Papa Francesco, l’Eucaristia che vuole dare lei, è una condanna!

Papa Francesco ama omettere il cuore stesso delle sue frasi lasciando al “libero pensiero” l’effetto, dando origine così alle ambiguità, alle incomprensioni o, nel peggiore dei casi, alla legittimazione dei peccati. Ne abbiamo avuto l’ennesimo esempio durante l’omelia e l’Angelus del 9 giugno.

È certamente lodevole l’intenzione di papa Francesco di “attirare” quante più anime possibili ai Sacramenti, ma per fare ciò non si può sovvertire la ragione stessa del Sacramento (e dei Sacramenti), poiché potrebbero invece avere l’effetto contrario.

Ci stiamo riferendo alle parole che il Vescovo di Roma[1] ha pronunciato durante l’omelia e l’Angelus del 9 giugno scorso sulla Santissima Eucarestia, approfittando del fatto che in Italia e in altri paesi in quel giorno cadeva la Solennità del Corpus Domini.

  • «L’Eucaristia non è il premio dei santi, no, è il Pane dei peccatori», ha detto nell’Angelus; completando, quanto detto poco prima all’omelia: «La Chiesa dei perfetti e dei puri è una stanza in cui non c’è posto per nessuno; la Chiesa dalle porte aperte, che festeggia attorno a Cristo, è invece una sala grande dove tutti – tutti, giusti e peccatori – possono entrare».

Il problema di queste frasi ad effetto è che sono condivisibili solo se viene spiegato chi è e come deve ricevere i Sacramenti “il peccatore” e che – il giusto – è solo colui che essendo peccatore, ha deciso però di non peccare più! Papa Francesco ama omettere il cuore stesso delle sue frasi lasciando al “libero pensiero” l’effetto, dando origine così alle ambiguità, alle incomprensioni o, nel peggiore dei casi, alla legittimazione dei peccati. Per altro è un paradosso affermare che entrambi “giusti e peccatori, TUTTI”, possono “entrare”, se non si spiega come dobbiamo cambiare “TUTTI coloro” che volessero davvero entrare a far parte dell’eterno banchetto nuziale!!

L’Eucarestia non è certamente “un premio” mondanamente inteso, perché nessun uomo ne sarà mai degno, mentre invece è proprio “pane degli Angeli, pane dei Santiè DONO per eccellenza e da qui il concetto del premio. Attenzione: i santi – come spiega l’Apostolo San Paolo nelle sue epistole – non sono coloro che non hanno mai peccato, bensì sono quei battezzati che, pentiti e contriti dei loro peccati, si sono riconciliati (ecco i giusti) con Cristo nella sua Chiesa mediante il Sacramento della Penitenza. Se alla frase “– tutti, giusti e peccatori –“ non venisse applicato il monito paolino, allora saremo nell’assurdo e persino nella inutilità dei Sacramenti stessi.

Il Corpus Domini è dunque precluso ai peccatori recidivi e impenitenti – i reprobi –  gli “ingiusti, gli iniqui, i corrotti”, non per capriccio o cattiveria della Chiesa, ma per volontà del suo Divino Fondatore, il quale ha decretato che le perle e le cose sante non devono essere date ai cani e ai porci (cfr. Mt 7, 6). Sarà proprio san Paolo a fare quell’elenco drammatico a causa del quale non è possibile ricevere l’Eucaristia:

  • Infatti l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia..” (Rm.1,18…)

Dare l’Eucarestia a coloro che non possono riceverla significare fare un sacrilegio, una violenza al Signore. Per questo, è meglio per gli stessi reprobi, non nutrirsi del Corpus Domini, perché altrimenti, come spiega sempre San Paolo, mangerebbero non la loro salvezza, ma purtroppo la loro condanna (cfr. 1Cor 11, 23-29). I “no” della Santa Madre Chiesa non sono mai contro i peccatori, ma sempre a loro beneficio. E a chi sono rivolti questi “no”? Ecco l’elenco fornito da san Paolo:

  • “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa.” (Rm.1,24-32)
  • Ancora, rinforza il monito San Paolo: “O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!”  (1Cor.6,9-11)

INGIUSTO non è solo il peccatore che vuole rimanere nel peccato e pretendere di ricevere l’Eucaristia, ma è anche colui che “approva” il peccatore nel suo peccare! NON ILLUDETEVI, rincara la dose san Paolo… chi è stato giustificato dal Signore, non può più e deve più vivere in quei peccati.

Gesù è sì venuto, come Egli stesso dice, per i peccatori (cfr. Mt 9, 13), ma per guarirli definitivamente facendoli uscire dalla schiavitù del peccare, non per farli convivere serenamente col loro peccato. Del resto, quale medico che, avendo la cura, non guarisse il proprio paziente, ma lo lasciasse in malattia, potrebbe essere degno di esercitare la propria professione?

L’Eucaristia è certamente il FARMACO per eccellenza, è farmaco divino al quale però, il paziente, il peccatore, deve corrispondere con una dieta adeguata, affinché il farmaco produca il suo effetto santificatore.

