Alla Rai ci andrà il Papa o Bergoglio? Cosa non si farebbe per rilanciare il marketing…

MARKETING è: il complesso delle tecniche intese a porre merci e servizi a disposizione del consumatore e dell’utente in un dato mercato nel tempo, luogo e modo più adatti, ai costi più bassi per il consumatore e nello stesso tempo remunerativi per l’impresa

La domanda che abbiamo postato nel titolo è fondamentale per comprendere l’inopportunità di questa “strategia” papale atta a rilanciare, sul mercato mediatico, l’immagine di un pontificato sempre più in declino, giunto ai suoi minimi storici. Inopportuno anche perchè, andare alla Rai dopo lo scandaloso esordio del Festival della canzone italiana a Sanremo, pone il serio dubbio a quanto Bergoglio dirà: parlerà da Pontefice o parlerà da Bergoglio?

Certo, sappiamo bene che non si possono fare i processi alle intenzioni e che sarà necessario, purtroppo, ascoltare ciò che Bergoglio dirà… ma, quando san Paolo insegnava a Timoteo: «Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.» (2Tim.4,1-8), non intendeva il marketing del “papa piacione”, dell’apostolo più simpatico, bensì quell’ammonire, rimproverare, esortare CON DOTTRINA l’annuncio della Parola… elementi, questi, volatizzati oramai in questo pontificato votato ad un “bene comune” non più centrato sulla Parola, sulla conversione al Cristo e sulla dottrina, ma sul marketing del “volemose bene tutti“…

Se ne discuteva già nel 2014, in questo articolo…. “Francesco ha avuto una formazione ideale, dai Gesuiti. Semplicità e rapidità d’azione sono caratteristiche del suo stile….”. All’epoca uscì un libro che disegnava e presentava Francesco come il più “grande leader della comunicazione“, un libro naturalmente che faceva il tifo per Bergoglio e che lodava, appunto, il suo stile di leader: “La rete per lui è un meraviglioso strumento di evangelizzazione perché favorisce la conversazione con i fedeli che, in termini di marketing, non vanno più considerati utenti passivi…

Davvero è per lui strumento di EVANGELIZZAZIONE??? è questo che ci fa temere il peggio del peggio… e non per puntiglio ma per esperienza di questi nove anni di pontificato. Si attribuisce a Giovanni Paolo II la frase: “il marketing? lo abbiamo inventato noi“… ed in parte è vero! ma il prezzo pagato è stato sempre molto alto: I MARTIRI… Infatti, la presentazione a quel libro fatta dal Corriere, sul marketing del leader magno papa Francesco, concludeva con queste parole apostate: “La prima sfida, dunque, non è quella di convertire nuovi possibili fedeli, ma di riabituare tutti al dialogo con la Chiesa…

Dunque, il marketing di Bergoglio non sarebbe quello di “convertire nuovi possibili fedeli“, ma il dialogare… e allora ci chiediamo: se un Papa non deve più parlare per “convertire le genti”, ma per dialogare, perché abbiamo avuto tanti martiri? Forse che loro non dialogavano e che dunque il martirio fu una punizione e non un merito? Dobbiamo forse rileggere con nuova interpretazione le parole di san Paolo a Timoteo, in chiave machiavellicamente gesuitica? Forse che il sano dialogare potrebbe mai essere contro le famose dispute che i santi Padri mantenevano vive contro gli eretici del proprio tempo?

Ma proprio in questi giorni vi abbiamo proposto, vedi qui, in una nostra traduzione, un articolo di Infovaticana che sintetizza un reportage del Wall Street Journal in cui si analizza il drammatico calo dei fedeli cattolici nel continente latino-americano, iniziato senza dubbio già dagli anni ’70… ma poi ci fu una ripresa nel Pontificato di Giovanni Paolo II e solo di recente, questo calo, ha ripreso nella sua caduta libera. «Papa Francesco si è spesso scagliato contro gli sforzi missionari volti a conquistare i convertiti», spiega il Wall Street Journal

Papa Francesco nel 2019 affermava: “mi piacciono le critiche; non temo gli scismi…”, il re delle contraddizioni, spiegavamo, vedi qui l’articolo…. dove facevamo notare: “Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle…” e affermava ancora: “Fare una critica, invece, senza voler sentire la risposta e senza fare il dialogo è non volere bene alla Chiesa, è andare dietro a un’idea fissa, cambiare Papa, cambiare stile, o fare uno scisma“…. come abbiamo dimostrato in molti Editoriali, non ultimo questoBergoglio mente sapendo di mentire…. vedi anche qui. ….

