Celibato sacerdotale? Per Bergoglio è il solito “sì, anche no, ma però…”

«Scopri che se un Papa si mostrasse incline ad autorizzare il matrimonio dei sacerdoti, trarrebbe un giudizio terribile; Dio lo colpirebbe con cecità spirituale e sordità; non potrebbe dire altro, né fare né gustare dell’ordine soprannaturale; e inoltre, dopo la sua morte, la sua anima sarebbe gettata nelle profondità dell’inferno, per rimanervi eternamente in preda dei demoni. Sì, anche se il Santo Papa Gregorio avesse stabilito questa legge, non avrebbe mai ottenuto misericordia davanti a Dio, se non l’avesse umilmente ritirata prima di morire». (La Vergine Maria a Santa Brigida in “Rivelazioni”, VII, 10. vedi qui la fonte)

Prima di lasciarvi a delle riflessioni sul caso, da parte del professore Roberto de Mattei in Corrispondenzaromana, vedi qui….  e di un sacerdote vedi qui,  vogliamo offrirvi alcune considerazioni…

Abbiamo provato con tutte le nostre forze a “difendere” il fatto che papa Francesco, in definitiva, non avrebbe osato TOCCARE il celibato sacerdotale, come del resto lo aveva detto ed affermato lui stesso durante la solita intervista “aerea”, colta al volo…. o come del resto si era espresso senza mezzi termini all’assemblea generale della CEI nel maggio 2016, come riportarono tutte le cronache:

  • «Il celibato sacerdotale resterà così come è».  A chiarire definitivamente la questione è stato lo stesso Papa Francesco che ha voluto rassicurare i vescovi italiani riuniti in assemblea in Vaticano. Anche se il celibato non è un dogma, ma una disciplina ecclesiastica, di sicuro non sarà questo Pontefice ad affrontarlo…. L’incontro si è svolto a porte chiuse.   Un vescovo ha preso la parola per chiedergli spiegazioni su possibili modifiche future in quella direzione. La risposta del Papa è stata netta e senza alcuna apertura…. (maggio 2016 dai Media)

Su queste affermazioni di papa Francesco abbiamo cercato di leggere ed interpretare alcuni passaggi dell’esortazione post-sinodale sull’Amazzonia, riportate in una vera esclusiva dal professore de Mattei, qui, in chiave “pacifica”….. e, confessiamolo pure, cercando di arrampicarci sugli specchi abbiamo tentato di far combaciare le “promesse” di Bergoglio ai Vescovi nel maggio 2016, a fronte di quanto accaduto nel sinodo per l’Amazzonia ed in vista così di questo testo quale esortazione a fare “ciò che il Papa ha deciso vada fatto“…. Ma abbiamo fallito…. abbiamo fatto delle ipotesi – positive – alle quali non abbiamo creduto neppure noi….

In  un sereno dibattito con amici e sacerdoti, abbiamo rivolto la medesima “provocazione”:

“…come riportato dal professore de Mattei in verità non cambia molto…. la disciplina ecclesiastica resta ma.. (certamente è quel “ma” che preoccupa) la concessione NON è fatta a chi sposato voglia diventare prete , ma AL DIACONO PERMANENTE… Infatti, dopo per altro una formazione più adeguata, egli volesse fare questo passaggio e il vescovo ne avesse la necessità… si potrebbe procedere così ad avere dei “preti sposati”. Certo è una apertura, ma intanto Bergoglio ne uscirebbe “pulito”… se il cuore del testo resta questo e non vi sia qualche altra sorpresa… Di fatto non è stato concesso nulla di più… perché in alcune parti lo fanno già da sempre – leggasi, per esempio, il clero bizantino cattolico dove hanno il clero sposato – infatti Bergoglio, da quel che si legge, non ha detto che chiunque voglia diventare prete può sposarsi o essere sposato, ma deve egli pervenire da un DIACONATO PERMANENTE e non che dopo fatto prete possa sposarsi uno che da celibe è diventato prete…. Insomma è tutta da leggere la cosa… ma da quel che appare subito sarebbe meno grave, così sarebbe, di come è presentata, o no??”

