Mentre l’Italia è in ginocchio Bergoglio, per un comico, fa il pastrocchio…

Sarebbe bastato citare Giobbe.. ma Bergoglio ha preferito citare Fazio.  (Paolo Gulisano, medico)

Pur con tutti i nostri difetti e limiti, ma anche con tutta la sincerità del cuore, abbiamo tentato di tirare le redini, in questa Quaresima particolare e dolorosa, ai nostri editoriali e cronache, tentando con tutte le nostre forze a non rincorrere i vari notiziari su Papa Francesco, provando a non accogliere critiche e quant’altro egli stesso è però capace di attrarre su se stesso… Nessun merito, per carità, è solo buon senso – e dovere – davanti ad una Nazione messa in ginocchio, davanti a persone che stanno morendo, che stanno perdendo il lavoro, cattolici privati del proprio luogo Sacro, della Messa, dei Sacramenti, davanti ad una situazione iniziata – non casualmente – il Mercoledì delle Ceneri così prezioso per noi Cattolici, ma anche per la salvezza di ogni Uomo..

La stessa onestà di alcuni cardinali e vescovi hanno affermato che trattasi, parlando di questa pandemia, di un AVVERTIMENTO DI DIO…. e negli ultimi editoriali-cronache lo abbiamo esplicitato al meglio…. cercando di evitare polemiche ma, al tempo stesso, indirizzare la mente e il cuore ai fatti, elencandoli con la dovuta ragionevolezza.

A tal proposito non possiamo non condividere – dopo il video del professore Roberto de Mattei qui – anche molte riflessioni dal Blog di Aldo Maria Valli qui…. Vi confidiamo che riceviamo ogni giorno, qui nel sito, molte visite dalla “Città del Vaticano” e sempre ci auguriamo che gli Angeli Custodi portino al Pontefice (o chi per lui), la voce di chi non ha voce… gli appelli, i moniti, le angosce, ma anche le speranze che nulla è perduto… come ha per altro ben descritto un articolo del domenicano Padre Riccardo Barile qui“Andràtuttobene” solo se, nella calamità, ci convertiremo…. dal quale riportiamo fedelmente questo passaggio:

  • Il lamento di Dio nel profeta Amos: “Eppure non siete tornati a me!” (Am 4,6-12)
    Qui attraverso un poemetto si affacciano uno dopo l’altro dei flagelli chiaramente provocati da Dio, anche se inseriti in calamità normali per il mondo antico, e ogni flagello si conclude con il lamento di Dio: vi ho lasciato con mancanza di pane, «ma non siete ritornati a me»; vi ho rifiutato la pioggia e provocato la siccità, «ma non siete ritornati a me»; ho colpito i raccolti con ruggine e carbonchio e con le cavallette, «ma non siete ritornati a me»; ho mandato contro di voi la peste, «ma non siete ritornati a me»; vi ho travolti come un tizzone, «ma non siete ritornati a me».

Purtroppo dobbiamo constatare con sano realismo che la situazione appare sempre più disperata… e non certo per il Coronavirus, poiché trattasi di un microbo senza intelletto, mentre qui parliamo di una ragione afflitta, piegata, umiliata… sbeffeggiata da un Papa che in tutto questo clima di dolore non trova di meglio da fare che imporre al mondo un comico quale nuovo “padre della chiesa“….

Stiamo parlando dell’ennesima intervista a Repubblica di Scalfari…. o meglio non con lui direttamente questa volta, ma a Paolo Rodari … e lo confessiamo: abbiamo sperato fino all’ultimo di trovare almeno una risposta che avesse potuto darci la speranza… una risposta CATTOLICA da parte di colui che dovrebbe guidare la Chiesa, ma anche l’umanità afflitta, VERSO IL PORTO SICURO che è Gesù Cristo ed anzi, come lo vide in sogno san Giovanni Bosco, verso le due Colonne che salvano: l’Eucaristia e il Cuore Immacolato di Maria. Invece no! Bergoglio è un gesuita modernista, d’accordo, non dovevamo sperare in nulla nonostante, domenica scorsa, abbia tentato di ripulire la sua immagine esteriore andando a visitare la Salus Populi Romani e il Crocefisso che salvò Roma dalla peste…. Forse tutto ciò dovrebbe ricordarci che l’unica cosa che davvero conta è quel GRIDO DI DIO CHE HA SETE DELLE ANIME: Ritornate a Me, ed io ritornerò a voi…. «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13,3.5)

