciate perdere, ma non possono essere usate neppure per le catechesi. L’ultimo papa arrivato (che è poi quello regnante) ha l’obbligo e il dovere di mantenere la stessa regola del gioco: o si esprime dottrinalmente per imporre certi cambiamenti, assumendosi la responsabilità, oppure taccia, che farebbe meglio!

Cari vescovi e cardinali, ATTENTI ALL’IGNAVIA…. ne abbiamo parlato qui per il piccolo Alfie, e sempre a causa di questo doppio magistero anche qui…. non potrete dire “non lo sapevo”!

omino_legge_il_libro NON PERDETE L’INTERVISTA al cardinale Burke: Correggere il Papa, per obbedire a Cristo.

Il cardinale Raymond L. Burke

C’è chi accusa di disobbedienza quanti hanno espresso dubbi, domande e critiche all’operato del Papa, ma «la correzione della confusione o dell’errore non è un atto di disobbedienza, ma un atto di obbedienza a Cristo e perciò al Suo Vicario sulla terra». Così si esprime il cardinale Raymond Leo Burke in questa intervista a La Nuova BQ, alla vigilia di un importante convegno che ci sarà a Roma sabato 7 aprile sul tema “Dove va la Chiesa” (clicca qui), di cui lo stesso cardinale Burke sarà uno dei relatori. Il convegno di Roma si svolgerà nel ricordo del cardinale Carlo Caffarra, scomparso lo scorso settembre, uno dei firmatari dei Dubia. Come si ricorderà si tratta di 5 domande a papa Francesco volte ad avere una dichiarazione chiara di continuità con il Magistero precedente in seguito alla confusione creatasi con le diverse e a volte opposte interpretazioni dell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. A quei Dubia, di cui anche il cardinale Burke è un firmatario, mai è stata data risposta né papa Francesco ha mai risposto alla ripetuta richiesta di un’udienza da parte dei cardinali firmatari.

Eminenza, lei sarà uno dei principali relatori al convegno del 7 aprile, che nel nome del cardinal Caffarra si interrogherà sulla direzione della Chiesa. Già dal titolo del convegno si percepisce la preoccupazione per la direzione presa. Quali sono i motivi di tale preoccupazione?
La confusione e la divisione nella Chiesa, sulle questioni fondamentali e più importanti – il matrimonio e la famiglia, i Sacramenti e la giusta disposizione per accedervi, gli atti intrinsecamente cattivi, la vita eterna ed i Novissimi – diventano sempre più diffuse. E il Papa non soltanto rifiuta di chiarire le cose con l’annuncio della costante dottrina e sana disciplina della Chiesa, una responsabilità che è inerente al suo ministero quale Successore di san Pietro, ma aumenta anche la confusione.

Si riferisce anche al moltiplicarsi di dichiarazioni private che vengono riportate da coloro che lo incontrano?
Quello che è successo con l’ultima intervista concessa ad Eugenio Scalfari durante la Settimana Santa e resa pubblica il Giovedì Santo è andato oltre il tollerabile. Che un noto ateo pretenda di annunciare una rivoluzione nell’insegnamento della Chiesa Cattolica, ritenendo di parlare nel nome del Papa, negando l’immortalità dell’anima umana e l’esistenza dell’Inferno, è stata fonte di profondo scandalo non solo per tanti cattolici ma anche per tanti laici che hanno rispetto per la Chiesa Cattolica ed i suoi insegnamenti, anche se non li condividono. Oltretutto il Giovedì Santo è uno dei giorni più santi dell’anno, il giorno in cui il Signore ha istituito il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia e il Sacerdozio, affinché Egli possa offrirci sempre il frutto della Sua redentiva Passione e Morte per la nostra salvezza eterna. Inoltre la risposta della Santa Sede alle reazioni scandalizzate arrivate da tutto il mondo, è stata fortemente inadeguata. Invece di riannunciare chiaramente la verità sulla immortalità della anima umana e sull’Inferno, nella smentita c’è scritto solo che alcune parole citate non sono del Papa. Non dice che le idee erronee, perfino eretiche, espresse da queste parole non sono condivise dal Papa e che il Papa ripudia tali idee quali contrarie alla fede cattolica. Questo giocare con la fede e la dottrina, al livello più alto della Chiesa, giustamente lascia pastori e fedeli scandalizzati.

