Sovvertita la dottrina cattolica sulla Confessione nel Discorso di Papa Francesco ai Missionari della Misericordia

La confessione non è una seduta psicologica.

di Don Giovanni Stefano Di Maria (13-02-2013)

Riprendo e commento – in grassetto – (spesso sono ironico, ma non c’è niente da ridere), le inusitate espressioni di Papa Francesco, rivolte ai Sacerdoti, insigniti della facoltà di rimettere tutti i peccati e denominati ‘Missionari della Misericordia’, nel Discorso loro rivolto il 9 febbraio (era Carnevale…).

Pertanto, qualunque sia il peccato che viene confessato o che la persona non osa dire, ma lo fa capire (come lo fa capire se non lo dice?), è sufficiente (è sufficiente per che cosa?).

E qui mi raccomando di capire non solo il linguaggio della parola, ma anche quello dei gesti (quali gesti?). Se qualcuno viene da te e sente che deve togliersi qualcosa (se sta per vomitare lo mando al bagno, se gli duole un dente gli suggerisco il dentista), ma forse non riesce a dirlo, ma tu capisci… e sta bene, lo dice così, col gesto di venire (Ciao. Sei venuto, perciò ti assolvo. Va’ in pace).

Se qualcuno viene da te è perché vorrebbe non cadere in queste situazioni (se parliamo di peccati in confessione è perché già c’è cascato), ma non osa dirlo, ha paura di dirlo e poi non potrebbe fare. Ma se non lo può fare, ad impossibilia nemo tenetur (infatti solo a Dio è possibile liberarci dai peccati, apposta c’è la Confessione… una, cento, mille volte). E il Signore capisce queste cose (e ci credo: è il Signore!), il linguaggio dei gesti (col Signore è meglio star zitti e non fare gesti, dato che Lui sa tutto!).

Vorrei, infine, ricordare una componente di cui non si parla molto, ma che è invece determinante: la vergogna (di per se stessa non è determinante, se non unita al pentimento e dolore). Non è facile porsi davanti a un altro uomo, pur sapendo che rappresenta Dio, e confessare il proprio peccato. Si prova vergogna sia per quanto si è compiuto, sia per doverlo confessare a un altro (era meglio vergognarci di fare quel peccato, ma ora che lo abbiamo commesso non vergogniamoci di confessarlo). La vergogna è un sentimento che incide nella vita personale e richiede da parte del confessore un atteggiamento di rispetto e incoraggiamento (sembra che il peccatore sia la vittima e non il bandito; comunque, coraggio, sono qui per aiutarti nel nome del Signore, non avere paura del confessore, non avere paura di confessare il tuo peccato, e soprattutto non avere paura di Dio).

C’è un altro brano della Genesi che mi colpisce, ed è il racconto di Noè…

Questo brano mi fa dire quanto importante sia il nostro ruolo nella confessione. Davanti a noi c’è una persona “nuda”, e anche una persona che non sa parlare  e non sa che cosa dire, con la sua debolezza e i suoi limiti, con la vergogna di essere un peccatore, e tante volte di non riuscire a dirlo (non è affatto vero, Santo Padre; se una persona non riesce a dire i suoi peccati al confessore, intanto non va a confessarsi, e non si è denudata, come invece si è denudato Gesù Cristo nella Croce per noi peccatori).

