Scalfari festeggia i 40 anni di “Repubblica”. E Francesco lo manda all’inferno…

Il quotidiano laicista e anti-cattolico “la Repubblica” festeggia il suo 40ennale. Il suo fondatore, Eugenio Scalfari, ha raccontato che papa Francesco gli avrebbe suggerito — visti i precedenti, il condizionale è d’obbligo — di non convertirsi. 

Non fermatevi al titolo. Nella vita quotidiana e a contatto con i “vivi” dove la comunicazione è fatta anche di gesti e sguardi è una cosa, ma in rete, a contatto con il virtuale e dove la comunicazione è fatta di foto, video e chat, non puoi che esprimere i fatti a parole, attraverso degli articoli e, di conseguenza, non è sempre facile farsi comprendere, lo scritto si presta a molte interpretazioni e a tanti fraintendimenti.

Piccola premessa, questa, per far comprendere che quanto segue non esprime alcun giudizio sulle due persone implicate, ma vogliamo solo condividere delle riflessioni su alcuni punti sui quali c’è poco da scherzare.

Eugenio Scalfari
Eugenio Scalfari, poche chiacchiere: convertiti e credi al Vangelo!

Il caso di oggi riguarda alcune battute espresse dalla viva voce di Scalfari, qualche giorno fa, in occasione di una intervista per i 40 anni del suo giornale.

La domanda in sostanza è questa: “Se c’è una cosa di cui sei più orgoglioso di altre….”

La risposta di Scalfari, integrale, è stata questa – qui il video -: “molti amici non credenti mi hanno chiesto: tu hai ormai un tale affetto per papa Francesco che rischi che ti converti… Allora io l’ho detto a papa Francesco: “sa a volte molti amici miei…” (e il papa avrebbe così detto a Scalfari facendo con la mano e il dito il gesto di “no”): “non può accadere“, e io gli ho detto: “perché lei mi dice che non può accadere? io so che non accade, ma lei perché me lo dice?

“allora lui mi ha fatto vari motivi che adesso non sto a dire, ma l’ultimo dei quali, quello va detto perché è molto divertente, lui mi ha detto: “e poi se lei si converte, siccome io voglio parlare con un non credente, perché lui stimola me e io stimolo lui, e allora se lei si converte ne devo trovare un altro come lei… ed è una faticaccia e quindi non si converta!!” e allora, conclude Scalfari, un papa che parla così… poi io l’abbraccio, lui mi abbraccia…”

Ci sono due reazioni naturali, per un vero credente in Cristo: la prima è lo sdegno, poi spiegheremo il perché, lo scandalo vedi qui. La seconda è la solita domanda-risposta: “che male c’è? Era solo una battuta quella del Papa…”

Sì è vero, possiamo prenderla tranquillamente per una battuta, i gesuiti sono famosi per il loro “tetro” umorismo, quando non sanno come rispondere ad una domanda tirano fuori qualche aneddoto, qualche battuta, qualche barzelletta anche autocritica o autoironica, sorridono, ridacchiano, ridono e, sotto sotto, son capaci anche di risponderti seriamente lasciando sempre all’interlocutore il lavorio della ragione per capire la risposta data. È il loro concetto di “libertà di coscienza”.

Quante volte anche fra di noi, fra amici, si fanno battute simili.

Ma tornando a Scalfari la questione è che ciò che può sembrare una battuta spiritosa ed innocente, potrebbe invece celare una risposta drammatica che l’imperatore di repubblica farebbe bene a non cestinare troppo velocemente, e farebbe bene a non riderci troppo sopra, e avrebbe fatto meglio a non divulgare lasciandola nel privato, evitando così a noi di dover dare una risposta, perché una volta che ciò che è attribuito al Papa diventa pubblico, non può più essere taciuto, in bene o in male.

“un papa che parla così… poi io l’abbraccio, lui mi abbraccia…”

Può essere e sembrare anche una bella poesia, ma avere anche risvegli inquietanti dopo la morte.


