Papa Francesco, che difende la perresìa, da cinque anni non risponde sui Dubia di Amoris Laetitia

La parresìa (dal greco παρρησία, composto di pan (tutto) e rhema, ciò che viene detto) nel significato letterale è non solo la “libertà di dire tutto” ma anche la franchezza nell’esprimersi, dire ciò che si ritiene vero e, in certi casi, un’incontrollata e smodata propensione a parlare.

Nell’omelia della messa celebrata lunedì 13 aprile del 2015 a Santa Marta, Papa Francesco ha affrontato il tema del «coraggio cristiano» che è una «grazia che dà lo Spirito Santo». Proprio su quest’ultima parola — “franchezza” — si è soffermato il Pontefice rilevando come in quella preghiera comune si legga: «“E ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi” non di fuggire: “di proclamare con tutta franchezza la tua parola” – È la “parresìa”. I due apostoli, affermò il Papa: «dal timore sono passati alla franchezza, a dire le cose, con libertà »….

Nell’articolo precedente abbiamo letto sulle autocontraddizioni di Papa Francesco, vedi qui, ed ora vi offriamo questo editoriale del professor Roberto de Mattei: a che punto siamo con i famosi Cinque Dubia sulle ambiguità contenute in Amoris Laetitia?


Cinque anni dopo: le critiche senza risposta ad Amoris Laetitia

(Roberto de Mattei) Cinque anni fa, l’8 aprile 2016, fu pubblicata l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia, il documento più controverso del pontificato di Papa Francesco. Questo documento è l’esito di un processo avviato dall’intervento del cardinale Walter Kasper nel concistoro del febbraio 2014. La tesi del card. Kasper, secondo cui la Chiesa dovrebbe rinnovare la sua prassi matrimoniale, costituì il leit motiv dei due Sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015. Purtroppo, l’Esortazione Amoris laetitia si rivelò ancora peggiore della relazione del card. Kasper. Il cardinale tedesco aveva posto alcune domande, la Amoris laetitia offriva la risposta, aprendo la porta ai divorziati risposati e autorizzando implicitamente le convivenze more uxorio. Per questo, nel 2017, il filosofo Josef Seifert è arrivato al punto di affermare che la Amoris Laetitia «ha come logica conseguenza quella di distruggere l’intero insegnamento della morale cattolica».

Di fatto, più ancora dell’Amoris laetitia, sono entrate nella storia le innumerevoli critiche che sono state rivolte a questo documento, in libri, articoli, interviste. Tra queste critiche due spiccano in modo particolare. La prima è rappresentata dai Dubia esposti al papa e alla Congregazione per la Dottrina della Fede il 19 settembre 2016 dai cardinali Walter Brandmüller, Raymond Burke, Carlo Caffarra, Joachim Meisner; la seconda è la Correctio filialis de haeresibus propagatis, indirizzata a papa Francesco da oltre 60 studiosi cattolici e pastori della Chiesa l’11 agosto 2017, divenuti, un mese dopo la sua pubblicazione, 216 teologi, professori, studiosi di tutte le nazionalità.

Sia i Dubia che la Correctio filialis hanno avuto un impatto mondiale, ma nessuno di questi documenti ha avuto risposta, nonostante una richiesta di udienza presentata a papa Francesco il 25 aprile 2017 dai quattro autori dei «Dubia», due dei quali oggi deceduti (Caffarra e Meisner). Il rifiuto del Successore di Pietro di ricevere coloro che, in quanto cardinali, sono i suoi consiglieri, appare inspiegabile, tanto più che Francesco ha voluto fare dell’«accoglienza» il marchio di fabbrica del suo pontificato affermando, in una delle sue prime omelie (25 maggio 2013), che i «cristiani che chiedono non devono mai trovare porte chiuse». In compenso, il 15 marzo 2021, il cardinale Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, rispondendo a un dubium: «sul potere della Chiesa di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso», ha definito «illecita» la benedizione delle unioni omosessuali, visto che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppur remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Questa dichiarazione, che ha ribadito la dottrina cattolica, ha provocato, soprattutto in Germania, un’esplosione di dissenso. Il silenzio sulle questioni sollevate dai Dubia e dalla Correctio filialis ha suscitato invece una grande esasperazione nel mondo cattolico tradizionale.