A quanto pare: no!

Tra le tante risposte ricevute, ci è piaciuta questa di un sacerdote:… ma i diaconi mica li porta la cicogna così già fatti! Tutti i sacerdoti prima di diventare preti sono diaconi… e poi si apre la finestra; come con la Comunione in mano! se in Amazzonia sì, perché non in altre parti dove scarseggiano i preti? vuoi lasciare le periferie esistenziali senza preti? con “abolizione del celibato” si intende “abolizione dell’obbligo del celibato per i preti”, non ovviamente la scomunica ai single...”

Ad una nostra replica con la quale tentavamo ancor una volta di arrampicarci sugli specchi… facevamo osservare che: “(parliamo solo del testo esposto dal professore de Mattei) non c’è di fatto questa “abolizione dell’obbligo” perché nel testo si parla al momento SOLO di Diaconi permanenti e non di candidati seminaristi al sacerdozio che entrati – per esempio – da un anno o due in seminario, volessero sposarsi e diventare anche preti, è giusto o no??  Eccerto che ci troviamo davanti ad una ennesima “furbata” del Papa e della sua allegra compagnia-combriccola… come è accaduto per l’esortazione di Amoris Laetitia…. Mica è stato cambiata la Norma sul come ricevere l’Eucaristia, ma con il “caso-per-caso” ogni vescovo ed ogni parroco, nella sua giurisdizione, farà come meglio crede…. Così hanno fatto con la Pachamama: mica c’è stata una NORMA che imponesse qualcosa di nuovo, ma il Papa ha APERTO PROCESSI che non intende chiudere lui, ossia fare delle nuove PRASSI, lui aspetta che TUTTA la Chiesa lo segua…. poi si vedrà…”

La risposta è stata decisiva e tagliente:

ABOLIZIONE DELL’OBBLIGO
A) TUTTI I PRETI DEVONO ESSERE CELIBI
B) QUALCHE PRETE NON DEVE ESSERE CELIBE
– se è vera una, l’altra è falsa: B ha invalidato A.

Non vogliamo infine sottovalutare che, nell’esposizione fatta da papa Francesco che cita Paolo VI e Giovanni Paolo II, quasi come a voler dire che furono loro ad aprire al cambiamento… Bergoglio ha completamente DIMENTICATO l’Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI – 2009-2010 – durante il quale ha difeso la disciplina bimillenaria della Chiesa sul celibato del sacerdote, citando fior fiore di patristica, santi e Pontefici… Questa “svista” o dimenticanza di Bergoglio è molto imbarazzante… ma tanto, bergoglionata più o bergoglionata meno, la devastazione procede a pieno regime…

Per alcune considerazioni di carattere STORICO sull’argomento, suggeriamo di entrare qui.

Cari Vescovi, quando Gesù afferma, proprio sul celibato sacerdotale: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca» (Mt.19,11-12), non stava dicendo di trovare VOI una soluzione ALTERNATIVA… ma di PREGARE IL PADRONE DELLA MESSE…. (Mt.9,37-38) per risolvere la carenza di questo e non altro clero.


Vi lasciamo ora alle considerazioni espresse dal professore de Mattei:

“La notizia che anticipiamo era nell’aria, ma la conferma ci giunge in via riservata da alcuni vescovi che hanno ricevuto una parte (non tutta) della Esortazione apostolica post-sinodale di papa Francesco sul Sinodo dell’Amazzonia. Questa parte riproduce sostanzialmente il paragrafo 111 approvato nel documento conclusivo del Sinodo.

«Molte delle comunità ecclesiali del territorio amazzonico hanno enormi difficoltà di accesso all’Eucaristia. Trascorrono mesi o anni prima che un sacerdote possa tornare in una comunità per celebrare l’Eucaristia, offrire il sacramento della Riconciliazione o celebrare l’Unzione degli Infermi per i malati della comunità.