Se queste cose sono molto gravi, e fonte di imbarazzo, stupisce però anche il silenzio di tantissimi Pastori.
Certo, la situazione è ulteriormente aggravata dal silenzio di tanti vescovi e cardinali che condividono con il Romano Pontefice la sollecitudine per la Chiesa universale. Alcuni stanno semplicemente zitti. Altri fanno finta che non ci sia nulla di grave. Altri ancora diffondono fantasie di una nuova Chiesa, di una Chiesa che prende una direzione totalmente diversa dal passato, fantasticando ad esempio di un “nuovo paradigma” per la Chiesa o di una conversione radicale della prassi pastorale della Chiesa, rendendola completamente nuova. Poi ci sono quelli che sono entusiasti promotori della cosiddetta rivoluzione nella Chiesa Cattolica. Per i fedeli che capiscono la gravità della situazione, la mancanza di direzione dottrinale e disciplinare da parte dei loro pastori li lascia smarriti. Per i fedeli che non capiscono la gravità della situazione, questa mancanza li lascia in confusione ed eventualmente vittime di errori dannosi alle loro anime. Molti che sono entrati nella piena comunione della Chiesa Cattolica, essendosi battezzati in una comunione ecclesiale protestante, perché le loro comunità ecclesiali hanno abbandonato la fede apostolica, soffrono intensamente la situazione: percependo che la Chiesa Cattolica sta andando nella stessa via dell’abbandono della fede.

Quella che lei dipinge è una situazione apocalittica…
Tutta questa situazione mi porta a riflettere sempre più sul messaggio della Madonna di Fátima che ci ammonisce del male – ancora più grave dei gravissimi mali sofferti a causa della diffusione del comunismo ateistico – che è l’apostasia dalla fede dentro la Chiesa. Il n. 675 del Catechismo della Chiesa Cattolica ci insegna che “[p]rima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti“, e che “[l]a persecuzione che accompagna il suo [della Chiesa] pellegrinaggio sulla terra svelerà il «mistero di iniquità» sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità”.

In una tale situazione i vescovi e i cardinali hanno il dovere di annunciare la vera dottrina. Allo stesso tempo devono condurre i fedeli a fare riparazione per le offese a Cristo e le ferite inflitte al Suo Corpo Mistico, la Chiesa, quando la fede e la disciplina non sono giustamente salvaguardate e promosse dai pastori. Il grande canonista del XIII secolo, Enrico da Susa o l’Ostiense, affrontando la difficile questione di come correggere un Romano Pontefice che agirebbe in un modo contrario al suo ufficio, afferma che il Collegio dei Cardinali costituisce un controllo de facto contro l’errore papale.

Senza dubbio, oggi è molto discussa la figura di papa Francesco. Si passa facilmente dall’esaltazione acritica di qualsiasi cosa egli faccia alla critica spietata per ogni suo gesto ambiguo. Ma in qualche modo il problema di come rapportarsi al Papa vale per ogni pontefice. Per cui alcune cose necessitano di essere chiarite. Intanto, cosa rappresenta il Papa per la Chiesa?
Secondo il costante insegnamento della Chiesa, il Papa, per la volontà espressa di Cristo, è “il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli” (Costituzione Dommatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II, n. 23). È l’essenziale servizio del Papa di salvaguardare e promuovere il deposito della fede, la vera dottrina e la sana disciplina coerente con le verità credute. Nell’intervista già citata con Eugenio Scalfari, ci si riferisce compiacenti al Papa come “rivoluzionario”. Ma l’Ufficio Petrino non ha niente, assolutamente niente, da fare con la rivoluzione. Al contrario, esiste esclusivamente per la conservazione e propagazione della fede cattolica immutabile che conduce anime alla conversione di cuore e conduce tutta l’umanità alla unità fondata sull’ordine iscritto da Dio nella Sua creazione e soprattutto nel cuore dell’uomo, l’unica creatura terrena fatta ad immagine di Dio. È l’ordine che Cristo ha restaurato per il Mistero Pasquale che stiamo celebrando in questi giorni. La grazia della Redenzione che promana dal Suo Cuore trafitto glorioso nella Chiesa, nei cuori di suoi membri, dà la forza per vivere secondo questo ordine, cioè in comunione con Dio e con il prossimo.

