Papa Francesco in nome della fratellanza, propone una Chiesa col Dio di Abramo senza il Cristo?

“Io vengo” grida il Cavaliere dal Bianco Cavallo, “vengo a portare veramente la Pace, ma una pace che il mondo non può neppure immaginare; una pace costruita sulle eterne fondamenta di Dio stesso, non sulle sabbie mobili del consenso umano”. E finché non sarà apparsa questa Visione, ci saranno le guerre; fino a che non scenderà veramente la Pace di Dio (che è la conversione al Cristo-Dio) e non sarà accettata, fino a quel momento, “i Miei Abiti saranno chiazzati di Sangue e dalla Mia Bocca verrà fuori non la pace, ma una spada a due tagli”. (Padre Benson: i paradossi della Chiesa Cattolica)

La domanda nel titolo è d’obbligo, è obbligatoria perché – il Papa in Iraq – pur esponendo ed esprimendo concetti abramitici corretti, nel suo Discorso interreligioso vedi qui, ha “dimenticato” di parlare di Gesù il Cristo e nella presunta Preghiera “dei figli” di Abramo non possiamo non chiederci: ha “dimenticato” forse che “nulla possiamo senza il Cristo e che nessuno accede al Padre se non per mezzo suo“….?

Quando gli Apostoli chiesero a Gesù di insegnare loro a pregare, forse che gli Ebrei non avessero già un bell’indice di preghiere salmodiche da fare ogni giorno a Dio? Ma Gesù insegna una Preghiera davvero universale che contiene tutta la più essenziale teologia: il Pater Noster… con una motivazione importante: Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non indurci alla tentazione”». – nei due vangeli di Luca 11,2-4 e Matteo 6,9-13: Voi dunque pregate così: / «Padre nostro che sei nei cieli, / sia santificato il tuo nome; / venga il tuo regno;/ sia fatta la tua volontà, / come in cielo così in terra. / Dacci oggi il nostro pane quotidiano, / e rimetti a noi i nostri debiti / come noi li rimettiamo ai nostri debitori,/ e non indurci alla tentazione,/ ma liberaci dal male».

Padre Robert Hugh Benson (sì, lui che convertitosi al cattolicesimo scrisse il famoso “Padrone del mondo” sulla figura dell’Anticristo), nel 1923 scrisse un breve testo intitolato: I PARADOSSI DEL CATTOLICESIMO che Papa Pio XI accolse con grande interesse dandogli il suo personale imprimitaur per la sua diffusione. Il Cristianesimo, ed in particolare il Cattolicesimo dopo l’avvento del protestantesimo, è un insieme di paradossi, è segno di CONTRADDIZIONE nel mondo, spiega Padre Benson, è sale che brucia sulle ferite (spesso per disinfettarle) dell’umanità che rifiuta IL CRISTO… Alla Chiesa Cattolica si accusa di tutto e spesso con ragione, sottolinea Benson, si denunciano contraddizioni tra la Chiesa che invoca la Pace e certi uomini di Chiesa che hanno abusato della Fede della Chiesa per commettere atti indegni vero gli uomini di ogni tempo. Benson non nega i fatti storici accaduti e li elenca con tutta onestà… tuttavia dedica un paragrafo sul vero significato DELLA PACE che è, di fatto, un altro di quei paradossi che riscontriamo nei Vangeli e nella vita stessa della Chiesa in ogni tempo: la vera Pace è il Cristo-Dio incarnato, se la Chiesa abbandonasse questa Pace che è l’annunciare il Cristo-Dio, cadrebbe nell’alto tradimento a Dio. La Chiesa non ha un dio “anonimo”, generico o addirittura fermo al “Dio di Abramo…”, Egli si è RIVELATO e la Chiesa è la prima testimone, costituita dal Cristo per essere TESTIMONE fino ai confini della terra: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra» (At.1.6-8)

Scrive Benson:

– “Bisogna dire che l’obiettivo principale di tutte le religioni del mondo degne di questo nome è sempre stato quello di promuovere e stabilire la pace tra gli uomini. In modo superiore alle altre è stato fin dai primi tempi anche l’obiettivo del Cristianesimo. Il maggiore fra i suoi Profeti, nel preannunziare l’opera del Divino Fondatore descrisse un quadro della Natura che, all’apparire del Principe della Pace, avrebbe riacquistata la perduta armonia: i contrasti fra gli uomini sarebbero cessati; il leone e l’agnello, il leopardo e il capretto, tutti gli animali avrebbero vissuto insieme in amicizia. Successivamente ci fu il Messaggio della Pace che gli angeli proclamarono sulla grotta di Betlemme; ci fu il Dono della Pace che Cristo promise ai Suoi discepoli; ci fu la Pace di Dio che supera ogni conoscenza, che il maggiore degli Apostoli raccomandò ai nuovi convertiti. Possiamo allora dire che la pace fa parte della stessa essenza del Cristianesimo, e la suprema benedizione discende sugli operatori di pace che saranno chiamati figli di Dio. Eppure, se ci rivolgiamo al Cattolicesimo, siamo costretti a vedere in esso non un elemento di aggregazione, ma di disgregazione, non la figlia della pace, ma la madre delle discordie…”

– “Se dalla Vita della Chiesa Cattolica passiamo a considerare quella di Gesù Cristo, in un primo momento abbiamo l’impressione, in verità, che l’accusa che ci viene rivolta sia giustificata. Non possiamo smentire le accuse dei nostri critici: ognuna di quelle testimonianze storiche è vera; è certamente vero che il Cattolicesimo è stato occasione di spargimento di sangue ben più di quanto non lo siano state l’ambizione e la gelosia umane. Ed è vero anche che Gesù Cristo pronunciò quella benedizione sugli operatori di pace; che ingiunse ai suoi seguaci di aspirare alla pace; e che, nel momento più alto della sua glorificazione, diede loro quella Pace che solo Lui poteva concedere.

   Però, se guardiamo più da vicino, troviamo che il caso non è così semplice. Perché, innanzi tutto, quale fu l’effetto diretto e immediato della Vita e della Personalità di Gesù Cristo sulla società nella quale visse, se non la produzione degli stessi dissensi, dello stesso spargimento di sangue, delle stesse miserie di cui si fa colpa alla Sua Chiesa? Fu proprio per questo che fu consegnato nelle mani di Pilato: «Egli eccita il popolo. Egli pretende di essere Re. Egli è un demagogo polemico, un cittadino sleale, un pericolo per la Pace Romana».

   Né in verità mancano i pretesti a sostegno di queste accuse. Non era certo il linguaggio di un pacifista moderno, del moderno “Cristiano” tollerante, che veniva fuori dalle Divine labbra di Gesù Cristo: “Andate a dire a quella volpe”, esclamava riferendosi al governatore del Suo popolo. “Voi sepolcri imbiancati, pieni di ossa di morti! Voi, vipere! Voi, ipocriti!”: questo era il linguaggio che usava rivolgendosi ai rappresentanti della religione d’Israele. È per caso lo stesso linguaggio che viene usato oggi tra i maggiori esponenti del pensiero religioso? Sarebbe tollerato oggi un linguaggio come questo dai pulpiti dei pacifisti Cristiani, anche solo per un istante? È possibile immaginare discorsi più infiammabili, sentimenti più “anticristiani” (come verrebbero definiti oggi) di questi che furono espressi dallo stesso Divino Fondatore del Cristianesimo?

E che dire della scena stupefacente nella corte del tempio, quando Egli rovesciò i banchi dei cambiavalute? Il significato, poi, di queste parole e di questi sistemi, è piuttosto esplicito: “Non prendete abbagli” grida ai pacifisti moderni che pretendono di essere i soli a rappresentarlo, “Non prendete abbagli. Io non son venuto a portare pace ad ogni costo: vi sono cose assai peggiori della guerra e dello spargimento di sangue. Io sono venuto non a portare la pace ma la spada, sono venuto a dividere le famiglie, non ad unirle, a frantumare i regni, non a consolidarli; sono venuto a mettere la madre contro la figlia e la figlia contro la madre; non sono venuto a stabilire la tolleranza universale, ma la Verità universale”.

   Come possiamo risolvere, allora, questo Paradosso? In che senso è possibile che il significato della Personalità del Principe della Pace, e conseguentemente il significato della Sua Chiesa, a dispetto della loro pretesa di essere amici della pace sarebbe invece non la pace ma la spada?

