Complimenti a Viganò per la pessima figura

Mons. Viganò, come il diavolo, fa le pentole ma non i coperchi…

Non rincorriamo gli scoop, infatti abbiamo pazientato a riguardo della presunta “lettera” da parte di Benedetto XVI – che dava dello “stolto” a chi non ritenesse Bergoglio un “fine teologo” – in attesa di avere un quadro della situazione più chiaro e, magari, con la pubblicazione del testo ufficiale. Ci siamo interessati alle brevi riflessioni fatte da altri, ma nulla di più, come l’ottima riflessione di Marco Tosatti, qui, o il commento interessante di Chiesaepostconcilio, vedi qui.

L’attesa e la pazienza sono state premiate. Sandro Magister deve aver ricevuto il testo integrale, comunque l’abbia avuto, l’ha pubblicato integralmente e noi gliene siamo grati, cliccare qui. Le spiegazioni fornite da Magister sono chiarissime ed utilissime a far luce al “mistero” delle parole che estrapolate, messe nella penna di Benedetto XVI, sono subito rimbalzate nella rete, come cosa poco credibile, era necessario leggere il contesto, per comprenderle. Prima leggiamo la Lettera di Benedetto XVI poi, seguendo un breve ragionamento, facciamo luce ai fatti realmente accaduti.

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Benedictus XVI

Papa Emeritus

Rev.mo Signore

Mons. Dario Edoardo Viganò

Prefetto della

Segreteria per la Comunicazione

Città del Vaticano

7 febbraio 2018

Reverendissimo Monsignore,

La ringrazio per la sua cortese lettera del 12 gennaio e per l’allegato dono degli undici piccoli volumi curati da Roberto Repole.

Plaudo a questa iniziativa che vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi.

I piccoli volumi mostrano, a ragione, che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento.

Tuttavia non mi sento di scrivere su di essi una breve e densa pagina teologica perché in tutta la mia vita è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto su libri che avevo anche veramente letto. Purtroppo, anche solo per ragioni fisiche, non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunti.

Sono certo che avrà comprensione e la saluto cordialmente.

Suo,

Benedetto XVI

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All’analisi fatta da Magister, anche noi vogliamo sottolineare alcuni punti che dimostrano la poca professionalità di Viganò, il boomerang che si è fatto da solo, e la pessima immagine che ha fatto ricadere sullo stesso papa Francesco che, a quanto pare, credeva di deliziare attraverso la menzogna…

Dunque: Viganò fa consegnare la piccola operetta NON di Bergoglio, attenzione, ma di un gruppetto di teologi che “spiegano” il magistero dei gesti e dei testi di papa Francesco, direttamente a Benedetto XVI accompagnandola con una richiesta – è evidente – di una “Premessa” o breve presentazione alla stessa, in data 12 gennaio.

Dalla risposta di Benedetto XVI si capisce bene che, nella missiva, Viganò deve aver messo molte  lacrime di coccodrillo per chiedergli di dire qualcosa contro gli stolti che osano fare paragoni tra lui e Bergoglio, sminuendo così la “teologia” di Bergoglio. Infatti, quando Benedetto XVI scrive:

Plaudo a questa iniziativa che vuole opporsi…“, da chi ha saputo che questa iniziativa intende OPPORSI a qualcosa o a qualcuno, se non dallo stesso Viganò? E a chi? Ecco allora la risposta – ora integrale – che si comprende meglio:

“..e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi…

Queste parole non provengono infatti dal pensiero di Benedetto XVI, ma egli riporta il pensiero espresso da Viganò che, è del tutto naturale, Ratzinger rimette in uso per difendersi dall’accusa di essere stato un “teorico della teologia” che non avrebbe capito nulla della vita del cristiano di oggi, il tutto ovviamente messo a paragone di Bergoglio “il pratico” ma privo di formazione teologica

Ciò che scaturisce invece dal pensiero e dalla penna di Benedetto XVI è tutto il resto, e lo si comprende dai toni e dalla punta d’ironia con la quale conclude la risposta.

