Monache sull’orlo di una crisi di nervi… o di vocazione??

Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole…” (2Tim.4,3-4)

Molti di voi conosceranno  “Sister Act“…. (che in italiano suona come – Suora in azione), il film cult del 1992 con la bravissima Whoopi Goldberg, Harvey Keitel, Maggie Smith, Kathy Najimy… “UNA SVITATA IN ABITO DA SUORA“… La trama fu avvincente perché, in definitiva, si trattava di compiere un’opera buona e Deloris appunto, deve vivere sotto copertura per arrivare sana e salva ad un processo dove deve testimoniare la verità…

Tutto bene, sì, forse… tranne per il fatto che si era sulla scia impietosa delle innovazioni e dei cambiamenti post-conciliari, ecco che nella fortunata pellicola, però, verrà infilato il cambiamento, la rivoluzione… La vita semi-monastica non fa decisamente per Deloris, che sin dall’inizio si rivela insofferente alle rigide regole e all’atmosfera tranquilla del convento il quale, infatti, viene dipinto come DEPRESSO e in decadenza (nel secondo film Deloris ci riprova e salva nuovamente il convento dalla chiusura per mancanza di IDEE INNOVATRICI), così, grazie al suo carattere estroverso la finta suora stringe ben presto amicizia con tre consorelle, ma anche la dipinta burbera superiora Sr. Maria Lazzara “troppo ligia alle regole”… e con la quale infatti entra in conflitto. Alla fine c’è vittoria PER TUTTI. La rivoluzione sarà decisamente strabiliante, tanto che il coro fondato da Deloris, intonando I Will Follow Him, riscuote un successo trionfale e viene acclamato da tutti, inclusi il Pontefice e la Madre Superiora, che ha infine riconosciuto la ventata di positività portata da Deloris nel convento….

Ma non è certo del film che vogliamo parlare…. perché avremo dovuto parlare anche di una vera suora “svitata” dei nostri giorni, ma non vogliamo farle pubblicità…. Questa introduzione ci aiuterà però a capire come dalla finzione stiamo arrivando alla realtà, che i fatti di oggi hanno sempre una origine chiarissima, per chi vuole vedere… e per capire bene come, dietro ogni facciata di bontà e buoni propositi, si celi in verità quell’apatia alla vera e sana Vita religiosa, invitandoci a meditare il monito paolino: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole…” (2Tim.4,3-4)

Prima di lasciarvi leggere alcune riflessioni dall’amico Claudio – sulla recente drammatica scelta di alcune claustrali, per la quale abbiamo parlato anche qui – vogliamo che teniate a mente almeno una parte del Discorso di Paolo VI alle Claustrali benedettine del 28 ottobre 1966 e di come, senza alcun dubbio, il cardinale João Braz de Aviz lo stia letteralmente stravolgendo e falsificando con le sue perverse intenzioni, leggete qui, senza dimenticare che in tempi non sospetti ne parlammo lucidamente noi qui….

Altro non v’è da aggiungere, solo pregare e soffrire per questa situazione che finirà… è come una eclissi: affascinante nelle sue fasi, poi subentra l’oscurità, il buio, il freddo, un senso di inquietudine misto alla meraviglia e l’attesa che tutto “torni come prima”, che il Sole torni a splendere e la Luna torni a riflettere la sua luce.

Leggiamo ora Paolo VI – i grassetti sono nostri –  il quale, ricevendo le Monache Benedettine che in un Convegno discutevano anche su tutte le INNOVAZIONI del falso “spirito del concilio“, paternamente sottolinea le false intese e i miraggi avulsi da una falsa interpretazione del “rinnovamento”…. e poi l’amico Claudio Gazzoli che ringraziamo per il suo contributo.

