Francesco, il papa latino-americano che sta facendo perdere alla Chiesa l’America Latina

Proponiamo in una nostra traduzione un articolo di Infovaticana che sintetizza un reportage del Wall Street Journal in cui si analizza il drammatico calo dei fedeli cattolici nel continente latino-americano, iniziato dagli anni ’70, drasticamente aumentato durante il pontificato di Francesco, primo papa latino-americano. Aggiungiamo anche un articolo del prof. Julio Loredo, presidente della TFP Italia, esperto della teologia della liberazione e di quella del popolo (la variante argentina di cui fa parte anche il papa regnante), in cui si spiega il motivo principale dell’apostasia dell’America Latina: l’opzione preferenziale per i poveri.

Wall Street Journal: Papa Francesco perde i cattolici latino-americani

13 gennaio 2022 — Un nuovo reportage del Wall Street Journal sottolinea che sotto papa Francesco la Chiesa cattolica sta perdendo sempre più latiano-americani, molti dei quali si stanno unendo a gruppi di cristiani pentecostali ed evangelici.

Il reportage inizia con un aneddoto: Tatiana Aparecida de Jesús, un’ex prostituta tossicodipendente, «si è unita a una piccola congregazione pentecostale nel centro di Rio chiamata Santificazione nel Signore e ha lasciato la sua vecchia vita» l’anno scorso. «Il pastore mi ha abbracciato senza chiedere nulla», spiega. Il WSJ l’ha descritta come «uno degli oltre un milione di brasiliani che si sono uniti a una chiesa evangelica o pentecostale dall’inizio della pandemia, secondo i ricercatori».

«Per secoli essere latinoamericani significava essere cattolico; la religione non aveva praticamente concorrenza», spiega il Wall Street Journal. «Oggi il cattolicesimo ha perso aderenti ad altre denominazioni nella regione, in particolare al pentecostalismo, e, più recentemente, ai non affiliati. Il cambiamento non ha smesso di crescere sotto il primo papa latinoamericano».

«Il Vaticano sta perdendo il più grande Paese cattolico del mondo; è una perdita enorme e irreversibile», aggiunge il demografo brasiliano José Eustáquio Diniz Alves. «Al ritmo attuale, si stima che i cattolici rappresenteranno meno del 50% di tutti i brasiliani all’inizio del luglio di quest’anno».

Il Wall Street Journal discute molte delle «complesse» ragioni del cambiamento. Ironia della sorte, sotto Papa Francesco, che nei suoi discorsi ha posto l’accento sui poveri, i critici «indicano il fallimento [della Chiesa cattolica] nel soddisfare le esigenze religiose e sociali di molte persone, specialmente dei poveri. I latino-americani spesso descrivono la Chiesa cattolica come lontana dalle lotte quotidiane dei suoi parrocchiani», indica il WSJ.

I cattolici liberali hanno compiuto grandi sforzi per catturare l’attenzione dei latino-americani, con meno successo di quanto molti credano. «L’ascesa della teologia della liberazione negli anni ’60 e ’70, un periodo in cui la Chiesa cattolica in America Latina ha sempre più enfatizzato la sua missione di giustizia sociale, in alcuni casi basandosi su idee marxiste, non è riuscita a compensare il fascino delle religioni protestanti», secondo il Wall Street Journal. «O, nelle parole di una battuta ormai leggendaria: “La Chiesa cattolica ha optato per i poveri e i poveri hanno optato per i pentecostali”».

[…]

«Nelle nazioni con un numero crescente di persone senza appartenenza religiosa, nel frattempo, sono in aumento le pratiche sociali più liberali», osserva il Wall Street Journal.

«L’Argentina, paese natale del Papa, ha legalizzato l’aborto l’anno scorso e il parlamento cileno sta muovendo i primi passi su un disegno di legge per depenalizzarlo. Anche in Messico, che continua ad avere un’ampia maggioranza cattolica, la presa della Chiesa sulla società si sta indebolendo, come si evince dal voto della Corte Suprema di settembre per depenalizzare l’aborto».

