Papa Francesco fa una battuta su Gesù e tutti ridono con lui

La corte ride alla battuta dell’imperatore, dimenticandosi del Re dei re prigioniero d’amore nel Tabernacolo.

In un comunicato diffuso dall’arcidiocesi di Santiago del Cile, vedi qui Agenzia SIR, padre Julio racconta la conversazione avuta con papa Francesco: “’Dobbiamo fare chiasso’, ho detto al Papa – racconta il parroco – e il papa ha detto: ‘Dobbiamo fare chiasso noi perché gli altri non lo fanno’. Poi l’ho invitato ad entrare in chiesa, e lui ha detto di no, perché poi sarebbe andato a pregare nella cappella della Nunziatura ‘perché – ha detto – il Signore ha il dono dell’ubiquità’. Tutti abbiamo riso con lui. Poi mi ha ringraziato e mi ha abbracciato, dicendo: ‘Era mio desiderio venire alla tomba di don Enrique Alvear’”.

Dunque – un Pontefice – invitato ad entrare in una Chiesa per salutare Gesù, dice “NO” perché tanto deve andare nella Cappella della Nunziatura… ma non si ferma lì, il ché sarebbe stato anche normale visti gli orari stretti per mantenere un programma di visite, deve giustificare il suo “NO” e lo fa con una battuta alla maniera gesuitica, come abbiamo già spiegato qui. Risultato? TUTTI RIDONO perché, probabilmente, la battuta l’ha fatta un Papa!

Ma è davvero questo il sano e santo umorismo? L’Eucaristia è davvero una forma di “ubiquità”? Sì, quando per ubiquità intendiamo ciò che etimologicamente significa: onnipresenza, ma è anche un “non proprio così” se intendiamo riferirci alla Presenza Reale di Gesù nell’Eucaristia, nel Tabernacolo.

Papa Francesco aveva già azzardato ad usare un’altro termine per l’Eucaristia: la teofania, leggere qui, o come quel desiderio, perverso, a voler cambiare la frase del Pater Noster, piuttosto che spiegarla come la Chiesa ha sempre fatto, vedere qui.

Non ci soffermiamo neppure sulla battuta, di per sé innocente – forse – ciò che davvero intristisce è immaginare la corte che si è “messa a ridere”… Nelle corti reali, quando il giullare del re svolgeva il suo compito – quello di dover far ridere la corte e lo stesso sovrano – chi non rideva veniva ucciso… e se il re non trovava divertente la battuta, nessuno doveva ridere, pena la morte, ma se il re la trovava divertente e rideva, tutti dovevano ridere, anche chi non avesse trovato divertente la battuta.

Ci occupiamo di “cronache” di questo Pontificato, ed una bella cronaca l’avevamo appena postata qui, del buon Discorso che il Papa ha fatto ai sacerdoti e religiose in Cile.

Leggendo però lo svolgersi di questo fatto ci chiediamo: ma che c’era da ridere? Guardate che questa reazione è inquietante! Si è spostata l’attenzione dalla Visita a Gesù Eucaristia alla battuta del Papa, che giustifica il suo non voler andare a farGli visita, lì! perché tanto lo troverà nella cappella della Nunziatura.

Ah! ah! ah! ah! ah! che ridere!

Un Gesù trattato da “compagnone” è tipico del gesuitismo modernista, vedi qui, ma che qualcuno ci trovi da ridere è davvero inquietante e perverso. Se il Vicario di Cristo si permette di fare battute sulla Presenza Divina di Gesù nel Tabernacolo, che sta lì NOTTE E GIORNO da duemila anni ad aspettarci, “PRIGIONIERO D’AMORE” insegnano i Santi, in attesa di uno “straccio di visita”… cosa ne sarà della serietà che i fedeli-laici, il Clero stesso, deve – per dovere – a Gesù nel Tabernacolo?

