Idoli al Tevere e i carmelitani denunciano gli eroi Cattolici: inizia la persecuzione?

Non Nobis Domine, sed Nomini Tuo Da Gloriam !!!!!!! A chi si scandalizza di questo gesto, vogliamo ricordare san Giovanni Bosco quando bruciò le bibbie protestanti in piazza….. o se preferite lo zelo di Gesù per il Tempio profanato dagli idoli del mercimonio, quando scacciò i mercanti dal tempio….

Lunedì mattina, alcuni Cattolici coraggiosi sono entrati nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, vicina al Vaticano. Hanno ripulito il luogo sacro dalle varie statue di Pachamama che erano esposte per il Sinodo per l’Amazzonia. Poi hanno percorso alcuni metri per raggiungere il famoso Ponte Sant’Angelo e hanno gettato gli idoli nel Tevere. La scena è stata registrata dall’utente di YouTube Michael Del Bufalo (21 ottobre, che ringraziamo).

 

Ma non è finita, ovviamente, subito i Carmelitani, responsabili della violata, violentata Chiesa, hanno sporto denuncia contro ignoti… Ignoti? Suvvia!! Non penseranno davvero che si sia trattato di atei-devoti!!  Intanto la polizia di Roma ha avviato le indagini; tuttavia, il valore materiale degli idoli mezzi nudi è irrilevante… non si tratta di oggetti sacri, non si tratta di profanazione, non si tratta di merce preziosa, di che cosa si lamentano questi miseri carmelitani?

Ci vien da dire: povera Beata Vergine Maria del Santo Carmelo!!! Ora pro nobis, proteggi questi giovani che hanno tentato di difendere la Tua dimora in Traspontina, chiesa ricca di storia, di grazie e di prodigi.


AGGIORNAMENTO dall’Agenzia SIR (Servizio religioso) molto interessante che ci spinge ad alcune considerazioni, grassetti e corsivi sono nostri:

“Rubare qualcosa da un luogo e buttarlo è una bravata”. Così il prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini, ha commentato a caldo l’episodio delle statue indigene rubate e gettate nel Tevere. Alcune statue indigene esposte in occasione del Sinodo per l’Amazzonia sono state, infatti, rubate la notte scorsa dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina, in Via della Conciliazione – dove per tutta la durata del Sinodo sono in corso alcuni eventi di “Amazzonia, casa comune” – e sono state lanciate nel Tevere. “Le statue indigene rubate rappresentano la vita, la fertilità, la madre terra”, ha commentato Ruffini durante il briefing di oggi sul Sinodo per l’Amazzonia. Interpellato dai giornalisti, il prefetto ha rivelato di aver appreso dell’episodio soltanto alcuni minuti prima dai social. L’azione di ieri notte, infatti, è stata filmata interamente con una telecamere e pubblicata su YouTube. Nei quattro minuti del video si vede un uomo entrare nella chiesa e sottrarre idoli Pachamama esposti in una delle navate. Successivamente si avvia verso Ponte Sant’Angelo da dove lancia in acqua le statue. Il video è senza commento né rivendicazioni di alcun tipo. “È un gesto che contraddice l’esperienza di dialogo che dal Sinodo dovrebbe arrivare a tutti”, ha proseguito Ruffini: “È stato un furto che si commenta anche da solo”.

____ IRONIA IDOLATRA 3

(foto qui sopra presa da Facebook, tanto per sottolineare il clima che respiriamo)

Riflessione breve:

  1. per il prefetto della Santa Sede, dunque, si tratta proprio DI IDOLI…. e quasi se ne compiace, statue indigene per la fertilità…. e madre terra…
  2. fin da quel 4 ottobre tentarono di  spacciare quella statuetta  per una “riproduzione della Vergine Maria dell’Amazzonia”…. negando che si trattasse della “dea pachamama”, finalmente ora lo confermano, pensavano davvero di farci passare per così stupidi?
  3. un gesto che “contraddice” un dialogo che dal sinodo dovrebbe arrivare a tutti??? Ma questa gente… ha capito che sta giocando con il fuoco, quello dell’inferno? Ah! dimenticavamo, loro non ci credono, all’inferno, ma credono alla dea della fertilità….

