La “teologia tisica” del vescovo Tisi

Ci mancava pure la “teologia della risata”! Mons. Lauro Tisi, arcivescovo di Trento, parlando ad un gruppo di giovani, ha detto che Gesù si divertiva, rideva e scherzava. Un “Gesù festaiolo” però è sconosciuto nei quattro vangeli. Questo ci ha fatto tornare alla mente un “fioretto” su Padre Pio. Ad un penitente che gli confessò che “ridendo e scherzando mi scappano delle bestemmie”, il grande Santo di Pietrelcina replicò: “Ah sì? Ridendo e scherzando andrai all’inferno. Vattene via!”.

Per chi credeva di aver letto o visto tutto, si sbagliava di grosso. Dalla Teologia della Liberazione siamo arrivati alla teologia del popolo, abbiamo poi come fondamento della nuova chiesa la “Nouvelle Théologie”, non dimentichiamo naturalmente la nuova teologia dell’ospedale da campo e, di conseguenza, ci mancava proprio l’uscita del vescovo di Trento con la sua nuova teologia della risata!

Mons. Lauro Tisi, dal 10 febbraio 2016 arcivescovo di Trento.
Mons. Lauro Tisi

Ecco la presentazione: La teologia della risata, la dottrina del piercing, l’apologia dei festaioli. L’ha predicata il vescovo Lauro Tisi in occasione dell’incontro della Pastorale giovanile che ieri al Pala-Trento ha attirato più di mille adolescenti. “Gesù rideva, non è l’uomo triste che vi hanno sempre descritto, gli piaceva la gente borderline, era un festaiolo” (vedi qui).

Intanto chi ha mai descritto, parlando del Catechismo e della Dottrina del Vangelo, un Gesù “triste”, questo accade quando la scelta dei vescovi cade non sulla loro cultura e preparazione, ma proprio sulla loro ignoranza, perché si vogliono fare vescovi che ignorano le Scritture e l’autentica predicazione. Pensiamo all’ignoranza del vescovo della CEI che ha detto, a migliaia di giovani, che Sodoma non fu distrutta… (vedi qui), non vogliamo pensare che questi vescovi siano eretici per volontà, dunque c’è solo l’ignoranza delle Scritture e della autentica predicazione apostolica, la Tradizione.

Fa pensare che i Dodici Apostoli scelti da Gesù erano tutto il contrario di quanto affermato da Tisi! Erano pescatori dal carattere forte e brontolone, dediti al duro lavoro e fa pensare che quando li vede ritornare stanchi dalla predicazione non li invita ad una festaiola, ma dice loro: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.  Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.  Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt.11,28-30) e che a ben leggere, questo capitolo, tratta proprio di alcuni “guai” lanciati da Gesù a quelle città perverse che non si volevano convertire. Ma convertirsi a chi e a che cosa? Non certo a quello spirito festaiolo predicato dal vescovo Tisi.

Fa pensare il concetto di felicità che la Vergine Immacolata annuncia alla piccola Bernadette: “Non vi prometto di farvi felice su questa terra”, le disse. Per non parlare del volto “triste” della Vergine a Fatima quando spiegava a tre bambini, pastorelli, il futuro del mondo. Fa vedere loro l’inferno, mica Gesù che ballava in discoteca!

Questo non significa che Gesù fosse “triste o musone”. La felicità nel Vangelo non è la “festaiola” predicata da mons. Tisi! Gesù era invitato sovente a nozze e banchetti, e si ballava e si mangiava, ma non per questo Gesù era ubriacone o festaiolo. Basta leggere le Nozze di Cana per comprendere il clima della festa nuziale e i pensieri che affollavano la mente di Gesù e soprattutto il suo comportamento.

E di grazia, per quanto abbiamo cercato nei Vangeli e nelle Lettere Apostoliche, non abbiamo trovato traccia di queste “festaiole”, l’uso dei termini è molto importante, specialmente per un vescovo. Purtroppo sappiamo da chi stanno imparando, va di moda il linguaggio di Papa Francesco, non stanno solo imitando la croce pettorale, ma anche i modi e i comportamenti e questo si chiama “scimmiottare”.

