Delitto e premio. Francesco promuove vescovo il teologo che “arruolò” l’anti-Ratzinger

Il sacerdote torinese don Roberto Repole è il nuovo arcivescovo-metropolita di Torino. Papa Francesco lo conosce bene: è il teologo che curò la collana delle Libreria Editrice Vaticana “La teologia di papa Francesco” che Benedetto XVI rifiutò di recensire nel 2018.

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Un diritto al perdono?

Video-catechesi di P. Serafino M. Lanzetta.

Chi ci separerà dall’amore di Cristo?, si chiede San Paolo ai Romani (8,35). “Niente e nessuno” risponde, ma mai minimamente pensando che in ciò fosse da annoverare anche il peccato, come invece fa Papa Francesco. Questi ha detto che siccome il legame con Cristo e con la Comunione dei Santi è esistenziale è perciò nella nostra stessa natura: è indistruttibile. Da ciò ne fa conseguire che né vi può essere una separazione visibile dal Corpo mistico di Cristo, come avviene con l’eresia, ad es., né dalla Comunione dei Santi in cielo con il peccato mortale. Non esiste allora l’inferno? I carnefici siederanno a mensa nel Regno di Dio con le loro vittime? Tutto ciò si sposa con un’altra affermazione di Francesco in una recente intervista televisiva, secondo cui l’uomo ha il “diritto al perdono” e questo diritto nasce dalla natura di Dio. In realtà non esiste un diritto, perché in tal modo non esisterebbe neppure il perdono. La libertà prevede anche la possibilità di essere allontanati per sempre da Dio, di rifiutare il perdono. La Redenzione non è automatica.

Il Francesco “fazioso”

L’intervista di papa Francesco a Che tempo che fa? Oltre all’inopportunità di un qualsiasi Romano Pontefice a partecipare alle trasmissione televisive (non dimentichiamo che la prima intervista rilasciata da un Pontefice risale a Leone XIII a Le Figarò…), soprattutto se faziose di nome e di fatto, è necessario aggiungere qualcosa sulle parole dette dall’attuale papa regnante nel “salotto” di Fabio Fazio, o meglio, sugli argomenti che non ha voluto affrontare.

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Reti unificate: Lettera di Benedetto XVI, febbraio 2022, alcune riflessioni

Ci hanno chiesto un commento alla Lettera di Benedetto XVI sulla questione degli abusi sessuali… A Reti unificate con il sito di CooperatoresVeritatis, che ringraziamo, condividiamo il loro Editoriale che facciamo nostro. Ricordiamo anche, come all’Udienza Generale, papa Francesco, ha ricordato proprio questa Lettera con queste parole:

Papa Benedetto diceva, alcuni giorni fa, parlando di sé stesso che “è davanti alla porta oscura della morte”. E’ bello ringraziare il Papa Benedetto che a 95 anni ha la lucidità di dirci questo: “Io sono davanti all’oscurità della morte, alla porta oscura della morte”. Un bel consiglio che ci ha dato! La cosiddetta cultura del “benessere” cerca di rimuovere la realtà della morte, ma in maniera drammatica la pandemia del coronavirus l’ha rimessa in evidenza.” (vedi qui)

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Alla Rai ci andrà il Papa o Bergoglio? Cosa non si farebbe per rilanciare il marketing…

MARKETING è: il complesso delle tecniche intese a porre merci e servizi a disposizione del consumatore e dell’utente in un dato mercato nel tempo, luogo e modo più adatti, ai costi più bassi per il consumatore e nello stesso tempo remunerativi per l’impresa

La domanda che abbiamo postato nel titolo è fondamentale per comprendere l’inopportunità di questa “strategia” papale atta a rilanciare, sul mercato mediatico, l’immagine di un pontificato sempre più in declino, giunto ai suoi minimi storici. Inopportuno anche perchè, andare alla Rai dopo lo scandaloso esordio del Festival della canzone italiana a Sanremo, pone il serio dubbio a quanto Bergoglio dirà: parlerà da Pontefice o parlerà da Bergoglio?

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Francesco, il papa latino-americano che sta facendo perdere alla Chiesa l’America Latina

Proponiamo in una nostra traduzione un articolo di Infovaticana che sintetizza un reportage del Wall Street Journal in cui si analizza il drammatico calo dei fedeli cattolici nel continente latino-americano, iniziato dagli anni ’70, drasticamente aumentato durante il pontificato di Francesco, primo papa latino-americano. Aggiungiamo anche un articolo del prof. Julio Loredo, presidente della TFP Italia, esperto della teologia della liberazione e di quella del popolo (la variante argentina di cui fa parte anche il papa regnante), in cui si spiega il motivo principale dell’apostasia dell’America Latina: l’opzione preferenziale per i poveri.

