“Umanizzazione” dell’Eucaristia e la zuppa di mons. Zuppi

La mensa dei poveri nella cattedrale bolognese di San Petronio? Zuppa più succulenta per i nemici della Chiesa, per i nemici della Eucaristia, non poteva farsi, mons. Zuppi vince sicuramente il titolo di miglior Chef dell’anno, soprattutto per aver usato l’ingrediente più prelibato: l’umanizzazione dell’Eucaristia, al demonio non si poteva fare piatto più succulento di questo.

L’arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, ha risposto alle polemiche: “Quello che è successo non significa desacralizzare anzi ci aiuta a capire ancora meglio e a sentire ancora più umana l’Eucarestia”, leggere qui la fonte originale.

Zuppa più succulenta per i nemici della Chiesa, per i nemici della Eucaristia, non poteva farsi, mons. Zuppi vince sicuramente il titolo di miglior Chef dell’anno, soprattutto per aver usato l’ingrediente più prelibato: l’umanizzazione dell’Eucaristia, al demonio non si poteva fare piatto più succulento di questo.

Qui non c’è solo lo scandalo al “piccolo gregge”, ma ci troviamo proprio davanti ad una pastura avvelenata con modernismo puro, un cibo assolutamente a-cattolico, basta studiare tutti i riferimenti del Catechismo a riguardo di che cosa è l’Eucaristia: “sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura…. nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua… mediante la celebrazione eucaristica, ci uniamo già alla liturgia del cielo e anticipiamo la vita eterna, quando Dio sarà tutto in tutti…”, per capire che mons. Zuppi l’ha sparata davvero grossa.

Cosa c’è di “umano” infatti nell’Eucaristia? Gesù, semmai, “volle lasciare alla Chiesa, sua amata Sposa, un sacrificio visibile (come esige l’umana natura), con cui venisse significato quello cruento che avrebbe offerto una volta per tutte sulla croce, prolungandone la memoria fino alla fine del mondo, e applicando la sua efficacia salvifica.. (..) Il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio: Si tratta infatti di una sola e identica vittima … E poiché in questo divino sacrificio, che si compie nella Messa, è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo, che “si offrì una sola volta in modo cruento” sull’altare della croce, […] questo sacrificio [è] veramente propiziatorio.. ” (nn.1366 e 1367), non che l’Eucaristia sia perciò “più umana e più da umanizzare”!

Ci viene un tremendo sospetto: ma non sarà che si vuole eliminare il MISTERO EUCARISTICO protestantizzandone la dottrina e renderlo così più umano, più accomodante, più facile da gestire anche per l’ammissione al Sacramento stesso?

«Che in questo sacramento sia presente il vero Corpo e il vero Sangue di Cristo, come dice san Tommaso, “non si può apprendere coi sensi, ma con la sola fede, la quale si appoggia all’autorità di Dio. Per questo, commentando il passo di san Luca 22,19: Questo è il mio Corpo che viene dato per voi, san Cirillo dice: Non mettere in dubbio se questo sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore: perché essendo egli la verità, non mentisce”… Adoro te devote, latens Deitas… Ti adoro con devozione, o Dio che ti nascondi…» (n.1381).

Così spiega mons. Inos Biffi: “Non mancano oggi teologi e liturgisti che, per rendere accettabile l’Eucaristia, tendono a mostrarne la “convenienza antropologica“: il rito del banchetto è comune nelle religioni; anzi alla stessa natura umana, strutturalmente simbolica… (…) E concludono: non si fa fatica a riconoscere che l’Eucaristia rappresenta il vertice di queste esperienze e l’espressione più alta di questa simbolicità… (..) I più arditi, poi, tra questi ultimi passano all’applicazione, e, facendo bellamente il contrario di quanto aveva disposto Paolo, proprio per “umanizzare” l’eucaristia, la riconnettono con il “mangiare e bere”..(1Cor.11,22): il risultato abituale è che il “Corpo del Signore” non è più discriminato, e a essere mangiata non è più la “cena del Signore”. Occorre semplicemente rovesciare il metodo: non è la “cena del Signore” che deve essere letta alla luce delle altre cene, ma sono semmai le altre cene che devono essere ultimamente comprese nel riflesso di quella del Signore. Se è vero che il “linguaggio” dell’Eucaristia ha una sua connivenza con la convivialità non originariamente cristiana e che esso non è estraneo alle risorse della simbolicità antropologica conviviale, l’originalità e l’inattendibilità del contenuto sono assolute e totali. E’ fatale che chi lo dimentichi risolva “naturalmente” l’Eucaristia e giunga a un esito obiettivamente gnostico.”(1)