Ecco il primo passaggio: “I piccoli volumi mostrano, a ragione, che…

Non c’è affatto una “difesa” alla presunta teologia di Bergoglio, ma una GENTILE concessione al contenuto dei “piccoli volumi” i quali, mostrando l’interessamento di altri teologi che li hanno scritti, a ragione essi scrivono di questa formazione teologica e filosofica di papa Francesco. Quanto alla “continuità tra i due pontificati” essa è INTERIORE  e non teologica…. con tanto di “differenze di stile e di temperamento”!

Da dove deduciamo tutto ciò? Dal fatto che Benedetto XVI dice chiaramente di NON AVERLI LETTI E NON INTENDE LEGGERLI!

Questo sì che è uno scoop!!

Per chi volesse conoscere gli Autori e il contenuto modernista dei volumetti, cliccate qui: 

Rileggiamo attentamente le sue parole:

Tuttavia non mi sento di scrivere su di essi una breve e densa pagina teologica perché in tutta la mia vita è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto su libri che avevo anche veramente letto. Purtroppo, anche solo per ragioni fisiche, non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunti.

Dopo i gentili complimenti, Benedetto XVI raggiunge la sponda con un “TUTTAVIA” che preclude una presa di distanza spiegandone le ragioni. E quali sono queste ragioni? Dal 12 gennaio non ha avuto tempo per leggerli, eppure sono volumetti, piccoli…. e la risposta della lettera è firmata al 7 febbraio, poco meno di un mese. Inoltre si conferma la richiesta di una breve presentazione perché Ratzinger scrive: “è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto su libri che avevo anche veramente letto.” quindi, la richiesta di Viganò non viene soddisfatta!

Ma c’è di più, ed è qui che scatta un tono davvero ironico, grandissimo, di Benedetto XVI: “Purtroppo, anche solo per ragioni fisiche, non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunti.

Parte con “le ragioni fisiche” a causa delle quali non leggerà l’operetta, per poi sottolineare che mi attendono altri impegni che ho già assunti.” …. E quali impegni così onerosi può mai avere oggi Benedetto XVI, chiuso nel Monastero, tanto da precludergli una così “sana” lettura? Insomma, Benedetto XVI non ha letto l’operetta e non intende leggerla, una risposta che Viganò non deve aver digerito affatto!

Se andassimo a ripescare la vergognosa strombazzata mediatica di  questi giorni è evidente il silenzio impacciato che ora farà seguito. Tutto questo, Amici cari, avviene quando si pensa di fregare qualcuno, storcendogli qualcosa con l’inganno. E’ il classico detto del diavolo che fa le pentole ma non i coperchi, per la qual zuppa Viganò ci aveva davvero messo tutto lo zelo  possibile.

Il marketing questa volta non solo non ha funzionato, ma ha svergognato gli operatori dell’inganno.

 

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AGGIORNAMENTO: Quanto abbiamo spiegato – lo abbiamo provato con i fatti che anche Riccardo Cascioli ha stamani confermato da La Nuova Bussola, vedi qui, con queste parole:

Se questo è il “dominus” della comunicazione in Vaticano, allora è bene che papa Francesco cominci a preoccuparsi seriamente.

In ogni caso, quali che siano le dichiarazioni ufficiali, che la discontinuità del pontificato di Francesco rispetto al predecessore vada oltre stile e temperamento solo un cieco può non notarlo, come direbbe il compianto cardinale Carlo Caffarra. Non è comunque questa la sede per sviluppare questo giudizio.

Qui si vuole notare invece la goffaggine e l’idiozia di certe operazioni mediatiche.

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17 pensieri riguardo “Complimenti a Viganò per la pessima figura

  1. sono davvero senza parole! ma cosa pensava di ottenere Vigano? non è più credibile un Bergoglio che non sappia cosa combinano i suoi protetti.

