Gesuiti modernisti? Falsi maestri che hanno modificato il senso del peccato

[SM=g1740771] Piero Vassallo da un articolo su Riscossa-Cristiana del 2015, riportava:
“La sera dell’otto ottobre, sulla rete televisiva Sette, Gad Lerner ha pilotato un dibattito sul Vaticano II nella direzione gradita dagli scolarci bolognesi, tardi eredi delle illusioni nutrite dal card. Giacomo Lercaro, da don Giuseppe Dossetti e dal prof. Giuseppe Alberigo. La scuola di Bologna, nel dibattito rappresentata dal mellifluo epigono Giuseppe Melloni, era stata costituita negli anni Sessanta al fine di promuovere la de-ellenizzazione del Cristianesimo, ossia la separazione di fede e ragione quale propedeutica all’intesa dei cattolici con gli esponenti dell’ideologia progressista.
Lercaro, Dossetti e Alberigo non erano banditori dei torrentizi e innocui documenti stilati dai padri del Vaticano II ma antesignani di una cristianità conforme alle illusioni festanti e agli stati d’animo circolanti intorno all’aula conciliare. Stati d’animo che don Finotti ha puntualmente definito paraconciliari.
Ora l’effervescenza paraconciliare aveva avuto origine dalla fantasia dei teologi giornalisti, i quali, obbedendo ai messaggi lanciati dalla propaganda sovietica e dalla chiacchiera stampata, pensava fosse in atto una sincera e pia autocritica dei pensatori comunisti.
Il giornalismo teologico, venuto allo scoperto dopo la morte di Pio XII, il papa che ne aveva denunciato e sconfessato il delirio, contemplava, infatti, tre abbaglianti e consolanti novità:

a. il Vangelo è vero socialismo.
b. il socialismo ateo sta diventando cristiano,
c. la Chiesa e il mondo sono prossimi a una felice e gongolante intesa.

Ingannato dalle notizie diffuse dai teologi di giornata, Giovanni XXIII, nell’orazione inaugurale del Vaticano II, “Gaudet Mater Ecclesia”, sostenne che la condanna degli errori non era più necessaria, dal momento che gli erranti avevano incominciato a correggerli spontaneamente. A distanza di cinquant’anni questa è la vera domanda sul paraconcilio: quale fu la fonte dell’inganno ordito dai teologi ai danni di Giovanni XXIII? Papa Roncalli non era tenuto a conoscere lo stato dell’opera ma i teologi che lo consigliavano non avevano il diritto di ignorare che la revisione dell’ideologia era indirizzata a nuovi e più deleteri errori, a una delirante blasfemia.

In Getzemani il card. Siri affermerà: “Se si nega la capacità dell’intelletto di conoscere il mondo e si affida, more kantiano, questa conoscenza alla volontà, diventa estremamente facile raggiungere la tesi di una inconoscibilità naturale di Dio. È la fine della teologia razionale. In tal caso la croce di Cristo può non apparire più come la croce dell’umanità del Signore, che sussistendo nel Verbo raggiunge la efficacia salvifica, quella che redime, giustifica e fa consorti della natura divina. Dio allora può persino apparire nel mondo, non come Signore, ma come impotente; la croce rovesciandosi tutto, può apparire come lo stesso mistero di Dio. Queste tesi che qualificheremo neognostiche, hanno come fondamento la linea di pensiero appunto condannata dal Vaticano primo, la linea che da Kant va ad Heidegger”.


Cosa c’entrano i “gesuiti-modernisti” con tutto ciò? C’entrano eccome!! Intanto va ricordato che alla base di quanto letto sopra, alla base delle manovre sopra descritte troviamo molti gesuiti di rango che sostenevano questa rivoluzione e che oggi troviamo ai vertici della Chiesa…

Bergoglio nel 2019 a Mozambico – tra i suoi gesuiti a porte chiuse, vedi qui – affermò:

  • “E i (peccati) meno gravi sono quelli che hanno minore angelicità, quali la gola e la lussuria. Ci si concentra sul sesso e poi non si dà peso all’ingiustizia sociale, alla calunnia, ai pettegolezzi, alle menzogne. La Chiesa oggi ha bisogno di una profonda conversione su questo punto”.

