Quel sano isolamento che non piace a Francesco

Non vogliamo fare le pulci al Papa per ogni parola che dice, piuttosto essendo stati interpellati sull’ultimo Messaggio del santo Padre Francesco per il Festival della Dottrina sociale della Chiesa (vedi qui), ci viene offerta l’opportunità non di “correggere” il Papa, ma di chiarire alcune sfumature, diversamente interpretabili in modo dannoso e nocivo. In una parola questo articolo è più per i tifosi bergogliosi, che non per il Papa.

Come tutti e recenti discorsi del Papa sulla questione sociale, già dibattuti e descritti attraverso tastiere più importanti della nostra, in sé egli dice cose molte giuste ed offre anche ottimi consigli, del resto non è un caso se questo “sociale” evangelicamente inteso, sin da Papa Leone XIII – vedi qui – ha assunto anche il nome di “Dottrina”, una Dottrina sociale però, alla quale se si togliesse il contenuto dottrinale rimarrebbe quel “sociale” dal sapore ideologico e politico.

Che Papa Francesco abbia deciso per un pontificato dedito al sociale, è indiscutibile e a noi questo fa anche piacere perché, come abbiamo appena spiegato, l’autentico sociale è roba nostra, è cattolico, ma anche dottrinale e del Vangelo, ma non è affatto vero che, come ha affermato di recente il Papa, “i comunisti la pensano come i cristiani“… vedi qui. Infatti il grande problema dato da questo “magistero papale” ambiguo, equivoco, scaturisce proprio da alcuni capovolgimenti interpretati dai fatti narrati dai Vangeli, o ribaltamento di certi “paradigmi” come ama ripetere il card. Kasper, vedi qui, affidabile interprete del pensiero di Bergoglio.

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Santità, c’è qualcosa della Chiesa cattolica che Le piace così com’è?

Ora, in questo Messaggio ufficiale e apparentemente innocuo, si nascondono alcune interpretazioni ambigue. Prendiamo per esempio quando il Papa dice:

La nostra umanità si arricchisce molto se stiamo con tutti gli altri e in qualsiasi situazione essi si trovano. È l’isolamento che fa male non la condivisione. L’isolamento sviluppa paura e diffidenza e impedisce di godere della fraternità“.

Pur sforzandoci di interpretare la frase nel verso cattolico e giusto, essendo il pensiero incompleto, chiunque potrebbe leggerci che in quel “qualsiasi situazione essi si trovano” ci ritroviamo non il peccatore in sé che è da amare, avvicinare e aiutare, ma il peccatore con il suo peccare… Il Vangelo non ha mai detto questo neppure lontanamente, al contrario siamo sollecitati ad evitare i reprobi che amano rimanere nel proprio peccato. I reprobi sono i peccatori impenitenti, coloro che vogliono rimanere nella condizione di peccato, senza fare alcuno sforzo per smetterla di peccare, senza volersi convertire, ed è san Paolo che su questi rapporti insegna con una pastorale valida in ogni tempo: “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (1Cor 6, 9-10).

San Paolo rimprovera la comunità per la convivenza con peccatori impenitenti  di cui è venuto a conoscenza e poi risponde punto per punto ad alcune loro domande. Affrontando il problema delle divisioni interne (capitoli 1-4), Paolo comunica ai Corinzi che “collaboratori di Dio” sono coloro che predicano e che credono nella parola di Dio e vivono tentando di metterla in pratica, comprese, ovviamente, le indicazioni etiche e morali (3,9) e che il FONDAMENTO DELLA FEDE RIMANE GESÙ CRISTO, NON L’UOMO. Rivolgendosi poi ai problemi dell’immoralità (cap. 5-6), rimprovera severamente i parrocchiani per aver tollerato pratiche “di un’immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani” (5,1), esortandoli ad allontanare dalla comunità i membri immorali che non avevano alcuna intenzione di convertirsi; questa richiesta di Paolo fu all’origine della pratica della scomunica.

