Reti unificate: Don A.M.Morselli spiega ché l’unica vera religione è Gesù Cristo

Continuando il filone sulla questione dei contenuti nel testo firmato da Bergoglio sulla Fratellanza universale, si veda qui: Reti unificate: dichiarazione di S.E. Mons. Athanasius SchneiderReti unificate: dichiarazione del Cardinale Müller “Ecco la vera Fede”Teologo Pontificio smentisce il Papa: “Non ho mai ricevuto il testo”Continuano preoccupazioni documento firmato dal Papa; Al testo firmato da Bergoglio risponde Pio XI: non possumus!;

sempre a “reti unificate” e questa volta con il sito “cooperatoresVeritatis“, vogliamo offrirvi una bellissima e profonda analisi di Don Alfredo Maria Morselli che gestisce anche un importante intrattenimento catechetico dalla pagina personale: Dogma.tv, a riguardo dell’infelice affermazione nel Documento citato,  di una presunta volontà divina che esistano tante religioni, tutte sullo stesso piano attraverso le quali giungerebbe la salvezza, quasi ad inficiare però l’Incarnazione Divina, come è stato dimostrato nei link sopra riportati.


Il pluralismo e la diversità di religione sono voluti da Dio nella sua sapienza?

 di don Alfredo Morselli

Il recente Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, firmato ad Abu Dhabi[1] da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed al-Tayybha suscitato non poche reazioni e contestazioni.

La frase che ha destato maggiori perplessità è la seguente: “il pluralismo e la diversità di religione… sono una sapiente volontà divina” (ingl.: “are willed by God in His wisdom”, ar.: حِكمةٌ لمَشِيئةٍ إلهيَّةٍ، = hikmt lmashiyt ‘ilhyatin = “saggezza della volontà divina”).

Ma vediamo la frase incriminata nel suo contesto prossimo:

“- La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano”.

Dobbiamo dire che le reazioni a queste affermazioni sono tutt’altro che ingiustificate: ciò che scandalizza è l’aver posto sullo stesso piano valori certamente positivi (diversità… di colore, di sesso, di razza e di lingua) con un qualche cosa che in sé non è positivo, ovvero la “diversità di religione”: questa diversità implica necessariamente che alcuni fratelli credano cose false. Quel Dio che “vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità”[2], si troverebbe ora “sapientemente” a volere che gli uomini possano credere cose diverse dalla verità stessa.

Il problema è dunque questo: è possibile che Dio voglia le false religioni?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo vedere la relazione delle varie sostanze create con la volontà divina. E si tratta di una relazione analogica.

Prendiamo due casi limite: il demonio e Maria Immacolata: se il demonio esiste, è perché Dio vuole che esso esista; infatti ogni creatura è sostenuta in essere continuamente da Dio, e se Dio non ne volesse l’esistenza, essa non esisterebbe. Anche l’Immacolata è voluta da Dio; però non si può certo dire che l’Immacolata e il demonio sono voluti da Dio allo stesso modo.

Analogamente, sono volute da Dio in qualche modo anche “il pluralismo e la diversità di religione”, ma la vera religione, la nostra santa religione Cattolica, è voluta da Dio in modo ben diverso rispetto alle false religioni.

In questo studio vorrei evidenziare la differenza sostanziale con cui la vera religione da un lato, e le false dall’atro, sono oggetto della volontà divina.

  1. Dio vuole che tutti gli uomini siano religiosi

Innanzi tutto è vero che Dio vuole che tutti gli uomini siano religiosi. Ricordiamo che la religione è una virtù naturale, annessa alla virtù della giustizia, quasi una pars potestativa di essa[3].

Siccome l’uomo, con la sola ragione, può conoscere l’esistenza di un Dio Creatore e Provvidente, di conseguenza l’uomo stesso è tenuto a esprimere, mediante vari atti di culto, la sua totale dipendenza rispetto al medesimo Dio. E tutto questo a prescindere dalla Rivelazione soprannaturale[4]. In questo senso vanno comprese altre parole dello stesso Documento:

“Il primo e più importante obiettivo delle religioni è quello di credere in Dio, di onorarLo e di chiamare tutti gli uomini a credere che questo universo dipende da un Dio che lo governa, è il Creatore che ci ha plasmati con la Sua Sapienza divina e ci ha concesso il dono della vita per custodirlo. Un dono che nessuno ha il diritto di togliere, minacciare o manipolare a suo piacimento, anzi, tutti devono preservare tale dono della vita dal suo inizio fino alla sua morte naturale. Perciò condanniamo tutte le pratiche che minacciano la vita come i genocidi, gli atti terroristici, gli spostamenti forzati, il traffico di organi umani, l’aborto e l’eutanasia e le politiche che sostengono tutto questo”.