Vatican-News si prodigò subito a correggere i titoli dei Media che urlarono che il Papa aveva cancellato il peccato della lussuria… ma dire che la lussuria “è meno grave“… perché – per lui – avanti a tutto c’è l’ingiustizia sociale  è falsificare ugualmente la sana dottrina sul peccato… tanto è vero che sono giunti alla pretesa di voler inserire nel Catechismo il… “peccato ecologico“… si legga qui: Papa Francesco inventa il peccato “di ecocidio”Dobbiamo forse ricordare il motivo per cui muore san Giovanni Battista?? Il problema, allora, non sta come la dice Bergoglio, o certi gesuiti di oggi, ma al contrario è come la spiegava la piccola santa Giacinta di Fatima:

  • «I peccati che portano più anime all’inferno sono i peccati della carne.
    Verranno mode che offenderanno molto Gesù.
    Le persone che servono Dio non devono seguire la moda. La Chiesa non ha moda. Gesù è sempre lo stesso.
    I peccati del mondo sono molto grandi.
    Se gli uomini sapessero ciò che è l’Eternità, farebbero di tutto per cambiare vita.
    Gli uomini si perdono, perché non pensano alla morte di Gesù e non fanno penitenza.
    Molti matrimoni non sono buoni, non piacciono a Gesù, non sono di Dio».

Premesso ciò, veniamo al dunque….

A “reti unificate” proponiamo alla vostra attenzione un breve video di riflessione dal sito cooperatoresVeritatis nel quale si tenta di andare alla radice del problema: Briefing: I gesuiti e il peccato

Quanto al gesuita-modernista citato, Gianni Notari, vi rimandiamo ad un articolo del 2015 da corrispondenzaromana, vedi qui, nel quale si spiega bene questa deriva del senso del peccato, tipico, appunto, di questo gesuitismo che ha tradito il Santo Fondatore…

(di Luigi Bertoldi) È un testo, che circola ai ritiri per istituti religiosi. Quattro paginette fitte, ma che presentano numerose criticità. Sono state recentemente proposte da padre Gianni Notari, gesuita, al ritiro delle suore Canossiane ‒ provenienti da tutta Italia ed alcune anche dall’estero ‒, svoltosi a Roverè, nel Veronese.

È uno schema che, sotto un’apparenza di ortodossia cattolica, si rivela essere un autentico campo minato, contrapponendo al tradizionale esame di coscienza una versione davvero problematica della cosiddetta «preghiera di alleanza». Ne girano anche altre edizioni, più o meno accettabili. Ma questa è densa di insidie. In cosa consiste? Nello spostare pericolosamente il centro della questione, invitando a prestar attenzione non più «alle mie azioni per distinguerle e classificare in buone e cattive», bensì «all’azione di Dio in me per far crescere e “fiorireˮ la mia relazione con Lui».

Lo sguardo al «vissuto di oggi», agli «avvenimenti interiori ed esteriori» ed ai «sentimenti che li hanno accompagnati» non sarebbe più finalizzato quindi ad individuare le proprie colpe ed a farne ammenda, bensì semplicemente a «scoprire la presenza e le opere» del Signore. Per questo lo schema proposto crea anche neologismi, bollando il primo come «esame morale di coscienza», quasi squalificandolo, ed il secondo appunto come «esame spirituale» o «preghiera di Alleanza», compiendo distinzioni inesistenti, operando distinguo insussistenti e così rischiando di confondere le carte, almeno nell’ordinaria Dottrina cattolica.

È corretta tale procedura? No, e lo dice in modo esplicito il Catechismo Maggiore di San Pio X: «L’esame di coscienza si fa col richiamare diligentemente alla memoria, innanzi a Dio, tutti i peccati commessi, non mai confessati, in pensieri, parole, opere ed omissioni, contro i Comandamenti di Dio e della Chiesa, e gli obblighi del proprio stato, a cominciare dall’ultima confessione ben fatta» (n. 697).

Il proposito è quello di individuare e denunciare «le abitudini cattive e le occasioni del peccato» (n. 698), in particolar modo ricercando eventualmente «il numero dei peccati mortali» (n. 699) ovvero quelli per i quali vi sia «materia grave, piena avvertenza e perfetto consenso della volontà» (n. 700).

Non solo. Secondo tale schema “innovativo” andrebbe cambiato «l’oggetto» cui applicare il «dialogo con il Signore»: non più la Parola di Dio, bensì «il vissuto della giornata appena trascorsa», come se i famosi «segni dei tempi», di cui parla la Costituzione pastorale Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II, dovessero prevalere sulla Sacra Scrittura. La realtà è un’altra e ben la precisa il Catechismo della Chiesa Cattolica, laddove spiega come sia da compiersi l’esame di coscienza: «Alla luce della Parola di Dio» (n. 1454) con particolare riferimento al Decalogo, ai Vangeli ed alle Lettere degli Apostoli. Ovvero l’esatto contrario.