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  2. E’ inutile nascondermi che sto rimpiangendo da anni il grande portavoce del Vaticano, del Papa, Joaquín Navarro-Valls!!!!! Quando Benedetto XVI lo sostituì mettendoci il gesuita padre Federico Lombardi, che ho conosciuto di persona, vidi che non fu cosa buona. Ora al suo posto c’è un altro laico, Greg Burke, ma che non è un portavoce di chiesa, ma del mercato delle telecomunicazioni e Viganò è il reggente di tutto l’ambaradam.
    Hanno ucciso l’uomo ragno, dice una canzone, qui hanno ucciso la professionalità, la voce “del papa”, la cristianità e la cattolicità, per una manciata di soldi per vendere il proprio prodotto!

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  3. A infrangere il cuore dell’interpretazione data sopra nell’articolo sono tre espressioni-chiave proprie di Benedetto XVI: “Plaudo” ,”a ragione” e “continuità interiore”.
    Con le prime due, Benedetto XVI approva lo scopo generale dei volumetti qual è a lui noto e da lui riferito nella lettera.
    Con la terza, Benedetto XVI suppone una discontinuità esteriore tra i due pontificati, la quale si esprime appunto in “tutte le differenze di stile e di temperamento”; ora, stile e temperamento non sono esattamente categorie teologiche; volendo tuttavia ricomprendere in esse anche differenze legittime di orientamento teologico (e filosofico) tra i due papi, questa implicita opposizione “interiore-esteriore” porta comunque necessariamente ad assegnare a “interiore” il significato di “essenziale” o “sostanziale”: in altre parole, Benedetto XVI afferma la continuità dogmatica tra i due pontificati – non potrebbe essere diversamente, data la dottrina del Concilio Vaticano I (Pastor Aeternus, IV) sul carisma petrino: “carisma di verità e di fede-che-non-viene-mai-meno” (“veritatis et fidei numquam deficientis charisma”). Vengono poi in mente le parole di Benedetto XVI da papa per descrivere la corretta ermeneutica del Concilio Vaticano II: “riforma nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa”.
    Quel che resta della faccenda riguarda il comportamento e l’interesse di Viganò, eventualmente una poca stima di Benedetto XVI nei confronti della qualità teologica dei volumetti, magari a seguito di una lettura cursoria di qualche loro pagina.

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    1. Mi spiace contraddirla Maurilio, ma è fondamentale sapere che, il senso teologico, per Joseph Ratzinger, è proprio lo stile che ha temperato e caratterizzato tutta la sua vita.
      Per Ratzinger, lo stile non è il giro sulla papamobile, o come stringe le mani; piuttosto per lui il teologare è lo stile del cattolico che – della teologia – ne ha fatto la propria vocazione.
      Per Benedetto XVI, il suo successore papa Francesco, ha questo stile, questo teologare diverso, ma non per questo egli non ha una sua filosofia e teologia, questo afferma laddove scrive:
      “Plaudo a questa iniziativa che vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi.”

      Benedetto XVI intende difendere, del successore, l’accusa per cui egli sarebbe “privo”. No! Spiega Ratzinger, è un teologare diverso nello stile e nel temperamento, ma non ne è privo. Difendendo anche se stesso dalle accuse rivoltegli.
      Quanto a quel ” vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento.”, la continuità c’è perché Bergoglio non ne è privo, e i volumetti starebbero lì a dimostrarlo, anche se c’è differenza sostanziale. E qui convengo con lei sulle affermazioni del Vaticano Primo che sono poi il non prevarranno di Nostro Signore Gesù.
      Ma non è la stessa teologia. E qui non solo Ratzinger non entra nel merito, ma decide di dire apertamente di non averli letti e che non intende leggerli in futuro. Conoscere Ratzinger da anni aiuta a capire che questa stilettata è diretta a Viganò che ha tentato di carpirgli, estorcere, una prefazione a lui evidentemente non gradita. Leggendo i nomi degli autori, egli li conosce tutti, ed ha subito compreso che non valeva la pena leggerli.
      Le vere parole chiave della breve lettera sono le seguenti:

      – l’iniziativa: alla quale semmai egli plaude, per i motivi che ha spiegato;
      – teologia: riferimento di importanza fondamentale per Ratzinger;
      – continuità: che senza dubbio c’è, sia per l’atto apostolico della elezione, sia per la promessa del Signore Gesù sulla sua fedeltà alla Chiesa. Questi due elementi sono il punto chiave del concetto di stile che ha Ratzinger e che si riversa sulla teologia fondamentale, che non nega esserci anche in Francesco, salvo distinguendo tutto il resto: lo stile (teologico) diverso, che è l’effetto esteriore (il vedere) e il temperamento che è il carattere dei soggetti.

      Infine l’ultimo paragrafo che lei trascura completamente è, piuttosto, la chiave di lettura anche della prima parte.

      Cordiali saluti, Atanasio

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  4. Tra i due litiganti il terzo gode (satana)

    ______________

    RISPONDIAMO

    Scusi Claudio, forse non ha capito bene come si sono svolti i fatti, chi sarebbe l’altro litigante? O forse non riusciamo noi a cogliere appieno la sua “battuta”! Ci spieghi, grazie

    Lo Staff di “cronicas”

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  5. Per chiarire ulteriormente il quadro, ci sembra corretto inserire un comunicato breve di Sandro Magister affidato a Riccardo Cascioli:
    http://www.lanuovabq.it/it/benedetto-xvi-francesco-e-il-giallo-della-lettera
    P.S.:
    Caro Cascioli, ti segnalo un particolare in più, nella vicenda della lettera di Benedetto XVI. Io alla presentazione dei libretti sulla teologia di papa Francesco c’ero. E c’erano con me una ventina di altri vaticanisti. Ebbene, Viganò la lettera l’ha letta tutta, mentre contemporaneamente veniva distribuito il comunicato stampa che includeva tra virgolette solo i due paragrafi che hanno prodotto il risultato che sappiamo.
    Il giorno dopo ho cercato di vedere se era stato pubblicato da qualche parte il testo integrale della lettera. Invano. E allora mi sono detto: Basta! Ho ricuperato la videoregistrazione della performance di Viganò e da lì, dalla sua viva voce, ho trascritto il testo completo della lettera.
    Quindi almeno una ventina di vaticanisti avevano udito con le loro orecchie tutto quello c’era scritto nella lettera di Benedetto XVI, eppure l’effetto è stato quello che sappiamo. Non è stata una pagina brillante per la professione. E la colpa non è stata solo di Viganò.
    Ciao!
    Sandro Magister

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  6. Sui volumetti e gli autori concordo, se non che un’occhiata Benedetto XVI deve pur avergliela data – indizio ne è quel “veramente”. Il discorso su Viganò è pacifico e non l’ho affatto contestato. Tutto questo però è secondario rispetto al bene della Chiesa. Non è in queste cose che ho ravvisato il cuore dell’interpretazione della lettera, ma nello sforzo di disinnescare le parole di Benedetto XVI in giusta difesa di Francesco e in rimprovero di quei critici che, vittime dei propri pregiudizi, non sanno vedere la fondamentale, dogmatica, sostanziale continuità tra i due pontificati, e la oscurano davanti agli altri.

