Dire la Verità non ha mai premiato, in terra, i Profeti di Dio

E mi sento esiliato in mezzo agli uomini. Ma per essi sto in pena.” (Giuseppe Ungaretti)

Cari Amici, ringraziando il Blog dell’ingegnere Claudio Gazzoli, vedi qui, vogliamo portare alla vostra attenzione queste “Lettere da Alcatraz” scritte da un Sacerdote il quale, pur avendo subito una ingiustizia, non reclama nulla per se stesso, non rivendica nulla ma è davvero in pensiero per “noi” il gregge, quella parte di gregge che seppur gli è stato tolto dalla cura pastorale, sa di non poter abbandonare, sa di non dover abbandonare.

Padre Gabriele aveva raccontato ad Aldo Maria Valli la sua triste e dura vicenda, vedi qui, ora è giusto che anche noi, quel gregge… non abbandoni questi Sacerdoti e per farlo non c’è bisogno di alcuna rivoluzione. C’è bisogno innanzi tutto di SAPERE E CONOSCERE, poi c’è da pregare ed infine da divulgare… Non chiediamo tifoserie o schieramenti, e neppure Padre Gabriele lo chiede. Non dimentichiamo il Calvario che sta passando Padre Stefano Maria Manelli, Fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata (FFI) e dell’esempio che ci sta dando…. Qui Padre Gabriele chiede solo di essere ascoltato e di riflettere sulla situazione che stiamo vivendo, ma senza gettare la speranza.

Qui a seguire abbiamo scelto due di queste Lettere, qui troverete tutta la serie completa che è fondamentale leggere, per capire l’intero discorso.

Amai la giustizia, odiai l’iniquità e per questo muoio in esilio.” (Papa Gregorio VII)


L E T T E R E   D A   A L C A T R A Z

sulla crisi attuale della Chiesa Cattolica (5)
Alcune osservazioni ai Superiori

Introduzione

Carissimi/e,

a differenza delle altre volte, con la presente mi vorrei indirizzare a coloro che nella Chiesa si trovano a livelli alti, o addirittura altissimi: e cioè agli “Ordinari Diocesani” (= Vescovi e qualche Cardinale) e agli “Ordinari Religiosi” (= Superiori Maggiori di alcuni Istituti); a coloro cioè che sono giuridicamente responsabili di un certo numero di Sacerdoti e, quindi, possono intervenire d’autorità nei loro confronti, a norma del Diritto della Chiesa.

Nel fare ciò intendo riferirmi, con pieno rispetto e massima franchezza, anche a coloro che già da diverso tempo andavano pianificando di sospendermi a divinis, a causa delle mie perplessità nei confronti di alcuni insegnamenti e comportamenti di Papa Bergoglio.

Spero che tutti i destinatari vorranno comprendere e scusare il mio ardire.

Una lotta di potere?

Qualche tempo fa, parlando e discutendo con uno dei Superiori ecclesiastici di cui sopra, mi sono sentito fare la seguente affermazione: «La contestazione attuale contro Papa Bergoglio altro non è che una lotta di potere: me lo ha anche detto un certo Cardinale [con tanto di nome e cognome: N.d.A.], che conosce molto bene la situazione».

Senza mettere in dubbio la buona fede di chi formula o riferisce questa tesi, mi permetto di dire che ciò non è affatto vero. Sarebbe stata una lotta di potere se, per esempio, la polemica avesse interessato solamente i Cardinali, o i Prelati del Vaticano: allora, sì.

Ma quando le valutazioni critiche interessano anche molti Vescovi, Sacerdoti e Religiosi; e quando – soprattutto – coinvolgono molti Fedeli laici di ogni condizione sociale e livello culturale, compresi quelli (o quelle) che conoscono solo la corona del Santo Rosario e il libretto delle Massime eterne… per quale tipo dipotere costoro dovrebbero lottare?

E anche ripensando alla mia vicenda personale, quale potere avevo da difendere o da conquistare, quando – a partire dal 2016 e trovandomi a predicare in due sperdute chiesette di campagna – ho iniziato a manifestare le mie perplessità su questi argomenti?

Una opposizione politica?

Sempre qualche tempo fa, mi è capitato di leggere il resoconto di una conferenza tenuta da un importante esponente della CEI, in cui si dichiarava che l’attuale resistenza a Papa Bergoglio era dovuta al fatto che egli si preoccupa dei poveri e dei migranti.