Un altro fattore nella perdita di membri della Chiesa cattolica sono i sentimenti personali di papa Francesco sull’importanza di convertire le persone alla fede cattolica. «Papa Francesco si è spesso scagliato contro gli sforzi missionari volti a conquistare i convertiti», spiega il Wall Street Journal.

«In un sinodo vaticano del 2019 sulla regione amazzonica dell’America Latina, non si è quasi parlato della perdita di membri della Chiesa, anche se un recente rapporto di un’agenzia ecclesiastica ha mostrato che il 46% dei 34 milioni di abitanti della regione amazzonica non erano non più cattolici. L’incontro ha dedicato maggiore attenzione alle sfide ambientali della regione, una dei principali argomenti dell’attuale pontificato».

Anche i pentecostali «offrono aiuto materiale e spirituale» ai più poveri, riferisce il WSJ. «Le chiese guidate dai laici, con greggi di poche decine di famiglie, organizzano donazioni di riso e fagioli per le famiglie affamate, finanziano club di calcio per giovani ragazzi per tenerli lontani dalle bande della droga e organizzano assistenza sanitaria privata come alternativa al fallimento ospedali pubblici in Brasile».

Secondo un sondaggio del PEW del 2014, «il motivo più frequente addotto dagli ex cattolici in America Latina per abbracciare una qualche forma di protestantesimo era avere un legame più personale con Dio, citato dall’81% degli intervistati», riporta il Wall Street Journal. «Quasi 6 su 10 hanno detto di aver lasciato il cattolicesimo perché hanno trovato “una Chiesa che non aiuta più i suoi membri”».

Molti predicatori pentecostali insegnano un «vangelo della prosperità», che «sostiene che la grazia di Dio si riflette nella ricchezza materiale», scrive il Wall Street Journal. Un pastore ha descritto le comunità che promuovono questo tipo di pensiero come «luoghi in cui non sei una cattiva persona per sognare in grande, per voler avere di più».

«Alcuni movimenti cattolici in America Latina hanno cercato di riportare indietro la pecora smarrita, sia emulando aspetti importanti del pentecostalismo, come le preghiere carismatiche, sia facendo rivivere una forma più tradizionale di cattolicesimo, inclusa la messa in latino», spiega il Wall Street Journal.

«Il reverendo Martín Lasarte, sacerdote uruguaiano nominato da papa Francesco nel sinodo vaticano del 2019 sulla regione amazzonica dell’America Latina, ritiene che il movimento di teologia della liberazione abbia spesso posto le questioni politiche e sociali al di sopra dell’esperienza religiosa. In questi casi “manca il senso esistenziale della gioia di vivere il Vangelo, quell’incontro personale che tante Chiese pentecostali regalano alla persona”, ha affermato».

Un altro prelato cattolico, il reverendo brasiliano Paulo Ricardo, che ha «1,5 milioni di follower su Facebook», ha «condannato la teologia della liberazione come eresia e ha sostenuto con entusiasmo elementi dell’agenda di Bolsonaro, come l’allentamento delle leggi sul possesso di armi».

Sebbene papa Francesco abbia viaggiato in America Latina 10 volte dalla sua elezione, «chiaramente non sta conducendo una crociata per rivendicare il continente al cattolicesimo», osserva il Wall Street Journal.

Il reportarge del WSJ sta generando un notevole dibattito tra i cattolici su Internet. In risposta all’articolo, pubblicato sui social-media con la citazione La Chiesa cattolica ha optato per i poveri e i poveri hanno optato per i pentecostali, il CatholicVote ha twittato: «Troppi membri della nostra Chiesa non hanno optato per i poveri, preferendo invece le cause sociali da compagnia delle ricche élite occidentali. I pentecostali possono mancare di sostanza, ma almeno parlano ai poveri di Gesù e non del cambiamento climatico».

