Per capire Papa Francesco

Quanto segue farà molto discutere e si potrebbe anche non essere d’accordo in tutto ciò che leggerete. Tuttavia è bene sottolineare come – in tutti i nostri editoriali – abbiamo spesso sottolineato come papa Francesco non stia “inventando nulla di nuovo”, al contrario, egli è frutto di quello “spirito del concilio” che i suoi Predecessori, però, pur denunciandolo come un male, non fecero nulla per condannarne gli errori… Perciò, a quanti si stracciano le vesti per ciò che sta accadendo in questo pontificato, si rammentino bene che Bergoglio non è caduto dal pero… la giusta critica non può e non deve fermarsi a questi ultimi 8 anni, ma deve percorrere una corretta analisi di giudizio sui fatti che parte da molto lontano.

Perché Bergoglio si comporta in un certo modo? Quale la logica della sua azione di governo? Quali gli obiettivi? Quali le conseguenze per la Chiesa? Per rispondere a queste domande l’ex vaticanista Aldo Maria Valli ha tradotto in italiano un articolo molto duro, ma anche esplicativo, del sito Wanderer intitolato Los huesos del papa Francisco (Gli ossi di Papa Francesco).

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Comunicatori vaticani in piena confusione. Ma a Papa Francesco piace così

Il magistero di papa Francesco non è certamente dottrinale, ma neppure è quello pastorale “inventato” dal Vaticano II. Si tratta di un “magistero” squisitamente mediatico, il cui scopo è quello di imporre i cambiamenti per prassi. Vi proponiamo un’interessante ricostruzione del vaticanista Sandro Magister.

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Per Papa Francesco tutto è negoziabile, fuorché lo “spirito” del Concilio. Però i Media giocano sporco!

Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive...” (Benedetto XVI – Lettera ai Vescovi 10.3.2009)

Sta facendo discutere – e dividere – il Discorso che il santo Padre Francesco ha fatto alla CEI, all’Ufficio Catechistico internazionale del 30.1.2021 – vedi qui il testo integrale. Premettiamo subito che il testo in sé è abbastanza accettabile per noi cattolici, ed è però anche lineare con il suo progetto di “nuova chiesa”. Questa premessa farebbe pensare subito ad un nostro ardire schizofrenico e contraddittorio poiché: se il Discorso è accettabile per noi cattolici, come lo si potrebbe accettare se pensiamo che è anche lineare con il suo progetto di una “nuova chiesa”?

E’ l’ambiguità che non solo procede da ben oltre cinquant’anni, ma è l’ambiguità che da sette anni è diventata parte integrante di questo magistero che si nasconde dietro le parole, i pensieri e l’applicazione (o l’imposizione) di “aprire le porte, aprire i processi senza chiuderli…” in nome non tanto del Concilio (come vedremo) ma dello “spirito” di quel Concilio che, però, fu ripetutamente denunciato da Giovanni Paolo II quanto da Benedetto XVI. La stessa ambiguità procede con il nuovo modo di pensare alla sinodalità della quale però parleremo in altra sede, dal momento che è necessario affrontare questo argomento con il Documento alla mano “Communionis notio“.

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Papa Francesco lancia, dicono, i “nuovi vizi capitali”: ma sono davvero nuovi?

San Giovanni ci dice: “Se qualcuno vede peccare suo fratello, se il peccato non è mortale, dovrebbe pregare Dio e lui gli darà la vita. Questo è solo per quelli il cui peccato non è mortale. Esiste una cosa come un peccato mortale, di cui non dico che dovresti pregare. Ogni trasgressione è peccato, ma c’è il peccato che non è mortale.“ (1Gv.5,16-17).

Per dirla subito e breve – Papa Francesco – non sta modificando nulla e tuttavia si presenta qualcosa di ben conosciuto alla morale cattolica, come fosse qualcosa di originale, di diverso… Il VIZIO, infatti, anche se in casi meno gravi permane in uno stadio di DIFETTO che – pur nuocendo se stessi – non provoca troppi danni agli altri, d’altra parte, se non viene combattuto, radica però delle pessime abitudini che portano ad una incapacità a fare il bene e a se stessi e agli altri, quale conseguenza nei rapporti sociali, familiari e culturali. Come leggere, allora, questa notizia?

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L’enigma del Francesco Bergoglio pensiero

L’intervista che Papa Francesco ha rilasciato al Tg5 è stata molto interessante, ma la stragrande maggioranza dei mass-media, sia cattolici che acattolici, si sono concentrati solo sul vaccino anti-covid-19. Sottoponiamo alla vostra attenzione un editoriale di Franco Angeli, il quale esamina correttamente il pensiero di Jorge Mario Begoglio.

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Che senso ha indire due Anni, quando bastava quello al Custode della Divina Famiglia?

Confessiamo che non ci ha sorpresi più di tanto l’indizione di un ulteriore Anno speciale, quale quello dedicato all’Amoris Laetitia dal 19 marzo 2021 (Solennità di san Giuseppe) al giugno 2022… ci ha sorpresi di più l’indizione dell’Anno dedicato a San Giuseppe!! Battute (vere e sincere) a parte, non possiamo trascurare una domanda fondamentale: se San Giuseppe è il Custode della Sacra Famiglia, che senso ha indire un Anno speciale nell’Anno già speciale, specificando che è dedicato ad “Amoris Laetitia”? Che un Papa si autoproclamasse a tal punto da dedicare – in forma così narcisistica – niente meno che un anno speciale ALLE SUE IDEE e al suo programma, non s’era mai visto, non era mai accaduto.