Vi lasciamo ora meditare su quanto segue….. che sottoscriviamo pienamente affidando ognuno di noi, il Papa stesso e l’Italia a San Giuseppe, Patrono della Chiesa…


Un’intervista del papa

Cari amici di Duc in altum, Paolo Gulisano, medico e scrittore, mi ha inviato questo articolo che vi propongo.

Siamo arrivati al terzo mese di epidemia da Covid-19, anzi di pandemia, come ha formalmente dichiarato l’Organizzazione mondiale della sanità. E forse proprio in virtù di questa dichiarazione negli ultimi giorni il vescovo di Roma ha dedicato maggiore attenzione all’emergenza.

Nei primi due mesi gli interventi del pontefice sull’argomento sono stati pochissimi; il suo interesse è restato focalizzato sui temi canonici: accoglienza dei migranti, misericordia, mali del populismo. Ma ormai è diventato impossibile ignorare l’esistenza del problema, sia per le crescenti restrizioni alle libertà individuali, sia per il fatto che prima le diocesi del Nord hanno deciso di sospendere la celebrazione delle Sante Messe e poi la stessa Conferenza episcopale italiana – che peraltro ha con il vescovo di Roma un legame molto importante, evidentemente – ha decretato la sospensione di ogni celebrazione liturgica in pubblico.

Così Jorge Mario Bergoglio ha incominciato a dedicare all’epidemia alcuni brevi interventi, e negli scorsi giorni si è anche recato in pellegrinaggio presso Santa Maria Maggiore e la chiesa di san Marcello al Corso.

Ma l’intervento magisteriale più importante è quello che ha fatto oggi, affidando il suo pensiero al giornale del cuore, ovvero Repubblica. Questa volta l’interlocutore non è stato il confidente di sempre, Eugenio Scalfari, ma il vaticanista Paolo Rodari.

E quali sono le considerazioni del papa? Esaminiamole punto per punto. La prima domanda dell’intervistatore verte su che cosa abbia domandato quando è andato a pregare nelle due chiese romane.

  • Risposta: “Ho chiesto al Signore di fermare l’epidemia: Signore, fermala con la tua mano. Ho pregato per questo”.

Una risposta laconica, che esprime in modo generico il sentimento e la speranza che ogni individuo nutre in questo momento. Nessuna invocazione speciale, nessuna consacrazione, nessun atto di affidamento.

Alla seconda domanda, che entra nel vivo della situazione di incertezza, ansia e paura vissuta da milioni di persone, il successore di Pietro risponde che “dobbiamo ritrovare la concretezza delle piccole cose, delle piccole attenzioni da avere verso chi ci sta vicino…”. Insomma: qualche parola buona, qualche carezza, qualche abbraccio. Peccato che baci, abbracci e carezze siano proibiti dalle leggi draconiane in atto.

Il papa continua dicendo che spesso nelle nostre case c’è freddezza e non c’è comunicazione, perché ognuno si fa i fatti suoi e le persone “sembrano tanti monaci isolati l’uno dall’altro”. Notiamo che, come sempre, quando c’è da esprimere un concetto negativo, Begoglio ricorre alle metafore religiose. Non si capisce proprio perché le persone chine sui propri cellulari dovrebbero richiamare l’immagine di monaci “isolati l’uno dall’altro”. Ma si sa: il monachesimo, l’orazione e il silenzio non sono cose molto amate dalle parti di Santa Marta.

