Lo strano Giovedì Santo in cui l’OR commemora Giuda, adulterando la sua fine…

PREMESSA: Santità, forse è meglio imparare dai veri santi…

  1. Giuda non è stato dannato fin dal principio. Il Signore lo aveva chiamato ad un’altissima dignità. Si è perso, pur stando accanto al Signore, per la bramosia delle ricchezze. Il Signore gli aveva dato fiducia e l’aveva incaricato di tenere la cassa. Ma Giuda vi rubava, come ricorda San Giovanni quando in riferimento a Giuda scrive: “Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro” (Gv 12,6).
  1. Certo, Gesù ha dato il suo perdono anche a Giuda e ha pregato per lui. Potrei dire che Giuda ha sentito i richiami della grazia, ma è stato troppo orgoglioso per andarsi a umiliare davanti al Signore. Li ha sentiti, dicevo. Ma li ha intesi malamente. Anziché andare dal Signore, è andato dai sommi sacerdoti che l’hanno lasciato al suo destino.
  2. Il Vangelo non dice esplicitamente che Giuda sia andato all’inferno. Ma vi sono espressioni molto forti che lo lasciano intendere, come ad esempio quella che ha citato tu: “Sarebbe stato meglio per quest’uomo che non fosse mai nato”. Ma c’è anche un’altra allusione alla perdizione e di Giuda: “Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte” (Gv 12,30). Non si tratta solo di un riferimento cronologico. Nel cuore di Giuda erano scese le tenebre della notte. Erano scese quelle tenebre di cui parla il Signore quando dice di colui che aveva osato entrare nella sala senza veste nuziale: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti” (Mt 22,13). Le tenebre con pianto e stridore di denti sono un chiaro riferimento all’inferno.
  3. Il Signore ha cercato di toccare il cuore di Giuda in tutte le maniere. Pensa quando nell’ultima cena Giovanni gli domanda chi sia il traditore. Il Signore gli risponde: “E’ colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò” (Gv 13,26). Dare il boccone da parte del capotavola era un segno di onore, come un nostro brindisi. Gesù tratta Giuda in quel momento davanti a tutti con un tratto preferenziale. Ma Giuda manifesta nel suo comportamento tutti i segni dell’ostinazione nel peccato. Rimarrà in quella condizione fino all’estremo della sua vita, aggiungendovi un altro peccato molto grave: quello della disperazione della salvezza.
  4. A questo proposito senti quello che dice S. Caterina da Siena, o meglio quello che S. Caterina da Siena si sentì dire dall’Eterno Padre: “Questo è quello peccato che non è perdonato né di qua né di là, perché il peccatore non ha voluto, spregiando la mia misericordia; perciò mi è più grave questo che tutti gli altri peccati che ha commessi. Unde la disperazione di Giuda mi spiacque più e fu più grave al mio Figliolo che non fu il tradimento che egli mi fece. Così sono condannati per questo falso giudizio d’aver posto maggiore il peccato loro che la misericordia mia; e perciò sono puniti con le dimonia e cruciati eternamente con loro” (S. Caterina da siena, Dialogo della Divina Provvidenza, c. 37).
  5. Pertanto nel perdono di Gesù era incluso anche il perdono per il peccato di Giuda. Ma Giuda questo perdono non l’ha voluto. Giuda rimane colui che viene chiamato “il figlio della perdizione” (Gv 17,12).
  6. Secondo la tradizione Ponzio Pilato si sarebbe convertito. La Chiesa copta lo annovera tra i santi. Ma se Ponzio Pilato si è salvato, come lo spero, non è perché tutto sommato “ha contribuito (nel male) all’azione salvifica di Gesù” come tu dici, ma perché si è lasciato raggiungere dalla grazia. Sua moglie, Claudia Procula, è venerata come santa non solo dalla Chiesa copta, ma anche da quella ortodossa.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo Bellon OP – (fonte: amicidomenicani.it)


Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è web-caterina-e-giuda.jpg

di Giovanni Servodio

Quando il mio amico mi ha descritto quello che aveva pubblicato L’Osservatore Romano il 1 aprile 2021, Giovedì Santo, sono rimasto un po’ scosso e un po’ incredulo. Mi sono ricreduto quando sono andato a vedere la prima pagina del giornale, col suo titolo incredibile: Giuda e lo scandalo della misericordia.
Divenne evidente che il giornale del Vaticano, dimentico della ricorrenza del Triduo Pasquale, intendeva ricordare in grande stile colui che per trenta denari aveva consegnato Gesù ai suoi crocifissori e questo proprio lo stesso giorno in cui Giuda decise di tradire

Sotto il titolo, giganteggia un’immagine un po’ brutta sia nella fattura sia nel contenuto: si vede un personaggio nudo, in piedi, che accudisce un altro personaggio seminudo, sdraiato, con sullo sfondo un albero quasi secco.
Solo leggendo l’articolo si comprende che si tratterebbe, nientemeno, di Gesù risorto che accudisce Giuda appena impiccatosi.
L’articolo spiega che l’immagine è frutto di un improvvisato artista francese che ha avuto l’ispirazione da una meditazione di Papa Francesco raccolta nel libro Quando pregate dite Padre Nostro del 2018.
Queste meditazioni di Papa Francesco hanno per oggetto la misericordia di Dio che perdonerebbe unilateralmente le più incredibili malefatte, come qui nel caso di Giuda.
Ecco quindi spiegato il titolo dell’articolo.

Non contento di questa spiegazione, l’articolista fa sapere che l’opera dell’artista francese è ora dietro la scrivania del Papa, accompagnato dall’immagine di un capitello della chiesa di Vézelay, un paesino della Francia centrale.
Alla domanda se vi è un nesso tra il quadro con l’uomo nudo e il capitello della chiesa di Vézelay, pare che si debba rispondere sì: perché, sempre dalle meditazioni del Papa si viene a sapere che il capitello in questione conterrebbe l’immagine di Gesù che porta sulle spalle Giuda morto.

Ora, che l’improvvisato artista francese possa aver dipinto un obbrobrio partendo dalle meditazioni di Papa Francesco, passi, ma che l’immagine che si trova sul capitello della chiesa di Vézelay rappresenterebbe Gesù che porta sulle spalle Giuda morto, è cosa che attiene alla fantasia interessata di Papa Francesco, fatto salvo il fatto che il Papa possa aver letto di tale interpretazione in qualche improbabile autore anch’egli interessato.
Insomma, in un modo o nell’altro Cristo deve essere considerato talmente misericordioso da ridurre a niente le più abiette nefandezze. E’ come se tutto il Nuovo Testamento non valesse una cicca di fronte alle pretese di Papa Francesco e alle interpretazioni di autori interessati.
A sostegno di tutto questo, lo stesso numero de L’Osservatore Romano riporta a pagina 3 una predica di Don Primo Mazzolari in cui il poco fedele prete di Bozzolo (MN), sostiene la tesi della non colpevolezza di Giuda, della sua buona fede e della gratuita misericordia di Gesù.
Quindi il titolo di questo numero de L’osservatore Romano è ben giustificato dal fatto che dopo duemila anni i cattolici dovrebbero riconoscere che Giuda è stato un brav’uomo e che l’aver venduto Gesù per trenta denari sarebbe un atto meritevole della condivisione degli uomini e della misericordia di Dio, inevitabile.