Veniamo così allo sdegno del vero credente, una prima lecita reazione davanti a certe affermazioni e questo perché?

Perché l’esempio che abbiamo di Gesù nei Vangeli, l’esempio dei primi Apostoli, di Paolo, dei Padri della Chiesa, ecc… Non è propriamente l’atteggiamento tenuto dal Papa Francesco. C’è una ricca storiografia di Papi che hanno avuto amici agnostici, atei, ebrei, ma in tutti i vari racconti alla fine, questi amici dei Pontefici, si convertivano a Cristo.

Possiamo raccontare del frate domenicano Michele Ghisleri, futuro San Pio V, e della sua amicizia con il Rabbino di Roma del suo tempo. Questi, con una autentica battuta perché mai avrebbe pensato che lo avrebbero fatto Papa, promise all’amico frate che se lo avessero eletto si sarebbe fatto battezzare con la sua famiglia. Anche qui San Pio V disse di “no”, dopo essere stato eletto, quando il Rabbino gli si presentò per mantenere fede alla promessa fatta. No, disse San Pio V, non così! Per ricevere il Battesimo devi esserne convinto… Fino a questo passaggio potremo davvero vederci qualcosa di simile alla risposta di Bergoglio all’amico Scalfari: non ci si converte per scherzo, per battuta o perché si ha un papa per amico.

Ma poi le cose si separano nettamente fra i due esempi e non è un problema di secoli che dividono i due fatti perché possiamo raccontare anche dell’amicizia fra il Venerabile Pio XII e il Rabbino di Roma del suo tempo. Anche in questo caso Pio XII non ebbe remore nel dire al suo amico che non avrebbe accolto una conversione fondata sull’amicizia fra i due… e così è stato, Eugenio Zolli ( si chiamava Israel, con il Battesimo e quale dono dell’amico Papa, si volle chiamare Eugenio Pio) si convertì dopo un lungo e serio percorso fatto di sofferenza spirituale e di autentica ricerca della Verità che alla fine trovò, la incontrò nel Crocefisso che lo condusse così alla vera conversione.

Il punto è dunque questo: se l’amicizia con un cattolico, con un prete, con un vescovo, con un papa non ti porta alla vera conversione, al Cristo che deve testimoniare, allora è una amicizia fine a se stessa, che non porta a nulla o forse… potrebbe condurre perfino all’inferno. Vuol dire che quel battezzato non ha svolto il suo compito fino in fondo, vuol dire che il battezzato ha ceduto a qualcosa, ha preferito l’amicizia degli uomini, dell’amico, anziché quella di Dio.

Qui sarebbe da aprire un dibattito sul senso dell’amicizia, cosa è e cosa essa non è, il Vangelo è pieno di riferimenti come quando Gesù dice: “Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.  Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi…” (Gv.15, 14-15)

L’amicizia di un battezzato è dare, dare in abbondanza quanto ha ricevuto, è dare Cristo stesso, ed è fare ciò che Gesù comanda. Questo fare ciò che Gesù comanda non è certo imporre agli altri qualcosa, ma è vivere per noi stessi questi comandi trasformandoli in uno stile di vita quotidiano, farlo rientrare nella normalità per dare testimonianza che il Cristo, il nostro Dio, non mente. E se siamo veri testimoni di questa Amicizia, è chiaro che si finirà per coinvolgere questi amici non per proselitismo ma per natura, per coinvolgimento amicale suscitando nell’altro la curiosità sana di capire cosa rende così speciale questa amicizia con un cattolico.

In sostanza l’amicizia è uno degli strumenti attraverso i quali Cristo si può rivelare e può essere fatto conoscere per finire in quella conversione che è indispensabile e fondamentale per “entrare nel regno dei cieli”. E allora, come può un cattolico, davanti all’amico non cattolico, desiderare che egli rimanga nell’ignoranza del Cristo e nell’ignoranza del regno dei cieli? Senza dubbio vediamo serenamente un papa Francesco dedito alla preghiera nascosta per i suoi amici credenti e non credenti, ma la testimonianza pubblica è qualcosa a cui non possiamo rinunciare perché “siamo testimoni” e non racconta storie o racconta favole.

