Reti unificate: «La fedeltà al Papa ci impone chiarezza sulla fede»

Riportiamo da Chiesaepostconcilio, vedi qui, la professione di fede – in tutta chiarezza e fedeltà – del card. Burke e di Mons. Schneider, in modo che il Santo Padre possa inequivocabilmente rifiutare gli evidenti errori dottrinali dell’Instrumentum Laboris del Sinodo sull’Amazzonia

Non dimentichiamo che il cardinale Burke e monsignor Athanasius Schneider, hanno fatto un appello alla preghiera e al digiuno perché errori ed eresie di questo documento non siano approvati dal Sinodo…. Errori di apostasia e di eresia denunciati anche dal cardinale Brandmuller e pubblicato da Corrispondenza romana qui… di cui abbiamo trattato qui: Veri nemici di Gesù, della Chiesa e del Papa, sono i rivoluzionari


 

Qui l’intervista al card. Burke, che terrà la relazione principale alla Giornata della Bussola del 6 ottobre: «Il Signore ci ha detto di andare in tutto il mondo per battezzare le genti, questo è molto chiaro, questo è il nostro compito». «Se un missionario ha solo l’intenzione di apprezzare le culture indigene, non solo non evangelizza ma rischia anche di perdere la fede». «Il documento di lavoro per il Sinodo sull’Amazzonia è assolutamente inaccettabile, dobbiamo fare tutto il possibile per difendere la fede cattolica nella sua integrità». «È anche disonesto presentare un Sinodo come finalizzato all’evangelizzazione dell’Amazzonia, quando poi il vero obiettivo diventa rivoluzionare tutta la Chiesa». «Non sono un nemico del Papa e non c’è alcun complotto americano. Bannon? Non sono coinvolto con gente che lavora per distruggere la Chiesa».

Mentre, ricordiamo a tutti i nostri Lettori che, sabato 28 settembre, si è tenuto a Roma Acies Ordinata – vedi qui – “Sentinelle” per resistere e vincere (con il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e la potenza dell’Arcangelo Michele) il caos… Noi c’eravamo, anche per Voi.


 

«La fedeltà al Papa ci impone chiarezza sulla fede»

  • «Noi, come fratelli del Collegio episcopale, parliamo con rispetto e amore, in modo che il Santo Padre possa inequivocabilmente rifiutare gli evidenti errori dottrinali dell’Instrumentum Laboris» del Sinodo sull’Amazzonia. « La Parola di Dio ci insegna, attraverso gli Apostoli, ad essere certi, fermi e senza compromessi riguardo alle verità universali e immutabili della nostra Fede». Il cardinale Burke e monsignor Schneider scrivono un chiarimento su cosa significhi essere fedeli al Sommo Pontefice.

***

Nessuna persona onesta può più negare la confusione dottrinale – quasi generale – che ai nostri giorni regna nella vita della Chiesa. Ciò è dovuto in particolare alle ambiguità riguardanti l’indissolubilità del matrimonio, relativizzata attraverso la pratica dell’ammissione alla Santa Comunione di persone che convivono in unioni irregolari; a causa della crescente approvazione degli atti omosessuali, che sono intrinsecamente contrari alla natura e alla volontà rivelata di Dio; a causa di errori riguardanti l’unicità di Nostro Signore Gesù Cristo e la sua opera redentrice, relativizzata attraverso affermazioni erronee sulla diversità delle religioni e in particolar modo a causa del riconoscimento di diverse forme di paganesimo e delle loro pratiche rituali tramite l’Instrumentum Laboris per la prossima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica.

Alla luce di questa realtà, la nostra coscienza non ci permette di rimanere in silenzio. Noi, come fratelli del Collegio episcopale, parliamo con rispetto e amore, in modo che il Santo Padre possa inequivocabilmente rifiutare gli evidenti errori dottrinali dell’Instrumentum Laboris per la prossima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica e ricusare l’abolizione pratica del celibato sacerdotale nella Chiesa latina attraverso l’approvazione dell’ordinazione dei cosiddetti “viri probati”.