Apprezziamo il celibato come dono di Dio nella misura in cui questo dono permette al discepolo missionario, ordinato al presbiterato, di dedicarsi pienamente al servizio del Santo Popolo di Dio. Esso stimola la carità pastorale e preghiamo che ci siano molte vocazioni che vivono il sacerdozio celibatario. Sappiamo che questa disciplina “non è richiesta dalla natura stessa del sacerdozio” (PO 16), sebbene vi sia per molte ragioni un rapporto di convenienza con esso. Nella sua enciclica sul celibato sacerdotale, san Paolo VI ha mantenuto questa legge, esponendo le motivazioni teologiche, spirituali e pastorali che la motivano. Nel 1992, l’esortazione post-sinodale di san Giovanni Paolo II sulla formazione sacerdotale ha confermato questa tradizione nella Chiesa latina (PDV 29). Considerando che la legittima diversità non nuoce alla comunione e all’unità della Chiesa, ma la manifesta e ne è al servizio (cfr. LG 13; OE 6), come testimonia la pluralità dei riti e delle discipline esistenti, proponiamo che, nel quadro di Lumen Gentium 26,  l’autorità competente stabilisca criteri e disposizioni per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti dalla comunità, i quali, abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato al fine di sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei Sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica».

Dunque il varco è aperto. Non c’è nessuna ragione per proibire in altre regioni del mondo ciò che sarà permesso in alcune zone dell’Amazzonia. I vescovi tedeschi, e non solo essi, sono pronti ad estendere l’accesso al presbiterato di uomini sposati ritenuti idonei dalle autorità competenti. Ciò che viene liquidato non è solo una mutevole “disciplina ecclesiastica”, ma una legge della Chiesa fondata su un precetto di origine divino-apostolica.

Cinquant’anni fa al simposio dei vescovi europei, tenutosi a Coira nel luglio 1969, il cardinale Leo-Joseph Suenens, durante la sua conferenza conclusiva, lesse un appello di Hans Küng, per sopprimere il celibato dei preti. Questa richiesta era coerente con il ruolo riconosciuto dalla teologia progressista alla sessualità: un istinto che l’uomo non doveva reprimere attraverso l’ascesi, ma “liberare”, trovando nel sesso una forma di “realizzazione” della persona umana. Da allora questa richiesta si è allargata, accompagnandosi con il processo di secolarizzazione e autodemolizione della Chiesa.

In realtà la trasgressione del celibato e la simonia furono le grandi piaghe che hanno sempre afflitto il Corpo Mistico di Cristo nei tempi di crisi. E il richiamo alla continenza e alla povertà evangelica è stata la bandiera dei grandi santi riformatori. Nei prossimi giorni di febbraio, l’anti-riformatore non sarà, come tante volte è accaduto, un vescovo o un gruppo di vescovi, ma il successore stesso di san Pietro

Il celibato ecclesiastico è una gloria della Chiesa e ciò che egli umilia è la volontà stessa di Cristo, trasmessa dagli apostoli ai nostri giorni. Come immaginare che i cattolici possano tacere davanti a questo scandalo?” (Roberto de Mattei)


CLICCANDO QUI troverete un bel saggio da parte di Don Alfredo Maria Morselli, in difesa del celibato sacerdotale…..


RICORDA CHE:

La scarsità numerica dei sacerdoti

47. Il Nostro Signore Gesù non dubitò di affidare a un pugno di uomini, che ognuno avrebbe giudicato insufficienti per numero e qualità, il formidabile compito della evangelizzazione del mondo allora conosciuto, e a questo «piccolo gregge» ingiunse di non perdersi d’animo (91), perché avrebbe riportato con lui e per lui, grazie alla sua diuturna assistenza (92), la vittoria sul mondo (93). Gesù ci ha ammonito anche che il regno di Dio ha una sua forza intima e segreta che gli permette di crescere e di giungere alla messe senza che l’uomo lo sappia (94). La messe del regno di Dio è molta e gli operai sono ancora, come all’inizio, pochi; non mai anzi sono stati in numero tale che l’umano giudizio avrebbe potuto giudicare bastevole. Ma il Signore del regno esige che si preghi, affinché sia il padrone della messe a mandare gli operai nel suo campo (95). I consigli e la prudenza degli uomini non possono sovrapporsi alla misteriosa sapienza di colui che nella storia della salvezza ha sfidato la sapienza e la potenza dell’uomo con la sua follia e la sua debolezza (96).