A questo nostro piccolo editoriale di cronaca, fa seguito ora una riflessione del professore Stefano Fontana che facciamo nostro e… preghiamo affinché, durante la trasmissione, Bergoglio possa riuscire a parlare, almeno per una volta tanto, da Papa…. se ciò non dovesse accadere, come purtroppo pensiamo vista la situazione che stiamo vivendo e la difficoltà che Bergoglio ha quando si esprime a braccio, ricordiamo che quell’intervento non è dottrinale… non è “papale”, non è infallibile e nessun cattolico sarà costretto a dargli valore…

Suggeriamo anche l’editoriale dall’Isola di Patmos, vedi qui, riflessivo su questo evento inopportuno:
Come infatti ebbe a dire a suo tempo il Santo vescovo e dottore della Chiesa Ambrogio di Milano:
«Dite al Vescovo di Roma che dopo Gesù Cristo per noi viene lui, che noi lo veneriamo e rispettiamo, ma ditegli anche che la testa che Dio ci ha dato non intendiamo usarla soltanto per metterci un cappello sopra».


SACRO E PROFANO
Il Papa da Fazio, un caso serio
EDITORIALI 05-02-2022 – Stefano Fontana

L’annunciata partecipazione domani sera di papa Francesco al programma RAI “Che tempo che fa” denota una accentuata sconsacrazione del papato, la totale confusione tra sacro e profano, l’incapacità di capire il significato del sacro.

La partecipazione, domani sera, di papa Francesco alla prossima puntata RAI di “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio è una questione più seria di quanto possa sembrare e di quanto l’abbiano considerata anche i facili sarcasmi critici. Essa denota infatti una accentuata secolarizzazione (o sconsacrazione) del papato. Durante la rivoluzione comunista in Cina, Mao faceva sfilare nudi i Mandarini per mostrarne la ridicola debolezza una volta dismesse le solenni vesti cerimoniali e una volta fatti scendere dagli scranni del potere ieratico.

Eppure era stato Karl Marx, a cui Mao diceva di ispirarsi, a criticare nel Manifesto del partito comunista la desacralizzazione imposta dal capitalismo: “Tutto ciò che ha consistenza evapora, ogni cosa sacra viene sconsacrata e gli uomini sono finalmente costretti a considerare la loro posizione nella vita e i loro rapporti reciproci con uno sguardo disincantato”. Anche il marxismo, e forse soprattutto il marxismo, però, ha contribuito a questo disincanto dato che per esso tutto ciò che non è materia è sovrastruttura, ossia incanto, favola per bambini, fino a quando essi non si sveglieranno appunto dall’incanto. Max Weber ha descritto questo disincanto del mondo moderno e l’abbandono del sacro, considerato come una favola incantata.

Ricordo che nel 2003 girava molto il nome di Giovanni Paolo II per la candidatura al premio Nobel per la pace. In quell’occasione scrissi un articolo in cui dicevo di sperare che la cosa non avvenisse. Non perché Giovanni Paolo II non lo meritasse, ma perché in quel modo egli sarebbe stato collocato sullo stesso piano degli altri Nobel per la pace, mentre il papa è qualcosa di diverso, ha una connessione col sacro che gli altri non hanno. Nel 2003 si poteva ancora considerare una desacralizzazione la consegna ad un pontefice nientemeno che del premio Nobel per la pace, ora bisogna farlo per “Che tempo che fa”: come si vede il processo di secolarizzazione del papato procede in modo spinto.

E non si arresta: “Si è passati da una dominanza del sacro, fino all’invasione del profano nella vita del sacro e all’estromissione del sacro stesso” scriveva padre Cornelio Fabro nel 1974 parlando dell’avventura della teologia progressista. Pio XII lamentava che a quei suoi tempi non si prendessero con religioso ossequio le parole del papa nella sua predicazione ordinaria, quindi non appartenenti né al magistero solenne né a quello autentico, perché lo riteneva un atteggiamento irriverente rispetto all’investitura sacra dell’autorità pontificia.
Ci rimprovererebbe oggi Pio XII se non prendessimo con religioso ossequio le parole che Francesco dirà da Fabio Fazio, dove niente può essere accolto con religioso ossequio dato che non esiste trasmissione televisiva più irreligiosa? Ma se le parole del papa non possono venire accolte con religioso ossequio, a cosa servono? Da Fazio ci va Bergoglio o ci va il papa? In questa domanda c’è già l’allusione a tutta l’evoluzione della secolarizzazione del papato.