Con il nostro intervento noi, pastori del gregge, esprimiamo il nostro grande amore per le anime, per la persona di papa Francesco stesso e per il dono divino dell’Ufficio Petrino. Se non lo facessimo, commetteremmo un grande peccato di omissione e di egoismo. Se rimanessimo in silenzio, avremmo una vita più tranquilla e forse riceveremmo persino onori e riconoscimenti. Tuttavia, se tacessimo, violeremmo la nostra coscienza. In questo contesto pensiamo alle note parole del futuro Santo Cardinale John Henry Newman (che sarà canonizzato il 13 ottobre 2019): “Brinderò, se volete, al papa; tuttavia, prima alla coscienza, poi al papa” (Lettera al Duca di Norfolk in occasione della recente rimostranza del Sig. Gladstone).

Pensiamo anche a queste parole memorabili e sincere di Melchior Cano, uno dei vescovi più colti al Concilio di Trento: “Pietro non ha bisogno della nostra adulazione. Coloro che difendono ciecamente e indiscriminatamente ogni decisione del Sommo Pontefice sono quelli che più minano l’autorità della Santa Sede: distruggono, invece di rafforzare le sue fondamenta”.

In tempi recenti, si è creata un’atmosfera di quasi totale infallibilità delle dichiarazioni del Romano Pontefice, vale a dire di ogni parola del Papa, di ogni suo pronunciamento e dei documenti meramente pastorali della Santa Sede. In pratica, non si osserva più quella regola tradizionale che distingue i diversi livelli delle dichiarazioni del Papa e dei suoi uffici con le loro note teologiche e con il corrispondente obbligo di aderenza da parte dei fedeli.

Nonostante il dialogo e i dibattiti teologici siano stati incoraggiati e promossi nella vita della Chiesa negli ultimi decenni dopo il Concilio Vaticano II, ai nostri giorni non sembra esserci più alcuna possibilità di un sincero dibattito intellettuale e teologico o la possibilità di esprimere dei dubbi su affermazioni e pratiche che offuscano e danneggiano gravemente l’integrità del Deposito della Fede e della Tradizione Apostolica. Tale situazione porta al disprezzo della ragione e, quindi, della verità.

Coloro che criticano le nostre espressioni di preoccupazione usano sostanzialmente solo argomenti sentimentali o di potere. Apparentemente non vogliono impegnarsi in una seria discussione teologica sull’argomento. A questo proposito, sembra che spesso la ragione sia semplicemente ignorata e il ragionamento soppresso.

Un’espressione sincera e rispettosa di preoccupazione riguardo a questioni di grande importanza teologica e pastorale per la vita della Chiesa di oggi, indirizzata anche al Sommo Pontefice, viene immediatamente schiacciata e proiettata sotto una luce negativa con rimproveri diffamatori di “seminare dubbi”, di essere “contro il papa” o addirittura di essere “scismatici”.

La Parola di Dio ci insegna, attraverso gli Apostoli, ad essere certi, fermi e senza compromessi riguardo alle verità universali e immutabili della nostra Fede e a mantenere e proteggere la Fede di fronte agli errori, come ebbe a scrivere San Pietro, il primo Papa: “State in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore degli empi” (2 Pt. 3,17). Ed anche san Paolo lasciò scritto: “Affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo” (Ef 4, 14-15).

Bisogna tenere presente il fatto che l’apostolo Paolo, ad Antiochia, rimproverò pubblicamente il primo papa su una questione meno grave rispetto agli errori che ai nostri giorni si diffondono nella vita della Chiesa. San Paolo ammonì pubblicamente il primo Papa a causa del suo comportamento ipocrita e del conseguente pericolo di mettere in discussione la verità secondo cui le prescrizioni della legge mosaica non sono più vincolanti per i cristiani. Come reagirebbe oggi l’apostolo Paolo se leggesse la frase del documento di Abu Dhabi [vedi qui, e vedi anche qui] che afferma che Dio vuole nella sua saggezza ugualmente la diversità di sessi, nazioni e religioni (tra le quali ve ne sono talune che praticano l’idolatria e bestemmiano Gesù Cristo)!? Tale affermazione produce, in effetti, una relativizzazione dell’unicità di Gesù Cristo e della sua opera redentrice! Cosa direbbero San Paolo, Sant’Atanasio e le altre grandi figure del cristianesimo se leggessero una frase del genere e gli errori contenuti nell’Instrumentum laboris per la prossima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica? È impossibile pensare che rimarrebbero in silenzio o si lascerebbero intimidire da chi li rimproverasse e accusasse di parlare “contro il Papa”.