48. Noi facciamo appello al coraggio della fede per esprimere la profonda convinzione della Chiesa, secondo la quale una risposta più impegnativa e generosa alla grazia, una fiducia più esplicita e qualificata nella sua potenza misteriosa e travolgente, una testimonianza più aperta e completa al mistero di Cristo, non la faranno mai fallire, nonostante i calcoli umani e le esteriori apparenze, nella sua missione per la salvezza del mondo intero. Ognuno deve sapere di poter tutto in colui che solo dà la forza alle anime (97) e l’incremento alla sua Chiesa (98).

49. Non si può senza riserve credere che con l’abolizione del celibato ecclesiastico crescerebbero per ciò stesso, e in misura considerevole, le sacre vocazioni: l’esperienza contemporanea delle Chiese e delle comunità ecclesiali che consentono il matrimonio ai propri ministri sembra deporre al contrario. La causa della rarefazione delle vocazioni sacerdotali va ricercata altrove, principalmente, per esempio, nella perdita o nella attenuazione del senso di Dio e del sacro negli individui e nelle famiglie, della stima per la Chiesa come istituzione di salvezza, mediante la fede ed i sacramenti, per cui il problema deve essere studiato nella sua vera radice.
(Paolo VI – Sacerdotalis Caelibatus)

 

2 pensieri riguardo “Celibato sacerdotale? Per Bergoglio è il solito “sì, anche no, ma però…”

  1. in un certo senso avete voluto fare l’avvocato del diavolo, complimenti per l’articolo che ne è uscito fuori. Le parole di santa Brigida ricevute dalla Vergine sono tremende, non le conoscevo. A questo punto non si capisce davvero più nulla, ora che anche i preti potranno scegliersi il proprio vescovo, con il lassismo che li sovrasta, non vedo più alcuna via d’uscita e così Bergoglio-l’imbroglio potrà lavarsene le mani delle nomine, sicuramente convinto che ha il clero dalla sua, ma quanto potrà durare questa tribolazione e questa devastazione? Una fine ci sarà di certo, la resistenza ora è l’unica cosa che dobbiamo fare. Santa Candelora a tutti voi. Emanuele

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  2. Dico la mia.
    Se il capataz avesse decretato l’abolizione del celibato dei preti come primo atto del suo pontificato, ritengo che il gesto, pur clamoroso, avrebbe potuto essere letto dai credenti come una rivoluzione ispirata dallo Spirito Santo. In fondo questo papa, pur affacciatosi al fatidico balcone con un balordissimo “Buona sera!” era il vicario di Nostro Signore in terra, e poi era così sorridente, bacione e piacione. Non c’erano certo ancora gli anticorpi per diffidarne.
    Ma questa abolizione, calata con la scure – pur fra tante parole mellifluooscure – dopo un inenarrabile settennio di folli eresie e di eretiche follie, non lascia dubbi su chi ne sia il sulfureo ispiratore. E questo al netto degli incensati priapi e pachamame in Vaticano.
    Il sano criterio anticorpale ce lo ha fornito Nostro Signore in carne e ossa per i casi dubbi: non c’è albero buono che dia frutti cattivi e non c’è albero cattivo che dia frutti buoni. Dai loro frutti li riconoscerete.
    E questo pontificato ha lanciato in faccia a todo el mundo frutti avvelenati a palle incatenate, in un ininterrotto sfrontato cannoneggiamento.
    Chi non vi si oppone è complice del Nemico.

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