Anche qui, senza intaccare la buona fede di chi sostiene questa versione, mi permetto di dissentire nel modo più completo. O meglio: ciò potrebbe essere vero a un livello strettamente sociale e politico (e infatti l’attuale successo di Matteo Salvini, più che a meriti propri, è dovuto principalmente a Papa Bergoglio e al suo appoggio ideologico a una immigrazione selvaggia e destabilizzante). Ma ciò non è assolutamente vero a un livello più propriamente ecclesiale, anche perché ogni Cattolico sa molto bene che tendere una mano a chi sta per affogare nel Mediterraneo è senza dubbio un gesto secondo il Vangelo; mentre lo è molto meno spopolare l’Africa e spingere gli Africani a rischiare la vita con simili traversate.

E ripensando ancora alla mia vicenda personale, posso dire di non aver toccato quasi mai il tema dei migranti, perché per me non era il centro del problema, e perché sapevo che i miei fedeli già erano infastiditi sull’argomento nei confronti della Chiesa. Tant’è vero che accolsero con disagio la proposta che feci loro, al termine dell’Anno Santo della Misericordia, di inviare un’offerta a sostegno dell’opera umanitaria della Comunità di Sant’Egidio: alla fine però accettarono perché, nonostante tutto, capirono il senso di quel vaglia postale.

La difesa della Verità

Carissimi “Ordinari Diocesani e Religiosi” la vera causa dell’attuale opposizione di un numero crescente di Ministri sacri e di Fedeli laici nei confronti di Papa Bergoglio è di natura essenzialmenteteologica e, quindi, spirituale: si tratta di una resistenza responsabile per la difesa della “Verità tutta intera”, cioè di quel “sacro deposito” della Fede che è giunto a noi attraverso il vero Magistero della Chiesa Cattolica! Tant’è vero che i termini più ricorrenti nei discorsi di queste persone non sono “poveri e migranti”, ma “eresia e apostasia”; una eresia e apostasia che – guarda caso! – intende minacciare prima di tutto la morale sessuale e matrimoniale (cf. “Veritatis splendor” e “Humanae vitae”) e la Santissima Eucaristia.

La controprova decisiva di questa mia affermazione la si trova nel “Manifesto della Fede” che il Cardinale Müller ha reso pubblico nel febbraio scorso (vedi qui): un testo breve e denso che tocca i punti più importanti della dottrina, della morale e della liturgia, con un costante riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica, emanato da Giovanni Paolo II nel 1992. Ora, in quel documento – che è di una drammaticità unica – non si nominano mai i “poveri” o i “migranti”, mentre compaiono più volte i termini “apostasia” e “anticristo”.

Scusatemi, ma lo avete letto quel testo? E non vi dice proprio nulla? Per quale motivo un Cardinale di quel calibro si espone davanti a Dio e agli uomini – Papa compreso –, per dire che la Fede è in uno stato confusionale ed è minacciata a morte? Si era mai visto un intervento pubblico di quel genere a difesa della ortodossia della Fede, da parte di qualcuno che non fosse il Sommo Pontefice, anzi proprio a causa di lui e dei suoi “cortigiani”? E se il Cardinale Müller avesse ragione, voi che fate: vessate moralmente quelli che non vogliono prostrarsi in adorazione? Tappate loro la bocca, li sospendete a divinis e li scomunicate? Oppure, per non affrontare il problema, mettete la testa sotto la sabbia come gli struzzi?

La risposta ognuno la dia davanti allo specchio della propria coscienza.

Conclusione

Ringrazio il blog che mi ospita e quanti mi vorranno leggere e diffondere.

Questa volta non benedico, ma chiedo umilmente la benedizione, per me e per i lettori, ai Reverendissimi ed Eccellentissimi ed Eminentissimi destinatari della presente.

Padre Gabriele Rossi, FAM

Da Alcatraz, marzo 2019


L E T T E R E   D A   A L C A T R A Z

sulla crisi attuale della Chiesa Cattolica (6)
Alcuni suggerimenti ai Preti

Introduzione

Carissimi/e,

dopo aver tentato di dire qualcosa ai Superiori ecclesiastici che hanno giurisdizione diretta su porzioni di Clero, con la presente vorrei rivolgermi direttamente ai Confratelli nel Sacerdozio, sia Diocesani che Religiosi. Spero che qualcuno mi voglia ascoltare, se non altro per condividere con me il peso e la “gloria” della sospensione a divinis che mi riguarda.