L’intervistatore passa quindi a toccare un argomento assai importante: il problema del lutto di chi ha perso qualcuno dei propri cari, il mistero del dolore, da sempre oggetto dell’attenzione della teologia e della spiritualità cristiana. A questo proposito però Bergoglio evita di entrare nel merito e porta il discorso sul tema della consolazione. Oh bene, dice dentro di sé il lettore di buona volontà: finalmente si potrà leggere qualche richiamo a Dio e alla fede. Invece, nulla di tutto ciò.

Dio e la fede non compaiono. Bergoglio torna piuttosto sul tema del comportamento con gli altri, e fa esplicitamente riferimento a un articolo (pubblicato sempre da Repubblica, naturalmente) di Fabio Fazio. Il bianco vescovo dunque non si attarda a citare il Vangelo, sant’Agostino o qualche Padre della Chiesa, ma punta tutto sul noto conduttore televisivo. E che cosa ha scritto Fazio da aver tanto colpito il santo padre? Ha scritto che “i nostri comportamenti influiscono sempre sulla vita degli altri”. E bravo Fazio, che l’ha brillantemente colto!

Ma c’è un’ulteriore riflessione faziana che ha molto colpito il papa, il quale la rilancia alla grande: “È evidente che chi non paga le tasse non commette solo un reato, ma un delitto: se mancano posti letto e respiratori è anche colpa sua”. Un’affermazione che Bergoglio sottoscrive in pieno.

A questo punto dell’intervista lo sconforto è al massimo, specialmente se il lettore, come nel caso del sottoscritto, è un medico. Come sarebbe bello se il papa riuscisse a comprendere che l’evasione fiscale – che per lui è uno dei pochissimi peccati rimasti – non c’entra nulla con la mancanza di respiratori. Come sarebbe bello se riuscisse a capire che questa situazione di emergenza è stata determinata da scelte politiche fatte negli anni scorsi, che hanno tagliato miliardi di euro di risorse per la Sanità: posti letto, medici, infermieri. Scelte politiche sciagurate: questa la causa dei problemi. Non l’evasione fiscale di qualche commerciante che non fa lo scontrino.

Sarebbe bello se Bergoglio potesse o volesse capire tutto questo, così come il fatto che il diffondersi dell’epidemia dalla sua amata Cina al resto del mondo è anche conseguenza delle mancanze di controlli verso chi viaggia, in nome della globalizzazione e dell’ideologia dello spostamento illimitato e incontrollato. Ma dubitiamo che capisca, anche perché l’intervista si chiude senza alcun giudizio su ciò che sta accadendo, senza nessuna lettura del dolore o della morte in una visione di fede, senza dare alcun significato al male che un piccolissimo virus ha scatenato, mettendo in crisi il mondo e la sua presunzione ipertecnologica.

Sarebbe bastato citare Giobbe. Ha preferito citare Fazio.

L’intervista si chiude con un generico appello all’amore universale. Pertanto, mi chiedo, perché intervistare il papa? Sarebbe bastato il Gran Mogol delle Giovani Marmotte.

Paolo Gulisano

 

 

7 pensieri riguardo “Mentre l’Italia è in ginocchio Bergoglio, per un comico, fa il pastrocchio…

  1. Purtroppo dobbiamo rassegnarci: no. Possiamo aspettarci nulla di buono da Bergoglio, ma pregare per la sua conversione. Ci s atte le porte in faccia delle nostre chiese, ci toglie i Sacramenti e lui si blinda dietro le alte e possenti mura leonine, supplica il miracolo alla Salus Populi Romani dopo averLa gravissimamente negando il dogma della Sua Immacolata Concezione, e dopo la sua passeggiata nessuna parola di consolazione, se non la sua intervista a Repubblica del suo amico ateo dichiarato, riprendendo in qualche testo biblico ma di … Fazio!!! Sette anni di silenzio si Gesù, Maria! Forse è qui la causa del virus, che, in assenza di un Pastore, costringe a rivolgersi a Dio, ma il Pastore chiude le chiese e lascia morire di fame sacramentale il gregge a lui affidato. Signore Gesù, Maria SS.ma aiutate i vostri fedeli ed abbiate pietà di noi.

