Le parole della Chiesa vera sono Vita e non morte: ignavia del Vaticano

Il giudice Hayden ha condannato a morte il piccolo Alfie, strumentalizzando alcune dichiarazioni ambigue di papa Francesco per motivare la sua decisione. Dalla Santa Sede non è giunta nessuna dichiarazione che smentisse l’uscita del magistrato inglese, neppure una a sostegno dei genitori del bambino malato, i quali chiedono che il figlio venga curato, non ammazzato.

Come nel caso dell’eutanasia a Charlie Gard, l’attuale Vescovo di Roma non si alzerà in piedi per difendere la vita di un innocente, preferendo starsene in disparte, facendo intendere che non vuole essere coinvolto. Ma questa volta avrà una diretta responsabilità in quest’infanticidio, se non smentirà — e siamo propensi a pensare che non lo farà — l’uscita del magistrato Hayden.

È facile difendere i deboli — soprattutto quelli ideologici (tipo i migranti) — a parole, è difficile farlo con i fatti, in modo particolare quando si rischia di attirare le critiche di quel “mondo moderno” dichiaratamente anticristiano da cui si vogliono lodi e applausi.

Ci riferiamo all’editoriale della Nuova Bussola Quotidiana che, a firma di Riccardo Cascioli, cliccare qui, rimprovera giustamente il tacere del Vaticano sulla strumentalizzazione alle parole del Papa, riguardo alla decisione di un giudice che pretende di uccidere così una vita umana. Non ci aspettiamo un granché, anche e come per il caso “Charlie”, ci unimmo ad altri siti per avere una risposta dal Papa, dal Vaticano, vedere qui ed anche qui, ma senza ottenere nulla.

Caro papa Francesco, i deboli vanno difesi con i fatti, non con le parole ambigue!

Ad ogni modo al momento ci interessa ragionare su quelle parole del Papa strumentalizzate da un giudice per dare la morte. Papa Francesco scrive nella citata Lettera queste considerazioni ambigue: “Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona.”

E citando Pio XII, afferma: “Il Papa Pio XII, in un memorabile discorso rivolto 60 anni fa ad anestesisti e rianimatori, affermò che non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene..”.

Pio XII, ai suoi tempi, si riferiva al cosiddetto “ACCANIMENTO TERAPEUTICO“, non certo alle cure fondamentali per la sopravvivenza del corpo umano. In sostanza: se una terapia viene imposta su di un corpo che è giunto alla sua fine naturale, e certe cure non servono a nulla ma aumentano il disagio, si chiama “accanimento”, ma se gli organi non sono giunti al termine naturale e con l’aiuto della medicina svolgono al meglio la loro funzione vitale (vedi il mangiare e bere, l’idratazione, i supporti vitali come anche l’ossigenazione), allora non è “accanimento”.

Sembra evidente che a differenza di quanto voleva dire Pio XII, nel Discorso di papa Francesco, c’è quel sottile e perverso concetto del “MALE MINORE“… come a dire che se non “rompi le regole”, nessuno ti da retta e non ti ascoltano, ma ragionando così eccoli i risultati, che un giudice arriva ad usare le parole ambigue di un Pontefice (un male minore) per dare la morte ad un bambino malato… Non era mai accaduto, è evidente che qualcosa allora non va affatto bene!

Non c’è scampo per chi vuole andare “fino in fondo”, COMBATTENDO… un giudice ora – forte delle parole ambigue di un Pontefice – può decidere al posto dei genitori imponendo NON la vita, ma la morte, UCCIDERE per soddisfare in fondo quel senso di appagamento di fronte alla malattia per la quale non si ha più voglia di combattere. Il messaggio che passa, se il Vaticano non smentirà il giudice, sarà devastante.

L’ignavia gravissima della Santa Sede non peserà solo su questa Famiglia, ma su tutta la Famiglia Umana che poi, per altri discorsi, si tende sempre a difendere. In altre parole a far cadere l’ostacolo dei divieti NATURALI rimasti in vita dalla società della colpa, contribuisce il principio della riduzione del danno… come sembra prevalere dalle stesse parole ambigue del Pontefice, se questa interpretazione usata dal giudice, non sarà presto smentita.

Non lo diciamo “noi”, noi lo condividiamo: “Dando un volto concreto al principio del totalitarismo del bene, diceva in proposito Stalin che “non si può fare un’omelette senza rompere un uovo“. Sennonché è proprio sant’Agostino che dice che il male minore non è permissibile perché viola palesemente il principio paolino del “non fare il male affinché venga il bene” (Romani, 3, 8). Un insegnamento che risale al messaggio dell’antropologia cristiana secondo la quale col male non si tratta a costo di morirne e verso le minimizzazioni con cui il male si presenta, siano esse anche forme di giustizia, non c’è che il rifiuto, lo stare fermi, la non collaborazione. Commenta Weizman: la strada verso l’utopia (intesa come risultato di bene) è lastricata di mali minori“. (L’Osservatore Romano – 24 ottobre 2009).