Identificare il “sacro” con l’”incanto” e la secolarizzazione con il “disincantamento” è proprio delle moderne ideologie illuministe che considerano la religione come una favola per bambini. Alle origini di questa secolarizzazione moderna del sacro c’è il luteranesimo che separa ragione e fede e quindi ammette una fede irragionevole, ossia incantata. Pensare di secolarizzare il papato togliendogli una presunta aura di incanto significa non aver capito il sacro. Il profano ha bisogno del sacro, che è il luogo dove rifugiarsi per evitare la sacralizzazione del profano. Il sacro permette al profano di essere profano, il tempio permette a ciò che sta fuori dal tempio di stare fuori dal tempio senza però dissolversi e senza voler giocare a fare il sacro.

Il sacro però ha bisogno di nascondimento per non essere profanato. Ha bisogno di un proprio linguaggio per non essere volgarizzato. Ha bisogno di protezione per non essere degradato. Da quando con Giovanni XXIII una telecamera entrò nell’appartamento papale e il tecnico della ripresa disse al papa di fingere di pregare, mentre un altro notava che purtroppo il bianco della veste rovinava l’immagine, è iniziato un processo non incontrollabile ma incontrollato. Soprattutto quando la secolarizzazione del papato non fu più considerata un mezzo pastorale per diffondere il messaggio cristiano ad un pubblico più vasto e raggiungere anche i lontani, ma divenne costitutivo dell’essere papa.

Dopo la svolta antropologica non si deve più dire Dio ma uomo e essere Francesco passa attraverso l’essere Bergoglio. La sacralità passa attraverso il profano. Tra storia sacra e storia profana, dicono i teologi avventuristi, non c’è più alcuna differenza e, quindi, nemmeno tra il palazzo apostolico e un set televisivo con il tragitto dall’uno all’altro mediato da Santa Marta. Se tra il presbiterio e il popolo non c’è più nessuna balaustra a dividere la Chiesa dal mondo, perché si dovrebbero ancora far valere queste separazioni tra sacro e profano? Perché mai un papa non dovrebbe andare da Fabio Fazio come qualsiasi altro?

3 pensieri riguardo “Alla Rai ci andrà il Papa o Bergoglio? Cosa non si farebbe per rilanciare il marketing…

  1. Carissimi amabili miopi
    Carissimi e amabili perche lo siete
    Questo blog e intelligente, fatto bene ed interessante in ogni articolo.
    Vedete e analizzate tutto bene e lo riportate egregiamente ( si avverte sincerita e cuore …e reale profondo amore per la Chiesa).
    Miopi perche non vedete o non volete vedere quello che probabilmente tanti vi scrivono…
    e cioe : Il cardinale Bergoglio NON È IL PAPA ma solo semplicemente un impostore posto la per distruggere il cattolicesimo ( ed devo dire che se così è…sta facendo un ottimo lavoro : e bravissimo)
    A ragione Don Minutella ? ( probabile)

    Se penso alle mazzate che ha preso il Minutella compreso l avviso che verra ridotto allo stato laicale perche a sentir “ loro” ha creato SCANDALO (????!!!!) nel popolo cattolico (???!!!) non so se ridere o piangere ( o tutte e due le cose insieme) senza considerare il disprezzo continuo e gli insulti dei confratelli ( uno che si evidenzia in particolare con l accanimento e l insulto e proprio il Don Ariel che devo ammettere sulla faccenda Bergoglio/Fazio ha fatto un ottimo articolo.)
    Povero Don Minutella ha preso mazzate terribili e ne prende tuttora trattato come un infame al pari di un delinquente con due assurde scomuniche date senza nessun contraddittorio e mi è sembrato di capire che nella storia della chiesa non c e MAI stato un religioso che abbia ricevuto 2 scomuniche (non bastava una?) una in piu di quel disgraziato di Lutero che ha si questo fatto danni incalcolabili al cristianesimo cattolico ( per di piu pure riabilitato da Bergoglio) .
    E sarebbe Minutella il problema della Chiesa ? L analisi che fa non è molto diversa dalla vostra si differenzia solo nell affermare che è un antipapa impostore ( puo essere … su questo la vostra sicurezza sulla legittimità di Bergoglio potrebbe avere criticità in alcuni punti e forse qualche falla che non volete ASSOLUTAMENTE VEDERE) .
    Se ha ragione o meno Minutella non ne son certo al 100% ma io mi sto sempre di piu convincendo che forse ha visto giusto … r comunque non è un vigliacco come lo stuolo di pretuncoli confratelli bergogliani e no che lo insultano e deridono sino al parossismo .. che poi rispetto al Minutella si distinguono per una sola cosa : la stucchevole vigliaccheria!