La gravità che individuiamo nelle parole espresse da Scalfari (che le attribuisce al Papa) sono racchiuse in due passi: la prima è la domanda di Scalfari al Papa: “io so che non accade, ma lei perché me lo dice?

Non vogliamo fare processi alle intenzioni, ma mentre tutti – nel video – ridevano come ebeti, noi riteniamo la domanda importantissima e drammatica, come a dire: “va bene, lei sa che io non mi converto ma… perché lei mi DISSUADE dal convertirmi?“.

Nei casi sopra accennati di San Pio V e del Venerabile Pio XII le risposte ci sono e sono chiarissime: perché non devi convertiti per la nostra amicizia, perché siamo amiconi, no! Per convertirsi si deve diventare AMICI DI CRISTO…

El Papa Francisco piace perché non converte.
El Papa Francisco piace perché non converte.

Ma Papa Francesco non dissuade l’amico per questo motivo, purtroppo dice un’altra cosa rischiosamente anticattolica: “se lei si converte, siccome io voglio parlare con un non credente, perché lui stimola me e io stimolo lui, e allora se lei si converte ne devo trovare un altro come lei… ed è una faticaccia… e quindi non si converta!”

È come dire ad un assassino: “siccome io voglio parlare con un assassino per capire perché uccide così mi stimola nella comprensione del suo dramma, ed io stimolo lui a raccontarmi come la pensa, se si converte poi devo trovarne un altro di assassino, ed è una faticaccia, perciò NON convertirti, resta l’assassino che sei!

E questo vale anche per chi ha un amico ladro, piromane, omosessuale, pedofilo, divorziato, concubino… ed anche ateo, agnostico, comunista o fascista. Se uno ha un amico in galera non farà del tutto per farlo uscire da quella situazione specialmente se è innocente, o che forse gli dice: “sai ti voglio bene, ma siccome mi serve di sapere come si sta dentro al carcere, resta pure dove sei, oppure mi costringi a farmi un altro amico carcerato…”

Per Papa Francesco questa potrebbe essere davvero una battuta, una spiritosaggine, ma dentro c’è del vero. Noi pensiamo che il Papa ha capito che Scalfari NON VUOLE convertirsi e di conseguenza lo lascia crogiolarsi nelle sue illusioni.

Un sacerdote gesuita una volta arrivò a sconsigliare ad un fedele di approfondire alcuni argomenti legati ad alcuni comandamenti perché, gli disse: “se tu sapessi le cose come stanno dovresti poi fare una scelta e diventeresti responsabile delle tue azioni, ma se resti nel non sapere rimarresti innocente…” FALSO! E’ vero che se una persona non sa, non è colpevole diretto da una volontà perversa a fare il male, ma è anche vero che nel momento in cui si impone una domanda, si è aperta anche la porta alla conoscenza della verità che un sacerdote è mandato a dare e a testimoniare, e non ad occultare, e ciò che è peccato resta peccato in chi lo commette anche se è inconsapevole del perché ciò che ha fatto è peccato, è infatti questo che un battezzato è OBBLIGATO ad insegnare, la conoscenza fra ciò che è bene e ciò che è male. Ma è così che ragionano i gesuiti, una sorta di vivi e lascia vivere, accomodiamo tutto, stai tranquillo.

Sollecitare una chiunque persona a quel “non convertirti”, è un grave peccato, anche mortale, al di la delle battute, delle insinuazioni più o meno ragguardevoli, al di la di ogni amicizia. Scalfari avrebbe fatto meglio a tacere questa confidenza.

Gesù ha detto: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua…  Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?  E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?  Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi» (Mc.8,34-38)

Non serve alcuna laurea in teologia per comprendere come queste parole di Gesù tuonano come monito alla risposta del Papa a Scalfari, come a ricordargli che è stato fatto Vicario di Cristo in terra per portare il Cristo e non per intessere relazioni amicali fine a se stesse. “Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando…” e non ciò che pensa Scalfari; o Scalfari “non convertirsi” perché glielo ha detto l’amico papa.

