Amoris Laetitia all’attacco. Cardinali e Vescovi colpevoli di ignavia

Quando l’eresia s’impadronirà della Chiesa, sappiate che non ci sarà prova di vera fede e di cristianità se non con le Sacre Scritture, perché quelli che si volgeranno altrove periranno” (san Giovanni Crisostomo nella sua “Homelia 49, Mattheum”).

Quando l’11 aprile 2016 pubblicammo un editoriale con una cover effettivamente molto provocatoria, vedi qui, alcuni si scandalizzarono, altri ci tempestarono con epiteti ben peggiori, altri ancora senza neppure citare l’articolo, dissero semplicemente che chi aveva associato l’Amoris Laetitia con il “Kamasutra, non aveva capito nulla dell’esortazione papale e chiunque affermava che il testo dicesse di sdoganare la comunione ai divorziati-risposati, a prescindere dalla loro condizione peccaminosa, andava contro il Papa Francesco, perché egli non era questo che voleva.

Ebbene, siamo alla resa dei conti a quanto pare, perché ora non si tratta più di un solo Vescovo, ma già di due Conferenze episcopali italiane che “fraintendendo” le parole del Papa, stanno compiendo un gravissimo abuso, un grave peccato e mentono sapendo di mentire. La prima Conferenza episcopale lassista e apostata è stata quella palermitana del vescovo Lorefice (il cui dio è Dossetti) il quale ha imposto al suo Clero diocesano lo sdoganamento della comunione ai divorziati-risposati, integrandoli senza alcuna richiesta come previsto dal Catechismo della Chiesa Cattolica al n.1650, vedi qui:

“Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza.

Oggi è la volta della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna, si veda qui l’ottima rassegna di Don Alfredo Maria Morselli, ed anche da La Nuova Bussola Quotidiana a firma di Lorenzo Bertocchi cliccare qui. L’eresia si sta impadronendo della neo chiesa, si allarga a macchia d’olio e Satana gongola, ma gongola anche il Papa Francesco che sembra essere sempre più soddisfatto dell’opera divisoria che sta portando nella Chiesa vera di Cristo, alimentando la neo chiesa, quella con le nuove dottrine moderniste.

Citano sempre lo stesso Giovanni Paolo II, storpiandone il significato, ma la verità è questa:

La domanda di fondo è dunque semplice: che ne è del primo matrimonio? Ma nessuno risponde. Giovanni Paolo II diceva nel 2000 in un’allocuzione alla Rota che “emerge con chiarezza che la non estensione della potestà del Romano Pontefice ai matrimoni rati e consumati, è insegnata dal Magistero della Chiesa come dottrina da tenersi definitivamente anche se essa non è stata dichiarata in forma solenne mediante atto definitorio”. La formula è tecnica, “dottrina da tenersi definitivamente” vuol dire che su questo non è più ammessa la discussione fra i teologi e il dubbio tra i fedeli.” (Intervista al cardinale Caffarra 15 marzo 2014)

E lo aveva ribadito Benedetto XVI nella Sacramentum Caritatis:

Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr Mc 10,2-12), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell’Eucaristia. I divorziati risposati, tuttavia, nonostante la loro situazione, continuano ad appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza ricevere la Comunione..” (n.29).

La “non ammissione” all’Eucaristia da parte di chiunque si trovasse in uno stato di peccato grave, e qui nello specifico a riguardo dell’adulterio che vivono i divorziati-risposati che non avessero risolto il primo e vero matrimonio, non è un capriccio della Chiesa modificabile a seconda dei casi o dei tempi, è “FONDATA SULLA SCRITTURA”, ma lo volete capire o no?

