Attacco a Wojtyla e a Ratzinger. La vendetta dei gesuiti quarant’anni dopo.

I gesuiti di Pedro Arrupe si arrancarono il “diritto” di applicare il Concilio Vaticano II — il suo “spirito” — e nonostante i continui richiami di quattro papi (Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) hanno continuato su quella diabolica strada. Adesso che sul Trono di Pietro siede uno di loro, non hanno più freni.

È stato sottoposto all’attenzione della nostra redazione un libro recentemente pubblicato nel nostro Paese: s’intitola «Il mio caso non è chiuso». Conversazioni con Jacques Dupuis (EMI, 11 aprile 2019, 30€), il cui autore è il giornalista americano Gerard O’Connell, corrispondente presso la Santa Sede del mensile gesuita America.

Non è nostra intenzione fare pubblicità a tale opera, ma, nostro malgrado, stiamo costretti a parlarne, data l’importanza degli argomenti esposti.

Ma di che cosa si tratta esattamente?

Jacques Dupuis

Il libro non è altro che il resoconto fedele delle conversazioni – come dice lo stesso titolo – che il vaticanista americano ha avuto con il teologo Jacques Dupuis, poco prima della morte di questi, avvenuta nel 2004.

Chi è questo teologo? È un gesuita belga il cui “caso” fece molto scalpore negli anni ’90.

Dupuis insegnò nell’università Gregoriana, quella retta proprio dalla Compagnia non si sa più di quale Gesù, fino al 17 ottobre del 1988, quando la Congregazione per la Dottrina della Fede lo sollevò dai suoi incarichi a causa delle sue «opinioni pericolose», nonché dei suoi «gravi errori» e delle sue «ambiguità dottrinali».

Questo gesuita belga, infatti, era un fervente sostenitore del sincretismo religioso. I suoi libri più famosi, Gesù Cristo incontro alle religioni (Cittadella, 1992) e Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso (Queriniana, 1997), ebbero un grande successo in tutto il mondo e furono tradotti in varie lingue.

In sintesi, Dupuis che cosa sosteneva?

Diciamo che egli è stato il “pioniere” del Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune – firmato ad Abu Dabhi dal Grande Imam e addirittura da un Vicario di Cristo, l’attuale pontefice Francesco, confratello di Dupuis – secondo cui «il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani»[1]. Quest’espressione è inaccettabile[2], perché si tratta di una vera e propria eresia[3], a cui il confratello vestito di bianco di Dupuis non ha voluto rettificare, anzi ha, come si suol dire, “rincarato la dose”[4].

All’epoca di Dupuis – solo 30 anni fa! – queste affermazioni ovviamente erano inaccettabili per la Santa Sede. Intervennero l’allora generale della Compagnia, l’olandese padre Peter Hans Kolvenbach[5] (1928-2016), e padre Giuseppe De Rosa (1921-2011) – progressisti ma fedeli alle direttive del Papa – che stroncò in modo particolare il libro Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso sulle colonne de La Civiltà Cattolica.

Dato che Dupuis continuava a perseverare nell’eresia, dovette intervenire la Congregazione per la Dottrina della Fede. Nonostante i continui richiami, sia privati che pubblici[6] – in particolare nelle persone del prefetto, l’allora card. Joseph Ratzinger, e i suoi collaboratori, i futuri cardinali Bertone e Amato, i quali hanno sempre agito con l’approvazione di papa Giovanni Paolo II –, il gesuita belga non ha mai voluto ritrattare, anzi ha continuato fino alla fine a sostenere l’ortodossia delle sue tesi, in un suo libro pubblicato postumo[7].

Ci siamo chiesti per quali motivi i gesuiti abbiano deciso di “rispolverare” la figura di questo loro confratello che, salvo pentimento in extremis che solo Dio può sapere, ha perseverato diabolicamente nell’errore.

Cercheremo di elencare i motivi più importanti. Ammettiamo che si tratta di nostre considerazioni personali, ma abbiamo diversi indizi – e diverse prove – che le sostengono.

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Gerard O’Connell

Cominciamo ricordando, tra l’altro, che Gerard O’Connell, l’autore di questo libro-intervista su Dupuis, oltre che essere uno stipendiato dei gesuiti, è anche uno dei “cortigiani” di Casa Santa Marta, essendo il marito di Elisabetta Piqué, biografa e conoscente di lunga data di papa Francesco. È raro che questi coniugi scrivano qualcosa senza informare o avere l’approvazione del Gesuita vestito di bianco[8].