(fonte: infovaticana.com)


Opzione preferenziale per i protestanti pentecostali

Il minimo che si possa dire della famigerata “opzione preferenziale per i poveri”, originariamente proposta dalla teologia della liberazione e oggi proposta da Papa Francesco, è che si è dimostrata un disastro pastorale. In America Latina i fedeli stanno abbandonando la Chiesa a fiumi andando a ingrossare le fila delle sette protestanti pentecostali.

di Julio Loredo (28-01-2022)

L’America Latina era una volta chiamata il “continente colore porpora cardinalizia”. Allo scoccare del secolo XX, la percentuale dei cattolici superava abbondantemente il 90%, attestandosi in alcuni casi intorno al 98%. La Chiesa era in piena espansione. Affrancandosi dalla tutela di Propaganda Fide, la Chiesa in America Latina diventava a sua volta missionaria. Si moltiplicavano le nuove parrocchie e le diocesi. Nascevano le Pontificie Università Cattoliche. I movimenti laici come le Congregazioni Mariane e le Pie Figlie di Maria, raggiungevano il loro auge. I Papi cominciarono a riferirsi all’America Latina come “il continente della speranza”.

Poi arrivò il progressismo…

Il declino della Chiesa in America Latina iniziò molto prima del Concilio Vaticano II. Nell’analisi di diversi storici e sociologi, già dagli anni ’40 in vari Paesi, tra cui il Brasile – per una scelta che poi si dimostrerà calamitosa – la gerarchia ecclesiastica cominciò ad abbandonare lo stile militante e impavido, paladino di un cattolicesimo integrale sulla scia del “omnia instaurare in Christo” di San Pio X, per abbracciare invece una linea di “dialogo” col mondo moderno e di accettazione delle tendenze del tempo. Cioè di “aggiornamento”. Mentre i fedeli chiedevano “più religione”, la gerarchia dava invece “meno religione”[1]. E i numeri iniziarono a declinare…

Quasi come per i vasi comunicanti, mentre la Chiesa cattolica si sgonfiava, le sette evangeliche invece prosperavano[2]. Cioè, la religiosità non diminuiva, ma soltanto cambiava di indirizzo. Negli anni ’50, la crescita di queste sette era già percepibile in Brasile e in alcuni paesi dell’America Centrale, in questo caso soprattutto per influenza americana.

Opzione preferenziale per i poveri

La situazione precipitò negli anni ’60. Sulla scia del Concilio era nata la cosiddetta Teologia della liberazione, di chiara ispirazione marxista, che lanciò lo slogan “opzione preferenziale per i poveri”. Secondo questa visione, i “poveri” sarebbero i destinatari preferenziali del messaggio evangelico, il locus theologicus privilegiato per l’intelligenza della fede[3]. “La teologia della liberazione — secondo Gustavo Gutiérrez, fondatore della corrente — è un tentativo di comprendere la fede dall’interno della prassi concreta, storica, liberatrice e sovversiva dei poveri di questo mondo”[4]. “I poveri sono il vero locus theologicus per la comprensione della verità e della prassi cristiana”, spiega il teologo Jon Sobrino[5].

Nel 1968, la II Conferenza Generale del CELAM (Conferenza Episcopale Latino-Americana) tenutasi a Medellín, Colombia, adottò ufficialmente questa linea. La presenza di papa Paolo VI diede all’evento un’ulteriore autorevolezza. Gustavo Gutiérrez esultò: “L’opzione preferenziale per i poveri è il contributo più importante del nostro tempo per la vita e la riflessione dei cristiani in America Latina, e per la coscienza della Chiesa universale”[6].

Questa “opzione” implicava non solo un radicale cambio di prospettiva teologica, con l’introduzione dell’analisi marxista in sostituzione della teologia tradizionale, ma anche un mutamento non meno radicale nella pastorale. Non si predicava più una religione “spirituale” e “a-storica” incentrata sulla pratica della virtù, ma si promuoveva la “liberazione” socio-politica dei “poveri”. Il socialismo, e addirittura il comunismo, prendevano il posto del Regno di Dio. Insomma, si sostituiva la predica del Vangelo con la Rivoluzione. Pensavano che così avrebbero attirato dietro di sé le masse dei “poveri”. E invece…

Mentre la Chiesa latino-americana faceva l’opzione preferenziale per i poveri, i poveri facevano l’opzione preferenziale per i protestanti.