  • “Non dovete per questo pensare, Figlie carissime, che il Concilio sia una specie di uragano travolgente, quasi una rivoluzione, che sovverte idee ed usanze e che permette novità impensate e temerarie. No, il Concilio è un rinnovamento, non una rivoluzione; e voi vedrete come il primo criterio, che guida il suo intervento nel vostro settore, sia quello della fedeltà alle origini, piuttosto che un abbandono delle genuine tradizioni. (..)
  • Per fortuna le vostre condizioni non sono quelle delle comunità religiose femminili dopo il Concilio di Trento, che diede ottime prescrizioni sulla vita religiosa (cfr. Sess. XXV): (…) fu necessaria un’azione estremamente severa per purificare il costume religioso dalla profanazione mondana penetrata liberamente nei monasteri: ricordate l’opera dei Santi, S. Teresa, S. Francesco di Sales, il rigorismo giansenista. E occorre dire che il bisogno d’un continuo richiamo alla  clausura e alla disciplina religiosa continuasse a farsi sentire, se i Papi dei tempi successivi, come Benedetto XIV, fino a Pio IX, dovettero di tanto in tanto alzare la voce per ricordare e per imporre la norma propria del costume monastico.
  • E quanto alla pratica, siate tenacemente fedeli alle linee maestre della vostra tradizione monastica e siate devotamente osservanti dell’aurea e sempre attuale regola di San Benedetto, apprezzandone al tempo stesso l’intelligente discrezione e l’umana flessibilità, non che l’attitudine di attestarsi in qualche particolare e originale forma a voi congeniale e consentita, rispondente a determinati bisogni del monastero (per vivere, ad esempio, del proprio lavoro), ovvero d’ambiente (qualche iniziativa d’assistenza religiosa . . .).
  • (..) Ma non è forse giunta fino a voi la voce che corre qualificando d’anacronistica, d’inumana, d’impossibile, di unilaterale la vostra elezione? E le vecchie obiezioni alla consacrazione religiosa, come contraria alla libertà umana e come inutile alla società, non soffiano oggi più che mai i loro dubbi sulla bontà di cotesto genere di vita? Ebbene, Noi crediamo che uno dei principali motivi, che qua vi hanno guidate, sia per sentirvi ripetere da Noi, come a voi destinata, la parola rassicurante e inebriante del divino Maestro rivolta alla silenziosa Maria: «Optimam partem elegit», ha scelto la parte migliore (Luc. 10, 42)! Sì, Noi ve la ripetiamo questa corroborante parola con i termini ampli e autorevoli del Concilio:
  • «Gli istituti dediti interamente alla contemplazione, tanto che i loro membri si occupano solo di Dio nella solitudine e nel silenzio, in continua preghiera ed in alacre penitenza, pur nella urgente necessità d’apostolato attivo, conservano sempre un posto assai eminente nel Corpo mistico di Cristo, in cui nessun membro ha la stessa funzione (Rom. 12, 4). Essi infatti offrono a Dio un eccellente sacrificio di lode e con assai copiosi frutti di santità onorano il popolo di Dio e lo muovono con l’esempio, come pure gli dànno incremento con misteriosa fecondità apostolica. Perciò sono una gloria per la Chiesa e una sorgente di grazie celesti» (Perf. carit. 7).
  • Dunque:  (..) Voi conservate ed affermate valori, di cui oggi più che mai è sentito il bisogno; e voi ben sapete quali sono questi valori: la ricerca somma ed esclusiva di Dio, nella solitudine e nel silenzio, nel lavoro umile e povero, per dare alla vita il significato d’un’orazione continuata, d’un «sacrificium laudis», insieme celebrato, insieme consumato, nel respiro d’una gaudiosa e fraterna carità. (..) Non vi accorgete che le vostre chiese sono piene di gente pensosa ed estatica, quando voi celebrate con squisito e semplice decoro i riti liturgici? E non vedete che alle grate delle vostre clausure anime cercanti e dolenti chiedono a voi il conforto della vostra pace misteriosa?
  • (..) La vostra vocazione monastica richiede la solitudine e la clausura; ma non dovete mai considerarvi per questo isolate e sottratte dalla solidarietà con tutta la Chiesa. Non siete separate, dicevamo, dalla comunione ecclesiale; siete distinte per attendere al disegno speciale della vostra vita religiosa. Anzi dovete alimentare codesta vita religiosa della teologia sulla Chiesa, quale il Concilio ha tanto illustrato; dovete conoscere qualche cosa dei fatti che oggi interessano la Chiesa, il suo ordinamento, il suo rinnovamento, il suo sforzo per la pace e per l’ordine nel mondo, la sua ansia apostolica e missionaria, la sua sofferenza sempre grande e drammatica in tante regioni del mondo, la sua aspirazione insonne ed amorosa al regno di Dio; e dovete tradurre in preghiera e in penitenza le grandi cause della Chiesa. Ecco: allora il vostro posto nel suo cuore vi è assicurato; la vostra missione al suo cuore vi rende preziose e predilette…”

 

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Monache sull’orlo di una crisi di nervi… o di vocazione!!