Infine c’è un altro passo del Vangelo attraverso il quale ci è lecito e doveroso criticare l’atteggiamento assunto dal Papa (che in questo caso, tra l’altro, essendo stato un colloquio privato, ciò che ha detto non rientra assolutamente nella sfera dell’infallibilità) così come raccontato da Scalfari. Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato…» (Mc 15,15-16), come può un pontefice scherzare su questo monito di condanna eterna verso un anima e dirle: “NON SI CONVERTA! perché altrimenti mi tocca trovarmi un altro amico ateo”…? Dove in tutta la Bibbia, Dio o gli Apostoli dopo, dicono a qualcuno: “NON CONVERTIRTI”?

Siracide 5,6 “Non dire: «La sua misericordia è grande; mi perdonerà i molti peccati», perché presso di lui ci sono misericordia e ira, il suo sdegno si riverserà sui peccatori…”, ai peccatori che rifiutano di vedersi e sapersi tali, che rifiutano il perdono di Dio mediante la conversione a Lui.

Non vogliamo certo attribuire a Dio un triste esito della sorte eterna di Scalfari, tuttavia non possiamo tacere i Suoi moniti, i Suoi avvertimenti. Ciò che ci auguriamo è che la domanda di Scalfari porti il suo stesso cuore ad indagare ulteriormente del perché il Papa gli abbia chiesto di “non convertirsi”. La risposta non può essere una battuta, non può rimanere legata al tetro umorismo gesuitico, deve esserci qualcosa di più, noi vogliamo credere che il Papa gli abbia voluto dire di più che a noi non giunge, non arriva, ma che lascia inquieti e preoccupati davanti al fatto che, per la prima volta nella storia della Chiesa, un Pontefice invita un amico ateo a non convertirsi, ma a rimanere così come è, e neppure a riconoscersi un peccatore da salvare.

Pur attribuita a Karl Marx noi la citiamo come proverbio: “Le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni…”, finendo per giustificare non solo le azioni più efferate o più moralmente riprovevoli con la scusa che tutto ciò viene fatto per un fine nobile o per una buona causa, ma anche a riguardo delle idee che si scrivono e che si trasmettono perché c’è modo e modo per uccidere, si uccide anche con la parola, con le idee quando diventano ideologie.

E’ un po’ come dire che il fine giustifica i mezzi, o che i morti del comunismo sono stati uccisi per la libertà di un ideologia egualitaria, per la rivoluzione del popolo, per la teologia del popolo… o che tutto sommato è sempre meglio scegliere il male minore, perché in fondo: “chi sono io per giudicare?”

Nella lingua Thailandese c’è un detto significativo: ci sono gli “amici nel cibo”, che sono amici quando c’è qualcosa da mangiare, quando tutto va bene, ma che spariscono quando sorgono problemi e “amici nella morte”, quelli pronti a morire per te nel momento dell’estremo bisogno.

Forse tra El Papa e Scalfari, tra il papa-re di santa Marta e l’imperatore di Repubblica, questa amicizia deve ancora essere messa alla prova, noi ce lo auguriamo, lo auguriamo ad entrambi perché entrambi hanno davvero bisogno del Vero Dio, del vero Cristo perché, come dice san Paolo: “Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,8), qualcuno glielo dica a Scalfari e lo ricordi, forse, anche a Bergoglio, che una amicizia senza Cristo, o dove lo si esclude, non porta da nessuna parte, al massimo può portare solo all’inferno, dove Lui non c’è.


Del resto, come è stato notato, questo papa piace perché non converte.

