Per capire Papa Francesco

Quanto segue farà molto discutere e si potrebbe anche non essere d’accordo in tutto ciò che leggerete. Tuttavia è bene sottolineare come – in tutti i nostri editoriali – abbiamo spesso sottolineato come papa Francesco non stia “inventando nulla di nuovo”, al contrario, egli è frutto di quello “spirito del concilio” che i suoi Predecessori, però, pur denunciandolo come un male, non fecero nulla per condannarne gli errori… Perciò, a quanti si stracciano le vesti per ciò che sta accadendo in questo pontificato, si rammentino bene che Bergoglio non è caduto dal pero… la giusta critica non può e non deve fermarsi a questi ultimi 8 anni, ma deve percorrere una corretta analisi di giudizio sui fatti che parte da molto lontano.

Perché Bergoglio si comporta in un certo modo? Quale la logica della sua azione di governo? Quali gli obiettivi? Quali le conseguenze per la Chiesa? Per rispondere a queste domande l’ex vaticanista Aldo Maria Valli ha tradotto in italiano un articolo molto duro, ma anche esplicativo, del sito Wanderer intitolato Los huesos del papa Francisco (Gli ossi di Papa Francesco).

Cari amici di Duc in altum, come l’autore stesso ammette, questo articolo che riprendo dal sito Wanderer è molto duro nei confronti di papa Francesco. L’articolo (titolo originale: Los huesos del papa Francisco) usa toni che a molti di noi provocano, quanto meno, disagio. Credo però che valga la pena leggere con attenzione, perché in questo contributo troviamo, con spietato realismo, elementi utili per dare risposta a molte domande: perché Bergoglio si comporta in un certo modo? Quale la logica della sua azione di governo? Quali gli obiettivi? Quali le conseguenze per la Chiesa? (A.M.V.)


Gli ossi di Papa Francesco

Papa Francesco – lo abbiamo detto tante volte in questo blog – non è né un modernista né un conservatore, semplicemente perché gli manca l’intelligenza speculativa necessaria per definire una posizione dottrinale; la sua intelligenza è meramente pratica. Pertanto, non ha dottrina. La sua teologia è ridotta al catechismo che ha imparato negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso e a qualche altra lettura aggiuntiva. Solo questo e niente più. E poiché è guidato da un intelletto meramente pratico, le sue decisioni non sono prese in relazione ai principi e alle verità della fede – che non comprende e a cui non è interessato – ma all’opportunità politica, prima di tutto sua e poi, nella migliore delle ipotesi, della Chiesa.

Quella che formulo non è una semplice supposizione. Chi conosce il percorso biografico di Jorge Bergoglio (e in Argentina sono in tanti a conoscerlo, anche se non ne parlano per evitare di incappare nella sua misericordia) può confermarlo ampiamente.

Non è superfluo ricordare, per esempio, che dopo il suo incarico di giovane provinciale della Compagnia in Argentina, durante il quale fu duramente conservatore e appoggiò la giunta militare che allora governava il paese, concedendo persino un dottorato onorario dell’Università gesuita di El Salvador all’ammiraglio Massera, fu confinato dai suoi fratelli religiosi come confessore in una scuola di Córdoba. La sua figura così, per i vescovi e i preti argentini conservatori – che erano la maggioranza – divenne quella di un martire del progressismo e dei teologi della liberazione, e i migliori pastori, compreso il vescovo Rodolfo Laise, si recarono in pellegrinaggio nella sua cella a Córdoba.

Se Boezio, durante la prigionia, cercò conforto nella filosofia, Bergoglio cercò conforto in coloro che potevano dargli un passaggio verso l’ottenimento della mitria. Dopo aver insistito fino allo sfinimento (come molti testimoniano), finalmente il cardinale Quarracino, nonostante le notizie negative ricevute su Bergoglio dal padre Kolvenbach, superiore generale dei gesuiti, riuscì a convincere Giovanni Paolo II a eleggerlo vescovo ausiliare di Buenos Aires e lì fu subito nominato vicario generale.

La sede argentina era già assicurata e, cambiato il vento, anche monsignor Bergoglio si spostò verso il progressismo, cosa che gli consentì, nel tempo, di succedere a papa Benedetto XVI sotto la spinta dei cardinali cospiratori che si riunivano a San Gallo, come ha confessato uno di loro, il cardinale Daneels.

Questi favori si pagano, e papa Francesco ha molti debiti da pagare ai suoi elettori. Tuttavia, non intende pagarli, perché per farlo dovrebbe avallare cambiamenti rivoluzionari nella Chiesa che lui non è disposto a sottoscrivere, e non per una questione di principio, ma per una questione di istinto di sopravvivenza e di memoria. Non vuole passare alla storia come il papa che ha permesso il sacerdozio femminile o ha legittimato l’”amore” omosessuale, cioè che ha liquidato la Chiesa. E così, quando i cani incominciano a mordergli i polpacci, lancia loro un osso per tenerli buoni. Questa è stata la sua tattica fin dall’inizio del pontificato: dare loro quello che hanno già, solo un osso senza carne. Vediamo alcuni esempi.