(di Claudio Gazzoli)

Non si può negare che gli istituti religiosi, certamente quelli di vita attiva ma anche, ahimé, quelli di clausura, stiano vivendo un periodo molto critico. Dalla costituzione apostolica “Vultum Dei Quaerere” alla sua istruzione applicativa “Cor Orans”, tentativi neanche così nascosti di svendere la millenaria e ispirata consacrazione totale al Sacro barattandola con l’ambigua e maligna dedizione al profano. Dalle ultime esternazioni, oscure e rivoltanti, del Cardinale João Braz de Aviz, è bene dirlo, dal 2011, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata: «Molte cose della tradizione, molte che appartengono alla cultura di un tempo, non funzionano più […] Abbiamo forme di vita che sono legate ai nostri fondatori che non sono essenziali […] Un certo modo di pregare, un modo di vestire, dare più importanza a certe cose che non sono tanto importanti e ad altre che sono importanti darne poca….», si percepisce la volontà di destabilizzare quanto di più solido c’è nella Chiesa, provando a lesionarne le stesse fondamenta. Ricordando poi solo una tra le tante esternazioni, quella di alcune suore domenicane: “Crediamo che la teologia sia chiamata oggi a ripensare con coraggio, secondo la sua specifica vocazione alla ricerca, le questioni relative al mondo LGBT…”, si percepisce la frenesia, almeno di una parte delle religiose, di partecipare al progetto di distruzione dall’interno, forse per poter dire…. “c’ero anch’io…”.

«Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» Luca 10,41-42. Avevate scelto la parte migliore, ma forse non vi è piaciuta…

Tuttavia, mentre è molto semplice abbattere un edificio dall’esterno, basta minarlo o bombardarlo, disponendosi a dovuta distanza senza correre alcun pericolo, è molto più pericoloso tentare di abbatterlo dall’interno. Si rischia di venire travolti sia dalle proprie demolizioni, sia dai colpi, scombinati e maldestri, del cosiddetto FUOCO AMICO.

Così si esprimono le monache di clausura, scrivendo alle più alte cariche dello Stato: «…accomunate dall’unico desiderio di esprimere preoccupazione per il diffondersi in Italia di sentimenti di intolleranza, rifiuto e violenta discriminazione nei confronti dei migranti…» e poi «Molti monasteri italiani, appartenenti ai vari ordini, si stanno interrogando su come contribuire concretamente all’accoglienza dei rifugiati, affiancando le istituzioni diocesane. Alcuni già stanno offrendo spazi e aiuti. E, al tempo stesso, tutte noi cerchiamo di essere in ascolto della nostra gente per capirne le sofferenze e le paure…».

Si possono fare innumerevoli considerazioni sulla opportunità di certe affermazioni che non tengono conto, in alcun modo, delle condizioni al contorno in cui tutto ciò accade, del loro valore di verità. Valga per tutte quanto dichiarato dal cardinale Sarah, che conosce molto bene queste cose, perché viene da quelle parti: «Tutti i migranti che arrivano in Europa vengono stipati, senza lavoro, senza dignità – afferma Sarah – È questo ciò che vuole la Chiesa? La Chiesa non può collaborare con la nuova forma di schiavismo che è diventata la migrazione di massa».

Il fatto è che la loro denuncia di INTOLLERANZA colpisce la Chiesa dall’interno. Infatti sull’INTOLLERANZA di questa Chiesa  si potrebbero scrivere enciclopedie … da quella verso chi vorrebbe partecipare alla Messa di Sempre o verso quelli che vorrebbero vestire la talare o che credono ancora… illusi!! nella Presenza Reale, che si inginocchiano davanti al Santissimo, che vorrebbero prendere la comunione in ginocchio, che ritengono che il luogo Sacro vada rispettato, che confermano, con il loro operato e la divulgazione, la Dottrina della Chiesa Cattolica, che denunciano le aperture moderniste, che credono nel valore supremo della preghiera, che alzano lo sguardo verso l’alto quando pensano a Dio, che applicano la Regola in modo tradizionale, che pensano che il modernismo sia ispirato dal maligno, che non si sottomettono alla ideologia dominante della metamorfosi comunista che ci vorrebbe tutti omologati e “protestanti”…   e così via…