La domanda che ci si impone è: chi è Bergoglio, alias Papa Francesco, che decide di modificare la pastorale paolina inserita nel Canone del Nuovo Testamento? E se come dicono i difensori del Papa, non è lui a fare queste modifiche ma i Media che lo interpretano malamente, perché allora non interviene per chiarire la correttezza interpretativa delle sue parole?

Non abbiamo risposte su Bergoglio! Ma abbiamo il Catechismo e la Scrittura insieme per rispondere ad una corretta interpretazione. Se è vero, perciò, che una parte (una parte) della nostra umanità si arricchisce se stiamo in rapporto comunitario con gli altri, non è affatto vero che si arricchisce se bazzichiamo coloro che, viventi nel proprio peccare, non volessero neppure convertirsi né cambiare la propria condotta di vita. Inoltre, come disse proprio Benedetto XVI un giorno prima di essere eletto Pontefice, nella famosa Omelia Pro eligendo Romano Pontifice: «Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. È lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. È quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità».

Veniamo così al concetto di “isolamento” che a Bergoglio proprio non piace. È chiaro che “l’uomo non è un’isola” e lo stesso Dio nostro volle incontrarsi con la nostra umanità ferita dal peccato, andando anche ben oltre il semplice incontro, INCARNANDOSI “preparandosi una dimora” in Maria Santissima, e fonda la Chiesa per raccogliere l’umanità ferita ma redenta, i battezzati, proprio perché, come spiega San Paolo, accolti nelle varie comunità si potesse crescere nella santità e nello sforzo di evitare il peccare.

Perciò, il primo chiarimento corretto è che la nostra umanità si arricchirebbe all’interno di comunità che si sforzassero di vivere tutti e dieci i Comandamenti, aiutandosi in questo, l’un con l’altro, con il presbitero attento e premuroso verso questo percorso con i Sacramenti, i consigli ecc… Resta sempre valida la saggezza popolare del “chi sta con lo zoppo impara a zoppicare”… Il vero isolamento che fa male, non è quello imposto per altro da San Paolo con fior fiore di scomunica, ma quello dai nostri doveri innanzi tutto verso Dio, che viene al primo posto. L’isolamento che “sviluppa paura e diffidenza” è proprio quello in cui cadde Adamo con il peccato originale, ricordiamo questo breve dialogo:

“Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».

Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato»…” (Gn.3,8-13).

L’isolamento che distrugge è quello che viviamo quando restiamo nel peccato o cediamo alle tentazioni, non c’entra nulla con la comunità con cui siamo chiamati a vivere, da battezzati, se alla base non ci fosse questo monito chiaro e preciso di evitare il peccare. Si gode della vera fraternità quando, in CAMMINO PENITENZIALE, TUTTI NOI cerchiamo di aiutarci gli uni gli altri sia per le opere materiali, sia per le opere spirituali.

E c’è infine il solito riferimento a Maria con pensieri un tantino ambigui. Dice Papa Francesco nel Messaggio:”Per risolvere i problemi della gente bisogna partire dal basso, sporcarci le mani, avere coraggio, ascoltare gli ultimi. Penso ci venga spontaneo chiederci: come si fa a fare così? Possiamo trovare la risposta guardando a Maria. Ella è serva, è umile, è misericordiosa, è in cammino con noi, è concreta, non è mai al centro della scena ma è una presenza costante. Se guardiamo a Lei troviamo il modo migliore di stare in mezzo alla gente. Guardando a Lei possiamo percorrere tutti sentieri dell’umano senza paure e pregiudizi, con Lei possiamo diventare capaci di non escludere nessuno“.

Chiarito il fatto che siamo d’accordo su quel “ascoltare gli ultimi e sporcarci le mani…”, ciò che non è chiaro o completo è il come Maria Santissima ci risponde. Maria era sì la serva umile, misericordiosa, in cammino accanto a noi, discreta ecc… ma quando – per esempio – interviene alle nozze di Cana dice ai servitori una frase eloquente: Fate tutto quello che vi dirà (Gv 2,1-12). Per ottenere miracoli e grazie occorre fare prima ciò che Gesù ci chiede, il resto viene dopo! E la prima azione che ci è richiesta è di convertirci a Lui! Non siamo affatto obbligati, come dice il Papa, ad un pluralismo delle religioni che superi le diversità con il “volemose bene”.