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    1. Gentile sig. Maurilio,
      non so se questa risposta era destinata al mio intervento sopra, in risposta alla sua prima stesura, suppongo di sì.
      Certamente condivido le sue preoccupazioni riversate, a ragione, su quel bene primario che è la Chiesa, la sua unità.
      Tuttavia – i fatti accaduti – non sono di secondo piano rispetto a questo bene primario per la Chiesa, perché non si può amare bene se alla base c’è qualcosa di contorto.
      C’è poco da disinnescare, lo “scandalo” è a volte necessario, ci rammenta il Signore Gesù, proprio per poter fare il discernimento di questo vero bene per la Chiesa. Al momento qui, nella fattispecie dei fatti le “vittime” sono stati proprio i due Pontefici: a Ratzinger lo si accusa di essere stato un fine teologo “teorico” e poco pratico, insensibile verso i problemi della gente; a Bergoglio lo si accusa di non avere alcuna teologia, ma di essere un sorta di buon pastore senza una solida teoria. E tutto questo si riversa certamente sulla immagine della Chiesa.

      Ma tutto questo è partito da Viganò, dalla lettera di accompagnamento ai volumetti per la quale è concentrata la risposta di Benedetto XVI. Quindi non vi è nulla di secondario e questo proprio in vista di questo bene per la Chiesa che lo stesso Ratzinger risponde con quei toni.
      Infine lei accenna ad una “dogmatica, sostanziale continuità tra i due pontificati”.
      Ricordandole che è proprio il contrario di ciò che afferma Benedetto XVI nella lettera (la continuità è interiore e riguarda la successione apostolica, la promessa di Gesù a Pietro, come lei stesso ha ricordato), potrebbe segnalare i casi in cui ciò è avvenuto in questi cinque anni?
      Cordialmente, Atanasio

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  7. Mi permetto di sottolineare che, a fronte dello schieramento “pro-Bergoglio”, è proprio il contrario di ciò che afferma Benedetto XVI nella lettera ….la continuità di cui parla è interiore … ossia riguarda quella garanzia della successione apostolica, con la promessa di Gesù a Pietro perché le tenebre non distruggano la Chiesa, come è stato ricordato nei commenti 🙂
    Non dobbiamo dimenticare che Ratzinger conosce la situazione meglio di noi e conosce cose che noi non sappiamo 😉
    Il modo ELEGANTE di trattare i fatti c’è stato, ma non è una promozione a Bergoglio, è piuttosto una difesa al papato e al tempo stesso, rifiutando di leggere i volumetti, è una chiara presa di distanza da questa nuova teologia di cui Bergoglio è ben conoscitore. Questa è la teologia di cui allude Ratzinger quando afferma che papa Francesco non ne è privo, solo che lui non la condivide.
    Per capire il contenuto dei volumetti, basta leggere chi sono gli autori che Ratzinger conosce e che, certamente, non condivide assolutamente l’impostazione teologica, lo potete leggere qui:
    https://cooperatores-veritatis.org/2018/03/14/dalla-nouvelle-theologie-alla-teologia-da-metropolitana/