Ma di tutte le intolleranze ce n’è una avvenuta di recente, che, anche se marginale, le riassume tutte. Penso alla monaca, sacramentina, di Monza (povero Manzoni se potesse vedere oggi l’attivismo della monaca di Monza..) che scaccia, un gruppo di fedeli intento a pregare sul sagrato della chiesa di loro “proprietà”…. Viene da pensare se avrebbero allontanato, con la medesima solerzia, gruppi mussulmani intenti a pregare o gruppi gay a manifestare in modo osceno su quello stesso sagrato. Prove generali di chiesa alla rovescia!!

Riguardo poi alla proposta di contribuire all’accoglienza dei migranti, visto che nessuno di coloro che ne sono infervorati o “interessati” si esprime mai sui limiti numerici, spaziali, temporali o, benché meno su una qualche forma di previsione o programmazione, ricordo che la maggior parte dei monasteri sono strutture, dove oggi vivono un numero esiguo di monache, che potrebbero accogliere centinaia di migranti (alcuni forse migliaia, visto che potrebbero utilizzarsi letti a castello su più piani).

Mi rimarrebbe solo una perplessità: ma perché non avete fatto la medesima proposta, in passato ma anche ora, di accogliere nei vostri monasteri divenuti così ricettivi, famiglie italiane in difficoltà, sfrattate o in povertà, magari non cattoliche, visto che questo potrebbe costituire un problema!? Ma a questa, come a tante altre domande rivolte alle più alte cariche, non credo che possiate dare una risposta.

Pertanto, se non volete cadere nella facile “ipocrisia” di chi si sceglie il gruppo o la famiglia da ospitare, quasi come uno sfoggio, dovreste ospitarne quanti, senza limiti di numero, spazio, tempo, arrivino a saturare, entro l’unico limite fisico/spaziale, l’intero monastero, compresi gli spazi dedicati alla clausura, visto che ormai quest’ultima non è considerata sana, dalle stesse autorità della Chiesa. Così potreste applicare, finalmente e realmente, il nuovo, unico comandamento della condivisione. Ma poi quando non vorranno più condividere, perché solo voi volete condividere, loro no, loro vogliono tutto, che cosa farete vi convertirete ? Ma sì tanto Dio è unico è come cambiare l’arredo tanto il padrone è sempre lo stesso…

In fondo è vero che Gesù si appartava spesso da solo a pregare, ma, che volete, allora non c’erano i cellulari e neanche facebook,  whatsapp o la televisione.. oggi è impossibile, anzi “ non è sano” rimanere da soli. Poi quelle serate prima di compieta, quei bellissimi chiostri isolati e silenziosi, sempre, per tutti i giorni dell’anno e per cento anni… sempre lo stesso silenzio, la stessa pace, lo stesso cielo a fare da soffitto e da attrazione verso l’Alto. Volete mettere animati da danze tribali, ritmi africani al suono del tamburo e poi  balli, stordimenti, fumi del tutto simili all’incenso ad adorare il dio dell’universo uguale per tutti … che sballo!!

In fondo si può capire la noia… tutti i giorni la liturgia delle ore, a rotazione ma sempre la stessa per anni e anni sempre gli stessi salmi, gli stessi versi… sempre lo stesso modo di pregare. Quale beatitudine recitare insieme, in alternato, versi dei salmi e versetti del corano, al dio unico. Quale dimostrazione di intesa, di fraternità universale.

Poi si può capire il tedio di vestire sempre la stessa veste, calda d’estate e fredda d’inverno, magari nera, tetra, antica, opprimente. Quale liberazione girare in tuta, colorata, solare, moderna, molto più pratica per il servizio dovuto alle centinaia di ospiti del monastero da assistere, sanare, nutrire, consolare, includere, condividere.

Ma come li manterrete…. col vostro lavoro ?, quello della regola… o col nostro….

Claudio Gazzoli  – Monterubbiano (Blog dell’Autore)


 

AGGIORNAMENTO: ci è stato segnalato il seguente articolo dal sito messainlatino:

In difesa delle Monache Domenicane di Marradi: arrivati ieri i “coadiutori” per “prendere in carico i beni del convento:strappare donne anziane dalla loro casa per buttarle in una casa di riposo è da cristiani?”

