A chi da fastidio Papa Benedetto XVI e perché?

Abbiamo già dedicato ampio spazio al caso Viganò attraverso due editoriali qui, qui…… e pure qui… e – entrati nella Settimana Santa – avrete notato che stiamo cercando di mantenere un basso profilo per occuparci di questioni più serie, affranti ancora come dovremmo essere tutti, per il furto delle Pissidi contenenti Gesù Ostia Santa, e si capisce per farne cosa…

Tuttavia continuiamo a seguire la vicenda “Viganò” per la dimostrazione che si ha che: quando NON si chiede scusa per aver sbagliato, si finisce per aggrapparsi sugli specchi, finendo per denigrare chi non aveva alcuna colpa. Sì, da una settimana e più si assiste all’azione diabolica e perversa dei “bergogliosi” i quali si stanno scatenando contro Benedetto XVI, il ché ha davvero del paradosso e del ridicolo, eppure non hanno più vergogna, nonostante il “loro” Papa Francesco glielo chiede spesso di averne, e pure tanta.

Ma questa gente non solo non ha vergogna, ma neppure compunzione delle proprie perverse azioni e neppure hanno il sacro timor di Dio, non temono Dio, ma forse temono di più Bergoglio, che cercano di compiacere in ogni modo, lecito e spesso illecito, con l’inganno, ora attaccando Benedetto XVI ricoprendolo di insulti. Vi lasciamo così riflettere sull’editoriale de La Nuova Bussola Quotidiana di oggi, a firma di Riccardo Cascioli, che condividiamo integralmente. Per chi non lo avesse ancora capito sotto attacco è la vera TEOLOGIA CATTOLICA sull’etica e sulla morale.

Dopo di che, a Dio piacendo e che non accada altro, ritorneremo con i nostri Editoriali dopo la Santa Pasqua di Nostro Signore Gesù Cristo.


Attacco a Benedetto XVI

di Riccardo Cascioli

Se c’è qualcosa di positivo nella vicenda che ha avuto per protagonista monsignor Dario Edoardo Viganò è che ha fatto emergere con chiarezza ciò che si è sempre voluto nascondere dietro dichiarazioni formali. Gli esegeti e i sostenitori più accesi di questo pontificato si pongono in chiara discontinuità non solo con i Papi precedenti, ma con tutta la Tradizione. Per questo l’obiettivo è diventato cancellare Benedetto XVI. Per quanto viva ritirato, la sua è una presenza ingombrante; fallito il tentativo meschino di arruolarlo tra gli ammiratori della teologia di Francesco (vedi al proposito la ricostruzione di Sandro Magister), è cominciato il tiro al bersaglio nei suoi confronti per quel giudizio negativo riguardo al teologo tedesco Peter Hünermann, uno degli autori degli undici volumetti in questione.

C’è chi ha dipinto Ratzinger come un vecchio rancoroso che non perdona un teologo che è sempre stato suo avversario; chi vuole ridurre la questione a una vecchia diatriba tra teologi ormai superata dal magistero attuale; c’è chi gli rimprovera l’eccessivo interventismo quando invece sarebbe dovuto “sparire”. Tanto astio nei confronti di Benedetto XVI si spiega con il fatto che ci sono in gioco dei pilastri della fede cattolica – la visione della Chiesa e la morale anzitutto – che la corrente progressista post-conciliare ha cercato di abbattere. Ratzinger, prima come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (dal 1981) e poi come Papa, è stato un baluardo a difesa della Tradizione e della continuità nel Magistero.

Hünermann fu allora uno dei più attivi a guidare la ribellione contro il Magistero di Giovanni Paolo II, che si avvaleva del contributo teologico di Ratzinger. È semplicemente vergognoso che oggi a dipingere il furioso scontro degli anni ’80 e ’90 del XX secolo come un educato dibattito fra teologi siano gli stessi che si stracciano le vesti per i Dubia dei quattro cardinali, gridando al tradimento. In realtà, mentre i Dubia sono uno strumento più che legittimo, che non mette affatto in discussione l’autorità del Papa, ciò che accadde negli anni ’80 fu una vera e propria ribellione al Pontefice.

Tutto ruota attorno alla Dichiarazione di Colonia (1989), che prese spunto dalla contestata elezione ad arcivescovo di Colonia del compianto Joachim Meisner (poi nominato cardinale e quindi uno dei firmatari dei Dubia). Ma partendo dal caso singolo la Dichiarazione di Colonia contestava quella che vedeva come indebita estensione della competenza magisteriale del Papa, e intendeva tra l’altro ridimensionare il valore dell’insegnamento dell’enciclica di Paolo VI “Humanae Vitae”. Guarda caso oggi, a 50 anni da quell’enciclica, in Vaticano si sta lavorando per revisionarla in modo da rendere possibile l’uso dei contraccettivi, come si voleva allora. Più in generale comunque si faceva largo l’idea che in nome del rinnovamento e del progresso tutto nella Chiesa si potesse mettere in discussione, inclusa la Professione di Fede.

La questione è più che mai attuale se la Società Europea di Teologia, fondata allora da Hünermann, si è fatta subito sentire per contestare le affermazioni di Benedetto XVI, peraltro dimenticando che si trattava di una lettera riservata e non di un messaggio pubblico. È importante notare come oggi sia presidente della Società Europea di Teologia quella Marie-Jo Thiel che, guarda caso, è stata nominata da Papa Francesco quale nuovo membro della Pontificia Accademia per la Vita.