Sicuramente il Papa non è un sovrano assoluto, eppure oggi è molto percepito in questo modo. “Se lo dice il Papa…” è il modo comune di troncare qualsiasi domanda o dubbio su alcune affermazioni. C’è una sorta di papolatria. Come vi si risponde?
La nozione della pienezza del potere del Romano Pontefice è stata chiaramente enunciata già da Papa San Leone Magno. I canonisti del Medioevo hanno contributo grandemente all’approfondimento del potere inerente l’Ufficio Petrino. Il loro contributo rimane sempre valido e importante. La nozione è assai semplice. Il Papa, per la volontà divina, gode di tutto il potere necessario per poter salvaguardare e promuovere la vera fede, il vero culto divino, e la richiesta sana disciplina. Questo potere appartiene non alla sua persona ma al suo ufficio di Successore di san Pietro. Nel passato, per lo più, i papi non hanno resi pubblici i loro atti personali o le loro opinioni, proprio per non rischiare che i fedeli siano confusi su quello che fa e pensa il successore di san Pietro. Attualmente, c’è una rischiosa e perfino dannosa confusione della persona del Papa con il suo ufficio che risulta nell’oscuramento dell’Ufficio Petrino e in un concetto mondano e politico del servizio del Romano Pontefice nella Chiesa. La Chiesa esiste per la salvezza delle anime. Qualsiasi atto di un Papa che mina la missione salvifica di Cristo nella Chiesa, sia un atto eretico o sia un atto peccaminoso in se stesso, è semplicemente vuoto dal punto di vista dell’Ufficio petrino. Quindi anche se chiaramente reca gravissimo danno alle anime, non comanda l’obbedienza di pastori e fedeli. Dobbiamo sempre distinguere il corpo dell’uomo che è il Romano Pontefice dal corpo del Romano Pontefice, cioè dell’uomo che esercita l’ufficio di san Pietro nella Chiesa. Non fare la distinzione significa papolatria e finisce con la perdita di fede nell’Ufficio Petrino divinamente fondato e sostenuto.

Nel rapporto con il Papa a cosa un cattolico deve tenere maggiormente?
Il cattolico deve sempre rispettare, in modo assoluto, l’Ufficio Petrino quale parte essenziale dell’istituzione della Chiesa da parte di Cristo. Il momento nel quale il cattolico non rispetta più l’ufficio del Papa si è disposto o allo scisma o alla apostasia dalla fede. Allo stesso tempo, il cattolico deve rispettare l’uomo incaricato con l’ufficio che significa attenzione al suo insegnamento e direzione pastorale. Questo rispetto include anche il dovere di esprimere al Papa il giudizio di una coscienza rettamente formata, quando egli devia o sembra deviare dalla vera dottrina e sana disciplina o abbandona le responsabilità inerenti il suo ufficio. Per il diritto naturale, per i Vangeli, e per la costante tradizione disciplinare della Chiesa, i fedeli sono tenuti ad esprimere ai loro pastori la loro premura per lo stato della Chiesa. Hanno questo dovere al quale corrisponde il diritto di ricevere una risposta dai loro pastori.