Quando papa Onorio I nel VII secolo ebbe un atteggiamento ambiguo e pericoloso riguardo alla diffusione dell’eresia del monotelismo, che negava la volontà umana di Cristo, San Sofronio, patriarca di Gerusalemme, mandò un vescovo della Palestina a Roma, istruendolo di parlare, pregare e non tacere fino a quando il Papa non avesse condannato l’eresia. Se San Sofronio vivesse oggi, sarebbe certamente accusato di parlare “contro il Papa”.

L’affermazione sulla diversità delle religioni del documento di Abu Dhabi e in particolare gli errori nell’Instrumentum Laboris per la prossima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica, contribuiscono al tradimento dell’incomparabile unicità della Persona di Gesù Cristo e dell’integrità della fede cattolica. E questo accade davanti agli occhi di tutta la Chiesa e del mondo. Una situazione simile si ebbe nel IV secolo, quando complice il silenzio di quasi tutto l’episcopato, la consustanzialità del Figlio di Dio fu tradita a favore di ambigue affermazioni dottrinali del semi-arianesimo, un tradimento a cui anche Papa Liberio partecipò per un breve tempo. Sant’Atanasio non si stancò mai di denunciare pubblicamente tale ambiguità. Papa Liberio lo scomunicò nell’anno 357 “pro bono pacis”, vale a dire “per il bene della pace”, per vivere in pace con l’imperatore Costanzo e con i vescovi semi-ariani d’Oriente. Sant’Ilario di Poitiers riferì questo fatto e rimproverò Papa Liberio per il suo atteggiamento ambiguo. È significativo che papa Liberio, a differenza di tutti i suoi predecessori, fu il primo papa il cui nome non venne incluso nel Martirologio Romano.

La nostra dichiarazione pubblica corrisponde alle seguenti parole del nostro Santo Padre Papa Francesco:

  • «Una condizione generale di base è questa: parlare chiaro. Nessuno dica: “Questo non si può dire; penserà di me così o così…”. Bisogna dire tutto ciò che si sente con parresia. Dopo l’ultimo Concistoro (febbraio 2014), nel quale si è parlato della famiglia, un Cardinale mi ha scritto dicendo: peccato che alcuni Cardinali non hanno avuto il coraggio di dire alcune cose per rispetto del Papa, ritenendo forse che il Papa pensasse qualcosa di diverso. Questo non va bene, questo non è sinodalità, perché bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità» (Saluto ai Padri sinodali durante la Prima Congregazione Generale della Terza Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, 6 ottobre 2014).

Alla presenza di Dio che ci giudicherà affermiamo: siamo veri amici di Papa Francesco. Abbiamo una stima soprannaturale della sua persona e del supremo ufficio pastorale del Successore di Pietro. Preghiamo molto per Papa Francesco e incoraggiamo i fedeli a fare lo stesso. Con la grazia di Dio, siamo pronti a dare la nostra vita per la verità della fede cattolica sul primato di San Pietro e dei suoi successori, qualora i persecutori della Chiesa ci chiedessero di negare questa verità. Guardiamo ai grandi esempi di fedeltà alla verità cattolica del primato petrino, come San Giovanni Fisher, vescovo e cardinale della Chiesa, e San Tommaso Moro, un laico, e molti altri santi e confessori, e invochiamo la loro intercessione.

Più fedeli laici, sacerdoti e vescovi si atterranno all’integrità del Deposito della Fede e lo difenderanno, più, di fatto, sosterranno il Papa nel suo ministero Petrino. Perché il Papa è il primo nella Chiesa a cui si applica questa ammonizione della Sacra Scrittura: “Prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù. Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi” (2Tim. 1, 13-14).

24 settembre 2019
Festa della Madonna della Mercede

Raymond Leo Cardinale Burke
Vescovo Athanasius Schneider

 

5 pensieri riguardo “Reti unificate: «La fedeltà al Papa ci impone chiarezza sulla fede»

  1. Ma siamo poi davvero così certi che questi sia davvero Papa? Se sì, siamo certi o abbiamo dubbi che sia davvero un Dogma l’Infallibilità Papale? O è il Dogma che non è tale, o non è tale la Persona che è rivestita del Ruolo suddetto.