Possiamo anche dire che l’essere religiosi non è solo “un dono che nessuno ha il diritto di togliere”, ma è anche un dovere da cui nessuno ha diritto di esimersi.

Detto questo, come si deve comportare un uomo a cui non è ancora stata annunziata la vera religione, e che si trova senza sua colpa nell’errore?

  1. Dio vuole che tutti gli uomini facciano, con l’aiuto della grazia, tutto quello che possono.

Senza fede è impossibile piacere a Dio[5] scrive San Paolo, e fuori dalla Chiesa non vi è salvezza[6]. Dobbiamo anche dire che mai la Chiesa ha creduto che, in caso di ignoranza invincibile, per salvarsi fosse necessario professare integralmente la religione Cattolica. Da questi due principi nasce la bella sintesi del Catechismo maggiore di San Pio X, tuttora valida, chiarissima nella sua essenzialità:

“171 D. Ma chi si trovasse, senza sua colpa, fuori della Chiesa, potrebbe salvarsi?

  1. Chi, trovandosi senza sua colpa, ossia in buona fede, fuori della Chiesa, avesse ricevuto il Battesimo, o ne avesse il desiderio almeno implicito; cercasse inoltre sinceramente la verità e compisse la volontà di Dio come meglio può; benché separato dal corpo della Chiesa, sarebbe unito all’anima di lei e quindi in via di salute”.

Esemplare è il caso del centurione Cornelio, le cui preghiere – pur non essendo egli ancora cristiano – erano gradite a Dio[7]: San Tommaso dice che erano gradite perché aveva la fede implicita, a tal punto che non si può dire che fosse infedele:

“Quanto al centurione Cornelio si deve notare che egli non era infedele: altrimenti il suo operare non sarebbe stato accetto a Dio, al quale nessuno può essere gradito senza la fede. Però egli aveva una fede implicita, non ancora rischiarata dalla verità evangelica. Ecco perché gli fu inviato S. Pietro, per istruirlo pienamente nella fede”[8].

In che cosa consiste questa fede implicita? San Tommaso non ha prescritto un minimo materiale, ovvero non ha definito una sorta di insieme ridotto di verità necessarie per salvarsi, ma rifacendosi all’assioma facienti quod in se est Deus non denegat gratiam[9]ha insegnato che a un pur minimum materiale (quanto una persona di fatto è in grado di conoscere degli articoli di fede) deve corrispondere un maximum formale (tutto quanto è nella possibilità di una persona)[10].

La fede implicita – nel caso di un infedele senza colpa – è quella fede erronea o incompleta nei suoi contenuti per accidens, propria di chiunque ha l’intenzione della fede, ovvero vuole raggiungere il fine ultimo, ma non può eleggere (mediante l’assenso) tutti i mezzi (gli articoli di fede) per conseguire detto fine, perché incolpevolmente non li conosce.

È vera fede implicita, e non incredulità, solo quando un infedele (mosso dalla grazia attuale) fa tutto quello che può per arrivare alla fede vera.

Quanto l’Aquinate sostiene su questo punto, collima anche con la spiegazione che egli stesso dà della definizione di fede, ripresa da Eb 11,1: “la fede è sostanza di cose sperate”:

“Ecco perché il rapporto dell’atto di fede col fine, che è oggetto della volontà, viene espresso con quelle parole: “Fede è sustanza di cose sperate”. Infatti si suole chiamare sostanza il primo elemento di qualsiasi cosa, specialmente quando tutto lo sviluppo successivo è contenuto virtualmente in quel primo principio: potremmo dire, p. es., che i primi principi indimostrabili sono la sostanza della scienza, perché in noi il primo elemento della scienza sono codesti principi, e in essi tutta la scienza è virtualmente racchiusa. In codesto senso si dice che la fede è sostanza di cose sperate; poiché il primo inizio in noi delle cose sperate viene dall’assenso della fede, la quale contiene virtualmente tutte le cose sperate. Infatti noi speriamo di conseguire la beatitudine con l’aperta visione della verità cui abbiamo aderito con la fede, come si disse nel trattato sulla beatitudine.