Facciamo nostro l’accorato appello  che in forma più dettagliata è  “già stato inviato a Roma, nelle mani dell’ultimo baluardo rimasto in difesa della nostra identità storica, delle nostre radici cristiane e della nostra morale” (v.sotto) per salvare  il Monastero della Santissima Annunciata di Marradi  dalla chiusura come conseguenza  delle nuove disposizioni emanate dalla Santa Sede.
Il Monastero 
 vanta agli occhi di Dio 800 anni vita monastica contemplativa “Le ore di preghiera sono per le monache attesi appuntamenti con i fratelli: il coro si anima di presenze invisibili, ma reali e il trascendente accarezza il cuore di ognuna raccogliendo fardelli di sofferenza, di sogni e di speranze. (Contemplative Domenicane)”

Purtroppo la storia recente di altri insigni Monasteri Domenicani ( ma anche di altri
Ordini claustrali)  insegna che la trascendenza nella chiesa “in uscita” non va più di moda:quello che non riuscirono a compiere le soppressioni napoleoniche e sabaude è ora fatto a suon dei recenti decreti vaticani.
Ieri lunedì 22 luglio 2019 i cosiddetti “coadiutori” delle anziane monache sono  arrivati dentro le sacre mura del monastero . (leggi sotto)
Un brivido ci assale perchè ci vengono in mente gli “agenti delle soppressioni” che durante lo scisma di Enrico VIII chiusero e ordinarono la distruzione  dei conventi, dei monasteri e delle abbazie inglesi; come non pensare poi agli “ispettori dei conventi” della rivoluzione francese e di  ogni altro tipo di potere anticattolico che avendo  in profondo odio l’umile e trascendente preghiera dei claustrali e delle claustrali distrussero o incamerarono insigni monasteri e conventi oasi di pietà e di carità.
Che fine farà il sacro spazio monastico di Marradi? 
In cosa saranno trasformati gli altri Monasteri soppressi e le preziose opere d’arte ivi contenute?
AC
***
Dalla studiosa marradese Barbara Betti riceviamo questo grido di allarme sul futuro del Il Monastero della S.S.ma Annunziata delle Suore Domenicane di Clausura di Marradi :  
NON OSI L’UOMO SEPARARE CIO’ CHE DIO HA UNITO
di Barbara Betti  
Il monastero delle Suore Domenicane di Marradi non è solo uno dei tanti monasteri che costellano i nostri paesaggi.
Questo monastero è il Nostro Monastero da più di quattrocento anni, voluto e realizzato per volontà dei marradesi a proprie spese, a perpetua protezione spirituale di questa comunità.  
Credo che tutti o quasi possano annoverare, nel corso della storia secolare, almeno una maestra, sorella, zia, amica, cugina, cognata, entrate tra quelle mura per diventare Spose del Signore.
E so anche come tante signore ricordino di aver imparato a tessere e lavorare a maglia da suor Maria Agnese e a ricamare da Suor Maria Giacinta. Molti sono stati allievi alla scuola elementare di Suor Maria Amata, hanno ricevuto ripetizioni di matematica da Suor Maria Rosaria, si sono curati con la farmacopea naturale di Suor Maria Paola.  
Questo monastero non ha MAI PESATO ECONOMICAMENTE né sulla Curia, né sull’Ordine né sul Comune perché, e questa è la cosa da sottolineare, le suore sono sempre state autonome.
Ma ora sento il dovere di far sapere a tutti cosa sta accadendo. 
In applicazione della Costituzione Apostolica “Vultum Dei Quaerere” firmata da Papa
Francesco nel 2016 è stata creata la nuova Istituzione sulla vita contemplativa il “Cor Orans” che valuta (come?) l’applicazione della storica “Autonomia Giuridica di cui ciascun monastero gode in corrispondenza della reale autonomia di vita”.
Ma aggiunge una norma secondo la quale se un monastero resta con sole cinque sorelle, perde di fatto il diritto di eleggere in autonomia la propria Madre Priora.  
Dopo la Morte di Suor Maria Paola Borgo, le sorelle Domenicane hanno eletto Priora Suor Maria Domenica, che attualmente sarebbe esautorata dalla carica. In un primo momento il nostro monastero aveva ottenuto il decreto di Affiliazione con il Monastero di Castelbolognese che sarebbe stato poi inspiegabilmente revocato. Ora abbiamo quasi la certezza che tutto si stia muovendo con estrema velocità per giungere alla chiusura di questo convento.
Le suore saranno portate via? Suor Maria Clemente e Suor Maria Rosaria destinate ad un ricovero per vecchi?
Suor Maria Domenica e Suor Maria Margherita da qualche parte che non è dato sapere (neanche a loro).
Premesso il fatto che le nostre silenziose sorelle risiedono Legalmente nel Comune di Marradi, che quella è la loro residenza e lo sarà fino al giorno in cui saranno richiamate alla casa del Padre, l’impegno sottoscritto nel 1898 sancisce che solo quando l’ultima delle sorelle verrà a mancare, solo allora, l’immobile traslerà ad altra proprietà.
Quindi, per poterlo incamerare e destinare ad altro utilizzo, in questo momento si starebbe operando per portare via le suore.
La cosa è interessante perché chi ha deciso che questo bene immobile non deve più appartenere a loro ha dato per scontato che nessuno qui, a Marradi, si curasse di loro.  
Non possono portarle via contro la loro volontà, sarebbe sequestro di persona, ma possono spaventarle con il peso di venir meno all’obbligo di obbedienza. Perché tanta fretta?
Forse perché sono giunte due richieste dall’Australia di postulanti che hanno scelto il nostro monastero per abbracciare il dono claustrale di San Domenico?
