Papa Francesco illude i peccatori?

I gesuiti sono i maestri del compromesso e dell’ambiguità, del dire senza dire, del negare senza negare, del ribadire senza ribadire.

Lo abbiamo ripetuto tante volte: un gesuita rimane gesuita anche da papa. Lo ribadiamo anche in quest’editoriale, perché molti sono rimasti sorpresi dalle ultime notizie che arrivano oltre Tevere.

Com’è possibile che papa Francesco prima ordini alla Segreteria di Stato – perché, nonostante il sospetto lanciato dai “solito noti” anticattolici, non c’è iniziativa della Segreteria di Stato che non sia voluta o approvata da ogni papa regnante – di mandare una nota verbale al governo italiano sulle imposizioni del ddl Zan, e poi invii una lettera di apprezzamento al confratello americano James Martin per la sua attività in favore del mondo LGBT?

Ebbene, a costoro, ricordiamo che i gesuiti sono i maestri del compromesso e dell’ambiguità, del dire senza dire, del negare senza negare, del ribadire senza ribadire.

Inoltre, papa Francesco nella sua lettera a James Martin, si complimenta con lui per la sua pastorale verso queste persone, ma non afferma chiaramente da nessuna parte che l’omosessualità sia in sé un bene.

Questo è anche lo stile dello spirito del Concilio. Infatti i gesuiti ne sono stati i primi e i più grandi propagatori, poiché già da secoli lo stavano applicando.

Da quando cioè la Gerarchia della Chiesa, negli ultimi 50-60 anni, ha deciso di non condannare più l’errore, ma di usare quella che Papa Giovanni ha chiamato la “medicina della misericordia”, l’errante si è sentito libero di comportarsi come voleva, continuando “allegramente” a vivere il suo peccato. Il peccato contro natura ne è il vertice, ma tutto è cominciato con l’aborto, il divorzio, la contraccezione, eccetera.

Il diavolo è il più astuto di tutti e sa usare meglio di chiunque altro la finestra di Overton.

Nonostante l’evidente fallimento della pastorale del Vaticano II, il cui spirito alimenta anche la lettera, e benché gli immediate predecessori di Francesco abbiano comunque confermato che i principi non negoziabili – espressione non tanto apprezzata da questo papa – valgano anche per i non battezzati, egli continua a credere che questa sia la strada giusta per la Chiesa e per l’umanità, per il pueblo (popolo). Anzi, da quando è papa persegue questa strada con la stessa determinazione di quando era un giovane gesuita.

Ci crede ancora così fermamente da arrivare a ritenere che la cocciutaggine, la rigidità, di quei battezzati che si oppongono – denunciandone le derive – alle “riforme conciliari”, siano la causa della non realizzazione di questo progetto di riconciliazione della Chiesa con l’umanità, con il pueblo (popolo). Anche per questo sta, in un certo senso, “rileggendo” il Nuovo Testamento contro i coloro che lui chiama i rigidi, ovvero quelli che non vogliono accettare il fatto che la Chiesa è cambiata, sta cambiando e non potrà mai più tornare ad essere quell’istituzione inflessibile, fredda, acida, matrigna e non madre, che era prima.

Per lui i peccatori, o meglio i fragili, devono essere accolti, fatti sentire parte della comunità, mai devono essere esclusi, ma sempre soltanto accolti con amore, mai condannati, soprattutto se hanno “buona volontà e cercano il Signore”.

Eppure è lo stesso Cristo Signore che, nel suo Vangelo, dice che se dopo tre volte il recidivo non si ravvede, dovrà essere trattato come un pubblicano o un pagano, ovvero dovrà essere scomunicato (cfr. Mt 18, 15-17). Mutando però il concetto di peccato, il cosiddetto cambio di paradigma, questo non può più essere accettato dai progressisti, o neo-modernisti. Il “peccato” è una questione esclusivamente soggettiva, mai oggettiva, che alla fine non tocca neppure la vita della Chiesa. Ciò spiega anche le subdole aperture dell’Amoris Laetitia verso i divorziati-risposati civilmente (benché rei di due peccati: adulterio e concubinato).