Del resto non si scappa: se Satana gongola per la devastazione interna alla Chiesa e il Papa tace ed anzi continua ad affermare che le cose stanno andando bene e che la “mia Amoris Laetitia” sta andando bene nelle varie diocesi, i conti non tornano, non possono essere felici entrambi, se sono felici entrambi allora stanno facendo il medesimo gioco, diversamente uno dei due dovrebbe soffrire terribilmente per l’affronto che si sta facendo alle parole del Cristo Gesù. Non pretendiamo che siate d’accordo con noi, ma provate a dimostrarci se – tra Satana e il Papa regnante – c’è in questo oggi una vera battaglia, o che i due non vadano piuttosto a braccetto.

La Madonna a La Salette, Apparizione riconosciuta dalla Chiesa, affermò che “Roma perderà la fede…. e gli uomini si pervertiranno sempre di più“.

Il concetto di “Roma perderà la fede” è molto più profondo di quanto si creda, si vuole fare esplicito riferimento alla stessa caduta, apparente cioè oscurata, della Chiesa Cattolica che verrà poi sostituita da una falsa che spronerà le persone ad adorare gli uomini piuttosto che Dio: “Quando a Roma avrà luogo lo sconvolgimento, sappiate che la fine della vostra era è vicina. Ci sarà caos a Roma: vescovi contro vescovi, cardinali contro cardinali, mentre Satana sta fra loro…”.

E’ in atto la manipolazione della Parola di Dio, eppure i Vescovi si danno foga nell’avvelenare la pastura da dare al gregge. I Sacerdoti che parlano e dicono la verità, vengono falciati, ridotti al silenzio, spostati dalle parrocchie, resi innocui – così credono – di poter parlare per denunciare la grave apostasia che si sta trasformando in vera eresia, attraverso “Documenti ufficiali”. Il “caso” di Don Minutella che abbiamo voluto trattare qui (nonostante alcuni non abbiano voluto intendere la difesa che ne abbiamo fatto), è uno dei tanti, anche se l’unico al momento che ha avuto, e sta avendo, il coraggio di continuare a denunciare queste deformità. E si veda anche l’ultima Catechesi qui.

Da subito prendemmo le difese per una “corretta interpretazione” di Amoris Laetitia facendo nostre le parole incoraggianti del domenicano padre Angelo Bellon, vedi qui, ma senza farci illusioni facemmo  anche un editoriale, sempre nel 2016, dal titolo chiarissimo: “Amoris laetitia, a breve seguirà il caos?”, vedi qui. Una domanda che prospettava già quel caos tra i fedeli, quel disordine nel quale regna solo Satana, atto a dividere le comunità dei fedeli, a dividere vescovi e sacerdoti, a dividere la santa vera Chiesa di Cristo.

E i cardinali tacciono!! Non siamo più affatto soddisfatti dei famosa “Dubia” se poi non si porta avanti il seguito. Non siamo soddisfatti dell’accondiscendenza  di quei vescovi e cardinali che pur criticando essi stessi l’apostasia e l’eresia dilagante, di fatto però restano inermi. E’ l’ignavia cari Pastori, state attenti, è l’ignavia che pagherete a caro prezzo se non l’abbandonerete.

L’ignavia, per chi non lo sapesse, è l’accidia, uno tra i sette vizi detti capitali, perché se persistenti ci decapitano l’eternità beata. L’accidia, l’ignavia è indolenza, indifferenza: l’accidioso indugia voluttuosamente nell’ozio e nell’errore. Sa quali siano i suoi impegni, ma pur di non assolverli, ne ridimensiona la portata, auto-convincendosi che si tratti di piccolezze e che rimandarle non comporti conseguenze gravi.