Siamo sempre lì: l’antropologia, l’umanesimo, la nuova gnosi nell’eresia dei gesuiti Pierre Teilhard de Chardin e di Karl Rahner… nell’eresia del capo dei gesuiti di oggi Arturo Sosa, come spiega bene qui mons. Livi, nell’eresia del Modernismo denunciato da San Pio X che sta arrivando laddove la si voleva far giungere, nel cuore della Chiesa, perché è questo il Cuore della Chiesa, l’Eucaristia. Le parole di mons. Zuppi sono gravissime e il “piccolo gregge” farebbe bene ad indignarsi e a scandalizzarsi e a non seguirlo.

Saremo trasformati in Cristo, attraverso alcune condizioni stabilite da Lui stesso.. L’Eucaristia è il mezzo. Che fine farà quel “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me.”(Gal 2:20)? E che fine farà quel  deporre l’uomo vecchio per rivestire l’uomo nuovo, passaggio obbligatorio sancito da Gesù Cristo? La dottrina di Cristo ci spinge semmai alla DIVINIZZAZIONE, a diventare “come lui”, per questo Dio si è fatto Uomo, non è successo il contrario che un uomo o l’umanizzazione, l’essere più umani, ci fa diventare “dio”.

Ad alcuni che continuano a ripetere che Dio si è fatto uomo e per questo “l’uomo è sacro”, ricordiamo che confondono le priorità e che Dio va amato “sopra tutto e sopra tutti, sopra ogni cosa”, l’uomo viene dopo e solo in funzione a questa priorità dalla quale gli viene ogni santo diritto e la sacralità della propria vita. Lo ricorda il primo Comandamento, lo ricorda anche il Comandamento dell’Amore “amare Dio sopra ogni cosa, poi il prossimo tuo come te stesso…”, lo ricorda Gesù – Lc.14,26 – anche qui: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio e figlia più di me, non è degno di me» (Mt.10,37), o: «Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv. 12,25). Gesù insegna la radicalità, Lui si è comportato così con il Padre, umiliandosi ed offrendosi fino alla morte di croce, senza risparmiarsi, non ha vantato ne umanità e neppure divinità, ma solo il suo essere CON DIO in quanto vero uomo, e di esserGli obbediente e fedele fino al martirio.

Nessun povero, perché povero, può vantare diritti verso Dio, nessuno è superiore a Dio! «A uno Gesù disse: Seguimi! E costui rispose: Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre. Gesù gli replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu, invece, va’ e annuncia il regno di Dio”» (Lc.9,59-60). Possiamo offrire ai poveri tutti pranzi che si vuole, ma nei luoghi opportuni, senza usarli per “umanizzare” Dio e l’Eucaristia.


Note

1) mons. Inos Biffi “Il Corpo dato, il Sangue sparso, profilo di teologia eucaristica

2 pensieri riguardo ““Umanizzazione” dell’Eucaristia e la zuppa di mons. Zuppi

  1. è proprio vero che spesse volte la toppa risulta ben peggiore dello strappo 😦
    Era meglio tacere per mons. Zuppi che tra l’altro ha imposto al suo clero diocesano una scelta infelice e sacrilega.

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  2. Detto con tutto il rispetto:
    l’arcivescovo Zuppi è un ‘Francesco DOC’ (come disse qualche suo sostenitore all’epoca di Sant’Egidio) sennò – 99 su 100 – oggi non siederebbe su quella cattedra.
    Quindi questo pranzo in chiesa avrebbe dovuto essere un fatto annunciato – anche se ha preso tutti in contropiede ed è stato criticato per motivi tutt’altro che peregrini – e potrebbe essere il primo di una serie che è meglio non aggettivare per non cadere in eccessi.
    Quanto al fatto che fosse un ‘pranzo coi poveri’:
    nelle foto che sono circolate si son viste persone ben vestite e pure ben pasciute, che con le preoccupazioni dei veri poveri hanno poco da spartire (meglio per loro). Qualcuno un po’ più patito lo si vede, ma non vorrei che ormai questa ‘dei poveri e per i poveri’ stia diventando la litania d’obbligo per far passare sottogamba qualsiasi misfatto.
    Comunque, sarà un caso ma teniamo a mente, tutte queste iniziative misericordistic-pseudosociopolitic-liturgiche (per costruire ponti e abbattere muri, eh?) hanno spesso come risvolto e controcopertina uno sberleffo a Nostro Signore e a Maria Santissima.
    Questi signori credono che tutto ciò sarà senza conseguenze?

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