Per papa Francesco la Chiesa dev’essere una comunità aperta a tutti, che non deve chiudere mai le porte in faccia a nessuno, soprattutto se si tratta di una categoria di uomini che si sente oppressa o esclusa da coloro che applicano rigidamente la Legge, senza un approccio umano alla Dottrina (espressione inventata dai gesuiti). Per questo tiene molto alla sua immagine di papa buono e misericordioso verso tutti i fragili, i deboli e gli oppressi. Egli certamente non approva la pratica omosessuale[1], ma vuole che coloro che la praticano vengono accolti dai pastori. Questo in sintesi è ciò che scrive nella sua lettera a James Martin, il quale però l’ha usata come un lasciapassare per i suoi intenti, ovvero cambiare la dottrina della Chiesa riguardo la netta condanna dell’omosessualità.

Ma questo è anche frutto della pastorale dello spirito del Concilio, come dicevamo prima. Ovvero cercare il compromesso, il dialogo, con quelli che invece cercano d’imporre la menzogna e l’errore pure nella Chiesa. Ma questa strada senza uscita, prima che pastoralmente col Vaticano II, fu intrapresa dalla Gerarchia diplomaticamente con i concordati.

Papa Francesco sa bene che se il ddl Zan venisse approvato, i sacerdoti rischierebbero il carcere, quindi non lascerà nulla d’intentato per evitare ciò; ma farà sempre di tutto affinché quelle categorie che si considereranno, o che già si considerano, escluse, giudicate, condannate dalla Chiesa, si possano sentire accolte, amate e accettate. Egli non parlerà mai apertamente di conversione, di vivere come dice il Vangelo – anche perché non crede all’estrema gravità dei peccati della carne –, poiché è arciconvinto che il fragile, o il debole, che viene accolto, accettato e integrato senza se e senza ma, cambierà vita volontariamente, di sua iniziativa.

E nonostante l’evidente fallimento di questa pastorale, papa Francesco non desisterà, proseguirà su questa strada, continuando a bollare come rigidi coloro che non lo seguiranno.

Come fare, dunque? Prima di tutto non provare a fare i papi al posto del legittimo papa, che è Francesco, ma continuare a dirgli con affetto filiale che non si può scendere a compromessi con quelli che propagano il male, nemmeno con le migliori intenzioni, perché in realtà non faremo altro che ingannare i nostri fratelli che hanno scelto di vivere in uno stato di peccato. Dobbiamo ribadire con forza e vigore la nostra obbedienza a papa Francesco e ai Vescovi, ma anche la nostra resistenza alle derive dottrinali provocate da questa pastorale.

Preghiamo dunque il Signore per la conversione e la perseveranza di tutti noi battezzati – che nessuno si ritenga migliore di papa Francesco! –, preghiamo per i nostri pastori, soffriamo per la Santa Madre Chiesa. Supplichiamo la Beata Sempre Vergine Maria, Mater Dei et Ecclesiae, che i pastori e il gregge non perdano la fede e rimangano fedeli alla Chiesa.


[1] Un vecchio adagio rammenta che i gesuiti vogliono che femmine ed effemminati stiano lontani dalle sacrestie.

2 pensieri riguardo “Papa Francesco illude i peccatori?

  1. La Chiesa condanna il peccato e Dio perdona il peccatore pentito con il proposito di non peccare più.
    I peccatori non devono essere discriminati ma non è lecito né legale commettere atti osceni in luogo pubblico perché passibili di sanzioni come prevede la legge.
    Si applichi seriamente questo concetto. Poi, da Cristiano credente, praticante fedele al catechismo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, ritengo che la famiglia deve essere costituita da un padre, una madre per procreare figli. Non ammetto gender. Tutto come Dio comanda senza deviazioni e forzature umane.
    Pace e bene a tutti.
    Ludovico Nobili

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  2. Ciò che ha fatto e sta facendo questo cosiddetto papà non lo ha fatto nessun papa ( peggiori compresi)in 2000 anni . Questo qua sta veramente demolendo la Chiesa. E basta con questa ipocrisia !!! La correzione fraterna al cosiddetto papa . Ma perché non dire chiaramente pane al pane e vino al vino . E ‘un impostore ed un papa illeggittimo ( si vede e si sente….). Punto .

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