Quella resistenza cattolica che a Bergoglio proprio non piace….

“Chi possiede la vera Dottrina se non il Vangelo e il Catechismo stesso?”

Il concetto di “Resistenza” – in questi ultimi tempi – nasce a riguardo di quanto sta accadendo da parte di molti Vescovi contro la dottrina bimillenaria della Chiesa e il n. 1650 del Catechismo della Chiesa Cattolica, che recita così:

1650 Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo («Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio»: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza.

A parlare di questa forma da adottare – la resistenza – contro chiunque “predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato” (Gal.1,6-10) è stato soprattutto il compianto cardinale Caffarra che, in difesa della sana dottrina il 25 maggio 2016, disse chiaramente che, a un fedele cattolico confuso sulla dottrina del matrimonio: “Io semplicemente gli direi: Leggi e rifletti sul Catechismo della dottrina cattolica, ai numeri 1601-1666. E quando senti dei discorsi sul matrimonio – anche da parte di preti, vescovi, cardinali – e tu verifichi che non sono in conformità con il Catechismo, non dare ascolto ad essi. Sono dei ciechi che guidano dei ciechi”, vedi qui, qui per l’intervista integrale, qui invece, l’intervista originale in inglese.

Che cosa è accaduto? Che papa Francesco, nel solito “a porte chiuse”, con i suoi confratelli in armi in Cile il 16 gennaio u.s., ha dato libero sfogo al suo legittimo pensiero e, supinamente, la Civiltà Cattolica – vedi qui – ha riportato il “familiare discorso”, ossia quel “NON PARLARE ALLE SPALLE” che tanto si predica poi altrove. Noterete infatti che tra le domande e risposte non c’è alcun riferimento alla propria anima, alla conversione, alla predicazione, alla missione della Chiesa, alla salvezza delle Anime… ma tutto ruota attorno “a Bergoglio”, alla sua persona, alla sua personalità, AL LORO PROGETTO DI CHIESA. Insomma, si è parlato “contro altri che non la pensano come lui”…

E che cosa è stato detto? Che intanto molti giornali hanno riportato frasi distorte e false…. la frase contestata integralmente è la seguente:

“Tu mi hai domandato delle resistenze, e non posso negare che ce ne siano, dunque. Le vedo e le conosco. Ci sono le resistenze dottrinali, che voi conoscete meglio di me. Per salute mentale io non leggo i siti internet di questa cosiddetta «resistenza». So chi sono, conosco i gruppi, ma non li leggo, semplicemente per mia salute mentale. Se c’è qualcosa di molto serio, me ne informano perché io lo sappia. Voi li conoscete… È un dispiacere, ma bisogna andare avanti. Gli storici dicono che ci vuole un secolo prima che un Concilio metta radici. Siamo a metà strada…”.

Evidenziamo subito una contraddizione in termini: se sa chi sono e li conosce, è evidente che non basta chi “lo informa” ma che qualcosa ha letto, altrimenti come fa “a conoscerli” solo attraverso chi “lo informa”?

RESISTENZE DOTTRINALI ????? La “resistenza DOTTRINALE” è una colpa?? Ma stiamo scherzando, vero??!!

E poi, “resistenza” a chi e a che cosa? E’ evidente che papa Francesco ce l’ha con chi resiste al fatto che Amoris Laetitia NON modifichi la dottrina sul Matrimonio e sulla recezione dell’Eucaristia in stato di adulterio…. e concubinato! “Voi li conoscete” e sì che i gesuiti li conoscono bene!! Frecciatina ai 4 cardinali dei “Dubia”, il fatto stesso che Caffarra sia morto senza essere stato ricevuto dal Papa, la dice lunga sul comportamento di Bergoglio nei confronti di coloro “che ben conosce” e che gli fanno resistenza.

Ma il Papa afferma ancora: “Quando percepisco resistenze, cerco di dialogare, quando il dialogo è possibile; ma alcune resistenze vengono da persone che credono di possedere la vera dottrina e ti accusano di essere eretico. Quando in queste persone, per quel che dicono o scrivono, non trovo bontà spirituale, io semplicemente prego per loro. Provo dispiacere, ma non mi soffermo su questo sentimento per igiene mentale….”