    Ed è lodevole il coraggio e la capacita di sopportare e reagire alle legnate e la montagna di sterco che gli tirano addosso : un eroe … un altro sarebbe gia crollato .

    Le rivelazioni private vanno prese con le pinze ( anche quelle approvate ) ma fa impressione leggere alcune parti della Caterina Emmerick scritti 200 anni fa e vedere quasi fotocopiato ben descritto la realta di oggi s partire dai due papi. Le avrà scritte Brentano o non so chi… ma sta di fatto che lo scenario attuale è descritto perfettamente ! Impressionante.
    Bergoglio che sia papa legittimo o antipapa impostore su un punto non ci dovrebbero essere dubbi: sta distruggendo la chiesa e ne è perfettamente consapevole .
    Un novello Giuda dopo quello di 2000 anni fa ( che Bergoglio habrisbilitato tra l altro)… e se non si ravvede ( dubito) finirà nello stesso posto : l inferno ( Dio mi perdoni per cio che affermo..)
    Saluti

    Chiedo venia per la forma pasticciata e sgrammaticata … ho scritto di getto in auto dal telefonino in un parcheggio subito dopo aver letto la notizia nel vostro bel blog

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    1. Gentile Andrea,
      abbiamo voluto premiare la sua fatica… e nel ringraziarla per le sue riflessioni, tuttavia non siamo d’accordo e il perché lo abbiamo espresso in diversi editoriali, fino all’ultimo dedicato al tema: “Un cattivo papa non è un falso papa”, vedi qui: https://cronicasdepapafrancisco.com/2022/01/13/un-cattivo-papa-non-e-un-falso-papa/
      Perfino Giuda, appunto, non fu mai delegittimato, come non lo sarà ognuno di noi battezzato che, se non risponderemo ai nostri doveri di stato, saremo giudicati con il ruolo permesso da Dio …
      Don Minutella non ha affatto ragione nel delegittimare Bergoglio e noi lo abbiamo sempre sostenuto, nella sua battaglia in difesa della dottrina cattolica fino a quando, appunto, non ha intrapreso questa strada sbagliata.
      Se è vero che anche per noi Don Minutella “non è il solo” problema attuale nella Chiesa, è anche vero che il suo disorientare molti cattolici, il suo odio contro Bergoglio, l’inganno nell’affermare che l’Eucaristia non ci sarebbe nella Messa attuale (l’una cum), e quant’altro di vaneggiante, non fa bene alla causa della Verità, non aiuta alla comprensione di quanto stiamo drammaticamente vivendo.
      Se anche fosse che Don Minutella stesse usando una sorta di “male minore”, anche se fosse minore, non per questo ciò che fa diventa un bene… il male e ciò che è male resta male, anche se fatto con le migliori intenzioni.
      Infine, non spetta a noi giudicare se un pontefice andrà all’inferno o meno… tutta la situazione deve aiutarci a non cadere noi nel tranello diabolico della divisione e quindi a non cadere noi all’inferno.
      Ricordiamo le parole di Gesù: con lo stesso metro di giudizio con cui avremo giudicato, saremo giudicati.
      Questo non significa tacere la drammatica situazione che stiamo vivendo, ma siamo sollecitati ad un sano discernimento (sui fatti, non sulle persone condannandole noi) che se non è sano può produrre divisione, odio e ribellione… ma la croce (e certe croci) è dono per la vera sofferenza, quella croce, patire per amore alla Chiesa sulla quale le porte degli inferi non prevarranno mai.
      Fraterni saluti dallo Staff

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  2. Concordando al 100% con la risposta della Redazione del Sito, mi permetto di aggiungere solo due osservazioni.
    Prima di tutto, vorrei dire che sarebbe meglio per Jorge Mario Bergoglio non essere il vero papa: le sue responsabilità sarebbero meno gravi. Invece lui è il legittimo papa e come tale dovrà rendere conto a Chi di dovere.
    Orémus pro Pontífice nostro Francisco!
    Riguardo le visioni della B. Anna Caterina Emmerick, rammento che purtroppo non sono mai state tradotte integralmente in italiano, quindi molto spesso sono state citate erroneamente, in particolare quella dei due papi. La Beata vide sì due papi, ma non contemporaneamente. Fortunatamente l’Oracolo di Cooperatores Veritatis l’ha tradotta integralmente e l’ha pubblicata qui (https://oracolocooperatoresveritatis.wordpress.com/2020/03/28/papi-e-chiesa-tutto-gira-intorno-a-fatima/). Leggiamola con attenzione.

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