“…il messaggio rivoluzionario di Papa Bergoglio si rivela in realtà retorico”

Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie...” (Albert Einstein)

Sette anni di “disgrazie” o che altro? Non è soltanto colpa del Coronavirus se questo “anniversario” è passato in sordina, anzi, è come se lo si volesse in qualche modo dimenticare… Bando alle superstizioni tutto ciò che sta accadendo è stato sintetizzato magnificamente dal Blog itresentieri“, vedi qui:

Pochi giorni ed è cambiato tutto… per la serie: l’uomo propone e Dio dispone

1 Dalle piazze in cui l’emblema era quello di sentirsi stretti-stretti (il movimento delle Sardine) …si è passati all’auspicio che si rispettino adeguatamente le distanze gli uni dagli altri.

2 Dalla disinibizione di baciarsi dinanzi a tutti o con chiunque (i baci omosessuali del Festival di Sanremo) …si è passati all’auspicio di non incontrarsi fisicamente: bandite finanche le strette di mano!

3 Dal che bello la globalizzazione e un mondo-nazione senza confini …si è passati all’auspicio che tutti rimangano nei propri Paesi e perfino nelle proprie case.

4 Dal mantra ossessivo dei porti aperti …si è passati all’auspicio che i porti vengano chiusi per evitare l’arrivo di possibili contagiati.

5 Dalla preoccupazione “gretina” di salvare la natura …si è passati all’auspicio di salvarsi dalla natura (il Covid-19 è natura!)

6 Dall’ideologia di emancipare quanto più presto i bambini dalla famiglia (asili obbligatori) …si è passati all’auspicio di far restare i bambini quanto più tempo a casa.

7 Dall’impegno di bandire quanto più possibile la plastica …si è passati all’auspicio che s’intensifichi quanto più la produzione di un materiale plastico qual è la mascherina sanitaria.

8 Dalla paura dell’innalzamento climatico come spauracchio dell’inquinamento climatico antropico …si è passati all’auspicio che il caldo arrivi quanto prima con la speranza che inibisca la forza del virus.

.. e chi più ne ha più ne metta, perché non sbaglierà… Eravamo molto incerti se fare o meno un editoriale a riguardo di questi 7 anni, anziché proseguire in questa Quaresima del tutto particolare che ci vede privati dei Sacramenti, della santa Messa (sì, ma quale? Quella dei preti vestiti da pagliacci e simili, con balli e canti, cene e carne arrostite davanti agli altari, o quelle veramente sacre così invise ai vescovi?) o proseguire, dunque, nella mortificazione persino troppo silenziosa, per quanto sta accadendo…

Avremo molte cose da dire, e tutte ben documentate (se avrete la pazienza di sfogliare gli editoriali e le cronache del sito), per arricchire quegli 8 punti sopra: a cominciare dal febbraio 2019 con la firma ad Abu-Dhabi di un dio anonimo, anticristico, senza volto…. alla Lettera di Benedetto XVI per degli Appunti atti a fermare la deriva nella Chiesa; all’aver eliminato la presenza papale alla Messa per l’Assunta al Cielo, fino a dichiarare che Ella “non è nata santa”; e non è neppure Corredentrice, liquidando una certa mariologia devozionale come una specie di “tonteras”… Potremo dimenticare forse la scandalosa questione della Pachamama e il maldestro tentativo di scardinare e distruggere il celibato sacerdotale? O che il 7 ottobre, Festa della Madonna del Rosario, invece di dire un Rosario insieme, si è preferito affidare il sinodo alla processione con questa sorta di divinità pagana, davanti alla quale si è prostrata questa parte di chiesa guidata da Bergoglio ?

Diciamocelo francamente… non basta vedere oggi un papa affranto per via del Corso di una Roma svuotata, che girovaga per andare a pregare davanti al Crocefisso che salvò Roma dalla peste…. oppure andare a santa Maria Maggiore per supplicare – dopo averla offesa pubblicamente – la Salus Populi Romani…. Certo, sono state immagini toccanti, non lo neghiamo, e che soprattutto ci devono far sperare che non tutto è perduto! Tanto per usare le parole del cardinale Comastri, Arciprete della Basilica Vaticana, tristemente vuota, che si è impegnato a dire il Rosario ogni giorno per questo tempo strano (tutti i giorni, come ha chiesto la Vergine a Fatima, no? che cosa hanno da fare di così impellente questi cardinali??), che così si è espresso:

  • La prova di questa epidemia è un avvertimento. È qualcosa che Dio usa per farci riflettere, per spingerci sulla strada del bene. Non perdiamo l’occasione”. Il cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, lo sottolinea al termine di una omelia densa, centrata sul Vangelo del giorno che vede Gesù sul pozzo ad aspettare la samaritana, in cui tutto è teso a ricordare che non c’è salvezza senza Gesù.
    Lo sottolinea già all’inizio della Messa. “Siamo fragili, e l’unica roccia è Dio. Dio ci ha dato una legge per non farci del male. Ma la società ha voltato le spalle ai comandamenti di Dio, molti si comportano in modo opposto a quello indicato dai comandamenti di Dio. Non possiamo chiedere a Dio di impedire al fuoco di bruciare, dobbiamo chiedere la saggezza di non mettere le mani sul fuoco”.

Belle parole, sacrosante, che conducono ognuno di noi a farsi l’esame della propria coscienza e che, tuttavia, non possono essere tralasciate per una corretta analisi di questi ultimi 7 anni, per i quali lasciamo ora la tastiera ad un riepilogo molto interessante di Marcello Veneziani e che, a dirla tutta, condividiamo….


Il papa non è antiglobal, anzi… 

di Marcello Veneziani

Fui contento quel 13 marzo di sette anni fa quando fu eletto papa l’argentino Bergoglio. Dopo la gloriosa parabola dei papi europei, mi parve coraggioso scegliere un pontefice dal subcontinente latino-americano, dove vive la maggioranza dei cattolici. E mi colpì la scelta di chiamarsi Francesco, come nessun predecessore aveva fatto, neanche un francescano. Solo un gesuita avrebbe potuto spingersi a tanto… Segnava una svolta radicale ma nel nome di un santo radicalmente medievale, che univa la testimonianza di povertà, di amore del creato, rifiuto del potere clericale con la forte spiritualità, la tensione mistica e religiosa, le stimmate e l’ascesi.

Presto, però, Bergoglio tradì le aspettative. Non solo per la banalità dei suoi messaggi e la piacioneria. Il suo avvento destò simpatia mediatica, conquistò il sostegno di laici, progressisti e atei che tali rimasero, ma spaccò la Chiesa e i fedeli in due fazioni opposte. Nella sua Argentina, che strano, il Papa non è amato e non ci è più tornato da quando è Papa, pur essendo andato più volte in sud America.

Bergoglio non avvicinò i fedeli, non rianimò le chiese e le vocazioni, non condusse a nuove conversioni. L’emorragia della fede col suo papato è confermata da cifre e segni sconfortanti. La gestione papale è parsa poi tutt’altro che ecumenica o “democratica”, ha adottato uno spoil sytem cruento, ha estromesso e silenziato i non allineati, non ha cercato di includere ma ha emarginato chi rappresentava una sensibilità diversa, non progressista, più conservatrice. Nel dialogo ha preferito i non cattolici ai cattolici, i non cristiani ai cristiani, i non credenti ai credenti. Senza peraltro avvicinarli alla fede cristiana. Il suo messaggio è stato rivolto ai migranti, dimenticando i restanti che sono più numerosi e più bisognosi; e non curandosi della scristianizzazione del mondo, dei perseguitati cristiani e incoraggiando l’invasione islamica dei paesi cristiani. Ha sostituito la sociologia alla teologia, Bauman &C. ai papi, ai santi e ai Padri della Chiesa.

Sul piano pastorale, Bergoglio è parso il Papa che si apre al proprio tempo, allontanandosi dalla civiltà cristiana e dal senso dell’eterno. Non percorrerò, come molti già fanno egregiamente (penso ad Aldo M.Valli, Antonio Socci, Magister, Messori, solo per restare in ambito giornalistico), le incongruenze dottrinarie e pastorali. Bergoglio si richiama al cristianesimo delle origini, sostiene che Cristo è in ogni uomo, la carità è più importante della fede e la lotta alle ingiustizie e alle povertà prevale sul cammino verso la santità e la salvezza delle anime; anzi vi coincide. Vero è che le rare volte in cui ha assunto posizioni religiose e morali coerenti col suo magistero è stato silenziato dai media che viceversa evidenziano sempre tutto ciò che è nello spirito del tempo e in rottura con la tradizione cristiana. Ma il messaggio che giunge da lui è quello di un testimonial del nostro tempo, presidente di una Ong o di Emergency, guardia forestale del pianeta, sindacalista globale; tutto meno che una figura religiosa e pastorale. Ma non torniamo su cose che abbiamo già scritto.