Evidenziamo un’altra contraddizione: quando, dove e con chi – Bergoglio – ha cercato di DIALOGARE? MAI e con nessuno di quelli che davvero lo amano!! L’unica RESISTENZA e’ venuta proprio da lui che si è subito rifiutato non solo di rispondere ai “Dubia”, ma si è rifiutato di ricevere i 4 cardinali che gli avevano chiesto udienza. Caffarra ci aveva provato fino alla fine.

E chi “possiede la vera dottrina” se non il Vangelo e il Catechismo stesso? Quindi Bergoglio è a conoscenza che c’è chi lo accusa di “eresia”, ma invece di trovare la strada del dialogo, egli chiude la porta affermando che “non vi è in loro bontà spirituale”e mica lo ha mai detto ai diretti interessati, no! si è servito dell’intervista tra confratelli – a porte chiuse – ben sapendo che poi sarebbe stata pubblicata. E di nuovo, per la sua “igiene mentale”, non risponde.

Bergoglio NON si confronta MAI con chi davvero lo ama, ma gli piace intrattenersi con chi lo adula. Cerca adoratori, non fratelli! Quanti son liberi dal prosciutto sugli occhi, potranno veder bene PIETRO E PAOLO con “Caffarra e Francesco” oggi… La difesa di Bergoglio, infatti, non è sui contenuti, ma sul fatto che questi… “non avrebbero bontà nello scrivere”…. ma se fosse solo un problema di bontà nello scrivere, allora i contenuti dei “Dubia” sono veri o falsi? Qui papa Francesco continua a non rispondere.

Infatti, afferma ancora Bergoglio: “Se date un’occhiata al panorama delle reazioni suscitate dall’ Amoris laetitia, vedrete che le critiche più forti fatte contro l’Esortazione sono sull’ottavo capitolo: un divorziato «può o non può fare la Comunione?». E invece l’Amoris laetitia va in una direzione completamente diversa, non entra in queste distinzioni e pone il problema del discernimento. Che era già alla base della morale tomista classica, grande, vera. Allora il contributo che vorrei dalla Compagnia è di aiutare la Chiesa a crescere nel discernimento. Oggi la Chiesa ha bisogno di crescere nel discernimento. E a noi il Signore ha dato questa grazia di famiglia di discernere…”.

Bene, apprendiamo ora da papa Francesco che, l’Amoris Laetitia, va NELLA DIREZIONE OPPOSTA, ossia, niente comunione ai divorziati e risposati, ma se così fosse, perché continua ad elogiare quei vescovi che stanno permettendo che ciò avvenga? E perché invece di rispondere a “porte chiuse” ai suoi confratelli non ha risposto ai Dubia? E’ evidente, vuole ora “l’aiuto” della sua Compagnia affinché, il ribaltamento dottrinale, avvenga non per modifica dottrinale, ma NELLA PASTORALE, nella prassi…. il chiodo fisso di Karl Rahner e dello “spirito del concilio” che però, come tale, fu denunciato come perverso da parte di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.

Ma la ciliegina sulla torta non poteva mancare, leggete qui cosa dice Bergoglio: “Fin dal secondo giorno dopo l’elezione! P. Adolfo Nicolás è venuto nella mia camera a Santa Marta… La collaborazione è cominciata così. Venne a salutarmi, abitavo ancora nella stanzetta che mi era toccata durante il Conclave, non quella che ho adesso, e là abbiamo conversato. E i generali, entrambi, Adolfo e adesso Arturo, entrambi hanno puntato molto su questo. Credo che su questo punto… c’è qui p. Spadaro… Spadaro: «Sono qua». Eccolo nel loggione… Credo che lui sia stato testimone fin dal primo momento di questa relazione con la Compagnia. La disponibilità è totale. E poi con intelligenza, come per esempio sulla dottrina della fede: davvero un grande appoggio. Ma nessuno può accusare il pontificato attuale di «gesuitismo». Lo dico, e credo di essere sincero nel dirlo. Si tratta di una collaborazione ecclesiale, nello spirito ecclesiale. È un sentire con la Chiesa e nella Chiesa, nel rispetto del carisma della Compagnia. E i documenti dell’ultima Congregazione Generale non hanno avuto bisogno dell’approvazione pontificia. Io non l’ho ritenuta affatto necessaria, perché la Compagnia è adulta. E se fa uno sbaglio… arriverà una lamentela e poi si vedrà…”