Il nostro monastero non è un guscio vuoto che si sta spengendo sui resti di una tradizione e di una identità storica che questa società vuole distruggere.
E’ un corpo vivo e attivo: ha sempre fatto accoglienza, ha ospitato chi ha chiesto aiuto e chi ha scelto di morire tra le sue mura e non in un ospizio tra l’indifferenza e il vuoto della carità.  
Perché questa fretta? Perché questo silenzio e perché questa rabbia, alterigia, arroganza verso chi, con diritto, chiede perché?
La stessa domanda mi è stata rivolta a Roma dal prelato a cui mi sono rivolta che mi ha anche chiesto se questo monastero ha rendite che lo pongono in totale autonomia e disposizione di beni.  
La risposta è sì, e questo sì spiega anche perché sia così necessario portare via le sorelle. Ma dato che tutto ciò che è in essere in questo monastero è stato realizzato dalla comunità di Marradi nel corso dei secoli ed è frutto di donazioni e beni acquisiti dallo stesso convento e che questo convento è nel comune di Marradi ed è parte attiva della vita di questo paese, noi abbiamo il diritto di sapere che cosa si vuole fare di questo luogo.
Quindi tutti i marradesi devono sapere perché sono state richieste le carte planimetriche di questo monastero e a quale fine.  
Spero e mi auguro che il tutto non sia riconducibile alla legge varata dal Governo della Regione Toscana per 4 milioni di euro chiamata “Legge sui diritti Samaritani”.
Inoltre è giusto sapere che domani (lunedì 22 Luglio, ieri N.d.R.), arriveranno nel nostro convento un frate e una suora, apparentemente inviati per coadiuvare le sorelle presenti, ma che essendo, secondo loro, attualmente esautorata dalla sua carica Suor Maria Domenica, avranno modo di cercare di prendere in carico i beni e gli affari del convento.  
Mi permetto di rivolgermi direttamente al parroco di questa comunità: io sono quella musicista alla quale rivolse prima di un concerto nella chiesa arcipretale un complimento che mi imbarazzò e lusingò allo stesso tempo.
Mi disse che avevo dato, oltre che una lezione di storia sulla musica sacra anche una lezione di catechismo per le informazioni contenute nella brochure che avevo preparato.  
Non era quello il mio intento ma ne fui felice. Ora sono sempre io, che da credente ma sicuramente poco praticante le chiedo: “Strappare due donne così anziane dalla loro casa per buttarle in una casa di riposo è da cristiani?
Portare via la casa, in nome di un voto di obbedienza al quale ormai la stessa chiesa non porta più rispetto, è morale?
In un mondo dove vecchio significa inutile siamo ancora o non siamo più i difensori della sacralità della famiglia?  
Sentiamo continuamente parlare di gruppi di preghiera, amicizie con prelati, padri spirituali personali, pellegrinaggi a santuari, catechisti…mi chiedo allora se tutto questo sia rivolto solo a se stessi, io prego per me e Dio per tutti?
No, grazie, io non ci sto. 
Perché portare via le due sorelle più anziane significa destinarle ad una veloce morte. 
Questo significa ucciderle. 
Nello spirito e nel corpo. 
E non ci sto e non ci sto.  
Neanche a guardare dall’altra parte perché sarebbe un peccato di omissione, il peggiore, dato che contiene in sé tutti gli altri.
Vorrei che tutti ripensassero a quanto hanno ricevuto in preghiere, consigli, affetto, accoglienza e che coloro che hanno ricevuto soccorso molto più concreto di quanto si possa considerare una prece, e si mettessero una mano sul cuore e sulla coscienza per queste sorelle che sempre hanno dato.  
Questo scritto molto più dettagliato è già stato inviato a Roma, nelle mani dell’ultimo baluardo rimasto in difesa della nostra identità storica, delle nostre radici cristiane e della nostra morale.
Per quanto mi riguarda continuerò a considerare Suor Maria Domenica la vera Priora di questo nostro convento.
Ricordo a tutti che le sorelle del Monastero di Notre Dame de la Misericorde de Laval ( Leggere MiL QUI)in segno di protesta per le decisioni prese in forza di una libera interpretazione del “ Cor Orans” dal focolarino Braz de Aviz hanno rinunciato ai voti e alcune di loro potrebbero essere interessate a raggiungerci per sostenere le sorelle di Marradi.
In ogni caso, questo opaco commissariamento del nostro convento così violento e tenuto sotto silenzio ma soprattutto così repentino non ha ragione d’essere.
A meno che il timore di un aumento delle sorelle claustrali faccia temere una rinascita ed una indipendenza non auspicabili.  
Chiudo citando il Magistero di Joseph Ratzinger, il Santo Padre Benedetto decimo sesto con un estratto dalla sua Omelia per le Sorelle Claustrali. “…La forma di vita contemplativa che dalle mani di San Domenico avete ricevuto nella modalità della clausura vi colloca, come membra vive e vitali nel cuore del Corpo Mistico del Signore che è la Chiesa e come il cuore fa circolare il sangue e tiene in vita il corpo intero, così la vostra esistenza nascosta con Cristo, intessuta di lavoro e preghiera, contribuisce a sostenere la Chiesa strumento di salvezza… Invocando la sua materna intercessione, insieme a quella di San Domenico e Santa Caterina da Siena e dei tanti santi e sante dell’ordine Domenicano, imparto a tutte voi una benedizione Apostolica che estendo volentieri ALLE PERSONE CHE SI AFFIDANO ALLE VOSTRE PREGHIERE”.