La Vergine Maria non è semplicemente discreta o “mai al centro della scena”, al contrario, per il credente che deve vivere nel mondo alla maniera del Vangelo, Maria è al centro di ogni sua azione, ma al tempo stesso “isolato” dalle scene del mondo: “Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia…” (Gv 15,19).

Ma che bella notizia, il mondo ci odia! E perché mai ci odia? Dice Giovanni evangelista: “Per questo l’amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore. Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello” (1Gv 4,17-21).

Paure e pregiudizi, perciò, rischiano di essere capovolti nel Messaggio papale. Esse ci derivano dal rifiuto alla conversione al Cristo, derivano dal non conoscere Cristo e non dall’allegra compagnia dei Miracoli che si frequenta, arricchita magari dal folclore sincretista o pluralista delle varie religioni: “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”, e la priorità quale è? che chi ama il vero Dio ami il suo fratello! Non il contrario!

I rapporti umani hanno un fine ed uno scopo: giungere al Cristo Dio, vivo e vero, per mezzo del quale ci è dato l’accesso al Padre. Se questi rapporti umani non hanno questo come fine, allora siamo ai rapporti sociali, marxisti, ideologici.

La Vergine Santa descritta nei Vangeli non sta mai al di fuori delle comunità generate dal discepolato del Figlio, al contrario, Ella stessa guida maternamente la piccola comunità, ma erano tutti convertiti al Cristo. Ed ogni azione di Maria Santissima è rivolta al Figlio Gesù, non è mai fine a se stessa, neppure per i bisogni materiali delle comunità, ma principalmente legata alla conversione dei figli, dalla quale deriverà poi ogni bene anche materiale.

Guardare a Maria per stare bene in mezzo alla gente, conduce prima o poi al martirio… L’isolamento vissuto da tutti i Santi e dai veri Cristiani e da molte comunità cristiane cattoliche di oggi, perseguitate e abbandonate dai potenti del mondo, è eloquente, e ci indica la strada del nostro personale Calvario sulla quale, appunto, incontriamo, troviamo Maria che ci aiuta a portare la croce.

È certo che se al prossimo incontrato sulla strada non raccontassimo di Cristo e non evangelizzassimo per la conversione, non ci accadrà nulla, staremo tutti in pace, e tutti vissero felici e contenti. Ma il Vangelo ha un’altra storia che ci racconta, quella che oggi si vuole nascondere dietro quadri più allettanti e dolcificati. Una storia che Maria stessa ripudierebbe perché non è quella da Lei vissuta e per la quale ben sette “spade” le trapassarono il Cuore Immacolato ai piedi della Croce.

Infine non è affatto vero che Gesù visse come una specie di “compagnone” dedito a balli, feste, agorà ateistiche lasciando ognuno di dire ciò che pensava, e quant’altro di pacifista, o radunandosi in piazze religiose, ognuno con il proprio dio. Gesù, ci dicono i Vangeli, incontrava la gente, certo, andava anche loro incontro, ma per convertirli… e quando aveva parlato loro della conversione, se ne andava, SI ISOLAVA per pregare, per rigenerarsi, per ricrearsi l’animo. Non amava affatto stare in mezzo alla gente tanto per stare in compagnia con qualcuno, e non è mai andato in piazze per condividere “altre divinità”… Non stava in mezzo all’umanità “per arricchirsi”, ma Dio si è fatto Uomo per arricchire la nostra umanità ferita dal peccato. Il vero Battezzato allora, sta nel mondo in mezzo alla gente con gli stessi principi di Cristo: chi arricchisce è la Sua umanità acquisita, se la portiamo con noi agli altri, e non la nostra umanità peccatrice da redimere.

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