Vorrei piuttosto cambiare prospettiva e fare un bilancio di questo settennato attenendomi al suo messaggio sociale. Quando si è posto, soprattutto con l’enciclica Laudato sì, come il critico del modello tecno-capitalista, della società dei consumi e dello scarto, il difensore dei poveri e dell’ambiente, si è reso conto che quel modello da lui esecrato è fondato sullo sradicamento universale, sullo sconfinamento globale, sulla modificazione della natura, sulla cancellazione delle differenze sessuali e territoriali, sulla negazione delle patrie, civiltà e tradizioni? Si rende conto Bergoglio che la sua predica finisce col collimare proprio con l’ideologia di fondo di quel modello globalista che lui condanna, fornendogli un alibi morale e umanitario? Quando critica la libertà senza limiti e la crescita smisurata sa che è la coerente premessa alla società senza confini che lui stesso persegue? Quando vede il Nemico Principale dell’umanità nel populismo, nel sovranismo, nell’amor patrio e, aderendo al Pensiero Unico, li riconduce al nazismo e al razzismo, si rende conto di condannare popoli, credenti e ceti poveri che cercano protezione e di essere funzionale a quel modello di sviluppo globalista e tecno-capitalista che a parole condanna? È consapevole che il suo progressismo è il versante pauperista dello stesso progressismo ideologico e global-tecnocratico, negazione della tradizione, del limite, della natura e della realtà? Insomma il messaggio rivoluzionario di Papa Bergoglio si rivela in realtà retorico e funzionale a quel modello globalista di cui diventa la guardia bianca.

Il bilancio non sarebbe completo però se tacessi il disagio che provoca, in me come tanti, la figura di Bergoglio. Vorrei sbagliarmi ma il suo modo di essere, di parlare, di camminare, i suoi sguardi, non esprimono alcuna traccia di carisma religioso, alcun segno di sacralità e di spiritualità incarnata. Non riesci a chiamarlo Santità o Santo Padre. A volte le sue espressioni sono cattive, come mai ci era parso di vedere nei suoi predecessori, non solo Woytila e Ratzinger ma anche Roncalli e Montini; i suoi modi bruschi evocano la sua esperienza giovanile di buttafuori in un locale malfamato di Cordoba, come narrano le biografie.

Anche nel suo ultimo libro Io credo noi crediamo, quando ha detto che bisogna sporcarsi le mani, frase inopportuna al tempo del coronavirus, è tornato a condannare il populismo sovranista come la reincarnazione di Hitler. I poteri forti della globalizzazione e del tecno-capitalismo sentitamente ringraziano.

MV, Panorama n. 11 (2020)

 

4 pensieri riguardo ““…il messaggio rivoluzionario di Papa Bergoglio si rivela in realtà retorico”

  1. Dopo 7 anni di bergoglionate in crescendo, di porti aperti, di mura da abbattere, di porte aperte soprattutto delle chiese, di ponti da lanciare, siamo arrivati a vederci sbattere le porte delle nostre chiese in faccia, e del Pane Angelico, la vera linfa per un cristiano; muri rialzati e blindati, ponti frettolosamente distrutti… Forse c’è un equivoco di fondo: quando Gesù consegnò le chiavi a s.Pietro per aprire e/o chiudere, il nostro ha inteso che le chiavi gli fossero state date “per chiudere” le nostre sante chiese, dove trovare la forza dei sacramenti (Eucaristia, Confessione, estrema benedizione, 3° Comandamento da osservare…). Il tutto con l’alibi della … carità ed obbedienza a leggi statali, atee e contraddittorie. Supermercati, bus, tram, treni, … aperti e affollati, ampie chiese che permettono non 2 m. di distanza ma anche 10 m. …: chiuse. Grazie ai Pastori del gregge del Signore, che, invece di nutrire il loro gregge, tolgono loro il nutrimento vero, quello dell’anima. “Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,58). Invece, si prevede per le pecorelle un lungo tempo digiuno del Pane Angelico, mentre i pastori mangiano a “porte chiuse per mancanza di Fede”.

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