Quindi è possibile criticare il Papa? E a quali condizioni?
Se il Papa non adempie il suo ufficio per il bene di tutte le anime, non è soltanto possibile ma anche necessario criticare il Papa. Questa critica deve seguire l’insegnamento di Cristo sulla correzione fraterna nel Vangelo (Mt 18, 15-18). Prima, il fedele o pastore deve esprimere la sua critica in un modo privato, che permetterà al Papa di correggersi. Ma se il Papa rifiuta di correggere il suo modo di insegnare o agire gravemente mancante, la critica deve essere resa pubblica, perché ha da fare con il bene comune nella Chiesa e nel mondo. Alcuni hanno criticato quelli che hanno espresso pubblicamente la critica al Papa quale una manifestazione di ribellione o di disobbedienza, ma domandare – con il rispetto dovuto per il suo ufficio – la correzione di confusione o errore non è un atto di disobbedienza, ma un atto di obbedienza a Cristo e perciò al Suo Vicario sulla terra.

 

ATTENZIONE: smentite parole attribuite a Bergoglio

Va bene il Comunicato ufficiale, tuttavia così, le cose, non vanno bene affatto….

Cari Amici, avevamo inteso voler rispettare il silenzio per il Triduo Pasquale che inizia oggi, ma evidentemente il Signore vuole da noi uno “straordinario” per l’ennesima “bergoglionata“, ma questa volta grave e però per difendere papa Francesco da alcune affermazioni attribuite a lui dal presunto suo “amico” Scalfari di Repubblica il quale, vergognosamente, ha pubblicato stamani una intervista – presunta a questo punto – con Bergoglio, dentro la quale si afferma una posizione gravissima ed eretica.

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A chi da fastidio Papa Benedetto XVI e perché?

Abbiamo già dedicato ampio spazio al caso Viganò attraverso due editoriali qui, qui…… e pure qui… e – entrati nella Settimana Santa – avrete notato che stiamo cercando di mantenere un basso profilo per occuparci di questioni più serie, affranti ancora come dovremmo essere tutti, per il furto delle Pissidi contenenti Gesù Ostia Santa, e si capisce per farne cosa…

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Cinque anni di un pontificato avulso

Abbiamo ricevuto questa e-mail di un Sacerdote che è una “Lettera aperta” al piccolo gregge, ma anche alla Gerarchia Cattolica. Dopo aver dato voce ad una laica, leggete qui: Da Roma un grido di dolore, condividiamo la dolorosa esperienza di questo ministro di Dio della Chiesa Cattolica il quale, giustamente, non si arrende di fronte a certe prepotenze e non accetta certe imposizioni spiegando, in termini davvero coraggiosi e pacati, vicende amare che ci coinvolgono tutti. Grassetti e link, sono nostri.

…che anche dal vostro sito, emergano anime pronte a pregare e a sacrificarsi per il Pontefice, per la Chiesa, per i peccatori, per noi poveri preti, morsi dalla stretta di una frenesia social-popolare che sta diventando davvero la dittatura contro la ragione, dittatura di un pensiero mondano unico che si sta imponendo contro Dio. Pregare per questo popolo che pur amando giustamente il papa, rifiuta però la verità perché per loro è più comodo sentirsi giustificati di continuare a vivere in stato di peccato.”

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Esercizi spirituali papali verso una religione mondiale?

Domanda d’obbligo, non irriverente, perché i fedeli hanno diritto di sapere dove voglia condurci l’alta Gerarchia della neo chiesa.

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Preghiera neo chiesa Bergamo: “Dacci oggi la nostra eresia quotidiana”

Segnaliamo un drammatico articolo-denuncia del sito Cooperatores Veritatis sulla deriva sincretista della diocesi di Bergamo.


«Solo un peccato è ora gravemente punito: l’attenta osservanza delle tradizioni dei nostri Padri. Per tale ragione i buoni sono allontanati dai loro paesi e portati nel deserto» (San Basilio, Ep. 243).

