Ebbene sì: Dio punisce. Parola del cardinale Bergoglio

Castigo? Sì. Inedito Bergoglio manda in tilt i caudatari.

di Andrea Zambrano (09-11-2016)

Il castigo di Dio? Esiste per i peccati dell’uomo. Parola di Papa Francesco. La frase di questo video è stata pronunciata dall’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio nel corso di una trasmissione televisiva andata in onda sulla tv argentina Canal 21. “Biblia, Dialogo vigente”, questo il nome del programma andato in onda quando il futuro Papa Francesco era arcivescovo di Buenos Aires. Si trattava di una tavola rotonda condotta dal direttore di Canal 21 Marcelo Figueroa che vedeva protagonisti lo stesso Bergoglio e il rabbino Abraham Skorka della Comunità Benei Tikva di Buenos Aires e rettore del seminario rabbinico latinoamericano. La trasmissione aveva lo scopo di parlare delle verità dell’uomo utilizzando come format il dialogo inter-religioso ed ecumenico. Bergoglio e Skorka si confrontarono, testi biblici alla mano, su svariate tematiche, tra cui: giustizia, amore, solitudine, senso della vita, allegria, timore, verità, potere etc…

In questa conversazione i due religiosi rispondono alla provocazione del conduttore sul fine che giustifica i mezzi. Figueroa proponeva tre letture: la prima è la lettura che ne diede Machiavelli ne Il Principe; la seconda il fine buono che dà qualità all’eventuale mezzo sbagliato per ottenerlo, la terza il mezzo come cammino, perché in fondo la meta non è importante. Bergoglio mostra di non assecondare la mentalità del mondo e non cade nella trappola arrivando ad affermare di no, perché un mezzo malvagio per il raggiungimento di un qualunque scopo, anche se fosse buono, è intrinsecamente un male, pena il castigo di Dio. Esattamente quello che dicono la tradizione e la dottrina cattolica, oltre a tutti i documenti di morale del Magistero.

Nel video, caricato su Youtube nel gennaio 2013, poco prima dell’elezione di Bergoglio al Soglio pontificio, Bergoglio affronta il tema del castigo di Dio citando due episodi biblici: l’episodio della vigna di Naboth narrato nel libro dei Re e un passo del profeta Amos. In entrambi si parla del castigo di Dio. Un castigo che anche il futuro Papa Francesco, contrariamente a quanto alcuni suoi autonominatisi commentatori in veste di caudatari vogliono dimostrare, aveva ben presente.

Papa Francesco dunque crede nel castigo di Dio, ecco la sconcertante verità che un Alberto Melloni non riuscirà mai ad accettare. Lui così sicuro – l’ha fatto giusto ieri su Repubblica – di demolire il «pulviscolo integralista» rappresentato da Padre Cavalcoli & company per i quali “la modernità produce ribellioni contro le quali un Dio crudele, irriconoscibile alla fede biblica, reagisce mandando flagelli pedagogici”. Flagelli pedagogici ai quali, dice sempre il professore, la Chiesa dell’era-Francesco reagisce perché la Chiesa di Bergoglio non sottovaluta “quel che c’era di «politico» in quelle parole”.

Sicuro? E se si scoprisse che anche Papa Francesco ci crede al castigo di Dio come conseguenza dei peccati degli uomini? Chissà se monsignor Becciu ora si sentirà di censurare anche il Papa e Melloni di fare i dovuti distinguo? «Con quell’intervento la Santa Sede – ha detto sempre Melloni – ha dato un segnale molto cristiano e politico. Là dove viene meno il buonsenso umano e il buoncuore cattolico, si annida un bisogno di odio». Anche il Papa? Anche lui senza buonsenso e bisognoso di odio? Sicuri?

Ma in fondo Melloni, Becciu e compagnia di giro potranno sempre giustificarsi dicendo che dopo tutto si trattava di parole espresse a suo tempo in Argentina e – ci ricorda il vecchio Guccini – «l’Argentina è solo l’espressione di un’equazione senza risultato, come i posti in cui non si vivrà, come la gente che non incontreremo». Quindi, in fondo, chi se ne importa.