   – Rispondiamo a queste domande.

   – La Chiesa Cattolica è una Società Umana formata da esseri umani, che dipende, sotto l’aspetto umano, da circostanze umane; che può essere assalita, indebolita, disarmata da nemici umani. È situata all’interno della società umana ed è con questa che ha a che fare ogni giorno.

   Se essa non fosse umana; cioè, se fosse una società puramente Divina, una città situata nell’alto dei cieli, un ideale distante nel tempo e nello spazio verso il quale tenda l’umanità, non ci sarebbe alcun motivo di scontro. Essa non verrebbe mai a contatto diretto con le passioni e i contrasti degli uomini. Potrebbe anche sospendere, in certe occasioni, le sue Norme di Perfezione e la chiamata ad una vita più elevata, se non fosse che questi sono i princìpi vitali e concreti per i quali essa è nata e si è diffusa tra gli uomini.

   Così come non ci sarebbero conflitti se essa fosse una società puramente umana. Se fosse semplicemente il prodotto di un processo di elevazione morale avviato dal basso, la risultante della più squisita concezione religiosa del mondo, la più eminente rappresentante del massimo livello di preparazione spirituale, potrebbe ugualmente venire a compromessi, sospendere quelle Norme e restarsene in silenzio.

   Ma essa è al tempo stesso Umana e Divina, e la sua conflittualità è indubbia e inevitabile in quanto la Chiesa risiede fra i regni di questa terra che sono, almeno ai nostri giorni, costituiti su basi esclusivamente umane. Gli uomini di Stato e i re, ai nostri giorni, non fondano la loro politica su concetti soprannaturali. Il loro obbiettivo è di governare i popoli, promuovere la pace e la solidarietà al loro interno e di scendere in guerra se fosse necessario per la sicurezza dello Stato; tutto ciò in base a criteri esclusivamente naturali. Il commercio, la finanza, l’agricoltura, l’istruzione orientata alla conoscenza delle cose di questo mondo, le scienze, le arti, l’esplorazione: tutte le attività umane in genere, nei loro aspetti esclusivamente naturali, sono i settori d’interesse di quasi tutti i moderni uomini di Stato. Quando sono nelle loro vesti ufficiali essi si dichiarano né a favore né contro la religione: “La religione è una faccenda privata e il governo ne resta al di fuori”, essi dicono; o in ogni caso devono esprimersi in questi termini, anche quando non lo pensano.

   Ed è per abitare in questo tipo di mondo, in questo modello di società umana che la Chiesa Cattolica è stata costituita dal Suo Fondatore, il Cristo-Dio. Anch’essa è un regno che, anche se non di questo mondo, risiede tuttavia in esso.

   – La Chiesa Cattolica è anche Divina. Il suo messaggio contiene, occorre dirlo, verità soprannaturali rivelate direttamente da Dio; la sua costituzione è soprannaturale e soprannaturali sono le basi su cui poggia. Essa non è organizzata come se la realtà fosse racchiusa tutta in questo mondo. Al contrario: essa mette il regno di Dio (portato da Gesù il Cristo) indiscutibilmente al primo posto e il regno terreno al secondo; la Pace di Dio al primo e la concordia umana al secondo.

   Perciò, ogni qualvolta i suoi princìpi soprannaturali vengono in conflitto con i princìpi naturali, essa è costretta a divenire motivo di discordia. La sua legge sul matrimonio – per limitarci ad un esempio – è in conflitto con quelle vigenti nella maggior parte degli Stati moderni, ed è di nessuna utilità cercare di convincerla a modificare i suoi princìpi: sarebbe come chiederle di cessare di essere soprannaturale, di cessare di essere se stessa. Come potrebbe modificare quello che ritiene essere il suo Messaggio Divino?

   Ancora, poiché la Chiesa Cattolica è organizzata su basi soprannaturali, vi sono elementi soprannaturali nella sua stessa costituzione (CRISTIANA, appunto) che, al pari dei dogmi, non possono assolutamente essere modificati.

   Coraggio dunque! Noi desideriamo la pace sopra ogni cosa, ma – dobbiamo specificare – la Pace di Dio, non quella pace che il mondo, dal momento che può dare, può anche ritogliere; non la pace che dipende dall’armonia della natura con la natura, ma quella della natura con la grazia.