Ma cos’altro volete da noi fedeli laici, cari cardinali e vescovi, che sotto sotto sapete quello che sta accadendo, non ne siete entusiasti, dite di essere contrari ma poi non fate un bel nulla? Siete Voi l’Autorità alla quale Cristo ci impone la santa obbedienza, ma di fronte a Pastori che preferiscono l’ignavia alla buona battaglia, o a Pastori che stanno imponendo l’eresia, noi non possiamo più obbedire. E la smettano di stracciarsi le vesti i soliti bergogliosi, imparino piuttosto il monito di Paolo VI:

Il 19 gennaio 1972, così tuonava Paolo VI:

“Così è, Figli carissimi; e così affermando, la nostra dottrina si stacca da errori che hanno circolato e tuttora affiorano nella cultura del nostro tempo, e che potrebbero rovinare totalmente la nostra concezione cristiana della vita e della storia. Il modernismo rappresentò l’espressione caratteristica di questi errori, e sotto altri nomi è ancora d’attualità (Cfr. Decr. Lamentabili di S. Pio X, 1907, e la sua Enc. Pascendi; DENZ). Noi possiamo allora comprendere perché la Chiesa cattolica, ieri ed oggi, dia tanta importanza alla rigorosa conservazione della Rivelazione autentica, e la consideri come tesoro inviolabile, e abbia una coscienza così severa del suo fondamentale dovere di difendere e di trasmettere in termini inequivocabili la dottrina della fede; l’ortodossia è la sua prima preoccupazione; il magistero pastorale la sua funzione primaria e provvidenziale; l’insegnamento apostolico fissa infatti i canoni della sua predicazione; e la consegna dell’Apostolo Paolo: Depositum custodi (1 Tim. 6, 20; 2 Tim. 1, 14) costituisce per essa un tale impegno, che sarebbe tradimento violare. La Chiesa maestra non inventa la sua dottrina; ella è teste, è custode, è interprete, è tramite; e, per quanto riguarda le verità proprie del messaggio cristiano, essa si può dire conservatrice, intransigente; ed a chi la sollecita di rendere più facile, più relativa ai gusti della mutevole mentalità dei tempi la sua fede, risponde con gli Apostoli: Non possumus, non possiamo (Act. 4, 20)” (vedi qui testo ufficiale).

Non possiamo così ignorare la Visione del 25 agosto 1820 della beata Caterina Emmerich, leggete e meditate:

“Non so come stanotte giunsi a Roma, mi ritrovai vicino alla Chiesa di S. Maria Maggiore e vidi colà molta gente povera e devota, piena di paura e preoccupazione a causa del ritiro del Papa. Per questo motivo c’era inquietudine in città e la gente si recava a supplicare la Madre di Dio….(… qui descrive i sentimenti della gente) Vidi allora apparire la Madre di Dio, la quale mi disse che il pericolo sarebbe aumentato e perciò la gente doveva pregare ferventemente in modo devoto, con le braccia aperte e distese tre Pater Noster al Supremo (…) i fedeli avrebbero dovuto supplicare e pregare in special modo affinché la chiesa delle tenebre ricada di nuovo nell’abisso. La Madre di Dio parlò  di molte cose assai difficili a spiegarsi; appresi che solo un prete avrebbe offerto un sacrificio incruento dignitosamente e consapevolmente come fecero gli Apostoli, allontanando tutti i pericoli. (…) Questa gente buona e devota, adesso era diventata sprovveduta e disorientata….”.

LA CHIESA DELLE TENEBRE“??? Riflettiamo amici, riflettano cardinali e vescovi ed agiscano, siamo ancora in tempo, e noi Laici preghiamo, preghiamo incessantemente come ci chiede da molte parti la Vergine Maria, informiamoci e documentiamoci, non diventiamo anarchici, ignavi  contro la sana Dottrina, ne pagheremmo le conseguenze! Attenti alle parole del Cristo, ora è il caso di applicarle a questa situazione: “Guai a , voi, che ridete, perché piangerete” (Lc.6,25).