Dunque, noi non siamo chiamati a giudicare, con un senso di superiorità, come se noi fossimo immuni dal peccato (con un senso di superiorità no, ma giudicare sì. Se non giudichiamo, che confessori siamo per valutare se impartire l’assoluzione o meno? Per questo non è mai vero il tuo aforisma: “se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”. Sicuramente non è vero in Confessione, perché lì ­il Sacerdote deve giudicare, come ci insegna la Chiesa, se uno è pentito, se vuole camminare sulle strade di Dio e vuole evitare le occasioni di peccato, oppure ci convive e ci sguazza. E stai tranquillo, lo so che sono un peccatore, per questo mi vado a confessare da un confratello, e ringrazio Dio, che ha fatto le cose bene e non mi dato la facoltà di assolvere me stesso); al contrario, siamo chiamati ad agire come Sem e Jafet, i figli di Noè, che presero una coperta per mettere il proprio padre al riparo della vergogna. Essere confessore secondo il Cuore di Cristo equivale a coprire il peccatore con la coperta della misericordia (la Misericordia di Dio lava l’anima del peccatore con il Sangue prezioso di Nostro Signore Gesù Cristo, non solo copre la sua colpa, ma la cancella), perché non si vergogni più (perché non pecchi più) e possa recuperare la gioia della sua dignità filiale(questo è bello), e possa anche sapere dove si ritrova (ormai fuori della “selva oscura, che la diritta via era smarrita”).

Voi avete sentito, anch’io ho sentito, tanta gente (esagerato!) che dice: “No, io non ci vado mai, perché sono andato una volta e il prete mi ha bastonato, mi ha rimproverato tanto, o sono andato e mi ha fatto domande un po’ oscure, di curiosità” (Ci siamo. È la stessa logica della legge universale col pretesto del caso particolare: un bambino può nascere infermo e pertanto approviamo l’aborto per tutti e sempre). Per favore, questo non è il pastore, questo è il giudice che forse crede di non aver peccato, o è il povero uomo malato che con le domande è incuriosito (Il Sacerdote non deve fare domande in Confessione? Perciò i giovanotti, che sono fidanzati da dieci anni e più e ancora non si sposano e vengono a confessarsi e non accusano di avere avuto relazioni sessuali prematrimoniali, e io glielo domando, non perché me ne importi qualcosa, ma perché voglio che facciano una buona confessione e non rimangano con uno o più peccati mortali nell’anima, quei baldi giovani che fanno?  1: non c’avevano nemmeno pensato a confessarlo e mi ringraziano perché gliel’ho ricordato, come mi capita sempre? 2: si vergognano e lo negano, pertanto escono dal confessionale con gli stessi peccati e in più il sacrilegio?  3: si giustificano, dicendo che si amano e che non c’è niente di male e ci vuole tutta la mia pazienza per cercare di convincerli e arrivare a dar loro l’assoluzione?  4: protestano per la mia ingerenza e curiosità e se ne vanno scandalizzati e faranno un esposto al Papa, che li riceverà commosso, concedendo loro una udienza speciale in Santa Marta al Vaticano?).

Alcuni mesi fa parlavo con un saggio cardinale della Curia Romana sulle domande che alcuni preti fanno nella confessione e lui mi ha detto: “Quando una persona incomincia e io vedo che vuol buttar fuori qualcosa (parliamo sempre di peccati  in confessione o stiamo ancora al gabinetto a vomitare?) e me ne accorgo e capisco (un ‘gorbu’ che intelligenza!), le dico: Ho capito! Stia tranquilla! E avanti (dove?). Questo è un padre (Macché, Santità, questo è uno sciocco Cardinale! Primo, perché non ha capito niente, né del Sacramento della Confessione, né di quali peccati ha commesso quella persona! Secondo, perché ogni persona ha la dignità che lei dice di volere difendere e che postula primariamente di essere ascoltata! Terzo, perché un penitente ‘sbrigato’ da un ministro, il quale non l’aiuta ad accusare i propri peccati, se ne va deluso, insoddisfatto e con la vergogna e il rimorso ancora sulla coscienza!).

Vi accompagno in questa avventura missionaria, dandovi come esempi due santi ministri del perdono di Dio, San Leopoldo e San Pio (Padre Leopoldo Mandic no, ma Padre Pio da Pietrelcina sì che ‘bastonava e brontolava tanto’, mandava via i fedeli, che poi ritornavano).