La situazione complessiva

La tipologia del Clero, relativa alla “questione-Bergoglio”, sembra essere la seguente: 1) alcuni sono del tutto schierati con lui: o perché condividono lucidamente le sue direttive rivoluzionarie; o perché non ne capiscono ancora le possibili conseguenze; 2) altri si rendono conto della loro pericolosità, ma non si espongono o per timore, o per convenienza; 3) altri infine comprendono il grande imbroglio che è in atto e vi si oppongono apertamente.

Che gli aperti oppositori siano una sparuta minoranza, è evidente; quanti invece siano i militanti, gli ignari, i dubbiosi, i timorosi e gli opportunisti, è difficile stabilirlo con esattezza. Basta guardarsi attorno nel Presbiterio Diocesano, o nel proprio Istituto Religioso, per rendersi conto che, per lo più, prevalgono atteggiamenti di conformismo vile e ottuso, giustificato davanti a sé stessi e agli altri con la scusa dell’obbedienza alla Sacra Gerarchia.

Ma la cosa strana è che ad invocare l’obbedienza a Papa Bergoglio sono quelli che una volta non davano nessun peso alle direttive del Magistero, o addirittura le contrastavano; mentre a fargli resistenza sono quelli che non hanno mai avuto problemi di sottomissione con i Papi di prima, neppure davanti ai loro insegnamenti più esigenti e impopolari.

I consigli ottimali

Quali sono dunque i consigli che mi permetto di dare ai Preti?

I seguenti: 1) non fidarsi mai ciecamente di Papa Bergoglio, ma esaminare sempre con grande senso critico i suoi scritti, le sue parole e i suoi gesti; 2) fare costante riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato da Giovanni Paolo II nel 1992, sia per gli aspetti teoretici che per quelli pratici del proprio ministero; 3) aiutare con decisione i Fedeli laici a prendere coscienza dell’attuale situazione ecclesiale, in modo che possano maturare un proprio giudizio critico; 4) valorizzare il più possibile – nella predicazione, nella catechesi e nella preghiera pubblica e privata – la figura mite e nascosta di Benedetto XVI, così da indirizzare verso di lui i cuori dei veri Cattolici; 5) manifestare sempre le proprie perplessità o il proprio dissenso in modo aperto e coraggioso, ragionato e responsabile; e se necessario, anche attraverso testimonianze pubbliche sui vari mezzi di comunicazione; 6) convincersi del fatto che questa apostasia generalizzata non può durare per sempre, ma è una situazione permessa dal Signore, in vista di una grande purificazione della Chiesa e del mondo.

I consigli minimali

Ora, capisco perfettamente che non tutti i Preti sono disposti ad accettare i consigli di cui sopra, perché ciò vorrebbe dire aver già assunto una decisa posizione critica verso la polemica in atto: ma, come già detto, non sono molti quelli che l’hanno fatto.

Ecco allora qualche altro consiglio, ispirato a una sorta di “onesta neutralità”.

E cioè: 1) evitare toni scioccamente celebrativi nei confronti della persona e delle iniziative di Papa Bergoglio; 2) far percepire ai propri Fedeli: – che la situazione ecclesiale è più complessa di quello che si potrebbe immaginare; – che i problemi esistono per davvero, sia sul versante sociale e politico (vedi il fenomeno fuori controllo dei migranti), sia su quello dottrinale e morale (vedi il “Manifesto della Fede” del Cardinale Müller); 3) invitare spesso alla preghiera, per avere una migliore capacità di discernimento nella luce dello Spirito.

Dopo di che, sarà il tempo a offrire le risposte agli attuali interrogativi, sia sul piano della vita sociale ed ecclesiale, sia nel segreto della coscienza di ogni persona.

Due piccole confidenze

Ciò detto, mi sia concesso fare due confidenze di carattere personale.

La prima è quella relativa a un sentimento di grande meraviglia (in senso negativo, ovviamente) nel constatare l’incredibile superficialità con cui la stragrande maggioranza del Clero tratta della persona di Papa Bergoglio e del suo incredibile magistero.