Uno dei motivi, com’è facile intuire, è quello di rilanciare il pluralismo religioso, fondamentale per papa Francesco, sostenuto già nel 2013 con la famosa frase: «Io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio»[9].

Con un altro motivo, il papa regnante prenderà, come si suol dire, “due piccioni con una fava”: proseguire lo smantellamento dell’ex Sant’Uffizio[10], per secoli il baluardo della difesa della Fede, e minare le figure dei suoi immediati predecessori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, molto amati dai fedeli cattolici, a cui rispettivi magisteri fanno ancora riferimento. In che modo?

In queste conversazioni, Dupuis attacca l’allora card. Ratzinger e i suoi collaboratori (Bertone, Amato, ecc.) di «essere incapaci di cogliere la verità della sua proposta»[11], oltre che lanciare loro l’accusa ignobile – indirettamente anche a Giovanni Paolo II – di essere la causa della sua morte.

Altrettanto ignobilmente, O’Connell, sostiene di raccontare, ricavando da documenti vaticani segreti[12], «le modalità dei processi dottrinali sotto Giovanni Paolo II e il cardinale Joseph Ratzinger»[13] che «Jacques Dupuis ha vissuto sulla sua pelle, fino alle estreme conseguenze (lo stress del processo vaticano gli ha causato scompensi fisici che ne hanno causato la morte), l’anonima durezza dell’inquisizione ecclesiastica: delazioni, indagini segrete, accuse poi ritrattate, terra bruciata intorno, continui sospetti»[14].

Consentiteci l’ironia, ma sembra di leggere un sunto de Il nome della rosa[15]!

E poi, domandiamo, O’Connell da chi avuto questi documenti segreti, dall’attuale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il gesuita Ladaria? Per chi non lo sapesse, lo spagnolo Ladaria è un “bergoglioso” della prima ora, e nel 2014 partecipò ad a convegno in onore dell’eresiarca gesuita Karl Rahner.

Qualcuno riesce veramente ad immaginare Wojtyla e Ratzinger come degli spietati torturati psicologici?

Semmai, si può e si deve fare loro l’accusa opposta, di non essere stati abbastanza intransigenti nel condannare i gesuiti come Dupuis, non avendo avuto il coraggio di sopprimere definitivamente la Compagnia di chissà quale Gesù, diventata la diabolica agit-prop di tutte le eresie[16], quando ne hanno avuto l’occasione[17].

Non possiamo lasciar passare la propaganda di Dupuis come una specie di “martire bianco”, quando invece i veri martiri, come quelli trucidati in Sri Lanka durante la Pasqua di quest’anno[18] – proprio dai seguaci delle religioni tanto care a questo gesuita belga – vengono misconosciuti dall’attuale Successore di Pietro[19], un altro gesuita, ma che veste di bianco.

È vero che Dupuis affermava che «Gesù Cristo è stato l’unica passione della mia vita», ma questa frasetta ad affetto, da telenovelas latino-americana, sarebbe stata sottoscritta anche da tutti gli eresiarchi, dal presbitero Ario (256-336) al monaco Martin Lutero[20] (1483-1546).

Del resto, di quale Gesù Cristo si sta parlando? Forse quello del blasfemo musical Jesus Christ Superstar, la cui trasposizione cinematografica è stata influenzata proprio da alcuni gesuiti americani[21]?

Come se non bastasse, il “caso Dupuis” servirà al Gesuita vestito di bianco anche per avere maggiore autorevolezza nello smantellamento della Congregazione per la Dottrina della Fede, di cui si è parlato proprio in questi giorni[22], e da noi anticipato il 18 febbraio del 2018. In quella data, infatti, pubblicammo una lettera di una dipendente del Vicariato[23], inviataci nel maggio del 2017, in cui, tra le altre notizie – in seguito tutte verificatesi – veniva comunicato che papa Francesco voleva trasformare la Congregazione per la Dottrina della Fede in una specie di congregazione per “la pastorale della fede”.