Barbara Betti
Fonte: OkMugello QUI

Immagine: Dal Monastero Domenicano Nostra Signora del Rosario  QUI

8 pensieri riguardo “Monache sull’orlo di una crisi di nervi… o di vocazione??

  1. Sempre più vale il detto, adattato alla bisogna: “Certi sudamerikani? Se li conosci li eviti!!”.

    Quanto alle sollecitazioni (se ne sentiva la mancanza??) di certe suore domenicane “alla teologia perché si occupi delle questioni relative al mondo LGBT”: viene da dire che è verosimile che anche nel mondo monastico femminile i problemi legati al lesbismo non siano estranei, oggi certo meno di ieri, con l’aria che tira dal Vaticano in giù.
    Sulla frenesia di diventare anch’esse accoglione di migranti (più o meno clandestini) hanno ad abundantiam tutti gli imprimatur del capataz. Del resto – se lo fanno coi soldi loro e non con quelli dell’erario italiano, ossia del borsellino degli italiani – ma ben venga, sempre meglio che stare a fare dobloni come albergatrici nei resort cattoturistici IMU-esenti.
    Non è un discorso un tanto al chilo, sappiamo tutti di suore e monache fedeli a Nostro Signore e alla Sua chiamata.
    Ma dopo aver visto e rivisto (grazie telecomando!) le gesta televisive – a proposito di dobloni… – di quella suor Dorina-Cristina-o-Caterina senza che una voce ptoblematizzante si levasse in merito, cominci a domandarti quante aspiranti suorDorine affollino i monasteri…