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  2. Non si dice forse che “chi di speranza vive, disperato muore”? Forse sono troppo catastrofico ma, forse perché sono tra quelli che sta perdendo il lavoro e che non vede alcun futuro davanti, forse perché sto facendo una fatica immane per non perdere quella poca fede che mi è rimasta, tanti forse è vero ma, da colui che si fa chiamare papa o vescovo di Roma io, da cattolico, mi sarei aspettato parole di incoraggiamento, un vero sostegno a fronte della severità che Dio stesso usa contro coloro che rifiutano la conversione perchè è evidente che senza le regole del gioco, perdiamo tutti e perdiamo l’anima, questa sconosciuta persino al papa venuto da troppo lontano e che lontano poteva rimanere, a debita distanza, per evitare di avvelenare il sano cattolicesimo. Perdonate lo sfogo ma mi sento davvero tradito dalla chiesa, da questa chiesa con questi insani pastori. Che Dio abbia misericordia di tutti noi e di me in particolare. San Giuseppe convertici!

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    1. Mi sento fraternamente vicino a Roberto e prego con lui e con tutti. Siamo stati, è vero, traditi dal Pastore supremo e dai Pastori nella loro maggioranza, soprattutto cardinali e Vescovi, eccetto alcuni pochissimi che ci indicano la vera strada di Cristo. Ma noi sappiamo che il Vero Pastore che non ci tradirà mai è CRISTO, e non possiamo mai mettere in dubbio la nostra Fede in Lui, per il cattivo esempio dei suoi Ministri, da un Papa deviante, a Cardinali e Vescovi silenziosi ed acquiescenti. Un giorno tutti noi dovremo rendere conto all’unico Giusto Giudice, in primis Papa, Cardinali, Vescovi e pastori infedeli, che nel momento di più necessità spirituale, ci chiudono in faccia le porte delle chiese e ci tolgono il Vero Pane di Vita. Rimaniamo ancorati in Cristo, con l’aiuto della nostra Santissima e Purissima Sua e nostra Madre Maria.

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  3. Karl Marx scrisse che la Storia si ripete due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa ma si sbagliava: anche la seconda è in forma di tragedia, pur se scaduta in barzelletta (San Fazio Fabio, proteggici tu…).

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  4. Bergoglio impera perché ci sono quelli che criticano le cose non ortodosse di questo capo della chiesa e magari poi continuano a frequentare la messa nelle parrocchie condividendo pienamente questa deriva distruttiva del cattolicesimo. Io sono uscito, da tempo nauseato da omelie domenicali piene di forzature al vangelo di preti sottomessi che hanno accettato questo blasfemo catto-comunismo dilagante. Se qualche prete avesse cominciato a dissentire magari veniva trasferito in altra parrocchia per punizione, ma se invece di uno fossero stati di più le cose avrebbero preso una piega diversa. Non ne faccio una colpa, ma ciò che è uscito dai seminari in questi ultimi decenni purtroppo è sotto gli occhi di tutti noi. Bergoglio si circonda sempre più di preti, vescovi e cardinali che sono allineati a lui. Bergoglio ha messo il primo sigillo nefasto all’opera di banalizzazione dei dogmi e sacramenti che sono la sedimentazione bimillenaria di esperienza in Cristo. Sono uscito perché se il marcio è in cima alla piramide non voglio che la sua ombra contaminante mi copra. Il Cristianesimo evoluto nel Cattolicesimo Romano è la più profonda ed esaltante esperienza che un’anima piena di fede può fare. Ho trovato il coraggio di uscire da solo da questa brutta copia di chiesa senza imbeccate di altri quando Bergoglio ha celebrato e riabilitato Lutero nel centenario di Fatima; poi innumerevoli bestialità si sono susseguite a ruota in questo strano pontificato. Non mi dilungo ma attenzione perché il gioco delle rane bollite è molto pericoloso. Il cuoco è Bergoglio, la pentola rappresenta le chiese e le rane sono i fedeli. Per me ben han fatto quelle rane che hanno trovato la forza di saltare fuori dalla pentola in tempo prima di essere stordite dal calore di una falsa fede.

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