La Lettera di Papa Francesco, se non viene spiegata e smentita l’interpretazione errata del giudice, è quella utopia la cui strada è lastricata di “mali minori” che però, LA CHIESA CATTOLICA, non può affatto permettersi.

E sapete perché? Perché è la negazione della Croce di Gesù Cristo!

Voi direte: ma che c’entra questo? C’entra eccome perché, se non lo avete ancora capito, tutto ciò che viene fatto all’uomo, viene fatto a Cristo. Sono duemila anni che tutte le contestazioni che si avanzano, spesso ammantate di “male minore” o di “buone intenzioni” a favore dell’uomo (vedi l’era dell’Illuminismo, delle Rivoluzioni, del Romanticismo, del Risorgimento), in verità sono contro Gesù Cristo nella cui Incarnazione ha fatto sì che l’uomo avesse la vera ed unica “misura del proprio umanesimo”, la sua vera antropologia che PASSA ATTRAVERSO LA CROCE.

Alfie, noi preghiamo per te e ci alzeremo in piedi per difendere la tua vita.

Se qualcuno non crede in Dio o in Cristo Gesù vero Dio, non è che la notizia cambia, non è che la croce si arresta, non è che si varcherà la soglia di questo mondo entrando nell’altro con il “male minore” o “senza Dio”… Il Messaggio Cristiano E’ VITA, FINO ALLA MORTE DI CROCE, ed è universale=cattolico perché riguarda anche i non credenti, che a loro piaccia o non piaccia. E invece la neo chiesa sembra adagiarsi ai “non credenti”, si adagia a coloro che sulla croce non vogliono salire e impongono, a suon di leggi diaboliche, quello scendervi PER NON SOFFRIRE!

Scrive dunque papa Francesco nella Lettera strumentalizzata dal giudice: “E se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura: senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte. In questa linea si muove la medicina palliativa. Essa riveste una grande importanza anche sul piano culturale, impegnandosi a combattere tutto ciò che rende il morire più angoscioso e sofferto, ossia il dolore e la solitudine…”

Risponde con saggezza Riccardo Cascioli qui: “Il messaggio del Papa è incentrato per buona parte sull’accanimento terapeutico perché «oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo». Parrebbe quindi che il vero pericolo oggi nelle corsie di ospedale sia l’accanimento terapeutico e non l’eutanasia. Ma così non è. Le norme esistenti in molti Paesi, le pratiche cliniche diffuse, le linee guida di alcune società mediche, i fatti di cronaca come quelli che hanno interessato il piccolo Charlie e dj Fabo, le cliniche per la “dolce morte” sparse qua è là nel mondo, ci portano a dire che la vera emergenza è l’eutanasia, non certo l’accanimento terapeutico.”

Sollecitiamo la Santa Sede a dare al più presto una risposta al mondo contro l’interpretazione assunta dal giudice, alle parole del Pontefice. Perché è inaccettabile che esse vengano usate e strumentalizzate PER UNA CONDANNA A MORTE, contro anche la battaglia accolta dai genitori. Attenti all’ignavia, cari Prelati, compiuta da voi conduce direttamente all’Inferno e graveranno su di Voi le vite di questi INNOCENTI.

4 pensieri riguardo “Le parole della Chiesa vera sono Vita e non morte: ignavia del Vaticano

  1. Sono ormai troppi i casi di ‘fraintendimento’ delle parole del papa, di ‘strumentalizzazione’ delle parole del papa, parole ‘malintese’, ‘equivocate’ ………..
    E poiché la gente non è scema, neanche se è credente, ormai è palese che tutti questi misunderstandings vengono tignosamente preparati a tavolino (da delegati vaticani in arruffologia e sovvertologia) e le parole pesate col bilancino da farmacista perché siano equivocabili quanto basta,,,

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    1. Cara Marisa, tra noi ci comprendiamo, oramai!
      Sappiamo bene che non è più questione di “fraintendimento”, ma come cronisti abbiamo il dovere di lasciare i lettori di ragionare e di pensare bene, capire cosa sta accadendo e decidere.
      Questa situazione poi è molto grave per le motivazioni che abbiamo segnalato: siamo al magistero della morte, se la Santa Sede non smentirà questo “fraintendimento”, o dirlo tale apportando una dovuta correzione alle parole del giudice.
      Purtroppo pensiamo che non lo faranno, e allora nessuno potrà ignorare l’avvertimento che abbiamo dato.
      Il resto lo giudicherà e lo farà Dio.
      Grazie per il suo prezioso contributo.

      PS: Anche Aldo Maria Valli ha voluto dire la sua riguardo questa triste vicenda: https://cronicasdepapafrancisco.com/2018/02/26/le-parole-della-chiesa-vera-sono-vita-e-non-morte-ignavia-del-vaticano/

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