Per il Vescovo di Bergamo Francesco Beschi: Gesù Cristo NON è Dio!

Non ci piace dover fare questo genere di articoli, che oltre tutto ci fanno perdere molto tempo prezioso, ma è un sofferto servizio alla Chiesa e ai Fedeli, a noi stessi, in quel puro evangelico “ama il prossimo tuo… COME AMI TE STESSO“, e questo non può che avvenire nella Verità, alla quale tutti i Battezzati sono chiamati. Del resto, se c’è chi afferma di non voler leggere i siti della “RESISTENZA CATTOLICA-DOTTRINALE” – vedi qui – per la propria salute mentale, noi affermiamo  di voler leggere queste propagande per fare santo discernimento, come ci chiede il Vangelo, e rinnegare l’eresia e l’apostasia. Chi si ama nella menzogna, spiega infatti sant’Agostino vedi qui, al prossimo non farà altro che dare menzogna e amare iniquamente, nella menzogna, dice il Santo:

Se poi tu ami l’iniquità e mandi in rovina te stesso, non è possibile che tu pretenda ti sia affidato il prossimo da amare come te stesso, perché come perderesti te stesso con il tuo modo di amarti, così faresti perdere il tuo prossimo amandolo allo stesso modo. Ti proibisco dunque di amare alcuno, perché sia tu solo a perderti. Ti pongo l’alternativa: o correggere il tuo modo di amare o astenerti da ogni rapporto con altri…”

Ringraziando la pagina di Facebook: “Amici della Tradizione Cattolica-Forlì“, andiamo ad analizzare e a condannare senza i “sé, i ma e i però…” l’opuscolo che le ACLI di Bergamo (ed è evidente che hanno ottenuto il placet della sede vescovile, visto che c’è la prefazione del vescovo Beschi) hanno improntato per le preghiere e meditazioni “Pasqua 2018”.

Di cosa si tratta? Lo potete vedere nelle immagini che vi alleghiamo al fianco e che potrete ingrandire. Si tratta di preghiere anomale attraverso le quali Gesù Cristo E’ IL GRANDE ASSENTE  e un dio generico è invocato al pari del Dio Cattolico, ed è posto sullo stesso piano dottrinale e concettuale dell’eresia e dell’apostasia ecumenista, di cui parlammo anche qui.

La gravità sta nel fatto che Gesù Cristo NON E’ CONSIDERATO QUEL DIO UNICO al quale si rivolgono le Preghiere, e che c’è dunque UN ‘ALTRO DIO – comune a tutti – al di fuori di Gesù Cristo, quando san Paolo afferma: “… uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù” (1Tim.2,5)

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Da Roma un grido di dolore…

Nella primavera del 2017 ricevemmo la seguente email indirizzata ad una collaboratrice del nostro sito che, per motivi che comprenderete nel leggerla, decidemmo di non pubblicare immediatamente. Il mittente non è anonimo,  ma dobbiamo pubblicare l’email in anonimato, almeno per ora, il perché lo capirete. Attualmente, questa persona, non opera più laddove è stato indicato nel testo, anche per questo motivo abbiamo deciso di renderla pubblica oggi.

Inoltre, l’argomento trattato qui: Quella resistenza cattolica che a Bergoglio proprio non piace….  e quella pubblicata oggi dal sito amico: No santo Padre Francesco! La Chiesa non è “il” popolo, ci hanno fatto capire che forse questo è il momento provvidenziale per dare giustizia a chi ha vissuto queste esperienze direttamente e, per chi non per gossip, ma per amore alla verità, vuole sapere davvero come stanno le cose – che se non proprio tutte le cose – almeno in parte.

Eventuali grassetti o link nel testo sono nostri, anche per dimostrare che — di molti riferimenti — noi stessi ne avevamo ampiamente discusso in vari editoriali. Qualche parentesi potrà invece oscurare alcune parti troppo personali, ma nulla sarà tolto al senso originale del testo e delle intenzioni dell’autrice.

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