Come tutte le conclusioni di una certa scienza sono virtualmente comprese nei suoi principi, così tutte le “cose sperate” sono virtualmente comprese nelle fede in quanto sostanza; naturalmente purché una persona faccia quanto è in suo potere per eleggere i mezzi (facientibus quod in se est), che, nel caso della fede, sono il corpus completo degli articoli.

Notiamo che la fede implicita non è una fede formale in senso kantiano, o una sorta di cristianesimo anonimo di chi assume un assoluto qualsiasi: la fede implicita ha un preciso contenuto, talvolta non individuabile dall’esterno, ma indipendente dal soggetto credente: è sempre una conoscenza oggettiva, intenzionale, seppur limitata; si tratta di una verità che non è prodotta dal soggetto, ma da egli conosciuta.

Inoltre ciò che ripugna od è contrario alla verità rivelata, e che un infedele senza colpa ritiene vero, non fa parte dell’oggetto della fede implicita, il quale è sempre e solo la Verità, seppure non esplicitamente conosciuta.

  1. Dio non può volere gli errori

Ci avviciniamo alla domanda cruciale per il nostro studio: se Dio vuole che tutti gli uomini siano religiosi, come può volere che lo siano senza volere la falsa religione di tanti che senza colpa non conoscono Gesù Cristo?

Troviamo la risposta nei testi di San Tommaso. Esamineremo parti di due articoli della Summa Theologiae (Iª-IIae q. 79 a. 1 e 2) che trattano il nesso causale tra Dio e il peccato, e ne applicheremo analogicamente i principi al caso delle false religioni. Cominciamo da Iª-IIae q. 79 a. 1 co. (Se Dio possa essere causa del peccato):

“Ora, Dio non può essere direttamente causa del peccato né proprio, né altrui. Poiché ogni peccato avviene per un abbandono dell’ordine che tende a Dio come al proprio fine. Dio invece, come afferma Dionigi, inclina e volge tutte le cose verso se stesso come ad ultimo fine. Perciò è impossibile che egli causi in sé, o in altri, l’abbandono dell’ordine che tende verso di lui”[11]

L’ordine che tende a Dio come al proprio fine è quello che è riconosciuto formalmente dalla virtù di religione, che obbliga l’uomo a rapportarsi giustamente verso detto fine. Quindi Dio che “inclina e volge tutte le cose verso se stesso come ad ultimo fine” non può inclinare come ultimo fine verso altro da sé, o indicare altra via che non sia Colui che è via verità e vita.

Ma se Dio inclina ad essere religiosi, condizione necessaria perché realmente inclini e volga tutte le cose verso se stesso come ad ultimo fine, come possiamo distinguere realmente l’essere religioso voluto da Dio e la falsa religione da Lui non voluta? Per avere la risposta, continuiamo la lettura dell’articolo:

“Gli effetti della causa seconda vanno attribuiti anche alla causa prima, quando derivano da essa conforme alla sua subordinazione alla causa prima. Ma quando derivano dalla causa seconda in quanto questa si allontana dall’ordine della causa prima, non si possono attribuire a codesta causa. Se un servo, p. es., agisse contro gli ordini del padrone, il suo operato non si potrebbe attribuire al padrone. Così non si può far risalire alla causalità di Dio quello che il libero arbitrio commette contro il comando di Dio”[12].

La falsa religione non deriva dall’inclinazione, causata da Dio, ad essere religiosi….