Concludiamo con la Lettera 16 (XVI) di santa Caterina da Siena, che così scrive al cardinale Di Ostia: “Oimè, oimè, disaventurata l’anima mia! Aprite l’occhio e ragguardate la perversità della morte che è venuta nel mondo, e singolarmente nel corpo della santa Chiesa. Oimè, scoppi il cuore e l’anima vostra a vedere tante offese a Dio. Vedete, padre, che ‘l lupo infernale ne porta la creatura, le pecorelle che si pascono nel giardino della santa Chiesa; e non si trova chi si muova a trargliele di bocca. Li pastori dormono nell’amor proprio di loro medesimi, in una cupidità e immondizia: sono sì ebbri di superbia, che dormono e non si sentono, perché veggano che il diavolo, lupo infernale, se ne porti la vita della Grazia in loro e anco quella de’ sudditi loro. Essi non se ne curano: e tutto n’è cagione la perversità dell’amore proprio. Oh quanto è pericoloso questo amore nelli prelati e nelli sudditi!  Oh quanto è pericoloso questo amore nelli prelati e nelli sudditi! (…)

Di questo amore voglio che siate privato, padre carissimo. Pregovi che facciate sì che non sia detta a voi quella dura parola con riprensione dalla prima verità, dicendo: «maladetto sia tu che tacesti». Oimè, non più tacere! Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che, per tacere, il mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita, toltogli è il colore, perché gli è succhiato il sangue da dosso, cioè che il sangue di Cristo, che è dato per grazia e non per debito, egli sel furano con la superbia, tollendo l’onore che debbe essere di Dio, e dannolo a loro; e si ruba per simonia, vendendo i doni e le grazie che ci sono dati per grazia col prezzo del sangue del Figliuolo di Dio. Oimè! ch’io muoio, e non posso morire..

Non dormite più in negligenzia; adoperate nel tempo presente ciò che si può. Credo che vi verrà altro tempo che anco potrete più adoperare; ma ora pel tempo presente v’invito a spogliare l’anima vostra d’ogni amore proprio, e vestirla di fame e di virtù reale e vera, a onore di Dio e salute dell’anime. Confortatevi in Cristo Gesù dolce amore: ché tosto vedremo apparire i fiori. (…) Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso: ponetevi in croce con Cristo crocifisso: nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso: fatevi bagno nel sangue di Cristo crocifisso. Perdonate, padre, alla mia presunzione. Gesù dolce, Gesù Amore”.

4 pensieri riguardo “Amoris Laetitia all’attacco. Cardinali e Vescovi colpevoli di ignavia

  1. E sì che quando volete bastonare, bastonate!
    Ecco il termine che non mi veniva nei precedenti commenti, l’ignavia!!
    Tremendo giudizio se ci macchieremmo di cotanto peccato!
    Che Dio ce ne scampi, piuttosto il martirio!

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  2. “bisogna rifiutare l’obbedienza agli ordini e alle indicazioni palesemente contrari alla legge di Dio; è quello che la Chiesa e i Santi hanno sempre insegnato”,è ora che noi laici ci alziamo in piedi e difendiamo il Vangelo pubblicamente se non vogliamo sprofondare all’inferno al seguito del drago che si trascinando buona parte delle stelle del cielo(i nostri cari sacerdoti)

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  3. Ma a questo punto, e se le cose stanno così, come non si può dubitare perché è così, allora ha ragione don Minutella e bisognerà prendere una decisione, da che parte stare, senza aver paura di venire scomunicati da una chiesa che ha perduto la propria fede e procede verso le voragini che ha scavato con le sue neo pastorali buoniste.
    Sono d accordo che questo non significa mettersi contro un papa, sono loro del resto che si sono già messi contro il vangelo e il catechismo. Dobbiamo fare attenzione soltanto che la nostra posizione non diventi una delle tante tifoserie, come giustamente dite, e superare le antipatie o simpatie per questo o altro papa, e volgere l attenzione a Gesù senza farlo come i protestanti, cioè Gesù si, la Chiesa cattolica, o il papa, no. E’ questo l’imbarazzo o l’incubo del vero cattolico come l’avete chiamato anche voi. Grazie, c’è molto su cui riflettere.

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