Sorgono, però, alcuni interrogativi. Il primo è che nei Vangeli non c’è traccia di Gesù resuscitato che incontra, a qualunque titolo, Giuda morto suicida e impiccato. Chi ha maturato una convinzione del genere, quindi, non segue il racconto dei Vangeli, ma un’opinione personale che non tiene conto dei Vangeli e quindi non è cattolica.
Che Papa Francesco tenga dietro la sua scrivania il detto quadro un po’ brutto e un po’ blasfemo, è una questione che riguarda solo lui, che potrebbe tenere nel suo studio perfino una raffigurazione di Lucifero che porta la luce nel mondo introducendosi nella mente e nel cuore di uomini fedifraghi come Giuda.
Per Papa Francesco, Giuda non sarebbe un traditore, ma, come suggerisce Don Mazzolari, un poveruomo che solo alla fine si rende conto della nefandezza commessa e… si impicca!
Peccato su peccato!
Salta subito all’occhio che in questa fantasmagorica ricostruzione del racconto dei Vangeli, l’unico che ne esce bene sarebbe Giuda, per la sua coerenza e per il suo ignominioso suicidio. Gesù invece sarebbe un incoerente, perché andrebbe a consolare Giuda impiccato dopo avergli ricordato che sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai nato (Cfr.  Matteo, 26, 20-25).


Questo particolare aspetto del problema diventa molto più grave se si legge nel racconto di San Giovanni (17, 12) la preghiera che Gesù rivolge al Padre: «Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura».
Gesù, dopo aver ricordato a Guida che sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai nato, ricorda a tutti noi che Giuda è andato perduto perché “figlio della perdizione”.
Adesso, dopo le meditazioni di Papa Francesco e queste pagine de L’osservatore Romano, siamo costretti ad affermare che da questo “noi” occorre togliere Il Papa e i responsabili del giornale del Vaticano; non solo costoro non seguono il Vangelo, ma lo contraddicono e in tutti i modi lo falsificano: Gesù dice che Giuda è andato perduto, Bergoglio e compagni dicono che non è vero, che sarebbe stato salvato dalla misericordia di Dio, anche se non si è mai pentito e non ha mai espiato il suo peccato.

Il secondo interrogativo è relativo alla lettura attuale delle raffigurazioni contenute nel capitello della chiesa di Vézelay.
Su questo capitello si trovano due raffigurazioni: Giuda con la lingua di fuori perché morto impiccato, e un personaggio che porta sulle spalle un uomo morto.
I moderni lettori di queste immagini, come Papa Francesco, asseriscono che il personaggio con il morto sulle spalle sarebbe Gesù misericordioso che recupera la pecorella smarrita: Giuda; realizzando così un’immagine del Buon Pastore.
Tutto bene! Se non fosse che il detto personaggio ha tutte le fattezze del servo che porta un morto alla sepoltura, e nient’affatto le fattezze di Gesù Buon Pastore.
Il capitello della chiesa di Vézelay è del XII secolo e in quel periodo Gesù è sempre raffigurato con la barba: il personaggio in questione invece è sbarbato, quindi non potrebbe essere Gesù misericordioso nei panni del Buon Pastore. Per di più, il personaggio non è abbigliato da pastore e non esprime soddisfazione per il suo preteso gesto misericordioso, ma è abbigliato come un servo, è anche scalzo, ed esprime un certo disgusto, tipico del becchino costretto a fare il suo brutto lavoro.
Se si tiene conto dell’orientamento della chiesa e del capitello, si nota che il personaggio si muove col suo carico verso Occidente, luogo del buio. Gesù invece avrebbe portato il Suo carico verso Oriente, luogo della luce. Coerenza vuole che non può trattarsi di Gesù, ma si tratta proprio di un becchino che porta il morto suicida verso il buio della seconda morte, ogni altra lettura prima di essere una forzatura è falsa.    

Nell’articolo si dice che dietro la scrivania nello studio di Papa Francesco si troverebbe una riproduzione di questo capitello, per la sua convinzione errata che si tratterebbe di Gesù Misericordioso.
Come detto prima, Papa Francesco può scegliere di mettere nel suo studio una raffigurazione della seconda morte, invece di una raffigurazione della vera vita; ma questo non l’autorizza a dichiarare che la morte è la vita e viceversa.
L’osservatore Romano, quindi,  si è prestato a diffondere una falsità, e proprio il Giovedì Santo, primo giorno del Sacro Triduo e giorno dell’istituzione dell’Eucarestia, veicolo di vita eterna.