(continua qui la lettura, scaricabile anche gratuitamente in formato pdf)


 

 

 

3 pensieri riguardo “Reti unificate: Don A.M.Morselli spiega ché l’unica vera religione è Gesù Cristo

  1. Premesso che seguo il Don sui video da youtube e mi piace molto, quello che vorrei dire è questo è solo un pensiero. Ma perché hanno dovuto complicare tutto? Un fedele che ha la fede dei semplici e puri, senza ideologie e senza malizie, sa che Gesù è venuto a portare la vera fratellanza, ma che costa un caro prezzo che lui per primo ha pagato per noi e perché si rendesse più vera.
    Un vero fedele sa che Gesù Cristo è l’unica via, verità e vita e se un prete, un vescovo o pure papa, affermasse che tutte le religioni sono volute da Dio, capisce subito che c’è un inganno. Io la vedo così.
    Mentre oggi si è complicato tutto, bisogna essere laureati per capire che Gesù è il Signore e Salvatore?
    Bastava il catechismo detto san Pio X, a domanda si risponde e non si discute più.
    Chi discute lo fa a proprio danno e pericolo. Gesù non ha detto andate e discutete, dialogate sulla fratellanza umana, ma andate a predicare e a gridare dai tetti che io sono la via, la verità e la vita e nessuno va al Padre se non per mezzo mio.
    Grazie per avermi ascoltata.

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  2. Faccio con voi alcune considerazioni, per contribuire e ringraziare Don Morselli per l’ottima trattazione.
    Consideriamo, in modo del tutto razionale, che se le religioni che sono attualmente presenti nel globo terrestre fossero tutte vere e valide, ragionevolmente ci si scontrerebbe sul dato oggettivo che nessuna religione è vera e valida.
    È un principio della razionalità: cose contraddittorie si annullano per una conseguenza del tutto logica.
    Le religioni sono di fatto tra loro contraddittorie (per esempio: per il Cristianesimo l’Anima è immortale e non trasmigra e non si reincarna; per altre religioni l’anima o si annienta o trasmigra o si reincarna), dunque nessuna sarebbe vera o valida. E qui si corre il rischio di sfociare, appunto, nell’ateismo o nel paganesimo, o nel panteismo….
    La religione in tal caso, come pensano tanti, sarebbe solo o il famoso “oppio dei popoli” di marxista memoria, oppure un bonimento per persone deboli, con complessi o insicurezze; oppure, alla fine, quale religione uno pratichi non ha più importanza, perché palliativa senza valore alcuno….
    Ma se la fede religiosa, invece, ha un suo valore come è riportato nel documento in discussione e firmato da un Papa, e l’uomo ne ha bisogno, vuol dire che tra tutte le religioni una sola è quella vera e valida.
    Quale?
    Il problema sollevato da Documento, perché firmato da un Papa, non specifica quale sia questo “DIO” che però, accettato da Cristiani e una parte di Musulmani, non ha più senso, seguendo la logica e la ragione fin qui espressa, questo “DIO” si annienta da se stesso, non esiste in partenza perché, è evidente, non abbiamo con l’Islam una concezione comune di questa FEDE, e di questa “religione”, ma neppure l’Islam ha qualcosa di condivisibile con il Cristianesimo, a parte solo le questioni “NATURALI” le quali, però, a causa di una FEDE DIVERSA, prendono altre vie non affatto comuni.
    Ora, per non complicare troppo: LA FEDE è per noi Cristiani il corpo dottrinale (esempio chi è questo DIO in cui crediamo?) e, il concetto stesso di RELIGIONE non è separabile perché è quella dottrina attraverso la quale si vive il senso religioso attraverso RITI E CULTO. Dunque non esiste una unica religione comune all’Islam se non si specifica chi è questo DIO di cui si parla nel Documento, e non esistono tante religioni “approvate” da Dio… pena sarebbe “Dio non esiste o, se esiste, è quello creato dall’uomo”.
    Questo Documento, alla fine, ha dato vita ad un dio personale che possa soddisfare le esigenze di una pace che, come ama dire Bergoglio infatti “va creata a tavolino”, dimenticando che, la vera pace, anche questa ci viene dal Cristo Gesù, non bisogna inventarla, bisogna solo convertirsi a Lui, tutti, anche l’Islam.
    “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di Lui e niente senza di Lui” (Gv.1,1-3) questa è l’unica e vera religione e su questa ci giochiamo davvero tutto e l’eternità, non ci sono altre religioni, ma culture di popoli che venerano IDOLI o, addirittura, emissari di Satana a loro inganno, (sant’Agostino docet, nel suo testo La vera religione che forse Bergoglio dovrebbe studiare).
    Un caro saluto a tutti, Atanasio

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