Aveva ragione il domenicano Padre Riccardo Barile che, nel commentare questi fatti sulla Nuova Bussola, ha detto:

È vero, si cita spesso una lettera di san Gregorio Magno († 604) sulla evangelizzazione degli Angli (XI,56 del 18.7.601), che permette di continuare l’uso festivo di costruire capanne di frasche e consumare banchetti presso i luoghi sacri, però Papa Gregorio: a) se raccomanda di non abbattere i templi, prescrive di abbattere gli idoli; b) è preoccupato che tutte le usanze cultuali siano cristianizzate in modo esplicito; c) almeno per tre volte dice che quanto si praticava prima da parte di quelle popolazioni era culto dei demoni.

L’INELIMINABILE CATEGORIA DELLA PRESENZA DEL DEMONIO
Nei testi precedenti – cfr san Gregorio Magno e CCC 844 – per ben due volte è comparso un convitato di pietra: il demonio! È comparso anche a me il giorno dopo, sabato, quando ho trovato nelle letture della Messa le parole: «Avete irritato il vostro creatore, sacrificando a demoni e non a Dio» (Bar 4,7), cfr anche gli israeliti che «hanno sacrificato a demoni che non sono Dio» (Dt 32,17). Nel NT un idolo e la carne a lui sacrificata valgono qualcosa? «No, ma dico che quei sacrifici sono offerti ai demoni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demoni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni» (1Cor 10,20-21).

Dunque un culto diverso e segni cultuali diversi sono opera e vittoria del demonio. L’antichità cristiana talvolta ha parlato nello stesso senso: i demoni sponsorizzarono uomini divinizzandoli (gli dèi greco romani ma perché no gli antenati dei primitivi?), usarono parole delle Scritture e di Gesù Cristo per ingannare, scimmiottarono i sacramenti cristiani: così san Giustino († 165) in Apologia I 26,1; 54; 62,1. Taziano il Siro († 180) confessa: «Ho esaminato ogni sorta di riti religiosi istituiti da effeminati e da androgini, ho trovato (…) altrove altri demoni che fomentano eruzioni di cattiveria» (Orazione 29) e Origene († 253) scrive che i demoni usano nomi divini «per essere adorati come lo è il sommo Dio» (Esortazione al martirio 46).

Diciamola tutta: Satana vuole essere adorato – essere come Dio: e non fu questa la tentazione che suggerì ai progenitori in Gen 3,5 e che prima ancora rivelava il suo desiderio profondo? – e sa benissimo che le messe nere non potranno mai andare oltre a una pratica eccentrica e di nicchia. Per cui «si maschera da angelo di luce» (2Cor 11,14) e cerca di far deviare gli uomini attraverso false immagini di Dio che sfociano in un culto vano. In questo senso le tentazioni di Satana sono sempre alte e oltre i peccati della carne: Satana tentò Davide di censire Israele e Giuda di tradire Gesù (cf 1Cr 21,1; Gv 13,2) e anche con Gesù Cristo le tentazioni riguardavano il suo ministero salvifico sino alla richiesta dell’adorazione (cf Mt 4,1ss.).

Adorazione che sant’Agostino († 430) ha ben presente: «I demoni falsi si arrogano superbamente gli onori del culto soltanto perché sanno che sono dovuti al Dio vero (…), sbarrando all’uomo il cammino verso il Dio vero affinché l’uomo non sia sacrificio di Dio proprio nell’atto stesso in cui sacrifica ad altro che non è Dio» (La città di Dio 10,19), «i demoni (…) si arrogano la natura divina e bramano di esser creduti dèi, esigono il sacrificio e godono di tali onori soltanto perché sanno che il vero sacrificio è dovuto al vero Dio» (Ivi, 15,16).


 

– IDOLI NEL TEVERE: GIUSTIZIA È FATTA, di Andrea Zambrano

Il video termina mentre i tre oggetti si inabissano nel Tevere e in pochi minuti diventa virale. L’uomo ha agito indisturbato segno che – evidentemente – quelle statue non dovevano avere un gran valore economico. Ma neanche spirituale dato che si è provato in un qualche modo a farle passare come un’iconografia mariana impossibile da accettare: Nostra Signora di Amazzonia. Una Maria inesistente, spacciata come tale per promuovere una ritualità tribale che non è altro che folklore dal gusto paganeggiante. Il Sinodo perde così uno dei suoi principali protagonisti: la piccola Pochaontas elevata a dea e ora scomparsa tra i flutti.