Perché tutto questo? Semplicemente perché, secondo noi, sia il Vaticano attuale, sia i responsabili de L’Osservatore Romano, sia Papa Francesco non camminano sulle strade di Gesù, Signore del Cielo e della terra, ma sulle strade di Lucifero, Signore  di questo mondo. Il marchio di Lucifero, infatti, è la menzogna, mentitore fin dall’inizio e padre della menzogna (Cfr. Gv. 8, 44-47).
Come impedirsi di pensare che questa supposta rivalutazione di Giuda sia propedeutica ad una prossima rivalutazione di Lucifero? In fondo, Lucifero è esattamente il lucis-fer, il portatore di luce, e possiamo pensare che per le menti deviate dei personaggi citati egli rimanga ancora tale, saltando a pie’ pari la sua ribellione contro Dio e la conseguente sua cacciata negli inferi ad opera dell’Arcangelo Michele. 
Se Giuda ci viene presentato come solo un pover’uomo in buona fede, ancor più Lucifero ci verrà presentato come un angelo che ha pensato solo di fare del bene.
Ma questo è satanismo!  – Non c’è bisogno di dirlo!

4 pensieri riguardo “Lo strano Giovedì Santo in cui l’OR commemora Giuda, adulterando la sua fine…

  1. …il vangelo parla chiaro,oltre a questo anche testimonianze di santi e mistici, parlano della dannazione di Giuda Iscariota… …anche in alcuni esorcismi ,come quello di Annalisa Michelle,Giuda si presenta come anima dannata..

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  2. Aggiungo che vi sono esorcismi in cui giuda iscariota parla dall’inferno su comando di Maria Santissima per spiegare(costretto)
    la situazione della Chiesa Cattolica.
    Le affermazioni di papa Francesco sono una negazione dei esorcismi praticati e dei sacerdoti che li praticano è quindi parola di Satana in quanto ” regno diviso “.

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  3. E’ vero, mi ricordo quando Bergoglio ha detto che Giuda si è salvato perché c’era questo capitello che raffigurava Gesù Pastore misericordioso che lo trasportava sulle spalle. Ha giustificato l’autorità di questo capitello in materia dottrinale (che a quanto pare vale più della Bibbia, della tradizione e dei santi della chiesa) dicendo che all’epoca sapevano bene le cose ed evangelizzavano come si doveva, con le immagini. Peccato che non abbia continuato a rifarsi alla tradizione, magari si sarebbe chiarito un po’ le idee senza continuare a contraddirsi!
    Nello stesso “intervento” aveva lasciato intendere anche che il matrimonio non serve perché basta l’amore per avere la grazia sacramentale di Dio. E altre uscite poco felici che evito di ripetere.
    Non capisco come mai se la sia passata liscia dicendo queste cose che a tutti gli effetti sono eresie…

    Inoltre nella Bibbia è scritto che “l’appeso è una maledizione di Dio” (Dt 21,22-23). Questa frase (oltre che essere riferita a Cristo, che per salvarci si è addossato la colpa dei notri peccati fino a morire in quel modo, come uno che è maledetto) si applica benissimo anche a Giuda, secondo me. Solo che letteralmente, nel suo caso.
    Inoltre nel nuovo testamento si dice più volte che gli apostoli sui cui si fonda la chiesa devono essere 12 (ad esempio nell’Apocalisse la città di Dio ha dodici porte, col nome dei dodici apostoli, e si dice anche che saranno i dodici apostoli a giudicare il mondo alla fine dei tempi).
    E anche negli Atti è scritto che gli undici hanno eletto un nuovo apostolo, Mattia, per completare il numero degli apostoli e sostituire Giuda, che aveva lasciato il suo apostolato “per andarsene al posto da lui scelto” (At 1,15-26). A me sembra che se Giuda fosse semplicemente morto, ma non si fosse dannato, non avrebbero avuto bisogno di sostituirlo con Mattia (inoltre anche San Pietro negli atti parla di Giuda molto duramente, citando un passo dell’antico testamento che lascia intendere che si sia dannato).
    Non capisco davvero come si possa pensare che Giuda si sia salvato. A me sembra proprio che sia scritto anche nella Bibbia…

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