Dio non ci ama in quanto restassimo peccatori – come sosteneva l’eresiarca Martin Lutero[2] – ma nonostante il nostro essere peccatori, come spiega bene san Paolo ai Romani 5,5-11, per la quale situazione è venuto infatti per salvarci, per toglierci fuori da quelle situazioni, non per conviverci. In Cielo vi è più gioia non per il peccatore che pretende d’essere amato da Dio rimanendo nel peccato; ma per il peccatore che sentendosi amato da Dio si converte, ovvero che abbandona il peccato, santificandosi (cfr. Lc 15, 7).

D’altronde, se l’essere peccatori in quanto tali fosse la vera prerogativa per essere amati da Dio, allora Egli non avrebbe scelto la più pura, l’unica tutta pura delle creature per incarnarsi (cfr. Lc 1, 26-38), piuttosto la più impura e più la peccatrice…

In questi tempi, inoltre, dichiararsi peccatori non è più un atto di umiltà, ma di superbia. Ovvero ci si proclama peccatori quasi fosse meritevole, ma non ci si sente in peccato. Dato che siamo tutti peccatori, abbiamo tutti gli stessi diritti. Ma, di fronte a Dio, non abbiamo alcun diritto, ma soltanto ed esclusivamente doveri. L’Eucaristia non è un diritto, ma è DONO e sono proprio i Santi ad insegnarci lo stato d’animo con il quale Essa deve essere ricevuta da noi.

Dio non si scandalizza della nostra debolezza, ma abborrisce la nostra ipocrisia. Gesù non si scandalizza del peccatore in quanto fragile nella sua caduta, ma abborrisce il peccatore che fa del suo peccato una gaiezza, una fierezza, un diritto… Concordiamo con papa Francesco che la “Chiesa dei puri” rimane vuota, ma nella Chiesa di Cristo, benché vi sia veramente un posto per tutti, non tutti vi possono entrare, ma solamente coloro che si sono purificati (Sacramento penitenziale), ossia per coloro che vogliono abbandonare il peccare. Il Signore non ci chiede l’impossibile, ma la perfezione sì (cfr. Mt 5, 48).

Laddove è vero che dobbiamo fare attenzione alla “chiesa dei puri” che ha in mente il Papa, per altro condannata nel manicheismo di vecchia data… è anche vero che di questi tempi si stanno creando dei gruppi di élite assolutamente vaneggianti: divorziati e risposati con in piedi il Sacramento del Matrimonio cristiano e dunque “conviventi” che pretendono l’Eucaristia, il diritto a questa Comunione, un diritto che non hanno, come spiega il Catechismo al n.1650… coppie dello stesso sesso che pretendono il riconoscimento all’ammmmore… e quindi pretendenti al diritto all’Eucaristia… apostati ed eretici d’ogni risma che, appunto come ammonisce san Paolo “approvano chi le fa.” (Rm.1,32), con la superba pretesa di poter ricevere indisturbatamente l’Eucaristia… ma… stiamo attenti: “l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia..” (Rm.1,18…)


[1] Titolo da lui prediletto e l’unico a cui riconosce non solo un valore storico.

[2] «Sii pur peccatore e pecca fortemente, ma credi ancor più fortemente»: è la frase più nota del monaco eretico tedesco. Ovvero non importa quanto sei peccatore, ma quanto credi in Dio, poiché Egli, più pecchi, più ti ama.


AGGIORNAMENTO IMPORTANTE

  • IL VOTO DEI VESCOVI USA

Comunione agli abortisti, tiene il No: Cupich sconfitto

di Nico Spuntoni

Sconfitta clamorosa per la minoranza guidata dai cardinali Cupich, Gregory, O’Malley sul tema della Comunione ai politici abortisti. La Conferenza episcopale Usa ha difeso quello spazio d’iniziativa che le è riconosciuto dal Concilio Vaticano II ed ha fatto valere le funzioni assegnatele nella lettera apostolica Apostolos suos.

Nella riunione virtuale della Conferenza episcopale americana è passata con una larga maggioranza la proposta di autorizzare la redazione della bozza di una dichiarazione formale sul significato dell’Eucaristia nella vita della Chiesa: 168 sì, 55 no e 6 astenuti. Un esito superiore ai pronostici della vigilia che già davano prevalenti i favorevoli, ma con un margine più ridotto. 

Sconfitta clamorosa per la minoranza guidata dai cardinali Cupich, Gregory, O’Malley di Boston e Tobin che a maggio aveva indirizzato una lettera al presidente della Conferenza, monsignor Gomez per chiedergli di cancellare la discussione sulla comunione dalla scaletta dell’ordine del giorno dell’assemblea. I no, infatti, sono stati inferiori al numero dei vescovi che ha promosso l’appello al capo dell’USCCB.

