Roma locuta, causa finita est: papa Francesco difende il sigillo confessionale

Roma ha parlato, la causa è definitivamente chiusa. E’ la frase tante volte udita e che proviene dai Sermones di Sant’Agostino, riferita alle questioni sottoposte al giudizio della Curia romana o dello stesso pontefice dopo, per esempio, la condanna da parte del Papa Innocenzo I (401-417) delle dottrine perverse di Pelagio: la sentenza era decisiva, quando il Papa interveniva con la sua autorità petrina (qui la vera infallibilità) e la causa era definitivamente chiusa.

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Santità, nel Confessionale non ci si tappa la bocca

Il Confessionale è un passaggio obbligatorio per ricevere la Misericordia di Dio e il prete non è il “Padre Nostro”, è colui che, mandato dal Signore Gesù in Sua vece (non in Sua assenza, non lo sostituisce) esercita la Sua autorità di perdonare, assolvere, ma il prete non ha la palla di vetro e non conosce i nostri peccati. Ha quindi bisogno di sapere di che cosa ci accusiamo, anche per comprendere la gravità di un peccato, o se si tratta di solo peccato veniale, se è il caso di avviare un cammino, un percorso di penitenza, o se bastano piccole penitenze.

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