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    1. Rispondo ad Atanasio e a Dorotea.
      Mi attengo al testo della lettera: Benedetto XVI parla di “continuità interiore”, il che implica una discontinuità esteriore, e contrappone la continuità interiore a “tutte le differenze di stile e di temperamento”, le quali dunque ricadono nella discontinuità esteriore. Il contesto è quello della “profonda formazione filosofica e teologica” di Francesco, che i volumetti mostrano “a ragione”; da questo loro mostrare “a ragione” tale profondità di formazione, Benedetto inferisce (“perciò”) la loro valida funzione (“aiutano”) rispetto al fine, evidentemente non scontato, di far “vedere” al pubblico la realtà che tra i due pontificati sussiste continuità interiore, cioè di fondo, fondamentale, dato che appunto nella discontinuità esteriore rientrano “tutte le differenze di stile e di temperamento”; se ne deduce che, secondo Benedetto XVI, quali che siano le divergenze filosofiche e teologiche tra lui e Papa Francesco, esse stanno alle convergenze come l’esteriore sta all’interiore, ossia le divergenze sono meno profonde delle convergenze e non intaccano quella continuità fondamentale tra i due pontificati.
      Che tale continuità fondamentale abbracci l’intero patrimonio dogmatico, è precisamente ciò in cui consiste il “fidei numquam deficientis” del Concilio Vaticano I, ossia la dottrina secondo cui chiunque porta il carisma petrino è “sempre immune da ogni errore”, che poi è la ragione per cui Cristo l’ha ottenuto e conferito a Pietro e ai suoi successori; poiché però, com’è pacifico, ogni papa può errare in materia non-definitiva, necessariamente il tipo di errore di cui il carisma petrino rende ogni papa assolutamente incapace, proteggendo così la Chiesa, è l’errore in materia definitiva (comunemente detto “eresia”). Quindi, ogni papa è assolutamente incapace di eresia e, a fortiori, di apostasia; per la stessa ragione, è assolutamente incapace di contraddire giudizi definitivi su fatti dogmatici. Questa “fede che non viene mai meno” conferita carismaticamente da Dio ad ogni papa costituisce l’indefettibilità personale di ogni papa, e siccome Pietro è la pietra su cui è edificata la Chiesa, ne segue che la “fede che non viene mai meno” di Pietro e di ogni suo successore è il fondamento dell’indefettibilità della Chiesa. Non solo: il Concilio premette la dottrina della “fede che non viene mai meno” (carisma incondizionato) alla proclamazione del dogma dell’infallibilità ex cathedra (carisma condizionato e funzione specifica del “veritatis… charisma” o “carisma di verità”), come suo fondamento o presupposto logicamente necessario.
      Quindi, a tenore di Costituzione Dogmatica, senza l’assoluta immunità da eresia della fede personale di ogni papa, addio infallibilità pontificia ex cathedra e addio indefettibilità della Chiesa.
      Questo, però, lo sappiamo PER FEDE, e tanto deve bastare.
      Se di onere della prova si dovesse parlare, questo sarebbe in capo non a me bensì ad Atanasio, e verterebbe sulla verità di una qualche dottrina opposta a quella conciliare (cui spetta di diritto il “favor” privato e pubblico) del “fidei numquam deficientis”, il quale, benché abbia concorso al dogma dell’infallibilità ex cathedra, a propria volta non era e tuttora non è oggetto di specifico insegnamento definitivo (analogamente a come la stessa infallibilità pontificia ex cathedra, quando ancora non era dottrina definitiva, aveva tuttavia concorso in maniera necessitante alla validità del dogma dell’Immacolata). In particolare, è tutto di Atanasio l’onere di dimostrare che il Concilio abbia errato ad insegnare “numquam”, cioè errato ad esplicitare il senso delle parole di Gesù “ut non deficias fides tua” (“perché non venga meno la tua fede”) integrandole con “numquam” (“mai”), oppure che, nell’intenzione del Concilio, “numquam” significhi qualcosa di meno che “mai” nel senso da me sopra esposto.
      A questo punto, non vorrei che mi si contestasse la correttezza, o anche solo l’opportunità, di qualificare come “sostanziale” la continuità dogmatica tra qualunque coppia di pontificati contigui, o che Benedetto XVI potrebbe avere da obiettare al riguardo.

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      1. Grazie per la risposta Maurilio, ma non la condivido per il semplice fatto che:

        a. non sono entrata in merito alla discussione della lettera ma degli autori degli opuscoletti 😉
        con questo link: https://cooperatores-veritatis.org/2018/03/14/dalla-nouvelle-theologie-alla-teologia-da-metropolitana/

        b. non c’ho capito molto del suo ragionamento molto contorto, lungo e dispersivo, senza alcunchè di utile alla comprensione, magari è solo colpa della mia ignoranza e pochezza, ma il suo intervento non mi aiuta per nulla….
        Buona Quaresima.