E non sorprende che a dare grande risalto alla posizione anti-Ratzinger della Thiel sia Repubblica che, con Paolo Rodari, ricorda lo scontro sull’enciclica Veritatis Splendor (1993). Questo documento, che sintetizzava e armonizzava tutti gli insegnamenti tradizionali in fatto di teologia morale, era una risposta alla Dichiarazione di Colonia e alle altre, e riproponeva i fondamenti della morale cattolica che non è sottoposta alle tendenze del momento. È esattamente ciò che oggi viene riproposto nei Dubia, contro le interpretazioni dell’Amoris Laetitia che creano un’etica della situazione. Per la Veritatis Splendor (in linea con quanto la Chiesa ha sempre creduto) esistono gli “intrinsece mala”, ovvero azioni che sono intrinsecamente cattive: ad esempio, l’adulterio è sempre un male. Affermazione che però gli interpreti ufficiali della Amoris Laetitia (che non a caso mai cita la Veritatis Splendor) tendono a sfumare con il pretesto del discernimento, per cui tutto dipende dalle situazioni, dalla coscienza personale e così via.

Quello che era in discussione quaranta anni fa dunque, è ancora il nodo attorno a cui si gioca il futuro della Chiesa. Le parti però si sono invertite e chi oggi ha il potere cerca anche di sviare dal vero tema, dipingendo i progressisti come delle vittime dei passati pontificati. Il già citato articolo di Repubblica infatti presenta lo scontro di allora in modo fuorviante. Scrive Rodari che la Veritatis Splendor era «un testo che sostanzialmente estendeva l’infallibilità papale ai pronunciamenti sui temi etici. Hünermann giudicò questo allargamento improprio e in discontinuità con la tradizione della Chiesa. Una critica teologica che evidentemente Ratzinger non ha gradito». In pratica Giovanni Paolo II – con la complicità di Ratzinger – avrebbe commesso un abuso e il bravo Hünermann difeso la tradizione della Chiesa; Ratzinger se la sarebbe legata al dito, cosa che spiegherebbe la nota anti-Hünermann nella lettera a Viganò.

Niente di più falso: è la Veritatis Splendor che difende ciò in cui la Chiesa ha sempre creduto, e l’infallibilità sui temi morali non c’entra nulla. Non è una novità dell’enciclica di Giovanni Paolo II, anche questa fa parte della tradizione. Come dimostra questo passaggio della Costituzione dogmatica Pastor Aeternus di Pio IX (1870): «Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa».

Se non fosse chiaro: i ribelli di allora sono oggi al comando e stanno cercando di realizzare quella rivoluzione che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno sempre impedito. E lo fanno imbrogliando, cambiando le carte in tavola, mistificando. E ora anche dando l’assalto a Benedetto XVI, una presenza evidentemente fastidiosa.

5 pensieri riguardo “A chi da fastidio Papa Benedetto XVI e perché?

  1. Papa Francesco non dovrebbe — se non per convinzione almeno per buona creanza — difendere il proprio predecessore, per altro vivente, da attacchi vili, ignobili e gratuiti?

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    1. Ma figuriamoci!! Non è intervenuto sui “Dubia”, facendo morire di crepacuore Caffarra, figuriamoci se interviene qui. Lui la sua l’ha già detto, dispiacendosi niente meno delle dimissioni di Viganò, e l’ha fatto Assessore, invece di mandarlo a zappare. E non fatemi dire altro che siamo in settimana Santa. Tutto sto fatto ha fatto emergere davvero da che parte stare, non è questione di un papa o l’altro, ma la dottrina cattolica e Gesù, il vero Cristo.

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  2. Appare sempre più evidente che siamo dentro in quelle tenebre della falsa chiesa, come l’ha descritta la beata Caterina Emmerch, non si scappa! Il nocciolo di tutto il caso Viganò è proprio dottrinale, la consegna spregiudicata di libretti velenosi con una falsa teologia cattolica, presentata a nome di Bergoglio. Quanto lui sia stato artefice di tutto non è più importante, il demonio della menzogna è uscito allo scoperto, e lo Spirito Santo ha illuminato Benedetto XVI mettendo in luce gli autori dei libretti tra i quali alcuni molto dannosi. Questo è l’unico dato certo che abbiamo con tutto il resto. Questo a dimostrazione anche di come lo Spirito Santo guidi davvero la vera Chiesa il cui legame, in questo tempo di confusione, è proprio dottrinale e dogmatico che con Benedetto regge e reggerà anche dopo di lui.
    Il braccio di ferro continua e continuerà, ma dopo il Golgota c’è la risurrezione. Gesù non raccolse alcun compromesso col demonio e andò a difendere la dottrina con la morte, pagando con la sua vita, questo tocca a tutti noi, in primis a Benedetto che sta soffrendo una vera passione anche per noi. Buona Pasqua a tutti.

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  3. Quando Benedetto XVI insegnò che Giuda, traditore, rimase dentro la Chiesa PER MEGLIO TRADIRE GESU’…. RIFLETTANO i vari Viganò, Galantino e tutta la coorte del Circo equestre…(con tutto il rispetto per i veri operai e lavoratori del Circo). 😉

    «Infine, Gesù sapeva che anche tra i dodici Apostoli c’era uno che non credeva: Giuda. Anche Giuda avrebbe potuto andarsene, come fecero molti discepoli; anzi, avrebbe forse dovuto andarsene, se fosse stato onesto. Invece rimase con Gesù. Rimase non per fede, non per amore, ma con il segreto proposito di vendicarsi del Maestro. Perché?
    Perché Giuda si sentiva tradito da Gesù, e decise che a sua volta lo avrebbe tradito. Giuda era uno zelota, e voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i Romani. Gesù aveva deluso queste attese.
    Il problema è che Giuda non se ne andò, e la sua colpa più grave fu la falsità, che è il marchio del diavolo.
    Per questo Gesù disse ai Dodici: «Uno di voi è un diavolo!» (Gv 6,70). …»
    http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/angelus/2012/documents/hf_ben-xvi_ang_20120826.html

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