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Il matrimonio di Maria e Giuseppe e l’abbaglio di Amoris laetitia

La festa dello sposalizio di Maria e Giuseppe è una celebrazione di antica data. Fu proposta già al Concilio di Costanza del 1416, sviluppata poi dai Francescani. Era supremamente conveniente che Maria fosse sposata con il castissimo San Giuseppe. Per diverse ragioni. Accanto a quelle enucleate da San Girolamo, tra cui, dimostrare la discendenza davidica del Figlio di Dio e nascondere al diavolo il parto verginale del Figlio di Dio, ne possiamo scorgere un’altra. Il matrimonio verginale di Maria e Giuseppe prelude al matrimonio del Verbo con l’umanità e con la Chiesa, così da preparare l’insegnamento di Gesù relativo al Regno di Dio, per il quale si diventa anche eunuchi. Il fine è diventare un solo spirito con Cristo. Invece l’Amoris laetitia prova a capovolgere questo paradigma evangelico e a far assurgere l’unione fisica a fine esclusivo delle nozze.

Reti unificate: A-Dio Summorum Pontificum “speranza per la Chiesa”

Dal sito Cooperatores-Veritatis, condividiamo:

“Se la violenza è l’uso illegittimo della forza, il Motu proprio di papa Francesco è un atto oggettivamente violento perché prepotente ed abusivo. Sbaglierebbe però chi volesse rispondere alla illegittimità della violenza con forme illegittime di dissenso. L’unica resistenza legittima è quella di chi non ignora il diritto canonico e crede fermamente nella visibilità della Chiesa; di chi non cede al protestantesimo e non pretende di farsi Papa contro il Papa; di chi modera il suo linguaggio e reprime le passioni disordinate che possono spingerlo a gesti inconsulti; di chi non scivola in fantasie apocalittiche e mantiene un fermo equilibrio nella tempesta; di chi, infine, tutto fonda sulla preghiera, nella convinzione che solo Gesù Cristo e nessun altro salverà la sua Chiesa.” (professore Roberto de Mattei – CR 19.7.2021)

Il rito antico speranza per la Chiesa

Il 14 maggio 2011 fu tenuto a Roma il 3° Convegno sul MP di Benedetto XVI “Summorum Pontificum” (SP) vedi qui, il famoso testo pontificio che ripristinava, ragionevolmente, il diritto ad esistere della Messa nella forma antica. Questo Convegno aveva per titolo: “Una speranza per tutta la Chiesa” perché veniva riconosciuta a questa forma straordinaria del Rito Romano, la capacità di essere strumento unitivo. Al Convegno parteciparono e parlarono calibri imponenti come il Prefetto di allora della Congregazione per il Culto Divino cardinale Antonio Cañizares Llovera, il cardinale presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani Kurt Koch e il segretario della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”… Parlarono tutti IN DIFESA del SP, in difesa di Benedetto XVI che lo aveva promulgato, contro le voci contrarie che si erano spinte ben oltre le lecite critiche.

Si legga anche qui: Quando Wojtyla e Ratzinger difesero Ecclesia Dei e la Messa antica

Potete scaricare qui, il testo in comodo pdf

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“Un cattivo papa non è un falso papa”

Il nostro ultimo editoriale del 2021 ha suscitato diverse reazioni, alcune ponderate, altre sconsiderate. Le accuse principali che ci sono giunte è quello di aver, come si suol dire, cambiato “bandiera”, ovvero essere diventati bergogliosi, anziché rimanere papisti. Eppure questo sito, da quando è stato aperto, non ha fatto nessuno sconto a questo pontificato, neppure recentemente. Criticare, infatti, non significa delegittimare (come invece qualcuno sta facendo con infondate congetture sull’invalidità della rinuncia di Benedetto XV). Proponiamo, dunque, all’attenzione di tutti i nostri lettori un ottimo articolo di un sacerdote e teologo argentino, che usa lo pseudonimo di León de Nemea, in cui viene spiegato magistralmente il fatto che “un cattivo papa non è un falso papa“. Papa Francesco potrà pure essere il peggior papa della storia della Chiesa, ma non è il primo “cattivo papa” che Dio tollera per castigare l’umanità.

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“La Profuga”… Madre di Dio, profugo anch’Egli – orate pro nobis…”

“Al ciel, al ciel, al ciel andrò a vederla un dì”, dice uno dei più bei canti mariani della Tradizione. Ma ormai il Cielo non è più la meta, anzi la patria, di molti battezzati. Addirittura si vuole trascinare su questa terra la Madre di Dio, come dice il canto Santo Maria del cammino: “Vieni, Maria, qua giù”. Così l’umile fanciulla di Nazareth tale deve rimanere, per essere sfruttata ad uso e consumo delle ideologie moderniste. Ma quale altra creatura, in Cielo e in terra, ha potuto proclamare: «D’ora in poi tutte le generazione mi chiameranno Beata», se non Colei che è tutta di Dio? La Beata Vergine Maria è del Cielo e dal Cielo viene per portarci in Cielo, come ha detto ai tre pastorali di Fatima. Il minimalismo mariano — purtroppo una delle tante caratteristiche di questo pontificato — è blasfemo. Punto.

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