   Pertanto, fino a quando il mondo sarà diviso nella sua fede; e il mondo, o una contrada, una famiglia o anche una singola persona, agirà in questa discordanza dei princìpi naturali e divini, la religione Cattolica, che è soprannaturale, porterà non la pace ma la spada. E questo avverrà fino alla fine del mondo, fino alla catastrofe di Armageddon che lo distruggerà definitivamente.

   “Io vengo” grida il Cavaliere dal Bianco Cavallo, “vengo a portare veramente la Pace, ma una pace che il mondo non può neppure immaginare; una pace costruita sulle eterne fondamenta di Dio stesso, non sulle sabbie mobili del consenso umano”. E finché non sarà apparsa questa Visione, ci saranno le guerre; fino a che non scenderà veramente la Pace di Dio (che è la conversione al Cristo-Dio) e non sarà accettata, fino a quel momento, “i Miei Abiti saranno chiazzati di Sangue e dalla Mia Bocca verrà fuori non la pace, ma una spada a due tagli”.

(con Imprimatur dal Vaticano del 13 aprile 1923)


AGGIORNAMENTO DI STEFANO FONTANA CHE CONDIVIDIAMO

L’equivoco interreligioso dei “Figli di Abramo”

Va bene invitare a collaborare le tre religioni per lo sviluppo e la pace, ma non si può far diventare quella dei Figli di Abramo una nuova religione. Ma è proprio il rischio che si corre con l’approccio di papa Francesco ieri a Ur. 

Si sapeva, e si sa, che il viaggio di papa Francesco in Iraq sarebbe stato, ed è, irto di pericoli. Molti i temi controversi, molte le lacerazioni ancora vive, molti gli interessi politici e religiosi in gioco. Si sapeva e si sa, quindi, che i suoi interventi avrebbero dovuto tenere conto di una situazione delicata, dai nervi scoperti ed esplosiva. Su alcuni argomenti sarebbe stato meglio tacere, su altri adoperare le parole più adatte, su altri ancora solo accennare e, infine, di altri parlare chiaro o addirittura molto chiaro. Non c’è alcun dubbio che si tratti di un viaggio molto “politico”. Non stupisce, quindi che a giudizio di qualcuno su alcuni argomenti si sarebbe potuto dire meglio e, a giudizio di altri, che invece il papa ha fatto bene a parlare come ha parlato.

Precisato che le attese su questo viaggio devono, per i motivi appena ricordati, essere con realismo adattate alla situazione concreta, rimane però aperto un problema, connesso sì con il viaggio in Iraq ma dotato di una sua rilevanza ben superiore. Un tema su cui questa visita influirà moltissimo anche in futuro. Mi riferisco al dialogo interreligioso.

In una situazione complessa come è quella dell’Iraq, si comprende la necessità di parlare di collaborazione e, soprattutto, di collaborazione tra le religioni, con particolare riferimento alla cristiana, ebraica e musulmana. In un clima esplosivo come quello iracheno bisogna spargere acqua, non accendere nuove fiamme. Si può comprendere allora che il Papa si sia presentato come messaggero di pace e di convivenza fraterna, cercando di spegnere le tensioni e gli odi e seminando speranza.
Bisogna però anche chiedersi se un simile discorso di pace e collaborazione debba spingersi fino a eliminare la distinzione tra le tre religioni e a indicare la via del dialogo interreligioso secondo modalità discutibili. Se la situazione dell’Iraq ha bisogno della collaborazione sul piano umano e sociale delle tre religioni più rappresentate e più rappresentative, ciò nulla c’entra con una presentazione uniformante delle tre religioni come se fossero una sola: “la religione dei Figli di Abramo”.

In questi giorni della visita in Iraq, e soprattutto ieri nella Piana di Ur, è avvenuto invece proprio questo passaggio, dando l’impressione di aver voluto forzare, premendo l’acceleratore su un tema, quello dell’unità delle religioni abramitiche, mentre il Paese aveva solo bisogno di collaborazione sul piano umano per la ricostruzione.

