Dai nemici mi guardo io, ma dagli amici mi guardi Dio! Solidarietà al cardinale Pell

“È facile aspettarsi qualche attacco da parte dei nostri nemici, ciò che invece è decisamente più inusuale è il tradimento di una persona a noi cara. Per tale motivo si fa affidamento a Dio affinché ci protegga da situazioni del genere…”

E’ questo il caso e la situazione drammatica del cardinale George Pell di cui raccontammo la vicenda qui. Del resto, quel “Lavarsi le mani” è diventato anche proverbialmente un modo per pulirsi  la coscienza e scacciare i dubbi, come fece appunto Ponzio Pilato nei confronti di Gesù che ritenne innocente per ben tre volte… eppure lo fa condannare. In questo modo, lavarsene le mani, non ci fa più sentire in dovere di dover giustificare le proprie scelte! Ed è proprio questo l’atteggiamento assunto dal nuovo portavoce del Vaticano – Marco Bruni – con un Comunicato ufficiale di ieri, vedi qui, diramato dalla Santa Sede.

_01 caso Pell 2In sostanza ed in una parola, se lo avessero condannato esplicitamente, come di fatto hanno fatto abbandonandolo nelle mani laiciste (e non della vera giustizia), gli avrebbero fatto meno male… Questo Comunicato, infatti, pur esplicitando (molto velatamente) non un certezza, ma una presunta innocenza del cardinale Pell, manifesta, invece, solidarietà a delle vittime che – queste sì – sono davvero PRESUNTE, abbandonando Pell ai veri nemici… insomma, come leggere un copione già scritto: “…uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.” (Gv.11,45-53)

 E’ vero che “non comprendiamo nulla”, e nulla comprenderemo, se non ragionassimo in questi termini consoni non certo ad un innocentismo senza ragione e senza prove, ma ragionando su quel “lavarsene” le mani per lavar via il senso di colpa. Ma anche per rafforzare una decisione presa e che, magari, non convince del tutto…  Il punto, allora, è decisamente questo: i nemici sono prevedibili, sai che sono contro di te, quindi sei vigile ad ogni loro movimento ed espressione, ci si prepara per un piano di attacco, contrattacco o di difesa. Contrariamente, invece, per il rapporto di fiducia instaurato non presti attenzione agli atteggiamenti degli amici, che così facendo si possono avvicinare tranquillamente e pugnalarti alle spalle. Come del resto è diventata celebre la frase in punto di morte di Giulio Cesare pugnalato dai congiurati: “Tu quoque, Brute, fili mi!” (Anche tu, Bruto, figlio mio!), dove Bruto, fosse o non fosse realmente figlio di sangue,  stava ad indicare un rapporto molto stretto simile appunto a quello tra padre figlio.

E dunque? Come sant’Ambrogio torniamo a ripetere a tutti, anche al Pontefice che “la testa non la teniamo solo per portarci un cappello” e laddove non spetta certamente a noi fare processi o emanare sentenze di innocenza o colpevolezza, ci fermiamo proprio alle dinamiche processuali già in atto leggendo, con immane dolore e sofferenza, una presa di posizione della Santa Sede che è una vera pugnalata alle spalle da parte di coloro che avrebbero dovuto manifestare al cardinale Pell, pubblicamente, non certo una sentenza sostituita alla legge degli uomini, ma se non altro una parola DI FIDUCIA atta a suggellare l’autentico abbraccio tra un padre ed il figlio, per il quale sa della sua condanna ingiusta e gli resta vicino… fino alla fine. Al cardinale George Pell è stato negato anche questo.

Non ci interessano i vari “complottismi” scatenati dai Media da una parte o dall’altra… ciò che appare sempre più evidente è l’accusa non ad un uomo comune, ma di un cardinale della Santa Chiesa attraverso la cui condanna, piuttosto, si vorrebbe colpire l’immagine di “una Chiesa del passato” rea di ogni delitto…. quasi fosse un “regolamento di conti….”  Non a caso, infatti, un articolo di “repubblica” del gennaio 2019, dopo la prima condanna del Pell, non scrisse su eventuali innocenze o in difesa del porporato, ma sottolineò la condanna di un prelato che non faceva parte degli AMICI DI BERGOGLIO, ossia, che non fu tra coloro che votarono e appoggiarono la sua elezione a Pontefice... Un’altra coincidenza? Mah! Non ci pronunciamo…

Vi lasciamo invece riflettere sull’editoriale fatto dall’Isola di Patmos, vedi qui, che consigliamo di leggere integralmente, dal quale riportiamo quanto segue:

Credo che il Cardinale George Pell sia una vittima dei nostri tempi, un autentico agnello sacrificale. Lo dice e lo dimostra la più inconfutabile delle prove: il totale principio di assurdità nel quale si è mosso il processo ed è stata poi scritta una condanna che non sta in piedi. Però nessuno lo dice, a partire dalle suorine dei media della Santa Sede, convinte che questo momento magico, nel cerchio del quale loro sono entrati, non passerà mai, ma proprio mai. Quando poi passerà, allora sarà per loro pianto e stridore di denti [cf Mt 13, 42].”


Se non bastasse condividiamo anche una brevissima riflessione di “Berlicche”….

Sentenze

di Berlicche

Torno dalla montagna, mi ricollego con il mondo. E apprendo che l’appello del cardinale Pell, il cardinale australiano condannato per pedofilia, è stato respinto.
Secondo le accuse l’anziano prelato avrebbe, al termine della messa per il suo insediamento, nella cattedrale stracolma di gente lì per vedere lui, parlare con lui, costretto ad atti sessuali due ragazzini mentre era vestito con i paramenti vescovili completi. E’ uno dei due che l’accusa, dopo trent’anni; l’altro nel frattempo è morto.
Mi è difficile comprendere come si possa pensare che fatti tanto irragionevoli, senza prove, possano essere davvero avvenuti. Eppure le accuse sono state ritenute credibili dalla maggioranza dei giurati prima e dei giudici d’appello poi.

Ma non è di questo che volevo parlare. Ho scorso i commenti alla sentenza. C’è un’esultanza becera e cattiva; c’è chi chiede che chi ha difeso Pell ne paghi le conseguenze, anche perché, dicono alcuni, solo i pedofili difendono i pedofili.
Devo dire che ciò mi spaventa un pò. Sembra che non sia più possibile difendere qualcuno perché convinti della sua innocenza. Se invece di due giudici contro uno per la colpevolezza fosse stato uno contro due, cosa avrebbero detto queste persone? Davvero sono convinte che una sentenza discussa e discutibile sia il sigillo della verità?
Io mi sono convinto dell’innocenza del cardinale esaminando i fatti. Quelli mi sembrano convinti della sua colpevolezza perché è quello che è: un prelato della Chiesa Cattolica, e quindi come può non essere un infame molestatore? E’ una sentenza già scritta prima di qualsiasi avvenimento reale, che non ha bisogno di nessuna prova, che se ne frega della verosomiglianza e della ragionevolezza. Fosse anche colpevole, questa non è giustizia.

Il vociare di questa folla me ne rammenta un’altra, quella assiepata attorno alla ghigliottina che decine, centinaia di volte al giorno, tutti i giorni, toglieva l’incomodo della testa a tantissimi colpevoli; e poi a coloro che li avevano difesi, perché chi difende un colpevole è senz’altro colpevole. Chi sia poi colpevole, è certo: una giuria, un giudice, un popolo l’ha deciso.
Tutti alla ghigliottina, tutti in prigione, in manicomio, in Siberia, nei campi di rieducazione.
Finché non rimangano solo pavidi, e complici.

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