Si tratta di un gesto che va oltre la goliardata ma si carica di precise simbologie: il paganesimo prima o poi viene spazzato via dalla retta ragione.Anche quando questa ti suggerisce le maniere forti. Evidenti nelle simbologie pagane entrate in Vaticano in questi giorni i rimandi a un paganesimo molto, troppo vicino al diabolico. Finisce così la storia delle statuette su cui lo stesso Vaticano in più riprese non ha mai saputo dare la giusta e corretta definizione iconografica malcelando imbarazzi e non detti. Eppure la presenza di quelle statue, del tutto aliene alla cultura cattolica sono state considerate urticanti da moltissimi fedeli e anche da prelati, come testimonia la presa di posizione del cardinale venezuelano Urosa, che ha pesantemente criticato il sincretismo della kermesse ai Giardini Vaticani e la processione d’ingresso con la Pachamama in San Pietro.

In quanto al nostro novello Pasquino non sappiamo che fine farà, se le autorità vaticane lo scopriranno e lo arresteranno per furto di divinità. Di sicuro dovrà avere dei validi giustificativi dato che lo scagliare oggetti incautamente da un ponte configura la fattispecie di peccato ecologico così come sarà presto sancito. E a nulla varrà la giustificazione che in fondo il legno è biodegradabile.


– IDOLI NEL TEVERE: NON È FURTO MA LEGITTIMA DIFESAdi Tommaso Scandroglio

Avvenire riporta il commento di Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero vaticano per la Comunicazione: «Abbiamo appreso dai social network di questo gesto. Posso solo dire che rubare qualcosa da un luogo, per di più sacro, è una bravata, un gesto privo di senso, che contraddice lo spirito di dialogo che dovrebbe sempre animare tutti: un furto che si commenta da solo».

Dunque dal punto di vista giuridico ha ragione Ruffini: si tratta di un furto. Oppure, dato che il manufatto è andato distrutto, si potrebbe applicare l’art. 404 cp: «Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose», il quale articolo punisce, tra le altre condotte, chiunque distrugge «cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto».

Ma qui si apre un interessante dilemma: quegli oggetti sono oggetti sacri? La risposta potrebbe essere duplice: per la Chiesa cattolica no, però per gli indigeni sì. Oppure: per alcuni cattolici sì e parimenti per gli indigeni. Però dato che, a quanto pare, quegli oggetti appartengono ad alcuni cattolici pure in talare, occorrerebbe chiedere a loro se li considerano sacri oppure no. Per la cronaca: questi sottili distinguo sono stati superati da padre Antonio Soffiantini, responsabile della mostra della associazione “Casa Comune”, che ha denunciato per furto gli autori della “bravata”.

Però analizziamo le condotte dei due “bravi”, per dirla alla Ruffini, sotto la prospettiva morale, prospettiva che deve essere rispettata dal diritto (quindi se la morale indica una certa verità per il bene comune questa deve essere recepita anche dal diritto). In prima istanza dobbiamo escludere che l’atto sia sacrilego perché gli oggetti non sono sacri. E non lo sono oggettivamente, perché gli unici oggetti sacri sono quelli destinati al culto del vero Dio, il Dio di Gesù Cristo. Questi oggetti sono idoli pagani e tali rimangono anche se gli indigeni, ingannandosi, credono altro. L’atto potrebbe diventare sacrilego in riferimento al luogo ove è compiuto anche su beni non sacri: furto di elemosine avvenuto in chiesa. Ma non è questo il caso perché eliminare quelle statuette favorisce il culto, perché lo difende, non lo svilisce. Quindi è un atto buono.

Approfondiamo questo passaggio. L’azione compiuta da due ignoti configura un atto di legittima difesa in favore della fede cattolica e non è furto. Come è lecito togliere al legittimo proprietario l’arma che vuole usare per uno scopo illecito, così parimenti è lecito sottrarre queste statuette ai legittimi proprietari perché sarebbero state usate per attentare alla fede cattolica. Tommaso d’Aquino è chiaro: «Siccome talora la volontà dell’uomo si deprava, capita il caso in cui non si deve rendere il deposito, affinché chi ha la volontà perversa non se ne serva malamente: come nel caso in cui richieda le armi depositate un pazzo o un nemico della patria» (Summa Theologiae, II-II, q. 57, a. 2, ad 1. Cfr. Ibidem, Scriptum super sententiis, lib. IV, d. 17, q. 3, a. 1, qc. 4, ad 3). Come è lecito non restituire l’arma al proprietario che se ne vuole servire per scopi iniqui, parimenti è lecito sottrarre un bene al proprietario se questi persegue finalità analoghe.