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  2. L’ha ripubblicato su Il fumo di Satana e ha commentato:
    … dietro ogni facciata di bontà e buoni propositi, si cela in verità quell’apatia alla vera e sana Vita religiosa, invitandoci a meditare il monito paolino: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole…” (2Tim 4, 3-4)

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  3. Con riflessioni di questo tenore è impossibile anche commentare, è tutto in perfetta sincronia tra la presentazione, il testo di Paolo VI e le riflessioni di Claudio. Francamente vien da piangere per come stanno distruggendo tutto, l’elenco delle intolleranze nella chiesa che poi sbandiera il misericordismo un tanto al kilo, dice tutto. Lo sanno bene le tante famiglie italiane e cattoliche che, povere e senza lavoro, pur andando elemosinando anche nei conventi e alle caritas, ricevono solo porte in faccia. Mi fermo che mi vien da piangere. Ma dobbiamo portare in alto i cuori, o soccombere o in alto i cuori. Che la Vergine Maria ci salvi e ci aiuti e converta queste povere monache.

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  4. Leggendo Claudio mi sono davvero commosso. Forse abbiamo pregato sempre troppo poco, o forse per nulla per le monache di clausura. Forse abbiamo dato troppo e sempre per scontato l’averle tra di noi. Forse ci siamo occupati poco di loro, mentre altri le canzonavano e ci facevano frasi e barzellette. Forse è giunto il momento di ricordarci di loro e di quanto siano preziose e supplicare Gesù affinché non permetta che ci vengano tolte. Ma nessuno sarà risparmiato da questo tempo in cui c’è la tremenda battaglia tra satana e la Vergine Santa, e dobbiamo fare la nostra scelta.

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  5. Si è arrivati ad applicare ai monasteri di vita contemplativa quello che già è stato imposto in generale a tutta la Chiesa: distogliere l’attenzione dalla dimensione spirituale della sua missione, per focalizzarsi completamente sulla dimensione assistenziale. E’ il virus mortale della Teologia della liberazione. E chi non si adegua viene combattuto ed emarginato con intolleranza cieca. E il mondo francescano (maschile e femminile) è in prima linea nell’adozione di questo nuovo paradigma. Evidentemente l’infatuazione per colui che sta strumentalizzando il Nome del Poverello di Assisi è totale. Che cosa dovrà avvenire perché i fedeli e i consacrati aprano finalmente gli occhi?

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  6. … però il papa non si tocca. Non si esce dal labirinto se persone autorevoli come il cardinale Sarah, che espone, sistematicamente, pensieri di segno opposto o la “monaca guerriera di Cristo Re” che scrive ad Aldo Maria Valli, hanno bisogno di appoggiarsi a Bergoglio, filtrando in modo astuto le sue citazioni per prendere solo quelle che fanno comodo, senza mai rivelare la fonte del male, in una sorta di connubio volutamente autodistruttivo. Ma se lei è “guerriera di Cristo Re” non le basta obbedire in modo totale, fino al martirio, al suo comandante ?

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  7. “Quando, angoscioso come una sventura, striscia e pesa sui campi il sepolcrale buio notturno, e, ragno enorme, il Male trama in silenzio la sua tela oscura, io per le vacue vie, lungo le mura gialle, ove occhieggia e si dibatte e sale l’Incùbo,
    io sogno un sogno mio spettrale: e il ricordarlo, e il dirlo, m’impaura. (…)
    cadente in rovina, tetra Babele dalla immane spira.”
    (Torino, maggio 1881.“ — Giovanni Camerana poeta, critico d’arte e magistrato italiano 1845 – 1905)

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    1. Grazie per avermi fatto conoscere questo poeta, “scapigliato”, cupo, di quel periodo “cupo” che è stato il Post-Risorgimento.
      Molto bella e attuale anche questa:

      «Ave, Maria, di stelle inghirlandata,
      curvo e triste nell’ombra io pur t’imploro;
      la valle imbruna, è il fin della giornata;
      coi mandriani dell’alpe io pur t’adoro.
      Tu che salvi dall’ira del torrente, tu azzurra vision nell’uragano,
      tu ospizio fra le nevi ardue, tu olente
      aura, in che orror mi affondo, in che agonia;
      l’onta, il ribrezzo, il gran buio crescente,
      tu lo sai, tu lo vedi: Ave, Maria.»

      Se si fosse affidato completamente a Lei avrebbe evitato di suicidarsi nel 1905.

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