L’indizione di un “Anno speciale” è stato di recente finalizzato (negli ultimi 100 anni in cui ha avuto origine) a sviscerare quanto di più sacro c’è ed è nella santa Chiesa. L’ultimo serio è stato quello indetto da Benedetto XVI per l’Anno Sacerdotale”, vedi qui, finalizzato ad una riforma seria del Clero avendo quale modello il Santo Curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney e per il suo 150° Anniversario del “dies natalis”…. ma MAI e nessun Papa aveva usato un proprio scritto (l’esortazione apostolica in questo caso) per indire un anno speciale! Ripetiamo: che senso ha aprire un Anno dedicato a San Giuseppe e poi un altro ancora, dentro lo stesso, per sacralizzare una esortazione apostolica? Inoltre quello dedicato a San Giuseppe non è stato annunciato come avrebbe meritato, non c’è stata alcuna preparazione, nessuna anticipazione in nessun Angelus mentre, quello di AL non solo a tre mesi dal suo inizio, ma anche con un annuncio dall’Angelus, ed anche con una chiusura più allungata, oltre l’anno. San Giuseppe è Patrono della santa Chiesa Cattolica ma anche CUSTODE della Sacra Famiglia, alla quale andava semmai il riferimento dell’Anno, quale MODELLO per tutte le Famiglie cristiane e non.

Si dice che a pensare male si fa peccato, ma qualche volte ci si azzecca… e allora: ma non sarà che l’Anno a San Giuseppe è stato “consigliato” all’ultimo al Papa la cui intenzione era solo quella di indire l’Anno ad AL lasciando fuori il povero San Giuseppe con la “sua Sacra Famiglia”?? Non cerchiamo risposta, come del resto il Papa non rispose mai ai famosi “Dubia”, ma risponde oggi con questo scherzetto alla memoria del povero cardinale Caffarra… che a noi sembra una vera… bergoglionata!

Al resto lasciamo commentare al professore Stefano Fontana.

Buon Anno a tutti.

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L’altare papale inutilizzato da mesi. Simbolo del vuoto magisteriale di questo pontificato

Un grande vuoto dopo il culto della pachamama a San Pietro: l’altare papale inutilizzato da mesi.

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Il Vaticano e l’ONU insieme per promuovere la sostenibilità e l’uguaglianza di genere

L’ex segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, l’economista Jeffrey Sachs e il direttore generale dell’UNESCO sono tra i relatori del poco pubblicizzato lancio di una collaborazione tra il Vaticano e le Nazioni Unite volta a educare il mondo a stili di vita sostenibili, all’uguaglianza di genere e alla cultura della pace e della non-violenza.

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Papa Francesco ha indetto l’Anno dedicato a san Giuseppe

«Alzati, prendi con te il bambino e sua madre» (Mt 2,13), dice Dio a San Giuseppe.

Lo scopo di questa Lettera Apostolica è quello di accrescere l’amore verso questo grande Santo, per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio.

Infatti, la specifica missione dei Santi è non solo quella di concedere miracoli e grazie, ma di intercedere per noi davanti a Dio, come fecero Abramo[26] e Mosè,[27] come fa Gesù, «unico mediatore» (1 Tm 2,5), che presso Dio Padre è il nostro «avvocato» (1 Gv 2,1), «sempre vivo per intercedere in [nostro] favore» (Eb 7,25; cfr Rm 8,34).

I Santi aiutano tutti i fedeli «a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato».[28] La loro vita è una prova concreta che è possibile vivere il Vangelo.

Gesù ha detto: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29), ed essi a loro volta sono esempi di vita da imitare. San Paolo ha esplicitamente esortato: «Diventate miei imitatori!» (1 Cor 4,16).[29] San Giuseppe lo dice attraverso il suo eloquente silenzio.

Davanti all’esempio di tanti Santi e di tante Sante, Sant’Agostino si chiese: «Ciò che questi e queste hanno potuto fare, tu non lo potrai?». E così approdò alla conversione definitiva esclamando: «Tardi ti ho amato, o Bellezza tanto antica e tanto nuova!».[30]

Non resta che implorare da San Giuseppe la grazia delle grazie: la nostra conversione.

A lui rivolgiamo la nostra preghiera:

Salve, custode del Redentore,
e sposo della Vergine Maria.
A te Dio affidò il suo Figlio;
in te Maria ripose la sua fiducia;
con te Cristo diventò uomo.

O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi,
e guidaci nel cammino della vita.
Ottienici grazia, misericordia e coraggio,
e difendici da ogni male. Amen.

Roma, presso San Giovanni in Laterano, 8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione della B.V. Maria, dell’anno 2020, ottavo del mio pontificato.

Francesco


Lettera Apostolica Patris corde nel 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale Patrono della Chiesa universale (8 dicembre 2020)

Arabo  – Francese  – Inglese  – Italiano  – Latino  – Polacco  – Portoghese  – Spagnolo  – Tedesco ]

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Paolo che resiste a Pietro sì; Lutero che delegittima Pietro no!

Ci siamo espressi più volte sulla validità dell’elezione a Romano Pontefice Jorge Mario Bergoglio, che ha scelto il nome di Francesco, e dell’importanza del riconoscerlo come tale, pur non risparmiandogli le giuste critiche e le doverose resistenze, secondo il Codice di Diritto Canonico (212.3). Questa volta lasciamo la parola ad un sacerdote che, usando il nickname “Investigatore Biblico”, spiega perché non si può risolvere il problema di questo disastroso pontificato delegittimandolo, né tanto meno allontanando i fedeli dai sacramenti. Guai a chi semina zizzania dove già ce n’è!!

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