Gesù amava, dice Tisi, frequentare “gente borderline”… È solo un modo diverso di dire che Gesù amava stare con persone ammalate o che avevano grossi problemi, gente che viveva “al confine” al bordo di un limite soprattutto spirituale. E chi lo ha mai messo in dubbio questo? Non ha forse Egli detto di essere venuto per i malati? E non riguardava appunto solo la malattia del corpo, ma soprattutto quella dello spirito, dell’anima connivente con il peccato a causa del quale anche il corpo si ammala. Ma come finivano gli incontri di Gesù con le persone ammalate di qualsiasi patologia? La maggior parte di loro veniva guarita, ossia si convertiva, molti diventavano discepoli, cambiavano vita, diversamente, se non si convertivano, Gesù non le incontrava più: li abbandonava al loro destino, come spiega san Paolo.

Il punto dolente è il seguente: in quale modo Gesù – per davvero – frequentava la gente, la guariva, rideva e scherzava con loro? Il mondo non è un materasso e neppure una culla, non è la vita eterna, non è il paradiso perduto. La vita è un passaggio e la terra un luogo dove tempeste, eventi duri, scontri, lotte, accadono, è il regno di Satana, Gesù lo dice molte volte: “il mio regno non è di questo mondo”, oppure quando rammenta ai suoi di non avere neppure un cuscino sul quale appoggiare il capo…

Gesù è di passaggio anche Lui su questa terra, ma per compiere un’opera grandiosa nella quale ha voluto coinvolgerci, e la Festa vera è l’incontro con Lui, non il fare festa! Leggiamo dal Vangelo il caso della donna sofferente da anni di dismenorrea (mestruazioni dolorose con perdita di sangue) (Mc.5,25-34) ebbene, ciò che emerge è la grande fede della donna  di poter essere guarita, il non adattarsi alla sua condizione, non si arrende al suo male. Gesù le dice infatti: “La tua fede ti ha salvato”. E’ l’aver preso SERIAMENTE il suo problema, ma con una fede granitica nel Messia, che ha permesso a Gesù di intervenire con un ottimo risultato. La festa qui dove sta? Sta nella vittoria  che la donna ha ottenuto contro il male che la rendeva prigioniera. Sta nel fatto di non essersi scoraggiata, di non essersi arresa perché voleva essere guarita.

E questo dovrebbe accaderci sempre ogni volta che entriamo ed usciamo dal confessionale, rinati, guariti e dov’è la festa? Nell’atto di ricevere l’Eucaristia quale premio, ricevere il Sacramento pegno d’Amore è la festa, non il “fare” festa.

Cosa diceva davvero, Gesù, ai giovani e agli adulti con i quali si intratteneva? Portiamo un esempio concreto. Ha detto non per scherzo, non per festaiola: “Io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.“(Mt.5,28), Gesù ammonisce che si può compiere adulterio, pure, anche senza giungere, forse per motivi estrinseci, a commetterlo realmente, ma solo attuandolo con il cuore, con la scelta interiore, con una programmazione coerente e cosciente di tradimento.

Dice ancora Tisi: ” Perché anche lui danzava, cantava e faceva feste”… Ma questi vescovi modernisti, che vangeli leggono? Forse avrà pure danzato e cantato, ma che Gesù l’abbia fatto non c’è parola nella Scrittura e questo sapete perché? Perché nei Vangeli è scritto solo l’essenziale per la predicazione, solo ciò che è utile per trasmettere la fede, chi INVENTA sovente un nuovo identikit di Gesù è perché non solo non lo conosce affatto, ma non lo ha incontrato, e allora ha bisogno di inventarlo, di “ricrearlo” a propria immagine e somiglianza, o di se stesso o della società in cui vive, come avvenne nel ’68 con il Gesù “figlio dei fiori” che si faceva le canne! E quando mai Gesù “faceva feste”? Semmai veniva invitato a banchetti e nozze, ma non era certo lui ad organizzarle! Dio non si è incarnato per fare feste.