Per la qual cosa, io mi domando: ma questi Preti che teologia morale hanno studiato? Quanti di loro hanno esaminato il capitolo VIII della “Amoris laetitia”? E i cinque quesiti dei “Dubia”? E il “Manifesto” del Cardinale Müller? Quanti di loro confessano le persone? Possibile che non si siano resi conto della confusione che si è prodotta tra la gente in seguito a dichiarazioni di Papa Bergoglio, vere o presunte? Possibile che ancora non sentano una certa puzza di bruciato? Che cosa aspettano: che tutta la Casa del Signore vada a fuoco?

La seconda è quella relativa a un sentimento di grande timore per quanto riguarda i possibili sviluppi dello scontro ecclesiale che è in atto. Vi è infatti il pericolo di un suo rapido deterioramento, con la possibilità di una profonda lacerazione tra i due schieramenti, e un uso indiscriminato di sanzioni canoniche vicendevoli, non esclusa la scomunica.

Non sono nessuno per dirlo, ma a quel punto credo che le norme di diritto ecclesiastico salterebbero per completo (comprese quelle relative alle sanzioni penali), per lasciare spazio alla Legge suprema della Chiesa, che è la “salus animarum” (cf. CIC, can. 1752).

Che il Signore risparmi a noi e al nostro Gregge una simile situazione estrema!

Conclusione

Ringrazio il blog che mi ospita e quanti mi vorranno leggere e diffondere.

Saluto e benedico tutti.

Padre Gabriele Rossi, FAM

Da Alcatraz, marzo 2019

9 pensieri riguardo “Dire la Verità non ha mai premiato, in terra, i Profeti di Dio

  1. Non credo ci sia cosa maggiore che meditare di questo tempo della quaresima, su come sono trattati i preti che vogliono fare i preti, mentre li si obbliga a fare gli assistenti sociali. Il prete è custode della fede e della dottrina e amministratore di sacramenti, non un politico, un socialista, un rivoluzionario e Benedetto XVI l’aveva detto tante volte, ma chi lo ha ascoltato quando Bergoglio in Argentina già gli remava contro?
    Grazie padre Gabriele, Dio le renda la corona della gloria, prego per lei e nel mio piccolo faccio quel che posso, farò conoscere la sua storia ma soprattutto le motivazioni.

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  2. Ho visto che avete pubblicato il testo di Benedetto XVI e volevo segnalare che è stata la miglior risposta a Padre Gabriele e a tutti i sacerdoti che stanno soffrendo in difesa della vera fede. E’ un potente incoraggiamento, portiamo questa croce perché Cristo ha vinto.

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  3. Caro Padre Gabriele, non conoscevo la sua storia, ne sono rimasta colpita e addolorata, prego per lei da oggi, che il Signore la protegga. Volevo però chiedere come si deve fare con quei sacerdoti che non ne vogliano di sentire discussioni o di parlare di catechismo. Il nostro parroco è anche bravo ma io mi sono allontanata dalle attività perché non c’è più da imparare la dottrina ma è tutto assistenzialismo, a Natale ho quasi rischiato per la confessione perché mi ha detto che se avessi continuato a discutere di questo papato, non mi avrebbe fatto fare alcuna confessione. Ho dovuto cedere io,del resto mi son detta che l’obbedienza è un fioretto, ma non c’è così la peggiore forma di clericalismo in atto, con un potere che non è quello di Gesù? La ringrazio se vorrà rispondermi. Dio la benedica.
    Antonella

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    1. Carissima Antonella, credo che sono moltissime le persone che si trovano nella tua stessa situazione. Mi permetto di dirti quanto segue: 1) per la Confessione, limitati a dire i tuoi peccati, senza parlare di altre cose; 2) se capisci che il tuo parroco è sordo alla “questione-Bergoglio”, non insistere più di tanto, ma prega per lui e per tutti i Ministri della Chiesa; 3) se riesci a trovare in zona un altro prete più comprensivo, ricorri a lui; 4) sii certa che la missione della Chiesa è innanzitutto spirituale e non semplicemente assistenziale; 5) per riflettere e confrontarti sulla situazione generale della Chiesa, ricorri anche ai diversi mezzi di comunicazione sociale, dove – come vedi – il problema è ampiamente dibattuto; 6) sii certa che questa situazione di sbando non durerà in eterno. Ti saluto e ti benedico.

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