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Dal Catechismo della Chiesa Cattolica:

n° 1424. È chiamato sacramento della Confessione poiché l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento…

n° 1455. La confessione dei peccati (l’accusa), anche da un punto di vista semplicemente umano, ci libera e facilita la nostra riconciliazione con gli altri. Con l’accusa, l’uomo guarda in faccia i peccati di cui si è reso colpevole; se ne assume la responsabilità e, in tal modo, si apre nuovamente a Dio e alla comunione della Chiesa al fine di rendere possibile un nuovo avvenire.

N°1456. La confessione al sacerdote costituisce una parte essenziale del sacramento della Penitenza: È necessario che i penitenti enumerino nella confessione tuti i peccati mortali, di cui hanno consapevolezza dopo un diligente esame di coscienza, anche se si tratta dei peccati più nascosti e commessi soltanto contro i due ultimi comandamenti del Decalogo (Cf Es 20,17; Mt 5,28), perché spesso feriscono più gravemente l’anima e si rivelano più pericolosi di quelli chiaramente commessi” (Concilio di Trento, Sess. 14°, Doctrina de sacramento Paenitentaiae, c. 5: DS 1680):

  – “I cristiani [che] si sforzano di confessare tutti i peccati che vengono loro in mente, senza dubbio li mettono tutti davanti alla divina misericordia perché li perdoni. Quelli, invece, che fanno diversamente e tacciono consapevolmente qualche peccato, è come se non sottoponessero nulla alla divina bontà perché sia perdonato per mezzo del sacerdote. “Se infatti l’ammalato si vergognasse di mostrare al medico la ferita, il medico non può curare quello che non conosce” – (Concilio di Trento, come sopra; Cf San Girolamo, Commentarius in Ecclesiasten 10,11: CCL 72, 338 – PL 23, 1096).

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Dal Catechismo di San Pio X:

Quante e quali cose si richiedono per fare un buona confessione? Per fare una buona confessione si richiedono cinque cose: 1) L’esame di coscienza; 2) il dolore dei peccati; 3) il proponimento di non commetterne più; 4) la confessione; 5) la soddisfazione o penitenza.

Di quali peccati siamo obbligati a confessarci? Siamo obbligati a confessarci di tutti i peccati mortali, non ancora confessati o confessati male; giova però confessare anche i veniali.

Come dobbiamo accusare i peccati mortali? Dobbiamo accusare i peccati mortali pienamente, senza farci vincere da una falsa vergogna a tacerne alcuno, dichiarandone la specie, il numero ed anche le circostanze che aggiungessero una nuova grave malizia.

Chi per vergogna, o altro motivo, tacesse un peccato mortale, farebbe una buona confessione? Chi per vergogna, o per altro motivo non giusto, tacesse un peccato mortale, non farebbe una buona confessione, ma commetterebbe un sacrilegio.

FONTE: riscossacristiana.it

3 pensieri riguardo “Sovvertita la dottrina cattolica sulla Confessione nel Discorso di Papa Francesco ai Missionari della Misericordia

  1. Chi è don Giovanni Stefano Di Maria? Parroco, frate, professore….? Dove
    esercita? Si può incontrare a Roma? Grazie.
    Fra. Ma.

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    1. Gentile Francescamaria
      Sono un prete peccatore, il mio vero nome è don Felice Prosperi. Ho usato il mio pseudonimo per scrivere su ‘Riscossa Cristiana’. Avrei voluto continuare la mia collaborazione con quel sito, ma l’ostruzionismo dimostratomi dal pur bravissimo Direttore, mi hanno costretto a rinunciarvi. Vivo a San Ginesio nelle Marche, non ho la parrocchia e spero ritornare presto in missione nel Bronx (N.Y.) Solo oggi, 28 agosto 2016, ho visto l’articolo ripreso da ‘Le Cronache di Papa Bergoglio’ e il suo intervento. La saluto e benedico. Pregherò per lei. Le lascio il mio e-mail, se vuole avere contatti con me: feliceprosperi@alice.it

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