Voi direte: ma che male ci sarebbe se lo avesse fatto? E’ questo il punto sbagliato di porre la questione, perché dire ciò che nei Vangeli non è scritto? Gesù ha semmai detto: nulla sarà tolto, nulla sarà aggiunto (cfr. Mt.5,18; Lc.16,16-17). Come verranno su le nuove generazioni se questi vescovi criticano “preti e catechisti” che, nell’adempimento del proprio dovere di “trasmettere” la Dottrina ricevuta, non fanno altro ciò che è stato loro raccomandato dal Cristo? Che immagine avranno del Cristo? Questi vescovi che vogliono scimmiottare il Papa regnante e che dimostrano di non conoscere il Vangelo, sono “falsi maestri”, sì falsi, perché trasmettono una immagine di Gesù VERO DIO falsa, inventata dalle loro voglie di “nuove dottrine” come rammenta san Paolo: “…annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.”(2Tim.4,1-5)

Come è nostra santa regola, vogliamo concludere con parole più autorevoli delle nostre per dimostrare, anche, che non siamo noi a dire cose scellerate, ma ben altri, specialmente quando devono accusare la chiesa “del passato”, ora attaccano pure i catechisti e preti che dicono la verità, di trasmettere una immagina falsa di Gesù. E no caro monsignore Tisi, è lei a trasmettere una falsa immagine di Cristo, non loro!


Adolfo Tanquerey ha scritto un Compendio di teologia (scarica qui) che vale la pena conoscere, dice:

“Il piacere non è cattivo in sé stesso; Dio lo permette ordinandolo ad un fine superiore, il bene onesto; se annette il piacere a certi atti buoni, lo fa per renderli più facili e attirarci così all’adempimento del dovere. Gustare moderatamente il piacere riferendolo al suo fine che è il bene morale e soprannaturale, non è male; anzi è atto buono, perché tende a fine buono, che in ultima analisi è Dio. Ma volere il piacere indipendentemente da questo fine che lo giustifica, volerlo quindi come fine in cui uno si ferma, è un disordine, perché è un andare contro l’ordine sapientissimo stabilito da Dio. E questo disordine ne trae seco un altro: quando si opera per il piacere, si è esposti ad amarlo con eccesso, perché non si è più guidati dal fine che impone dei limiti a questa smodata sete del piacere che tutti ci punge… (..) Il rimedio a un sì gran male è la mortificazione dei sensuali diletti; perché, dice S. Paolo: “Quelli che sono di Cristo, crocifiggono la carne con i suoi vizi e le sue cupidigie: Qui sunt Christi, carnem suam crucifixerunt cum vitiis et concupiscentiis”[Gal.5,24]. Ora crocifiggere la carne, significa legare, infrenare, soffocare internamente tutti gli impuri e sregolati desideri che sentiamo nella nostra carne; significa pure mortificare i sensi esterni che ci mettono in comunicazione con gli oggetti del di fuori ed eccitano in noi pericolosi desideri. Il motivo fondamentale che ci obbliga a praticare questa mortificazione sono le promesse battesimali…”.


IPSE DIXIT

«Il cristiano moderno sente l’obbligo professionale di mostrarsi affabile e allegro, di sfoggiare un benevolo sorriso a trentadue denti, di ostentare cordialità ossequiosa per convincere il miscredente che il cristianesimo non è religione “ombrosa”, dottrina “pessimista”, morale “ascetica”. Il cristiano progressista ci stringe forte la mano con ampio sorriso elettorale» (Nicolás Gómez Dávila, 1913-1994, Tra poche parole)