3 pensieri riguardo “Papa Francesco fa una battuta su Gesù e tutti ridono con lui

  1. Non vorrei esser pignolo, ma sarebbe bene specificare alcuni termini.
    Non entro nel merito alla battuta che, su Gesù-Ostia-Santa, non sta mai bene! Forse era meglio se rimaneva privata. Capisco che è stata l’agenzia Sir a darne eco, e a quel punto è meglio chiarire.
    Ubiquità di Gesù, vero Dio, nell’Ostia Santa, si può dire, specificando però questa sua “immanenza” . Un termine difficile da comprendere perché parliamo di Colui che nell’Eucaristia ” E’ ” – risiede in Sé stesso – mentre, per ubiquità, si è abituati ad usarlo più pensando i Santi che ne avevano il dono, vedasi per esempio san Padre Pio.
    Parlare dell’ubiquità di Padre Pio e riferirsi poi al Santissimo nel Tabernacolo, fa capire la difficoltà ad accettare questo termine per riferirsi a Gesù – Presenza Reale – nel Tabernacolo.
    L’ubiquità di san Padre Pio e di altri santi, è un dono di Dio; l’ubiquità riferita al Santissimo Sacramento non è corretta se non si usasse il concetto e la realtà dell’immanentismo perché, nel divin Sacramento, c’è appunto la Presenza Reale e non uno “spostarsi spiritualmente” per dono di Dio, come accade ai santi.
    Per questo era meglio se la battuta del Pontefice fosse rimasta privata e non divulgata, e chi vi ha riso dietro non ha fatto altro che alimentare il dubbio se essi stessi sanno ancora riconoscere qualcosa dell’immanentismo di Dio.
    Se ad un fedele semplice, ma verace, gli si chiedesse qualcosa sul dono dell’ubiquità, non ti direbbe mai “l’Eucaristia” ma ti porterebbe l’esempio di Padre Pio, e questa è la “vox Dei”.
    Teofania, ubiquità, sono senza dubbio termini che possono essere usati per descrivere (soprattutto a chi studia la materia e l’argomento) alcuni aspetti di Gesù-Ostia-Santa, a riguardo del Sua Presenza immanente per la quale pieghiamo le nostra ginocchia, davanti a ciò che è insito nel soggetto e trova, appunto, in esso il proprio principio.
    Ma non è saggio usarli pastoralmente.
    Infatti la Chiesa non ha mai parlato, anche nel Catechismo, dell’Eucaristia come di una ubiquità o teofania. Peggio ancora per farne una battuta.
    Per chiuderla qui restando nei contenuti, vi dico solo che il concetto di ubiquità, a riguardo della “presenza di Cristo” nella chiesa, è una dottrina luterana la quale è filo-panteista. Rinnegando essi la Presenza reale di Gesù nell’Ostia consacrata, parlano più di ubiquità, una presenza spirituale di Dio ovunque lo si invochi, anche nella loro liturgia. Non a caso oggi nella neo chiesa va di moda affermare che Gesù è nella “carne dei poveri”.

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  2. … “vi dico solo che il concetto di ubiquità a riguardo della “presenza di Cristo” nella chiesa, è una dottrina luterana, ….”

    Ma và? … Chi mai avrebbe sospettato che papa Bergoglio fosse un filoluterano e un alloseguace?

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  3. In ben ottanta di anni della mia vita non ho mai sentito parlare di ubiquità o di teofania rivolti alla Eucaristia, e sì che ho vissuto il prima del concilio e il dopo, con tutte le innovazioni rivoluzionarie alle quali come fedeli siamo stati sottoposti, sempre in fiduciosa attesa dell’insegnamento della Chiesa. Come ha spiegato Dottrina più sopra, ubiquità è sempre stato per noi il dono che Dio ha fatto ai santi, come Padre Pio, di trovarsi in più posti contemporaneamente, ma spiritualmente, la teofania poi ci ha sempre spinto a quelle rivelazioni di Dio specialmente nell’antico testamento e con l’epifania dal nuovo testamento, ma una cosa abbiamo sempre saputo che per l’Eucaristia si parla di transustanziazione. Ogni termine nella Chiesa ha sempre avuto il suo perché e la risposta semplice necessaria a noi fedeli per imparare la dottrina con i suoi misteri divini. Quanto sta accadendo è gravissimo, perché si toglie a noi, che non conosciamo certi argomenti, ma abbiamo i fondamenti cristiani, la certezza di ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Non si tratta solo di una battuta, povero Gesù eucaristico!!!!! Ma di modificare anche l’assetto dottrinale ai semplici che potrebbero pensare ora, che l’ha detto un papa, che dire ubiquità pensando a Padre Pio e dire Eucaristia, siano la stessa cosa.

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