Qualcuno dei 67 firmatari, quindi, deve essersi pentito e aver cambiato idea al momento della votazione. Il via libera alla stesura del documento arriva dopo quasi tre ore di discussione andate in scena giovedì. I vescovi a stelle e strisce hanno dato una bella prova di sinodalità, rendendosi protagonisti di un confronto appassionato e partecipato che darà i suoi frutti durante il lavoro del comitato dottrinale chiamato a preparare il testo. 

Bloccato ogni tentativo di rinviare o cancellare dall’agenda un tema particolarmente sentito da un episcopato forgiato nella stagione wojtyliana. La riunione di questi giorni e l’esito della consultazione ha dimostrato, inoltre, che parlare di una spaccatura non è propriamente corretto: l’esigenza di una dichiarazione formale a proposito di coerenza eucaristica è avvertita dalla larga maggioranza dei presuli locali. Insistendo per il confronto e per la votazione, la Conferenza episcopale Usa ha difeso quello spazio d’iniziativa che le è riconosciuto dal Concilio Vaticano II ed ha fatto valere le funzioni assegnatele nella lettera apostolica Apostolos suos.

A ridosso dell’apertura dell’assemblea virtuale, c’era stato anche l’intervento sul New York Times di padre Antonio Spadaro secondo cui “la preoccupazione in Vaticano è di non usare l’accesso all’eucarestia come arma politica”. Parole citate da una sessantina di parlamentari dem in una dichiarazione critica nei confronti della decisione dei vescovi.

Non è la prima volta, però, che nella Chiesa si solleva la questione dell’accesso alla comunione nel caso di politici che hanno proposto o difeso leggi contrarie ai cosiddetti valori non negoziabili. Si ricorda spesso la Nota trasmessa nel 2004 dal cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, al cardinale Theodore E. McCarrick nella quale si ribadiva che “il ministro della Santa Comunione deve rifiutare di distribuirla” a un politico cattolico che fa “sistematica campagna” e vota “per leggi permissive sull’aborto e l’eutanasia”.

Non è altrettanto menzionata, invece, un’altra netta presa di posizione sul tema che riguarda direttamente Jorge Mario Bergoglio. Nel 2007, infatti, il futuro Papa Francesco fu presidente del comitato di redazione del documento finale di Aparecida nel quale si legge: “Dobbiamo impegnarci in una coerenza eucaristica, cioè dovremmo essere consapevoli che una persona non può ricevere la Santa Comunione e allo stesso tempo agire o parlare contro i comandamenti, particolarmente quando vengono approvati aborto, eutanasia e altri gravi crimini contro la vita e la famiglia. Questa responsabilità compete soprattutto ai legislatori, ai governanti e ai professionisti della salute”.

Il testo di quella quinta conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi viene considerato uno dei punti di riferimento della visione bergogliana, al punto da indicarne i contenuti ai vescovi argentini – una volta eletto al soglio pontificio – come “le linee guida di cui abbiamo bisogno per questo momento storico”. Fu anche la prima lettura raccomandata ai sacerdoti di Roma nell’incontro d’esordio come loro Vescovo nel 2013. C’è chi vorrebbe accusare quel Documento – la cui redazione è indissolubilmente legata al nome del futuro Papa Francesco e che ancora oggi lui stesso continua a regalare a capi di Stato e presuli di tutto il mondo – di aver usato l’accesso all’Eucarestia come arma politica? 

3 pensieri riguardo “Papa Francesco, l’Eucaristia che vuole dare lei, è una condanna!

  1. Ringrazio di cuore chi fa queste analisi critiche costruttive ogni volta che Papa Francesco scivola, o sembra che ci goda a scivolare sulle bucce di banana delle ipocrisie che aprono le porte alle eresie.
    Voglio sperare che Egli, abbia modo di leggere questi disappunti, oppure trovare il modo che qualcuno, in occasione di incontri-interviste come fa don Davide Pozza lo si possa stringere alle “corde” e fargli notare le sue stridenti e inaccettabili affermazioni che puzzano di eresia.
    Il neo luteraesimo a cui il falso ecumenismo si aggrappa è ormai palese ed è perciò necessario che i veri cristiani si svegliano da questo torpore immondo con cui papa Francesco influenza la Chiesa di Cristo. Torni a inginocchiarsi ogni volta al momento della consacrazione, l’inchino non basta davanti al Corpo e al Sangue di Gesù appena consacrato! E non è giustificato per il dolore alle ginocchia perché davanti a rappresentanti musulmani ed ebrei lo ha fatto. Il Cristianesimo Cattolico Apostolico Romano fondato sul primato di Pietro ed il grande evangelizzatore Paolo non è in vendita.
    Ludovico Nobili

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  2. Purtroppo papa Bergoglio, più che “godere a scivolare sulle bucce di banana delle ipocrisie che aprono le porte alle eresie”, gode davvero come un matto ad essere DISSEMINATORE PER OGNI DOVE DI BUCCE DI BANANA EQUIVOCHE, IPOCRITE E SFRONTATE, OLTRE CHE RIDICOLE.

    L’obiettivo da perseguire, per lui, è FAR CADERE GLI ALTRI.

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