3 pensieri riguardo “La “teologia tisica” del vescovo Tisi

  1. E’ evidente che qui si vuole eliminare il sacrificio della santa Croce! Condivido che siamo davanti a vescovi più ignoranti che eretici, il che non giustifica la tristezza di queste prediche fangose. Certo che i giovani si sono sentiti bene, come dice il giornalista, perché nessuno ha detto loro che la vita è una valle di lacrime e che Gesù la festa vera la fa dopo la morte in Croce, dopo la salita del Calvario, dopo aver sudato sangue nel Getsemani dove, per altro, rimprovera amabilmente i suoi perchè dormivano, mentre Lui era in preda all’angoscia per ciò che lo attendeva e per i nostri peccati!
    Come sono tornati a casa questi giovani? Con quale animo? Quello che è tutto un gioco, tutta una festa a prescindere dalla conversione, mentre questa è il primo tassello per partecipare, poi, dopo la morte, alla vera festa. La vera gioia che Gesù ha vissuto era vedere gli uomini convertirsi, le lacrime di gioia della Maddalena dopo la conversione, vedere i suoi che si preparavano a morire per Lui e dopo che Lui diede l’esempio. La vera gioia e la vera festa è quella dei Martiri che cantavano inni mentre venivano crocifissi o venivano sbranati dai leoni nel Colosseo, ieri come oggi, i martiri di oggi che vengono uccisi mentre stanno in Chiesa a pregare e non a fare festaiole.
    Che Dio perdoni questi vescovi sciagurati che stanno traviando il gregge!

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  2. Se i ragazzi che hanno subìto la predicazione del vescovo Tisi (nel nome un destino) l’avessero preso incautamente sul serio, si sentiranno non solo autorizzati ma addirittura incoraggiati a stare in borderline: piercing, tatuaggi e, se tanto mi dà tanto, anche sbevazzate, sfrenataggini e sballi di ogni tipo.
    Gesù non amava forse le persone ballanti e sballanti? “L’ha detto il vescovo!”
    Qual è il motivo di sviare gravemente i ragazzi, per di più mentendo spudoratamente?

    Si capisce ovviamente che il pesce puzza dalla testa. E si capisce anche che, per certa gente, il “Parigi val bene una messa!” è la frase totem e la stella polare del loro vivere (anche perché, detto chiaramente, ci sono squadre di personaggi che si chiedono e si rispondono: “Se non ora, quando??”)
    Ma un sussulto di vergogna davanti alla Croce di Nostro Signore, MAI ?

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  3. …. ritengo che bisogna sempre fare distinzione tra ciò che il Papa dice e ciò che NON dice 😉 certo è che il suo tacere, vedi per esempio le affermazioni di Galantino, mai corrette pubblicamente, tacere sulle corbellerie che dicono i vescovi citando le sue parole, o strumentalizzandole, produce poi quello SCANDALO e quella confusione che stiamo purtroppo subendo!
    In quanto CATECHISTA, essendo che mons. Tisi ci ha messi in mezzo, posso solo dire che forse è lui è ad aver avuto esperienze negative perchè a me NON risulta affatto l’aver predicato, INSEGNATO, un Gesù “triste”….. e si che l’ho fatto per ben 28 anni e in nove diocesi diverse, in 9 regioni italiane 🙂 MAI ho sentito di un Cristo “triste”…. la GIOIA dei ben oltre 400 bambini che ho guidato e accompagnato alla Prima Comunione in tutti questi anni (e per i quali prego sempre per loro), erano FELICI, e sapevano di andare ad INCONTRARE LA FELICITA’ INCARNATA….. ma senza dubbio a certe condizioni!
    Nel discorsetto acquoso di mons. Tisi manca LA CONDIZIONE…. la condizione per essere davvero festosi e non festaioli!
    La “tristezza di Gesù” è legata alla nostra condizione di PECCATO…. non già di “peccatori” che tutti lo siamo e che è venuto, con gioia, a liberarci proprio da questo…. se noi rimaniamo nel peccato Gesù E’ TRISTE e non potrebbe essere diversamente visto che è finito sulla Croce per salvarci, e per renderci veramente felici! Questo la Chiesa e i Santi hanno sempre predicato e basta leggere san Filippo Neri o un san Giovanni Bosco per comprendere il vero concetto di gioia e felicità 😉

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