In passato questa si chiamava SIMONIA!! E Bergoglio lo capisce subito mettendo le mani davanti: nessuno può accusare il pontificato attuale di «gesuitismo»mentre è proprio quanto sta accadendo. Excusatio non petita, accusatio manifesta! Il fatto stesso che un Papa non controlli i Documenti dell’ultima Congregazione della SUA Compagnia, perché sono adulti e se sbagliano si vedrà…. ma mette sotto i ferri i Francescani dell’Immacolata, agli arresti domiciliari il Fondatore, senza alcuna accusa formale…. la dice lunga sul fatto che più di una collaborazione è la Compagnia a governare la neo chiesa, con alle fondamenta la nuova dottrina del Modernismo fatta propria da Karl Rahner e dal gesuitismo moderno.

RESISTENZA? Sì, resistenza, ancora di più e ancora più evangelicamente resistere all’obbligo di essere gesuitizzati…. o rahnerizzati! Il perché è presto detto: un Papa che afferma di non sentire la necessità di correggere i Gesuiti “perché sono adulti” e che se sbagliano “poi si vedrà”… (di lamentele ne sono arrivate molte) e non sente, perciò, l’onere apostolico di correggere il preposto “Arturo” (Sosa) dall’eresia che vaneggia da tempo contro Gesù Cristo e i Vangeli, vedi qui, e no scusate, occorre resistere!

E’ papa Francesco stesso che invita al DISCERNIMENTO, e noi volentieri OBBEDIAMO! Anche Pietro può sbagliare quando, appunto: «… non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mt.8,33) e Bergoglio “pensa secondo i suoi gesuiti modernisti”…

Lo stesso sant’Agostino, nella Lettera n.40 – leggiamola attentamente qui intera – mette in risalto il caso in cui Paolo “rimprovera” a Pietro l’errore di voler imporre, ai nuovi convertiti, usanze giudaiche che non avevano più alcun senso per la Dottrina della giovane chiesa. Bisognerebbe tornare ad approfondire il vero concetto e contesto della INFALLIBILITA’ papale che oggi, dai Modernisti e progressisti, viene usata come “super dogma” – come lo spirito del concilio – atto a proteggere il Pontefice più congeniale a loro, per difendere le loro eresie.

La denuncia di Gesù e di san Paolo, servono invece per aiutare Pietro a correggersi e a ritornare nella resistenza alla sana dottrina, qual ora ne fosse fuori uscito, per pensare di più alla salute spirituale che… a quella mentale!

Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam

“Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome da’ gloria”. Così vogliamo rispondere a questo “gemellaggio” con gli “Anonimi della Croce” di Fra Cristoforo che abbiamo pubblicato qui, attraverso il nostro “pignolo” ed amico Atanasio, Dottrina per la vera Fede, al quale lasciamo volentieri l’opportunità di dire la sua e condividerla con voi.

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“Pauperes commilitones Christi templique” di Fra Cristoforo

(“Poveri compagni d’armi di Cristo e del tempio di Salomone”) Pubblichiamo e facciamo nostro questo comunicato del blog Anonimi della Croce, perché si tratta anche della nostra comune battaglia in difesa della Chiesa di sempre. Non esistono e non facciamo “tifoserie”, ma siamo solo quel “piccolo gregge” che, per il fatto che sia piccolo, non significa che sia ignavo


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La neo chiesa costretta alla difensiva: effetti d’alta quota o strategia modernista?

Qualcosa avevamo discusso in questo editoriale. Oggi, la solita “intervista ad alta quota”, qui il video, sembra aver messo il Papa Francesco con le “spalle al muro”. Bisogna dire della responsabilità dei giornalisti che sono spesse volte monotematici, abusando davvero non soltanto della santa pazienza del Pontefice, ma anche della persona che hanno davanti e del ruolo che riveste.

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