“Ritengo che il Papa abbia scelto consapevolmente di non porli (i principi non negoziabili, ndr) al centro della sua agenda per scelta, in quanto essi sono divisivi. Bergoglio non è sicuramente immune dalla ricerca del consenso e molte volte fa il piacione, però pensa da amministratore delegato della Chiesa con le sue strategie. Ritiene che insistendo sui valori non negoziabli, che spaccano, non avvicina i lontani ben sapendo che i fedeli, dal canto loro, non andranno via. In sintesi, ritiene di scegliere strategie che mirano ad avvicinare alla Chiesa chi non crede”.

Stefano Lorenzetto (La Fede quotidiana, 19-10-2016)

«Nel pronunciare queste parole, davanti ai nostri occhi attoniti e trepidanti sembra stagliarsi Gesù stesso, imponente di quella grandiosa maestà di cui rifulge il Pantocrator nelle vostre Basiliche, Venerabili Fratelli delle Chiese Orientali, ed anche in quelle occidentali. Noi sembriamo quasi rappresentare la parte del nostro Predecessore Onorio III che adora Cristo, come è raffigurato con splendido mosaico nell’abside della Basilica di San Paolo fuori le Mura. Quel Pontefice, di proporzioni minuscole e con il corpo quasi annichilito prostrato a terra, bacia i piedi di Cristo, che, dominando con la mole gigantesca, ammantato di maestà come un regale maestro, presiede e benedice la moltitudine radunata nella Basilica, che è la Chiesa»

Beato papa Paolo VI (29 settembre 1963)

FONTE: oblatiorationabilis.blogspot.it

Ripeto, perché forse non sono stato chiaro: dice una cosa e ne fa un’altra. Con quello che dice, soddisfa i conservatori; con quello che fa i progressisti. Il messaggio complessivo è: la dottrina rimane quella, non si tocca, ma la pratica è altra cosa. Non è progressista, non è modernista come dicono Scalfari o Socci: è una specie di terza opzione, con un’idea molto bizzarra di come dottrina e pastorale stanno insieme. Ma è un modello semplicemente devastante.

F.

Pagine attualissime di Dostoevskij.

Non abbiamo forse amato noi altri l’umanità, tanto umilmente riconoscendo la sua impotenza, con tanto amore alleggerendo il suo fardello e permettendo alla debole sua natura sia pur di peccare, ma col nostro permesso? E che vuoi Tu, che in silenzio e intensamente mi guardi coi dolci occhi Tuoi? Adirati pure: non voglio, io, l’amor Tuo perché, dal canto mio, non Ti amo…”.

 

Queste sono alcune della parole che il cardinale di Siviglia, il Grande Inquisitore, rivolge a Gesù, tornato sulla terra, dopo averlo fatto imprigionare (Da Fedor Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”).