Papa Francesco alla apertura della prima SGdN: “la vita è il primo dono che ciascuno ha ricevuto…”

Se per una volta si riuscisse a non fermarsi ai Media ma ad entrare nel vivo dei testi ufficiali, forse qualcosa di buono si riuscirebbe a comprendere. Papa Francesco ha partecipato oggi al primo incontro ufficiale degli Stati Generali della Natività (SGdN), una Associazione non propriamente giovane ma, da oggi, ufficialmente, socialmente collocata che ha dato vita ad una serie di iniziative per le Famiglie avendo, quale scopo, di invertire la rotta contro la denatalità in Italia…

Condividiamo l’iniziativa e ne siamo contenti, tuttavia ci si consenta una sottolineatura importante. Ci spiace non aver sentito nessuno degli intervenuti, e neppure il Papa, parlare di ABORTO quale causa principale di questa denunciata denatalità… si è parlato solo di figli sognati e voluti e che molti non vengono concepiti perchè mancano le risorse, il lavoro, la casa… la stabilità… ma di quelli concepiti ed UCCISI, che sono a milioni… nessun cenno… Questo silenzio e questa voluta assenza fanno comprendere come ancora, la legge sull’aborto, si crede essere un diritto… mentre non è altro che quella falla che si finge di non vedere, mentre si tenta di togliere l’acqua che vi entra…. Chiarito questo aspetto non indifferente, consigliamo ora di ascoltare i tre discorsi che sono stati fatti e, a seguire, il testo scritto ed ufficiale che il Papa ha pronunciato e che, naturalmente, condividiamo…

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Che è il Papa? Il munus di Pietro adesso è di Francesco

Sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori un ottimo articolo dei giornalisti americani Robert Siscoe e John Salza (tradotto da Carlo Schena e pubblicato nel blog di Marco Tosatti) in cui si spiega — primo — perché è fuori dalla Chiesa chi nega la validità dell’elezione di Francesco e — secondo — che l’artificiosa divisione da munus e ministerium è una discussione perniciosa che non invalida la rinuncia di Benedetto XVI.

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Né romano, né burino…

Con il termine burino, in dialetto romanesco, viene designato il contadino, il campagnolo e, in senso più esteso e moderno, una persona con forma e modi da provinciale. Un’altra accezione, in senso lato, è quella di una persona rozza e volgare, che in dialetto romanesco è però definita soprattutto dal termine “coatto”. Il coatto non deve essere confuso con il “burino”…
Insomma, “secondo un’etimologia spesso attribuitale popolarmente, essa sarebbe da far risalire ad un modo con cui venivano ipoteticamente chiamati i pastori venditori di burro – per l’appunto buro secondo la dizione romanesca – in attività per le strade dell’Urbe, provenienti dalle campagne fuori città e quindi associati col passare del tempo alla figura del rozzo zoticone.
Un’ipotesi alternativa avanzata per l’origine del termine, senz’altro fondata quantomeno sulla scorta di fonti documentali che ne consentirebbero una ricostruzione etimologica meno aleatoria, sarebbe quella che invece la farebbe derivare dal termine bure, ossia al manico dell’aratro, utilizzato nei secoli addietro per indicare sineddoticamente i braccianti della Romagna, regione per svariati secoli facente parte proprio dei dominii dello Stato Pontificio, ingaggiati di frequente come lavoratori stagionali nell’Agro romano. Infatti, lo stesso telaio dell’aratro era chiamato spesso e volentieri burino nell’Italia del passato”.
Dulcis in fundus, ma chi è il vero romano? Ci vuole il bollino di romano doc. Quello spetta a pochi, pochissimi. Per essere un romano doc, si dice, bisogna essere de Roma da sette generazioni, sia da parte di madre che di padre. Sennò nulla da fare. E dunque, non è questo il genere che ci interessa per essere “romano doc”. Il senso è assai più antico di sette generazioni, è qualcosa di più spirituale e per la quale appartenenza non basta neppure il Battesimo per mezzo del quale – rigenerati – siamo membra ROMANE della Chiesa una, santa cattolica, apostolica e romana. Per essere romani doc occorre vedere e amare Roma come l’ha vista e amata Gesù Cristo.

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Papa Francesco, che difende la perresìa, da cinque anni non risponde sui Dubia di Amoris Laetitia

La parresìa (dal greco παρρησία, composto di pan (tutto) e rhema, ciò che viene detto) nel significato letterale è non solo la “libertà di dire tutto” ma anche la franchezza nell’esprimersi, dire ciò che si ritiene vero e, in certi casi, un’incontrollata e smodata propensione a parlare.

Nell’omelia della messa celebrata lunedì 13 aprile del 2015 a Santa Marta, Papa Francesco ha affrontato il tema del «coraggio cristiano» che è una «grazia che dà lo Spirito Santo». Proprio su quest’ultima parola — “franchezza” — si è soffermato il Pontefice rilevando come in quella preghiera comune si legga: «“E ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi” non di fuggire: “di proclamare con tutta franchezza la tua parola” – È la “parresìa”. I due apostoli, affermò il Papa: «dal timore sono passati alla franchezza, a dire le cose, con libertà »….