Nessuno infatti in quella occasione si stracciò le vesti perché Bergoglio, al pari di Padre Cavalcoli, non fece altro che citare la Sacra Scrittura e interpretarla alla luce della Parola di Dio. Bergoglio ricordava che nel Vangelo nessun fine giustifica i mezzi e citava l’episodio tratto dal Vangelo di Luca in cui, passando per un villaggio di Samaritani e venendo rifiutati, i discepoli chiedono a Gesù di mandare un fulmine dal cielo che li incenerisca. “Gesù li riproverò – disse allora Bergoglio – perché nessun fine giustifica i mezzi. Così il Vangelo”. “Ma ci sono anche due scene nell’Antico Testamento – proseguiva il futuro papa – che me lo mostrano chiaramente. In una si mostra l’episodio della vigna di Naboth che il re Acab voleva acquistare per allargare il suo palazzo. Un commercio lecito, dunque. Ma Naboth rifiutò perché si trattava della vigna dei suoi padri. Così Acab tornò sconsolato e adirato a casa, dove la moglie, Gezabele, inizia a tramare per accontentare il desiderio del marito”.

Ecco di seguito la traduzione proposta da Davide Polenghi per la Nuova BQ: «La regina Gezabele dice: “Lascia che lo sistemo io” e chiama alcuni del suo partito e dice loro: “Fate un processo falso con dei testimoni falsi contro Naboth, accusandolo di blasfemia”. Questi lo lapidano e lo uccidono. Lei va dal marito e gli dice: “Vai a prendere possesso della vigna, giacché Naboth è morto” .

Per uno scopo giusto a volte si usano mezzi illeciti, come questa regina tiranna. I profeti lo avevano predetto: “Nello stesso luogo dove i cani hanno leccato il sangue di Naboth, i cani leccheranno pure il tuo proprio sangue”.

Un altro testo biblico che raccomando ai telespettatori di leggere per intero, perché parla di quello che non si deve fare, del fatto che il fine non giustifica i mezzi, è quello del profeta Amos, in cui egli dice “per questo, per questo e per questo tu verrai punito” e fa un elenco di tutti i mezzi illeciti con cui l’uomo può approfittarsi del proprio fratello, di quello che non si può fare.

La Bibbia sottolinea il fatto che un mezzo illecito non si può usare per uno scopo giusto e che Dio punisce coloro che fanno questo. Dio punisce l’inganno, la frode, lo sfruttamento, penso, per esempio, ai laboratori clandestini: ce ne sono molti qui a Buenos Aires. Il profeta Amos, su questo, è molto chiaro, “Stai sfruttando il tuo fratello”, e Dio punisce coloro che si arricchiscono, prendono possesso di qualcosa, si rafforzano o conseguono qualunque altro scopo attraverso un mezzo illecito. Questa è la tradizione biblica. Quindi, il fine non giustifica i mezzi. E riprendo quella che secondo me è un’interpretazione molto appropriata: giustizia, sì, ma attraverso la giustizia».

(fonte: lanuovabq.it)

2 pensieri riguardo “Ebbene sì: Dio punisce. Parola del cardinale Bergoglio

  1. Quando a suo tempo verranno spulciate tutte le dichiarazioni dell’allora card. Bergoglio e verranno raffrontate con quelle del papa Bergoglio ne sentiremo di stupefacenti.

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  2. Tutto bello se non fosse che in realtà l’etimologia della parola “castigo” spiega tutto senza inutili prosopopee. E la Storia ci ha lasciato chiaramente l’indicazione sulla fine che hanno fatto gli zeloti..

    […] Castigare significa “rendere casto, cioè perfetto”.

    Dio non infligge il male…mai. E basta leggere realmente la Bibbia per comprendere che sono le azioni dell’uomo a determinare il flusso della Creazione. Se l’uomo è sordo ai continui richiami alla CONERSIONE allora per Giustizia divina sconterà ciò che esso stesso ha generato!

    I novaziani si sono estinti già nel secondo secolo, e nonostante i rigurgiti della Storia (Catari) siamo tutti peccatori i cammino, senza se e senza ma. E la Cattedra di Pietro è, appunto, Pietro e dei suoi Successori. Non certo di “papa” Socci o “papa” Celentano”.

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