Dunque l’atto materiale della sottrazione è stato informato dal fine buono della difesa. Tale fine è predicabile proprio perché i legittimi proprietari si sono dimostrati ingiusti aggressori a danno di alcuni beni della fede (se non ci fosse aggressione non ci potrebbe essere difesa). In previsione di una loro reiterazione dell’atto hanno fatto bene i nostri “bravi” a sottrarre le statuette dalla chiesa e buttarle nel Tevere.

Si potrebbe obiettare, così come abbiamo letto in rete: «Farsi giustizia da soli integra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. È una violenza almeno pari a quella dell’Ordinario che non avesse impedito lo scandalo». Dal punto di vista giuridico crediamo che si possano applicare le normative sopra indicate e non l`art. 392 cp che si riferisce al reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Però sul versante morale è interessante sottolineare una condizione prevista da questo stesso articolo: vietato farsi giustizia da soli «potendo ricorrere al giudice». Di converso: se è impossibile ricorrere al giudice oppure il giudice è ingiusto è lecito farsi giustizia da sè. Nelle vicende dei culti pagani in Vaticano e nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, il ricorso al “giudice” è stato fatto allorché a più riprese e da più parti si è gridato allo scandalo, ma senza frutto. Approfondiamo questo snodo.

Non si configura l’illecito morale di esercizio arbitrario delle proprie ragioni in stato di necessità. Se Tizio uccide Caio, ingiusto aggressore, perché al momento non poteva essere difeso dalle forze dell’ordine, deputate appunto a mantenere l’ordine civile, Tizio non finisce in galera perché doveva aspettare i carabinieri che lo difendessero. Appunta sempre l’Aquinate: «Se il pericolo è immediato e non dà tempo per ricorrere al superiore, la necessità stessa comporta la dispensa: poiché la necessità non ha legge» (Summa Theologiae, I-II, q. 96, a. 6 c.). Ecco il punto: laddove non fosse presente l’autorità designata oppure laddove l’autorità fosse venuta meno alle sue mansioni, insomma: laddove l’autorità è assente, ecco che in maniera vicaria il privato cittadino può farsi giustizia da sé. Pensiamo ad uno Stato dove si decidesse di lasciare impuniti gli assassini e dove, di conseguenza, non si facesse nessuna opera di prevenzione e repressione. L’unico modo per il privato di difendersi sarebbe quello della difesa personale.

Lo stesso sta accadendo per la fede cattolica ai nostri giorni. Se le autorità ecclesiastiche non solo si sono dimostrate renitenti ad eliminare dai loro riti l’uso di idoli pagani, ma addirittura hanno agevolato culti pagani, appare chiaro che colui che doveva difendere la fede cattolica, diventa lui stesso aggressore ed è dunque impossibile appellarsi a costui per avere giustizia. Anzi ci si dovrà difendere da costui. Percorse quindi le strade della dissuasione, si rendeva necessario, affinché le pratiche indebite non continuassero in futuro, un intervento di forza. Quindi sono lecite la sottrazione delle statuette e loro distruzione perché configurano una modalità per difendere la fede cattolica consona alle circostanze, ossia una difesa esperita come extrema ratio dopo aver tentato altre soluzioni (in tal modo è stato rispettato il principio di proporzione che comanda di perseguire un fine adottando la modalità più efficace).

QUI UN VIDEO CATECHESI che commenta gli articoli e i fatti qui sopra esposti:

 

6 pensieri riguardo “Idoli al Tevere e i carmelitani denunciano gli eroi Cattolici: inizia la persecuzione?

  1. VERI CATTOLICI,GESTO CORAGGIOSO E LODEVOLE. BERGOGLIO CONTINUA AD IMPEGNARSI A FAVORE DELL’ INGANNO MA NON RIESCE. IL POPOLO DI CRISTO NON HA CEDUTO ALLE SUE LUSINGHE.

