Mons. Viganò: L’ermeneutica della continuità non funziona

Mons. Robert Emmet Barron, arcivescovo ausiliario di Los Angeles e fondatore dell’organizzazione Word on Fire, ha sorpreso per i suoi duri attacchi ai “tradizionalisti” per le loro critiche al Concilio Vaticano II. Inoltre con i suoi collaboratori ha redatto un “catechismo del Vaticano II”, pubblicato sul sito di Word on Fire, cercando di far capire sia gli errori dei “tradizionalisti” che dei progressisti. Il direttore del quotidiano The Remnant, Michael J. Matt, ha scritto all’arcivescovo mons. Carlo Maria Viganò per  chiedere la sua opinione riguardo la polemica e quel “catechismo”. Abbiamo tradotto tutto per voi.

Agosto 2020

Vostra Eccellenza,

Forse lo troverete interessante. Come sapete, il vescovo Robert Barron non è certamente il peggior vescovo degli Stati Uniti. In passato ho tratto beneficio da alcune sue lezioni e non desidero mettere in dubbio la sua sincerità. Detto questo, trovo che la sua posizione recentemente pubblicata sul Vaticano II, come esposta in alcuni dettagli qui, sia problematica su molti livelli.

Non ho idea se il lancio di quest’iniziativa abbia avuto qualcosa a che fare con le Vostre recenti lettere sull’argomento, ma mi sembra un tentativo non così velato di squalificare (se non diffamare) la tradizionale resistenza cattolica alle disastrose novità non vincolanti del Concilio Vaticano II.

Sarei curioso di conoscere la Vostra opinione sugli argomenti esposti dal vescovo Barron e dal suo team di World on Fire. E se desiderate condividerli con i nostri lettori, sarei felice di renderli pubblici. Dio Vi benedica e Maria Vi custodisca.

In Christo Rege,

Michael J. Matt

§§§

Caro Michael,

Ho visto il Catechismo sul Concilio pubblicato da Word on Fire, e in risposta alla vostra richiesta vi mando una breve riflessione. Non entrerò nel dettaglio delle FAQ, che mi sembrano più adatte a un manuale di istruzioni su come utilizzare uno strumento o gestire un call-center. Mi soffermerò invece sul passaggio introduttivo di Benedetto XVI:

«Difendere la vera tradizione della Chiesa oggi significa difendere il Concilio. […] È all’oggi della Chiesa che dobbiamo restare fedeli, non allo ieri o al domani: e questo oggi della Chiesa sono i documenti del Vaticano II nella loro autenticità. Senza riserve che li amputino. E senza arbitrii che li sfigurino…»[1].

Il Santo Padre afferma apoditticamente che «difendere la vera tradizione della Chiesa oggi significa difendere il Concilio» e che «dobbiamo rimanere fedeli all’oggi della Chiesa». Queste due proposizioni – che si completano a vicenda – non trovano sostegno nella Tradizione, poiché il presente della Chiesa è sempre indissolubilmente legato al suo passato.

La Chiesa è composta da tre dimensioni: una trionfante in Cielo, una militante sulla terra e una sofferente in Purgatorio. Queste tre dimensioni della stessa Chiesa sono strettamente legate, ed è chiaro che la dimensione trionfante e quella purgante esistono in una realtà metafisica metastorica o meta-temporale, mentre solo la Chiesa militante ha un oggi, una contingenza data dal passaggio del tempo, ma nulla può cambiarne la sua essenza, la sua missione e soprattutto la sua dottrina. Pertanto, non c’è Chiesa solo di oggi, il cui ieri è ormai irrimediabilmente passato e il domani non è ancora avvenuto: ciò che Cristo ha insegnato ieri, lo ripetiamo oggi e i suoi Vicari lo professeranno domani; quello che ieri hanno testimoniato i Martiri, noi lo custodiamo oggi e i nostri figli lo confesseranno domani.

E poi l’affermazione secondo cui «dobbiamo rimanere fedeli all’oggi della Chiesa, non all’ieri o al domani» è stata significativamente adottata dai fautori del Vaticano II proprio per cancellare il passato, che attesta la rivoluzione conciliare nell’oggi di quel tempo, e prepara la crisi di quel domani in cui ora ci troviamo. E gli innovatori che hanno voluto quel Concilio, lo hanno attuato proprio con «le riserve» che «amputano» l’ininterrotto Magistero della Chiesa e «gli arbitrii» che lo «sfigurano» – parafrasando le parole di Ratzinger.

Non vedo perché ciò che gli innovatori hanno fatto ieri con il Vaticano II, a scapito della Tradizione, non possa applicarsi a loro oggi: a coloro che, in nome della pastorale, non hanno esitato a demolire gli aspetti dottrinali, morali, liturgici, spirituali e l’edificio disciplinare dell’antica religione – come la chiamano – in nome del Concilio, oggi oserebbero rivendicare per le loro innovazioni audaci, quell’ossequiosa sottomissione e quella difesa che non hanno voluto applicare a duemila anni di magistero infallibile. E da noi viene preteso  di mostrare un sostegno incondizionato non alla Tradizione, ma all’unico evento che ha contraddetto e adulterato la Tradizione. Mi pare che questa linea di ragionamento, anche solo dal punto di vista logico, non abbia credibilità; si limita a riaffermare quell’autoreferenzialità della Chiesa conciliare in rottura con l’insegnamento ininterrotto dei Supremi Pontefici che l’hanno preceduta.

Inoltre, mi sembra che la citazione di Benedetto XVI sia anche in contraddizione con quell’ermeneutica della continuità, secondo la quale il Concilio dovrebbe essere accettato non come una rottura con il passato della Chiesa, ma proprio in continuità con esso: ma se non c’è una Chiesa di ieri, a cosa si riferisce la continuità della presunta ermeneutica conciliare? Un altro gioco di parole filosofico che, purtroppo, ha mostrato segni di fallimento sin dal momento in cui è stata formulata, e che oggi viene smentito dal Trono più alto.

Possiamo osservare con “stupore” l’impegno dei fanatici del Vaticano II nella difesa del loro Concilio, al punto da comporre nientemeno che una sorta di catechismo del Concilio. Se si fossero presi la briga di riaffermare, con uguale impegno, l’immutabile Dottrina della Chiesa quando veniva negata o messa a tacere, proprio in nome del rinnovamento conciliare, oggi ci sarebbe meno ignoranza della Fede e meno confusione. Ma purtroppo difendere il Vaticano II è più importante che difendere il perenne Depositum fidei.

+ Carlo Maria Viganò

14 agosto 2020

Vigilia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

NOTE

[1] Rapporto sulla Fede (San Paolo, 1985). Con questa citazione comincia il Catechismo sul Concilio voluto da mons. Barron.

(fonte: remnantnewspaper.com)


Per approfondimenti vi suggeriamo di leggere La gravissima accusa di mons. Viganò: La Gerarchia ha detronizzato Cristo Re e la rubrica sul Concilio Vaticano II del sito Cooperatores-Veritatis.org.

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