Detta in termini più sintetici: chi vive in Iraq – e soprattutto i fedeli delle tre religioni cristiana, ebraica e musulmana – può collaborare per la pace, l’ordine, lo sviluppo anche senza pregare insieme come “Figli di Abramo” lo stesso Dio. Ma appunto questo papa Francesco ha proposto alla fine del suo discorso nella Piana di Ur, una preghiera da pregare insieme in quanto tutti figli di Abramo. Questo salto non richiesto va oltre la necessità della convivenza pacifica e dalla situazione irachena sembra prendere l’occasione per mirare ad altro.

L’espressione “Figli di Abramo”, come del resto quella sulle “religioni del Libro”, sono prive di contenuto, sono solo delle figure retoriche. Le tre religioni in parola hanno tre visioni ben diverse di Abramo, come le hanno del Libro. E questo accade perché sono tre religioni profondamente diverse, e non in semplici dettagli. Papa Francesco ha giustamente lodato la convivenza nell’Iraq delle tre religioni prima dei recenti tragici eventi, ma quella convivenza era appunto tra religioni diverse che per convivere non hanno bisogno di diventare un’unica religione, come l’espressione “Figli di Abramo” e la preghiera stilata dal Papa fanno pensare.

Nel discorso nella Piana di Ur, Francesco ha detto che “se vogliamo custodire la fraternità, non possiamo perdere di vista il Cielo”. È vero che “l’uomo non è onnipotente”, che “da solo non ce la può fare” e che “se estromette Dio, finisce per adorare le cose terrene”, ma questo riferimento al Cielo, espresso in modo tale che vada bene per tutti, è vuoto, senza volto, generico e quindi insignificante. La visione di chi abita il Cielo è per le tre confessioni molto diversa ed anche i precetti dell’amore e della fratellanza, che Francesco attribuisce alla “vera religiosità” dei Figli di Abramo, pure differiscono alquanto tra di loro.

Già la collaborazione sul piano umano e sociale tra religioni diverse è alquanto difficile. Questo perché i temi della pace o della giustizia non sono neutri rispetto ai riferimenti ultimi di tipo religioso. Però data la situazione difficile dell’Iraq sottolineare questi aspetti sarebbe stato improvvido. Lo fece già Benedetto XVI a Regensburg e dovette pentirsene. Si può quindi accettare una proposta di accoglienza, rispetto e collaborazione contro la violenza e l’ingiustizia in Iraq. Ciò è più che sufficiente.
Perché, invece, spingere in avanti verso una inesistente unità religiosa abramitica se non per motivi che poco hanno a che fare con le difficolta dell’Iraq oggi e che forse riguardano più l’interno della Chiesa cattolica che non l’esterno e che poche possibilità hanno di essere veramente accolte dagli altri?

2 pensieri riguardo “Papa Francesco in nome della fratellanza, propone una Chiesa col Dio di Abramo senza il Cristo?

  1. Carissimi, vi leggo sempre con grande piacere. Posso chiedervi una cortesia? Potete evitare di anteporre a Cristo l’articolo determinativo “il”. È una cosa fastidiosa, credetemi. “Il Cristo” richiama un concetto, un’idea (peraltro) vaga…Richiama un’idea gnostica del Figlio di Dio, della Seconda Persona della SS. Trinità! Meglio Cristo o Nostro Signore Gesù Cristo! Grazie Salvatore Maria Martino

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    1. Gentile Salvatore, nel ringraziarla per il suo contributo, dobbiamo tuttavia contraddire la sua critica.
      Dire “Il Cristo” non è affatto un anteporre qualcosa a Gesù perchè, il termine “Cristo” non è un nome di persona ma significa “unto, messia” – Gesù è il Cristo fu questa la professione di Pietro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». (Mt.16,13-20)… è perciò un corretto determinativo usare “il”, poichè si determina che Gesù è il vero ed unico Messia che si attendeva.
      Che per lei sia “meglio” non usarlo non lo discutiamo, noi stessi quando usiamo parlare di Nostro Signore “Gesù Cristo”, soprattutto a riguardo di ciò che dice ed ha fatto, non usiamo il determinativo… ma quando dobbiamo parlare di Lui è corretto sostenere come Pietro: “Tu sei IL CRISTO…” e non ne attendiamo altri, Tu sei il Messia….
      Fraterni saluti dallo Staff

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