Strategico il lessico, cui fa ricorso l’«esame spirituale di coscienza»: non esiste più la parola «colpa», non si commette più il «peccato»; sono termini aboliti. Quindi, nemmeno è possibile emendarli. Né l’una, né l’altro. Al massimo, si parla di «non risposte», di «vuoti», di «chiamate non accolte, perché scomodanti oppure accolte a metà oppure non prese in dovuta considerazione». Ed ora è chiaro come, nell’immaginario collettivo, un invito non accolto, quand’anche fattoci da Dio, appaia meno grave del male da me volutamente compiuto, dell’errore da me volutamente commesso.

Un altro aspetto è quello del perdono: in questo schema pare esser gratis. Non più solo «per quanti si convertono a Lui», ma incondizionato, per tutti: «Ti ringrazio del Tuo perdono», si dà per scontato nel testo, come se fosse automatico, dimenticando così quanto dice la Sacra Scrittura: «Non esser troppo sicuro del perdono, tanto da aggiungere peccato a peccato. Non dire: “La Sua misericordia è grande; mi perdonerà i molti peccatiˮ, perché presso di Lui ci sono misericordia e ira, il Suo sdegno si riverserà sui peccatori» (Sir 5, 5-6).

La Lettera ai Galati spiega come Cristo ci abbia «liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù» (Gal 5, 1), specificando come questa tale prospettiva sia possibile. Non esclude il giogo, anzi. Dice solo che, per evitarlo, occorre guardarsi da «fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose chi le compie non erediterà il Regno di Dio» (Gal 5, 19-21). Non erediterà. Ergo, non è gratis.

L’«esame spirituale di coscienza» o «preghiera di Alleanza» si chiude con una sorta di riso, che richiama quel che Qoelet chiama «follia» (Qo 2, 2), tutto pieno di bei sentimenti, di sguardi acritici verso l’avvenire col «cuore nuovo colmo di fiducia, di coraggio, di ottimismo». Nessuno spazio per la mortificazione derivante dalla consapevolezza delle mancanze compiute. Ci si dimentica totalmente di ciò che scrisse S. Agostino: «Signore, fa ch’io Ti conosca per amarTi e che mi conosca per disprezzarmi». E guai al contrario, poiché – si legge – ciò significherebbe esser stati sviati «dallo spirito del male».

L’esatto contrario – anche in questo caso – di quanto contenuto nella Sacra Bibbia, laddove si dice: «È preferibile la mestizia al riso, perché sotto un triste aspetto il cuore è felice. Il cuore dei saggi è in una casa in lutto e il cuore degli stolti in una casa in festa» (Qo 7, 3-4). E l’invito contenuto nella Lettera di San Giacomo è molto chiaro: «Gemete sulla vostra miseria, fate lutto e piangete; il vostro riso si muti in lutto e la vostra allegria in tristezza. Umiliatevi davanti al Signore ed Egli vi esalterà» (Gc 4, 9-10).

In realtà, il Catechismo della Chiesa Cattolica invita a compiere l’esame di coscienza in tutt’altro modo, ovvero in modo «diligente», quand’anche si trattasse «dei peccati più nascosti e commessi soltanto contro i due ultimi Comandamenti del Decalogo, perché spesso feriscono più gravemente l’anima e si rivelano più pericolosi di quelli chiaramente commessi» (n. 1456). Il desiderare la donna o la roba d’altri appartiene cioè a quei «peccati impuri», che – come rivelò la Madonna alla piccola Giacinta, veggente di Fatima – son poi quelli che «più offendono Dio e portano più anime all’inferno». Aggiunse Giacinta: «Verranno certe mode che offenderanno molto Nostro Signore. Le persone che servono Dio, preti, religiosi, buoni cristiani, non devono seguire le mode. La Chiesa non ha mode. Nostro Signore è sempre lo stesso».

Impossibile non scorgere, in queste parole della Beata Vergine, una fotografia di quel che oggi, tragicamente, accade, proprio grazie anche alla crescente inconsapevolezza del peccato, alla perdita del senso della colpa. Il che erode la nostra coscienza. Anche a causa di schemi come questa «preghiera di Alleanza». Che non pare proprio esser di aiuto. Tutt’altro.

 

 

 

 

3 pensieri riguardo “Gesuiti modernisti? Falsi maestri che hanno modificato il senso del peccato

  1. Tutto ciò è aberrante! Vi segnalo l’articolo di Stefano Fontana del 2018, molto illuminante per l’argomento che avete trattato: https://www.lanuovabq.it/it/lo-zampino-del-solito-rahner-sullinferno per il gesuita eretico Karl Rahner infatti, il peccato e l’inferno non sono delle realtà o da intendersi come tali, ma una possibilità. Bergoglio supera il maestro Rahner perché per lui, questa possibilità si frantuma ulteriormente con il misericordismo, l’ecologismo, l’ambientalismo, l’imigrazionismo… i gesuiti di oggi sono più buoni di Gesù Cristo.

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