Nell’articolo precedente abbiamo letto sulle autocontraddizioni di Papa Francesco, vedi qui, ed ora vi offriamo questo editoriale del professor Roberto de Mattei: a che punto siamo con i famosi Cinque Dubia sulle ambiguità contenute in Amoris Laetitia?

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Francesco, il papa che si autocontraddice. Teoria e pratica di un pontificato non infallibile

Il vaticanista Sandro Magister elenca tutte le contraddizioni di papa Francesco, cominciate dell’inizio del pontificato e che quasi sicuramente non finiranno. Coloro che però si sorprendono di ciò, dimenticano, prima di tutto, che l’apparato e le procedure moderniste offrono a qualunque pontefice l’occasione di non difendere il Depositum fidei senza rinnegarlo ufficialmente; in secondo luogo, non ricordano che questo pontefice è gesuita e… un gesuita rimane gesuita anche da papa

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Chiunque alla Hans Küng attacca i Tre Amori bianchi non è Cattolico

Hans Küng (Sursee, 19 marzo 1928 – Tubinga, 6 aprile 2021) fu compagno di cordata, con i Progressisti modernisti, per tutte le pretese ascese verso il “progresso”, facendo sempre sentire le loro chiassate contro Roma, contro Pio IX e il Sillabo, contro Pio X, contro il Concilio di Trento e il Vaticano I. Non per nulla, la “Realites” del settembre 1963 mostrava, sulla copertina, Hans Küng come “le Theologien qui incarne l’aile avancèe de la pensèe catholique”, uno sproloquio che ha ancora vita soprattutto oggi, nel sentire l’aberrante elogio funebre fatto da un dicastero della Santa Sede, la Pontificia Accademia per la Vita, con il quale si elogia il teologo scomparso attraverso questo tweet: «scompare davvero una grande figura nella teologia dell’ultimo secolo, le cui idee e analisi devono fare sempre riflettere la Chiesa, le Chiese, la società, la cultura». Certo che ci vuole un bel coraggio per affermare ciò che Küng non è stato: “un grande…” e soprattutto per “la cultura” dal momento che era per l’eutanasia… essendo stato assai critico (come Papa Francesco del resto) sui “principi non negoziabili” affermati e ribaditi magistralmente da Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Se la Chiesa dovesse davvero riflettere su Küng quale “grande”, perché allora non cominciare dalle sue dichiarazioni di rottura sull’eutanasia? I suoi ammiratori ed epigoni, infatti, si sono sempre appoggiati a lui per avallare anche le loro più o meno ambigue proposizioni e tesi, non certo immuni dai pericoli per la Fede!

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Lo strano Giovedì Santo in cui l’OR commemora Giuda, adulterando la sua fine…

PREMESSA: Santità, forse è meglio imparare dai veri santi…

  1. Giuda non è stato dannato fin dal principio. Il Signore lo aveva chiamato ad un’altissima dignità. Si è perso, pur stando accanto al Signore, per la bramosia delle ricchezze. Il Signore gli aveva dato fiducia e l’aveva incaricato di tenere la cassa. Ma Giuda vi rubava, come ricorda San Giovanni quando in riferimento a Giuda scrive: “Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro” (Gv 12,6).
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Chi è il Papa? Mons. Viganò: Questa polemica fa solo altro danno

Carissimi lettori, riguardo la polemica su chi è il Papa, riportiamo solo questa parte di un’intervista che mons. Carlo Maria Viganò ha rilasciato ad Aldo Maria Valli e che condividiamo. L’Arcivescovo, pur ribadendo i dubbi sollevati da molti, afferma che questa polemica non porta da nessuna parte e fa solo danno alla Chiesa. Confermando così ciò che noi sosteniamo da sempre: il papa è Francesco e lo dobbiamo sopportare… 😦 E lui deve sopportare noi! 😉

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Messe private proibite in San Pietro, il card. Zen: “Sono pronto a mettermi in ginocchio davanti a Santa Marta fino a che il Santo Padre farà ritirare quell’editto”

Abituato a lottare contro il feroce regime comunista cinese, il cardinale Zen non si tira mai indietro quando c’è da combattere una battaglia giusta.

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Caro Papa Francesco: sua madre non sarà certo Corredentrice, ma la Madre di Gesù sì, lo è!

Perché tanto accanimento contro il termine Corredentrice?

A quanto pare la lingua batte dove il dente duole… Non possiamo non domandarci quale concetto abbia, Bergoglio in quanto uomo e figlio egli stesso, della “madre, la mamma”… la sua, è certo (come le nostre mamme del resto), non hanno un ruolo redentivo, eppure possono aiutarci a salvarci; ma la Madre di Dio ha una marcia in più delle nostre mamme, non solo può aiutarci, ma può anche salvarci per i meriti del Figlio a Lei consegnati. Sul volo aereo da Manila nel 2015, Papa Francesco esordì con una forte espressione contro coloro che offendono la fede altrui, ed affermò: “se uno offende mia madre, gli do un pugno…”. E allora, caro Papa Francesco, vediamo di schiarirci le idee….

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