Prendiamo l’esempio del Brasile. Si passa dal 95% di cattolici nel 1940 al 44,9% nel 2020. In senso contrario, gli evangelici crescono dal 2,7% al 31,8%. Secondo il demografo José Eustáquio Alves, professore presso l’Escola Nacional de Ciências Estatísticas, il sorpasso avverrà nel 2032[7]. Situazione non molto diversa in Guatemala, il più grande Paese dell’America Centrale. Si passa dal 99,5% nel 1950 al 45% nel 2022. Gli evangelici, invece, crescono dal 2% fino al 43%. Ci sono oggi 96 “templi” protestanti per ogni chiesa cattolica[8]. La situazione varia da paese a paese, ma la tendenza generale è la stessa: crollo dei cattolici e boom dei protestanti evangelici.

Alle soglie del Terzo millennio, perfino i progressisti più incalliti si rendevano ormai conto che qualcosa non funzionava nella pastorale della Chiesa. Alcune Conferenze episcopali si rivolsero addirittura a note aziende di marketing per chiedere un parere scientifico. Invariabilmente, queste aziende diedero la stessa soluzione: Volete recuperare i fedeli? Tornate alla Tradizione! [9] Con ostinazione, però, i progressisti continuarono imperterriti. Preferivano suicidarsi piuttosto che ammettere di aver sbagliato strada.

Non appena eletto al soglio pontificio, Francesco rilanciò questa linea pastorale fallimentare: “Ah! come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”[10]. L’opzione preferenziale per i poveri trovò posto anche nell’enciclica Fratelli Tutti e nei documenti del Sinodo Panamazzonico tenutosi in Vaticano nel 2017. Più recentemente, nell’Udienza generale del 19 agosto 2019, egli ribadì: “L’opzione preferenziale per i poveri è un criterio chiave dell’autenticità cristiana, un’esigenza etico-sociale che viene dall’amore di Dio”[11]. E ancora nell’udienza generale del 5 agosto 2020 ripropose “il principio dell’opzione preferenziale per i poveri”[12].

Il popolo rigetta il progressismo

Il fenomeno sta ora cominciando a interessare anche i big media. Recentemente, il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo intitolato Papa Francesco sta perdendo fedeli. Afferma il noto quotidiano di New York: “Per secoli essere latinoamericano è stato sinonimo di cattolico; la religione cattolica non aveva concorrenza. Oggi il cattolicesimo ha perso aderenti a favore di altre denominazioni nella regione, in particolare del pentecostalismo. Questa perdita non ha smesso di aumentare sotto il primo papa latinoamericano”[13].

Quando si studiano le possibili spiegazioni di questo fenomeno, sorgono diverse concause. Alcune toccano aspetti veri ma secondari, come il bisogno di sentirsi all’interno di una comunità fraterna (ma anche la Chiesa aveva questo, per esempio negli oratori e nelle associazioni laicali). Altre spiegazioni mettono l’accento sugli aspetti sociali: le sette protestanti aiutano materialmente le persone bisognose (ma anche la Chiesa aveva una pletora d’iniziative caritatevoli). La causa principale, però, è un’altra. Secondo un sondaggio dell’autorevole Pew Institute, ben l’81% dei protestanti dichiarano di aver lasciato la Chiesa cattolica perché “voleva sentire parlare di Dio”. Secondo loro, la Chiesa ormai “parla troppo di questo mondo”, mentre loro vorrebbero “sentire parlare di Cristo”[14].

In altre parole, c’è nel popolo latino-americano un’inestinguibile sete di spiritualità (“più religione”), mentre la Chiesa ormai parla quasi esclusivamente di problemi sociali o psicologici (“meno religione”).

Un altro motivo di questa moria di fedeli a vantaggio dei protestanti risiede nello stesso messaggio veicolato dalla Chiesa. Nelle versioni estreme (teologia della liberazione), questo messaggio predica apertamente l’ideale della povertà. Confondendo i Comandamenti con i consigli evangelici, si afferma che solo la povertà ci permetterà di diventare veramente fratelli. Nelle versioni mitigate, si predica la “semplicità”, la “quotidianità”, il “nascondimento”, la “piccolezza”, il “distacco” e via dicendo. In altre parole, per essere cristiani si deve quasi sparire. Tutto questo accompagnato da robuste prediche contro il “consumismo”.