Questa prassi di governo contraddittoria rischia di portare la Chiesa verso un grave scisma, o meglio verso un processo di frammentazione religiosa che potrà avere catastrofiche conseguenze. La responsabilità primaria di questa situazione è del supremo pastore, più che del gregge disorientato. Le pecore impazzite sono destinate ad aumentare sempre di più fino al giorno in cui Roma non farà sentire la sua voce in maniera chiara e definitiva.

In questa situazione di confusione giunge quanto mai opportuna la pubblicazione di due libri seri e documentati, che ci offrono un preoccupante quadro della tragedia religiosa attuale.

Il primo, compilato da Voice of the Family, è in edizione elettronica e ha come titolo The unanswered concerns about Amoris Laetitia Why the Apostolic Exhortation Remains a Danger to Souls. Un’équipe di Voice of the Family era presente a Roma sia al Sinodo Straordinario dell’ottobre 2014 che al Sinodo Ordinario dell’ottobre 2015.

L’organizzazione ha prodotto analisi approfondite dei più importanti documenti sinodali dal punto di vista di coloro che difendono la vita e la famiglia e le ha distribuite a cardinali e vescovi in ​​tutto il mondo. Infatti, cone si legge nell’introduzione al volume, «ci sono affermazioni in Amoris Laetitia che contraddicono direttamente l’autorevole insegnamento della Chiesa cattolica, e ci sono ulteriori affermazioni che lo minano senza contraddirlo».

Il secondo volume, pubblicato a cura dei professori John R.T. Lamont e Claudio Pierantoni, ha come titolo Praise for defending the Faith against presente heresies e ha la prefazione dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Entrambe le opere contengono i testi dei Dubia e della Correcio Filialis. Il libro di Voice of the Family include anche le Theological Censures against Amoris Laetitia by Forty-five Theologians e la Declaration of the Truths Relating to Some of the Most Common Errors in the Life of the Church of Our Time del maggio 2019. Il libro di Lamont e Pierantoni contiene anche la Open Letter to the Bishops of the Catholic Church; An Appeal to the Cardinals of the Catholic Church; la protesta Contra recentia sacrilegia. John Lamont, nella sua introduzione, ricorda come sono nati questi documenti, ai quali il libro aggiunge i contributi di Anna M. Silvas, Fr John Hunwicke, Claudio Pierantoni, Claire Chretien, Roberto de Mattei, Robert Fastiggi and Dawn Eden Goldstein, Joseph Shaw, Michael Sirilla, Edward Peters, Edward Feser, Brian Harrison, John Rist, Peter A. Kwasniewski, Maike Hickson, Thomas G. Weinandy, O.F.M. Cap., Pauper Peregrinus e lo stesso Lamont.

Rileggere oggi questi testi è istruttivo, sia sul piano della forma che della sostanza. Negli ultimi anni, infatti, si è persa la sostanza teologica dei problemi e il linguaggio è divenuto spesso grossolano e aggressivo. Le due raccolte di documenti che presentiamo ci aiutano invece a capire come si parla, tra cattolici, all’interno della Chiesa. Dispiace constatare una perdita di questa sostanza teologica e di questo stile equilibrato nelle controversie che si sono aperte sulla vaccinazione contro il Covid-19. Nel dibattito su questo tema, alcuni critici della Amoris laetitia sono stati accusati di incoerenza per aver accettato le dichiarazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede sui vaccini del 2008 e del 2015. La risposta a questa obiezione è semplice. I firmatari della Correctio filialis non hanno mai criticato l’autorità del Papa o della Congregazione per la Dottrina della Fede, perché la Chiesa è una società gerarchica, che non può fare a meno di un’autorità suprema. Essi hanno criticato invece un documento promulgato dalla suprema autorità, trovandolo in contraddizione con il Magistero precedente della Chiesa. Nella adesione alle verità teologiche e morali il tribunale di ultima istanza è la coscienza, ma essa esige una norma oggettiva ad essa esterna, su cui fondarsi. Questa legge esterna è proposta dalla Chiesa con il suo Magistero che è, in questo senso, norma prossima della nostra fede. Se questa norma viene espressa in maniera equivoca o ambigua, negando, anche se in maniera implicita, sul piano della prassi, una verità di fede riguardante ad esempio l’unione coniugale, i cattolici hanno il dovere di ricordare che la dottrina sul matrimonio sacramentale non può essere modificata da nessuna autorità ecclesiastica, nemmeno dal Sommo Pontefice. Chi critica l’Amoris laetitia non assume come riferimento la propria coscienza, ma il Magistero perenne della Chiesa.