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      2. Gentile sig. Maurilio,
        per quanto abbia provato e riprovato a leggere il contenuto del suo ultimo intervento, mi creda, sono davvero in difficoltà a causa dell’incomprensione dello stesso, che porta fuori strada su quanto ho tentato di spiegarle nei miei due interventi sopra.
        Se la causa è mia, me ne scuso.
        Quando ho a che fare con degli studenti, in casi come questi (l’incomprensione può accadere) propongo loro di fare delle domande, in questo modo anche le mie risposte eviteranno di trasformarsi in lezioni noiose ed ostiche, facilitando così anche un certo sincero interessamento all’argomento ed una proficua interazione.

        Io però non devo dimostrarle più nulla! Mi perdoni.
        Primo perché non ho mai affermato che il “concilio abbia errato ad insegnare numquam…”, ecc..;
        secondo perchè, proprio a riguardo della sua citazione al concilio io invece le ho detto che condividevo tale riferimento;
        terzo perché le ho spiegato cosa intenda Benedetto XVI per “stile” e stile interiore, che non è l’approccio con la papamobile o i gesti con la gente, ma è l’applicazione di una teologia prettamente cattolica per la quale “lo stile interiore” con papa Francesco c’è, ma non c’è nella sua parte esteriore, applicativa.
        Per altro le avevo posto una domanda in chiusura del mio ultimo intervento, alla quale però, non vedo alcuna risposta.

        Tutto il resto delle sue riflessioni, come anche queste sue osservazioni, non riesco proprio a leggerle in modo del tutto naturale, ovvio.
        Resta palese che, il contenuto di tutta la breve lettera di Benedetto XVI è su di un tono ironico che non va sminuito, diversamente egli avrebbe letto almeno un paio di questi libretti, dando se non altro il senso di averli presi “sul serio”, ma non è così. I due aspetti – il contenuto della lettera e il problema teologico associato agli autori dei libretti – (che hanno una teologia modernista assolutamente estranea a quella di Benedetto XVI), non vanno separati.
        Non saprei in quale altro modo spiegarglielo.
        Cordialmente, Atanasio.

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  8. Io penso che quanti vogliano usare questa storia per difendere Bergoglio, finiscono col fare lezioni assurde ed incomprensibili, mi riferisco a Maurilio Piazza dei commenti.
    Non sono di quelle tifoserie che affermano che Francesco non è il papa o che è un mostro di pastore, perchè mi fido della parola di Gesù Cristo sul primato di Pietro e l’inaffondabilità della sua Chiesa, ma quello che è successo è chiaro e limpido come il sole e qui nell’articolo l’hanno spiegato benissimo. Arrampicarsi sugli specchi per difendere un Bergoglio che porta avanti una teologia modernista, non fa che aumentare la confusione. Benedetto XVI è stato chiarissimo in tutta la sua ironia. E quei libretti non li leggerà mai, perchè non gli interessano, e non dovrebbero interessare neppure a noi perchè non sono cattolici.
    Viganò ha toppato e basta, era meglio tacere, perchè Ratzinger glielo aveva fatto capire, ma lui ha voluto strafare, e questi sono i risultati, insieme alla banda di giornalisti inetti e sconsiderati. Se posso segnalo l’intervento di Tosatti a chiusura dei fatti con Magister: http://www.marcotosatti.com/2018/03/15/lo-scandalo-della-lettera-di-benedetto-vaticano-e-vaticanisti-distrati-o-complici/

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  9. Scusate vi consiglierei caldamente una rilettura del testo di tale Shakespeare William: “Molto rumore per nulla”
    Lasciate in pace Mons. Vigano’ e Papa Francesco……ed aggiornatevi siamo nel XXI° secolo

    ___________________________

    RISPONDIAMO QUI

    Gentile Marco,
    noi leggiamo i Vangeli, le Scritture i Padri della Chiesa, il Catechismo, i Santi e i Dottori, leggiamo CRISTO ieri, oggi e sempre…. e siamo così sempre aggiornatissimi, lei è fermo al tempo, noi lo superiamo, siamo sempre oltre, e siamo sempre più avanti di lei
    😉

    Lo Staff di “cronicas…”

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