Ora, come diceva pittorescamente un leader del carnevale di Rio de Janeiro, Joãozinho Trinta, “o povo gosta de luxo, miséria é para intelectual” (al popolo piace il lusso, la miseria è per gli intellettuali). Gli evangelici predicano la “teologia della prosperità”, secondo cui la grazia di Dio porta anche all’abbondanza materiale. E il popolo corre loro dietro. Evidentemente, la povertà non è fatta per i poveri…

Ma c’è ancora un’altra causa che vorrei evidenziare: lo spirito conservatore degli evangelici. Richiama subito l’attenzione che in molte cerimonie evangeliche gli uomini siano in giacca e cravatta e le donne con la gonna sotto il ginocchio. Ciò mostra un’evidente voglia di decenza e di pudore nel vestire che la Chiesa ha da molto abbandonato. Si moltiplicano negozi protestanti di abbigliamento, maschile e femminile, che offrono soltanto vestiti morigerati.

Questo spirito conservatore si manifesta anche nelle scelte politiche. Le sette evangeliche tendono decisamente verso il centro-destra, mentre la Chiesa si butta quasi sempre a sinistra. In America Latina il socialismo è ormai un fenomeno di élite. Un sano populismo, cioè un atteggiamento che tenga conto delle reali appetenze del popolo, non dovrebbe assecondare le loro preferenze politiche?

Chiudiamo questo articolo, ormai troppo esteso, facendoci la domanda dal milione di dollari: perché i progressisti si ostinano su questa via fallimentare? Secondo il Wall Street Journal, nell’articolo sopra citato, l’ipotesi che il cattolicesimo divenga minoranza non spaventa il Vescovo di Roma. Anzi, sembra proprio questo il suo scopo. E allora tante cose del suo pontificato si spiegherebbero.

NOTE

[1] Cfr. Massimo IntrovigneUna battaglia nella notte. Plinio Corrêa de Oliveria e la crisi del secolo XX nella Chiesa, Sugarco, 2008, pp. 29-44. Introvigne analizza la crisi della Chiesa in Brasile dal lato dell’offerta religiosa, e conclude: “La religione declina quando l’offerta non è abbastanza ‘religiosa’” (p. 35.). Plinio Corrêa de Oliveira era il leader della corrente che chiedeva “più religione”.

[2] Utilizziamo la parola “setta” nel senso stretto, cioè un gruppo religioso organizzato staccatosi dalla Chiesa cattolica.

[3] Cfr. Julio LoredoTeologia della liberazione. Un salvagente di piombo per i poveri, Cantaglli, 2014.

[4] Gustavo GUTIÉRREZ, The Power of the Poor in History, Orbis Books, New York 1983, p. 37. Trad. italiana, La forza storica dei poveri, Queriniana, Brescia 1981.

[5] Jon SOBRINO, Ressurreição da Verdadeira Igreja. Os Pobres, Lugar Teologico da Eclesiologia, Edições Loyola, São Paulo 1982, p. 102. Locus theologicus, espressione coniata nel secolo XVI, vuol dire fonte o sorgente della teologia.

[6] Gustavo Gutiérrez, Opción por los pobres. Evaluación y desafíos, Allpanchis: n. 43-44, 1994, p. 583.

[7] “Evangélicos devem ultrapassar católicos no Brasil a partir de 2032”, Veja, 4 febbraio 2020.

[8] “Católicos superan por poco a evangélicos”Prensa Libre, 21 gennaio 2022.

[9] Cfr. “Chiesa e marketing. Vince la Tradizione”Tradizione Famiglia Proprietà, marzo 2015.

[10] Udienza ai mezzi di comunicazione, 16 marzo 2013. Cfr. Joan Planellas BarnosellLa Iglesia de los pobres: del Vaticano II al Papa Francisco, 2015, p. 2.

[11] “El Papa: El amor preferencial por los pobres es misión de todos”Vatican News, 19 agosto 2020.

[12] vatican.va

[13] Cfr. “Wall Street Journal: El Papa Francisco está perdiendo a los católicos iberoamericanos”InfoVaticana, 13 gennaio 2022.

[14] “Iberoamérica está dejando de ser católica”Infovaticana, 18 gennaio 2022.

(Fonte: TFP)

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