Alla vigilia di possibili scismi non è il momento di dividere il mondo cattolico, ma di unirlo sulla base della Tradizione della Chiesa. Claudio Pierantoni nelle sue Reflections on a New Dialogue between Traditionalist and Conservative Catholics, spiega come molti documenti presentati nel libro che ha curato con John Lamont sono dovuti al felice incontro, tra esponenti del “Catholic Traditionalism” e del “Conservative Catholicism”, dalle cui file egli stesso proviene. «Possa questo libro essere una testimonianza ed un esempio dello sforzo congiunto che è stato portato avanti negli ultimi quattro anni e un incoraggiamento per gli anni a venire», egli scrive.  Faccio mio l’auspicio del prof. Pierantoni di formare, in questi tempi difficili, «un nuovo fronte ortodosso ancora più compatto». È necessaria una convergenza e una sinergia di iniziative diverse, provenienti dal clero e dai laici, ognuno al proprio livello e secondo la propria possibilità, per fronteggiare il caos che ci minaccia, affidandoci per la buona riuscita della battaglia all’aiuto di Dio, senza il quale nessun successo sarà mai possibile. I due libri appena pubblicati indicano una strada. 

3 pensieri riguardo “Papa Francesco, che difende la perresìa, da cinque anni non risponde sui Dubia di Amoris Laetitia

  1. Ma povero il Bergoglio IGNORANS THEOLOGUS, cosa dovrebbe rispondere se non sa neppure quello che dice e per farselo tradurre (con un trucco) se lo fa interpretare dagli amici vescovi argentino e lui la timbra e ordina … ” di inserirla negli AAS, con sommo disprezzo per i 4 cardinali dei 5 dubia. Bifido, quadrifido, scrive “vietato si, mi, no, fate come volete” e nega categoricamente una risposta chiara, perché, come mi ha detto un giovane suo confratello dj, “il Papà non ha nessun dovere di rispondere ai 4 Cardinali!”. Inutile rispondergli che il Papa (invalido, scomunicato latae sententiae… ) ha il “dovere di rispondere su problemi di dottrina…” se è Vicario di Cristo e non di se stesso… e non si può inventare altra dottrina e morale se non quella di fare rispettare (“confermare” ) esclusivamente quella insegnarci da Cristo e tramandataci dai Santi Dottori della Fede e dai veri Vicari di Cristo… La superbia bergogliana abbinata alla sua ignoranza e malafede, lo pone al di sopra di Cristo, suo prossimo tremendo Giudice? Rispetto per uno falso vicario scomunicato dichiarato amico sodale del principe degli eresiarchi: Lutero? Colui che ha inviato i Lanzichenecchi per mettere a ferro e fuoco Roma-Babilonia ed il suo Papà in prigione, fallita la carneficina? E lui rivaluta chi voleva porre fine al Papato? Talis Luther, talis filius Bergoglio, l’abominio della desolazione!!!?? Ma ” Verrà un giorno, , un giorno verrà…” che come l’amico Lutero egli farà la sua fine, anzi, peggiore e si ritroveranno a scaldarsi al fuoco eterno, senza pagare bollette! Gratis et in odium Dei!

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  2. Ma che volete: è antipapa già da cardinale quando attaccava Giovanni Paolo II, la Sua Dominus Jesus e BXVI all’iIdomani di Ratisbona… La sua corte Bonaerense era zeppa di maniaci sessuali suoi protetti: Bargallo Zanchetta etc. etc. Oggi continua con il Ricca etc.etc. Ma come Egli sia riuscito nonostante il veto del generale Gesuita Kolvenbach a diventare Vescovo è vero mistero di’iniquità.

    Maurizio Muscas
    Cagliari.

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