Forse qualcuno ci accuserà di complottismo. Ebbene, rispondiamo con assoluta certezza che un complotto contra la Chiesa cattolica esiste ed è stato elaborato dal Diavolo, il grande nemico della nostra salvezza, di cui i gesuiti – inconsapevolmente? forse sì, forse no… chi lo sa! – sono diventati i migliori alleati.

NOTE

[1] Il grassetto è nostro.

[2] Il pluralismo e la diversità di religione sono voluti da Dio nella sua sapienza? (D. Alfredo Morselli, Cooperatores-Veritatis.org, 17-02-2019)

[3] Gravi preoccupazioni per il documento di Abu Dhabi firmato da Papa Francesco (Josef Seifert, 12-02-2019).

[4] Bergoglio cambia anche il paradigma della volontà permissiva (Fabrizio Giudici, Chiesa e post-concilio, 03-04-2019).

Bergoglio riscrive la Volontà permissiva di Dio? (Video-catechesi di Cooperatores-Veritatis.org, 08-04-2019).

[5] Una “curiosità” molto importante. Padre Kolvenbach, essendo il superiore diretto di Jorge Mario Bergoglio, fu chiamato dalla Congregazione per i vescovi a redigere una relazione sull’idoneità all’episcopato del confratello argentino. La risposta fu negativa. Bergoglio, per Kolvenbach, oltre che carente dottrinalmente, aveva una personalità doppia, prepotente, e adoperava spesso un linguaggio volgare. Dall’elezione di Bergoglio al Trono di Pietro, non si riesce più a trovare questa relazione negli archivi della Compagnia (cfr. Il Papa dittatore di Marcantonio Colonna). Ma papa Giovanni Paolo II, alla fine, nominò vescovo Bergoglio, cedendo alle insistenze e alle assicurazioni dell’allora arcivescovo di Buenos Aries, il cardinale Antonio Quarracino (1923-1998).

[6] Notificazione a proposito del libro Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso di P. Jacques Dupuis SJ (Congregazione per la Dottrina della Fede, 24-01-2001)

[7] Perché non sono eretico. Teologia del pluralismo religioso: le accuse, la mia difesa (Jacques Dupuis, SJ, EMI, 2014).

[8] Sul rapporto fra papa Francesco e i coniugi O’Connell-Piqué abbiamo già brevemente accennato in occasione dell’uscita di un altro libro di O’Connell dedicato al conclave del 2013 (Al conclave del 2013 lo Spirito Santo trovò il papa già eletto?, 14-04-2019)

[9] “Così cambierò la Chiesa” (Papa Francesco a colloquio con Eugenio Scalfari, la Repubblica, 01-10-2013).

[10] Fu papa Paolo VI, quando riformò la Curia romana negli anni ’60, a dimezzare i poteri del Sant’Uffizio, che prese l’attuale nome di Congregazione per la Dottrina della Fede. Il card. Giuseppe Siri ha raccontato che, negli ultimi anni, vedendo la deriva dottrinale del clero, Paolo VI gli confidò che avrebbe voluto rifare «il Sant’Uffizio come prima. Anzi, peggio!» (cfr. Il papa non eletto. Giuseppe Siri, cardinale di Santa Romana Chiesa, di Benny Lai, Laterza, 1993).

[11] «Il mio caso non è chiuso». Conversazioni con Jacques Dupuis (quarta di copertina).

[12] Quando si vuol dimostrare tendenziosamente una teoria prefabbricata, si dice sempre di avere a disposizione documenti segreti. Ricordiamo il caso, nel 2007, di un libro che uno storico ebreo agnostico, Luzzatto, scrisse su Padre Pio per cercare di screditarne la persona e la santità. Di fronte alle critiche, Luzzatto non argomentò, ma si difese dicendo che lui portava documenti inediti e segreti dell’Archivio Segreto Vaticano.

[13] «Il mio caso non è chiuso». Conversazioni con Jacques Dupuis (quarta di copertina).

[14] Ibidem.

[15]Il nome della rosa”? Un romanzo ideologico! (Corrado Gnerre, Il Settimanale di Padre Pio, 17-03-2019).

[16] Il sito Cooperatores-Veritatis.org ha dedicato un dossier in tre parte (uno, due e tre) sulla deriva della Compagnia, arricchendolo con vari testi ed editoriali.