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  2. Veramente non capisco cosa ci sia da scandalizzarsi. Ho letto il comunicato che oramai, come è di uso della santa sede, non sono più interventi a correggere l’errore ma a tamponare la vergogna, come ha fatto Andrea Tornielli con il suo articolo molto imbarazzante: https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-10/newman-statuette-gettate-tevere-editoriale-tornielli.html
    egli cita persino il santo cardinale Newman il quale però non stava difendendo l’uso di statue o oggetti pagani da portare nelle chiese. E’ molto imbarazzante che Tornielli parli di un atto persino violento verso la povera indifesa Pachamama, quando si è detronizzata la Vergine Maria del Rosario il 7 ottobre, sostituendola al feticcio. Ma Newman scriveva: “L’uso dei templi, e di quelli dedicati a santi particolari, e decorati a volte con rami di alberi, incenso, lampade e candele; le offerte ex voto in caso di guarigione dalle malattie; l’acqua santa, l’asilo; le festività e le stagioni liturgiche, l’uso dei calendari, le processioni, le benedizioni sui campi, i paramenti sacerdotali, la tonsura, l’anello usato nel matrimonio, il rivolgersi ad est, e in un momento successivo anche le immagini, forse pure il canto ecclesiastico e il Kyrie Eleison: tutti sono di origine pagana, e sono stati santificati dalla loro adozione nella Chiesa”.
    Tornielli così accusa di nuova guerra iconoclasta questi giovani cattolici coraggiosi, ma egli sa capire quello che legge e che cita?
    Quello che la chiesa andava man mano cristianizzando e santificando, lo eliminava, non che lo mantenesse tale, questa è la differenza. Non sappiamo forse donde viene la mitria usata dai vescovi per il culto a Dio? Ma non per questo la Chiesa adorava il dio Mitra!! L’uso dei templi pagani venivano completamente cristianizzati e consacrati a Dio. Per Tornielli invece, Newman affermerebbe il culto della Pachamama al posto della Vergine Maria! Ma si rendono conto quanto sono ridicoli? Newman invece, tuonò molto forte contro il dialogo interreligioso ed ecumenico. Egli mise in guardia da un cristianesimo liberale di stampo protestantico e mise in guardia proprio da queste confusioni sincretiste.
    Newman aggiungeva nel 1879, molto preoccupato: “La bella struttura della società che è l’opera del cristianesimo, sta ripudiando il cristianesimo”; “Filosofi e politici vorrebbero surrogare anzitutto un’educazione universale, affatto secolare (… che) provvede le ampie verità etiche fondamentali di giustizia, benevolenza, veracità e simili”; sennonché – osserva Newman – un tale progetto è diretto “a rimuovere e ad escludere la religione”, specialmente quella cattolica.
    “Oggi si sta esattamente e largamente avverando e diffondendo la persuasione che le religioni siano equivalenti, che sia indifferente e non pertinente la questione della loro verità, che una confessione o una Chiesa si equivalgono. E che, in ogni caso, la religione appartiene esclusivamente all’ambito privato e personale, senza riflessi sociali. A non mancare di equivocità è talora lo stesso dialogo interreligioso: quando cioè dovesse attutire la coscienza che, alla fine, a importare è la religione vera. La confusione che al riguardo si sta creando, all’interno stesso di esperienze cristiane elitarie, e “profetiche”, come le chiamano, è mirabile e singolare, ma è assolutamente contraria al Vangelo e alla tradizione ecclesiale. Parlano del Popolo di Dio e ne annebbiano le certezze.” (mons. Inos Biffi – Osservatore Romano 20 maggio 2009)
    Tornielli dovrebbe solo che ritirarsi a vita in un monastero, e pensare all’anima sua.

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  3. Qualcuno spieghi a Ruffini Paolo (Tornielli Andrea pare essersi ormai smarrito per sempre nelle nebbie dell’anima sua) che noi credenti siamo membra vive del Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo, e che pertanto tutte le chiese cattoliche sono – sotto il profilo spirituale – CASA NOSTRA!
    Chi accetterebbe che in casa propria un ospite qualunque introducesse sostanze, oggetti, discorsi di natura pericolosa, tossica, inquinata, velenosa, contaminata, nociva, letale, mortale?? Non certo i sani di mente!

    Altri due pensierini:
    – un vero peccato che le statuette idolatriche (che dal filmato sembrano quattro) siano in legno e galleggino. Speriamo nelle robuste mascelle delle pantegane!
    – in questo manicomio a cielo aperto che è diventato l’Italia, se un reato sarà configurabile a livello civile per questo sanissimo gesto, sarà quello di aver rischiato – col lancio a fiume di oggetti in legno – di colpire in testa qualche pesce o qualche pantegana. :-))) Reato ambientale gravissimo, visto il rovesciamento di valori in atto: si ammazzino pure le persone col placet dello Stato (nascituri e morenti), o con risibilissime pene detentive (gli assassini), ma prova a toccare un animale e vedi cosa ti capita…

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