    "Mi piace"

    1. Se fosse stato così semplice rispondere non ci sarebbero stati tutti questi “proclami”, se non ricordiamo male siamo al quinto…. Al momento c’è una sola certezza: Benedetto XVI ha riconosciuto il suo successore, punto. Diverso è valutare come la Chiesa risponderà in futuro sugli effetti di questo pontificato…. Al presente, l’unica situazione accettabile (e fino a prova contraria, che non c’è) è quella espressa dal cardinale Burke e da mons. Schneider.
      Quanto al Dogma è un altro paio di maniche perché, oggi, questa infallibilità è stata abusata ed è strumentalizzata, ma non è colpa del Dogma… Suggeriamo questo studio: Pastor Aeternus la dottrina sulla vera infallibilità del Pontefice, https://cooperatores-veritatis.org/2019/01/15/pastor-aeternus-la-dottrina-sulla-vera-infallibilita-del-pontefice/
      il beato Pio IX fu chiarissimo proprio nel Dogma quando affermò:
      “Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede.” [Pastor Aeternus – Costituzione dogmatica del beato Pio IX].
      Abbiamo pubblicato anche questo immane lavoro: Ma il Papa è eretico: sì o no? Il prof. Radaelli spiega i limiti e invita ad andare alle radici del problema. https://cronicasdepapafrancisco.com/2019/07/13/ma-il-papa-e-eretico-si-o-no-il-prof-radelli-spiega-i-limiti-e-invita-ad-andare-alle-radici-del-problema/
      E’ evidente, perciò, che non c’è solo un problema, ma molti problemi e la Chiesa li risolverà tutti… al momento dobbiamo informarci, vivere coerentemente da cattolici a costo di essere perseguitati, denunciare e dire le cose come stanno, resistere alle derive.. e attendere che anche il Signore faccia la sua parte perché, alla fine della fiera, la Chiesa è SUA non di un pontefice…
      Comprendiamo bene che è più facile stare tra le file di chi afferma che Bergoglio non è papa perché è eretico, ma questa semplificazione non risolve affatto il problema, al contrario, divide, crea tifoserie ed è quello che vuole satana: DIVIDERE LA CHIESA… e non è rilevante il fatto che lo scisma c’è già… la Chiesa combatte da duemila anni contro gli scismi, l’unica vera novità è che questa volta viene dai vertici della Chiesa che sono appunto LEGITTIMI e non antipapi come accadeva in passato e come accadde per Avignone…., ma se come affermiamo che la dottrina di ieri è valida anche oggi, lo stesso vale a riguardo della dottrina sulla validità di un pontefice regnante… le risposte ce le danno anche i Santi! Si soffre per la Chiesa e per il Papa, non si lavora per delegittimarlo, non si è cattolici per delegittimarlo, ma per difendere la dottrina a costo della propria vita. Al resto ci penserà il Cielo, queste PROVE sono prove per noi oggi!

      "Mi piace"

      1. Credo alle Verità espresse nei Dogmi. Ma credo anche che se un Papa dimostra frequentemente di non possederne il postulato, oltre che eretico, si è automatica-mente, ipso facto, scomunicato. È egli stesso a separarsi da Madre Chiesa e non chi si rende conto di tanto semplice Realtà.

        "Mi piace"

      2. Se si crede alle verità espresse nei Dogmi, decade immediatamente ed ipso-facto… quel “ma credo anche che se…” non ci sono due “credo” che possono essere due verità che si contraddicono. Noi le abbiamo risposto con la dottrina, lei è libero di credere quel che vuole, ma la dottrina non è quel che crede lei “che se…” è quell’automatismo che NON esiste sulla dottrina del primato petrino…. e non è lei (noi) che può definirlo, ma la Chiesa.

        "Mi piace"

  2. E noi chi siamo? Non siamo forse battezzati anche noi? Non abbiamo anche noi la luce dello Spirito? Come diceva giustamente il card. Newman, prima la propria coscienza e poi il papa. Certo non siamo in grado di deporlo, ma disobbedirgli è un nostro dovere.

    "Mi piace"

Rispondi a Giocampo Giocampo Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...