[17] Il “caso gesuiti”. Una riunione segreta in Vaticano (estratto del libro I Gesuiti e il tradimento della Chiesa di Roma di padre Malachi Martini, riportato dal sito Cooperatores-Veritatis.org).

[18] Pasqua di sangue in Sri Lanka (ADNCronos, 21-04-2019).

[19] Al termine della Benedizione Urbi et Orbi di Pasqua, papa Francesco ha appena accennato al martirio di questi nostri fratelli nella fede, limitandosi ad esprimere «affettuosa vicinanza alla comunità cristiana» e «e a tutte le vittime di così crudele violenza». Evitando, ovviamente, di rimarcare la matrice anticattolica di questo attentato.

[20] Alle origini della protesta: Lutero (Cooperatores-Veritatis.org, 31-10-2014)

[21] Vedi nota n. 16.

[22] Francesco prepara la nuova Costituzione con il super-dicastero dedicato alla dottrina (Riccardo Cascioli, Il Giornale, 28-04-2019)

[23] Da Roma un grido di dolore… (Lettera firmata).

7 pensieri riguardo “Attacco a Wojtyla e a Ratzinger. La vendetta dei gesuiti quarant’anni dopo.

  1. nonostante i continui richiami di quattro papi (Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) hanno continuato su quella diabolica strada. Adesso che sul Trono di Pietro siede uno di loro, non hanno più freni.

    Il che dimostra che i richiami non bastavano e che bisognava cacciarli. Purtroppo quei quattro papi non hanno adempiuto al proprio dovere e ci hanno lasciato in balia di questi eretici. Non ho dubbi che tutto ciò alla fine sia a causa dei peccati dei cattolici, che in massa vogliono la Chiesa delle Libertà, tuttavia se un Papa è la più grande autorità sulla Terra, evidentemente dovrebbe esercitarla appropriatamente.

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  2. sono perfettamente d’accordo con te e l’analisi fatta dall’articolo. Bisogna sottolineare che da quella misericordia imposta da Giovanni XXIII per la quale non si doveva più condannare ma appunto conciliare, dialogare, ci sono derivate le peggiori delle mostruosità come il suicidio della cattolicità e della dottrina, l’arrendersi al mondo, scendere a patti col demonio… e tutti gli altri compromessi di cui ne stiamo pagando le conseguenze. Di questo sono responsabili tutti i papi dal concilio.

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  3. “… un complotto contro la Chiesa cattolica esiste ed è stato elaborato dal Diavolo, il grande nemico della nostra salvezza, di cui i gesuiti – inconsapevolmente? forse sì, forse no… chi lo sa! – sono diventati i migliori alleati.”

    Scusate, avete scritto “INCONSAPEVOLMENTE? FORSE SI’, forse no… “?
    Inconsapevolmente ?!?
    Dobbiamo arguire che la fama di gran cultura dei signori gesuiti è tutta una montatura, e che sono solo una manica di tontoloni e di tardelloni?

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    1. Cara Marisa, infatti hanno aggiunto “forse sì, forse no… chi lo sa!”
      E’ una forma ironica la perché laddove i fatti danno ragione che non sono affatto dei tontoloni o tardelloni, è anche vero che non si conoscono i loro cuori, e di ciò risponderanno a Dio (come dovremo rispondere anche noi di ciò che scriviamo), noi possiamo solo avvisare la gente di cosa c’è dietro tutto questo, lasciando a voi di maturare le più sane e corrette valutazioni.
      E’ dura cara Marisa e sarà sempre più cruenta la battaglia, quella buona…. ma noi sappiamo come si chiuderanno i loro giochi 😉

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  4. Scusate la pedanteria. Esordire “I gesuiti di Pedro Arrupe si arrancarono il diritto di applicare il Concilio Vaticano II” invece che “si arrogarono il diritto” non va bene

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    1. Gentile Paolo, nessun problema, la ringraziamo per la sottolineatura. Tuttavia questa piccola deformazione, chiamiamola così, è stata voluta. Arrogarsi, infatti, significa “attribuire indebitamente a sé; attribuirsi ogni merito“….
      nello specifico, invece, l’arrancare, che significa un “trascinarsi faticosamente, spostarsi a stento; per stanchezza o malformazione...”, l’abbiamo ritenuto più idoneo al caso specifico da noi trattato.
      La ringraziamo per averci dato modo di spiegare.

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