Quando dichiarò inammissibile la pena di morte modificando il Catechismo – un atto che ha soddisfatto il progressismo mondiale – la pena di morte in realtà non esisteva in nessun paese occidentale tranne che negli Stati Uniti. In pratica, non concesse altro che ciò che già esisteva. Un osso lanciato da papa Francesco.

Quando, in una nota a piè di pagina di Amoris laetitiae, permise ai separati che vivono in adulterio, dopo un periodo di discernimento, di ricevere la comunione, non fece altro che concedere ciò che nei fatti esisteva già da decenni. In tutti i paesi del mondo questa è una pratica diffusa e senza bisogno di alcun processo preliminare. Ancora una volta, non ha concesso più di quanto già esisteva. Un altro osso di papa Francesco.

Le sue varie allusioni piene di simpatia verso coloro che praticano atti omosessuali riflettono esplicitamente ciò che è accaduto nella Chiesa per decenni. E non mi riferisco solo alla preponderante presenza di omosessuali attivi all’interno delle fila del clero, ma anche alle cerimonie di “benedizione” delle coppie omosessuali che da molti anni si svolgono con discrezione nelle chiese cattoliche. E questo accade in tutto il mondo. È qualcosa che già esiste e a cui Francesco ha solo dato una certa legittimazione. Un altro osso di Papa Francesco.

La modifica del canone 230, con cui consente di concedere il ministero del lettorato e dell’accolitato anche alle donne, non fa altro che legittimare una pratica che esiste dagli anni Settanta. E fu Giovanni Paolo II – deve essere detto – che la legittimò, permettendo alle donne di leggere le letture delle messe da lui celebrate, o permettendo alle donne di fare da assistenti alla messa nel 2001. Un altro osso di papa Francesco.

Ed ora alcuni commenti sulla strategia di papa Francesco.

La sua è la tipica malizia da Vecchio Vizcacha [personaggio del poema gaucho Martín Fierro dello scrittore argentino José Hernández, il vecchio Vizcacha è caratterizzato dai consigli immorali, egoisti e senza scrupoli che impartisce al suo allievo, ndt] e, come le bugie, ha le gambe corte. I tedeschi e tutti i liberali che lo hanno votato non si accontentano più degli ossi che lui lancia loro e ormai non si divertono più. Vogliono tutto l’agnello. Ecco il perché del famoso sinodo tedesco: mangiarsi le pecore, visto che il pastore sulla questione tergiversa. Questo problema non è sfuggito a Bergoglio ma, secondo me, lui aveva previsto un pontificato più breve, che gli avrebbe risparmiato i problemi che ha ora: la sua miccia si sta esaurendo.

Ancora una volta si confermano le origini presso i bassi fondi peronisti del pontefice [nell’originale: los bajos fondos peronistas, ndt]. La strategia è analoga a quella di quei governatori o presidenti peronisti che inaugurano tre o quattro volte un’opera che è già in funzione da anni, o che non è mai finita. Tutto per ottenere voti e calmare i poveri.

La conseguenza seria di tutto questo, naturalmente, è che con la sua azione il Santo Padre ipoteca l’intera Chiesa. È vero che le situazioni sopra descritte sono effettivamente esistite, ma la loro legittimazione attraverso modifiche del Catechismo o del Codice di diritto canonico impegna la Chiesa in futuro e stabilisce un precedente molto pericoloso. L’abilitazione canonica a concedere ministeri alle donne facilita, in un futuro non troppo remoto, l’accesso al diaconato, il che conferma quanto si diceva all’inizio: Bergoglio non si cura della dottrina, ed ecco perché non gli importa di cambiarla.

In questo blog abbiamo detto più volte che la brutalità e la volgarità di Bergoglio ci fanno dimenticare che la maggior parte degli atteggiamenti che tradizionalisti e conservatori mettono in discussione si riferiscono a situazioni che si erano già verificate in precedenza, ma che nella memoria di molti, soprattutto neocon, erano state cancellate. Nel 2016, ad esempio, scrivemmo che il pontificato di Francesco non è altro che una fetida suppurazione dei pontificati precedenti. Il provvedimento della modifica del canone 230, che ha provocato lo strappo di tante vesti nei giorni scorsi, era già stato concesso vent’anni fa da papa Giovanni Paolo II, che molti esaltano come esempio di ortodossia, prudenza e santità. Quanto vale la memoria!

Nota bene: mi viene spesso detto che sono troppo duro e irrispettoso nei confronti di papa Francesco. Anche se sono duro, non credo di essere irrispettoso. Ricordo che Dante nella sua Divina Commedia mise un papa all’inferno e molti altri in purgatorio, e anche Michelangelo nel Giudizio universale collocò un potente cardinale all’inferno. Prego perché Francesco si penta del terribile danno che sta causando alla Chiesa e salvi la sua anima.

(fonte: caminante-wanderer.blogspot.com; traduzione: aldomariavalli.it)

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