7 pensieri riguardo “Scalfari festeggia i 40 anni di “Repubblica”. E Francesco lo manda all’inferno…

  1. Il 10 febbraio è Mercoledì delle Ceneri e…. il Sacerdote ricorda A TUTTI GLI UOMINI, non solo ai cattolici o ai fedeli: CONVERTITI E CREDI AL VANGELO….. è un richiamo personale, un monito personale, ma Scalfari dice che è divertente ciò che il Papa gli ha detto: “NON CONVERTIRTI”…. è ovvio che qualcosa non torna 😦
    sono un pò triste e confusa….

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  2. Dico la verita’… quando ho letto quello he ha riportato Scalfari del suo dialogo (a proposito: fulgido esempio di “dialogo”!) con Papa Chichí, mi e’ venuto da ridere… sembra di assistere a uno di quei discorsi sui massimi sistemi che fanno tra loro i quindicenni per giocare, se non fosse che si tratta di due ottantenni/novantenni… per di piu’, uno che dovrebbe essere uno dei personaggi piu’ potenti dell’Italia del dopoguerra e l’altro che “dovrebbe” essere Papa… quindi, viene da chiedersi, questa regressione allo stato adolescenziale, a che cosa e’ dovuta? Arteriosclerosi, Alzheimer, demenza senile, farfugliamento di due post-sessantottini?? Decidete voi. A me, francamente, mi viene ancora da ridere, manco riesco piu’ a indignarmi!!!

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    1. Caro Claudius, sì, la faccenda è grave ma non è seria.
      Però vedere il ruolo di vicario di Cristo non solo buttato in farsa ma consegnato a Satanasso-Belzebù in persona da parte di un papa che – lungi dall’essere Pietro – è solo Simone di Alfeo per non dire Giuda, fa davvero piangere.
      E dopo aver pianto, invochiamo l’intervento urgente dei Vescovi, preposti a vigilare e a difendere la verità dall’errore.
      Inutile stare a rifare l’elenco dei capi d’accusa al papa, ormai li conosciamo tutti a memoria, e il peggio deve ancora venire.
      Il fatto che Bergoglio sia una persona non risolta nella maturità umana (un c.d. fanciullone) e di scarsissima cultura teologica VERA (non quella della liberazione sudamericana) non sono scusanti per quanto di grave dice, fa – con doppiezza da manuale esorcistico – e induce a dire e a fare negli altri (in primis nel codazzo dei nuovi adoratori, vaticani e non).

      Unisco il link della lettera di don Ariel S. Levi di Gualdo (3.4.14) al direttore del mensile Jesus.

      http://www.cooperatoresveritatis.net/it/bergoglio-si-papa-no

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      1. Evitiamo di dire fesserie, per cortesia. Che Bergoglio ponga dei punti interrogativi, e’ vero. Che lo si possa criticare, ci puo’ stare. Definirlo “Satanasso-Belzebù in persona” o anche “Giuda” e’ inaccettaible oltreché offensivo. E certamente niente affatto cattolico. Lascia perdere.

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    1. Gentile Claudius, forse o certamente mi sono espressa male su papa Bergoglio.
      Non ho detto che è l’incarnazione di Satanasso-Belzebù, ma che sta consegnando il ruolo di vicario di Cristo ad esso, sta letteralmente stracciando il papato mettendo in discussione e in burla tutto quanto.
      Ma stiamo scherzando???????
      Quanto a paragonarlo a Giuda, sicuramente è una cosa brutta.
      Tuttavia è molto più brutto, sconcertante, inaudito e incredibile tutto ciò a cui dobbiamo quotidianamente ascoltare e vedere.
      Ci chiediamo perché non nomina quasi mai o mai Gesù Cristo?
      E tutto questo parlare dello ‘Spirito’ senza quasi mai definirlo compiutamente ‘Spirito Santo’ cosa ci rappresenta? A quale spirito fa riferimento, visto che molti sono gli spiriti?
      E che dire del suo non inginocchiarsi alla consacrazione o la sua definizione di ‘presenza sociale’ (!!!) nel pane e nel vino anziché di Presenza Reale?
      Secondo te dobbiamo trangugiare tutto come lapsus o gaffes di un vecchietto smemorato ma simpaticissimo??

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